IL SORRISO DI CRISTALLO

Scritto da: Maria fioredargento@hotmail.com
Spoiler per: tutta la prima e la seconda stagione di Ats , l'inizio della terza stagione di Ats , la quinta e la sesta stagione di Btvs.
Pairing: Angel/Kate
Rating: Angst , AU in quanto parte dal presupposto che Darla non sia mai rimasta incinta e quindi elimina la maggior parte degli eventi della terza stagione di Ats, Romance , Nc 17 in quanto contiene una scena d'amore alquanto descrittiva e varie allusioni sessuali.
Voglio inoltre avvisare che questa Fanfiction tratta, fra le altre cose, di argomenti molto pesanti , in particolar modo di malattie gravi e sofferenze infantili, e a questo riguardo contiene dei passaggi che potrebbero turbare o infastidire chiunque sia particolarmente sensibile a questi argomenti.
Chi ha attraversato certe esperienze potrebbe forse ritrovarsi nelle pagine di questa mia storia, molto più di quanto probabilmente non immagini leggendo questa Disclaimer, e non volendo io essere in alcun modo causa di sofferenza o disagio altrui preferisco avvertire.
Timeline: cinque anni dopo l'inizio della terza stagione di Angel.
Summary: cinque anni dopo la sua partenza da Los Angeles, Kate Lockley torna a trovare Angel e a chiedere il suo aiuto . Disperata.
Le vite di entrambi sono cambiate e tutti e due hanno attraversato esperienze difficili e traumatiche… eppure, lentamente, mentre il dolore li accomuna, la donna e il vampiro finiscono con il ritrovarsi al punto in cui si erano lasciati … con cinque anni in più e , forse, la voglia di non commettere ancora gli stessi errori.
Anche se, probabilmente, è ormai troppo tardi per rimediare a tutto… e il prezzo da pagare per paura ed orgoglio sarà più di quanto entrambi non possano sopportare.
Disclaimer: i personaggi delle serie "Buffy the vampire Slayer " e "Angel" appartengono a Joss Whedon, David Greenwalt la WB, ME e la Fox, la UPN, l'autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
Note: questa non è certo la mia prima Fanfiction, tuttavia ha per me un valore particolare.
Perché, a differenza che nelle altre che ho scritto e che comunque ho nel cuore, in questa ho riversato una parte di me che fino ad ora non avevo mai permesso a me stessa di esternare. Ricordi, sensazioni, emozioni mie. E perché, poi, per uno strano gioco non so nemmeno io di cosa, mi lega in modo particolare ad alcune persone divenute proprio in questo periodo particolarmente importanti per me. Tutto questo fa si questa storia sia parte di me, del mio cuore e della mia anima.
E chiedo venia con ciò a chi, a causa di questo e della particolarità della storia in se, deve sorbirsi questa lunghissima Disclaimer.

Alle persone che sono nel mio cuore, nel mio spirito, nel mio cervello e nell'amore della mia anima.
Ad Anna… la mia amica, la mia musa, la mia compagna di avventure…
Ad Alessandra, mia sorella, il mio sostegno e la mia speranza negli uomini…
Ad Alma, buona, come buona è l'acqua che disseta, e retta come il corso che la porta…
A Dani, a cui vorrei somigliare, per la sua forza e l'energia con cui affronta la vita, la prende per la gola e non si fa mai sconfiggere da essa…
A Fede, la dolcezza del mio cuore, a cui non riuscirò mai a dimostrare ne a dire tutto il bene che voglio…
A Luisa, la mia guida nella vita e il mio dolce esempio…
A Sonia, che è calda, e allegra , e piena di energia come il sole che sorge…
A Stefania, alla sua onestà, al suo coraggio e alla sua profonda umanità…
A quelli che mi vogliono bene e a cui questa ragazza che con le parole gioca non troverà mai frasi per dire solo… vi voglio bene.


PROLOGO

Kate sgranò leggermente gli occhi, quando, oltre la porta aperta dell'hotel Hyperyon, si trovò di fronte l'uomo alto, robusto, con indosso un ' improbabilissima giacca laminata d'oro che contrastava nettamente con la sua faccia… verde.
Letteralmente verde.
Verde come l'erba, verde come le foglie, verde come la speranza nei proverbi… verde come … il verde…
E cornuto.
Con un paia di piccole corna rosse ai lati della testa e un naso adunco che sembrava nato in un libro per bambini.
Solo che lei non si trovava in un libro per bambini, e quella creatura era lì, davanti ai suoi occhi, e, probabilmente, Kate avrebbe fatto un salto indietro e tirato fuori la pistola che teneva in borsa dai tempi della polizia, se in quegli ultimi anni non avesse visto abbastanza cose da rendere un uomo verde e cornuto , facente funzioni di maggiordomo, qualcosa di non particolarmente impressionante...
E se non fosse stata così stanca…
E se quell'uomo verde non avesse avuto due degli occhi… rossi, naturalmente… in perfetto pendant con le escrescenze sulla sua testa… più dolci e allegri che avesse mai visto.
"Salve!" Esclamò, perfettamente a suo agio, almeno quanto lei era stupita. " Se non posso fare nulla per una bellezza come te temo che dovrò chiudermi in cantina e dedicarmi all'autoflaggellazione!"
Kate aggrottò la fronte, senza riuscire a richiudere la bocca, spalancata per la sorpresa.
"Cosa?!" Esclamò.
L'uomo inclinò di lato la testa, fissandola come se fosse un animale raro… lei!
"A giudicare dall'aspetto… vediamo, a giudicare dall'aspetto direi che non sei un 'agente delle tasse ne… un avvocato… no, no, per fortuna no… ne … no, non sei il lattaio… una piazzista nemmeno … fa vedere gli occhi?
Si, direi dagli occhi che sei una disparata, per cui sarai qui per Angel…"
Angel…
Kate deglutì, mentre all'improvviso quella surreale situazione si chiudeva su di lei, soffocandola per un secondo prima di rigettarla violentemente fra le braccia della sua terribile realtà.
" Angel…"Ripeté . " vive ancora qui… ?"
Si passò una mano sul cuore.
Era stata così disperata, così istintiva nel fare ciò che avrebbe voluto fin dal momento stesso che aveva rimesso piede in città, che non aveva nemmeno pensato di controllare su un elenco telefonico se l'indirizzo fosse ancora quello…
"Certo che sta qui," Rispose l'uomo . " quel vampiro è più abitudinario di una vecchia comare!
Ho provato a convincerlo che una baracca sulla spiaggia sarebbe stata più trend, ma non ha voluto ascoltarmi…
Lo sopporto solo per il suo gusto nel vestire… e perché è terribilmente attraente… " Si voltò, senza chiederle ne il nome ne perché stesse cercando Angel. " Avanti, entra, gli dico che lo cerchi…"
Kate obbedì, ma non rimase ferma nell'enorme atrio dell'albergo.
Senza pensarci, senza nemmeno essere completamente consapevole di farlo, seguì l'uomo verde… verde come la speranza nei proverbi… verso una stanza in cui non aveva bisogno di essere guidata.
La conosceva già… anche se era così tanto tempo che non ci metteva più piede…
Deglutì, il cuore che accelerava di colpo la sua corsa.
Angel…
Angel…
Era assurdo, ma nemmeno per un secondo aveva pensato che potesse essere stato ucciso.
Aveva saputo che era vivo.
Sempre.
Lo aveva sentito nel suo cuore.
E si era data delle stupida per questo…
Angel…
Dio, dopo tanto tempo…
Si chiese se l'avrebbe riconosciuta, e se avesse pensato a lei almeno un attimo, in tutto quel tempo.
E non volle chiedersi se gli era mancata.
Si passò una mano fra i capelli.
Sapeva la risposta a quell'ultima domanda…
E faceva male…
Quanto non aveva pensato di poter più sentire…
Aveva creduto… aveva creduto di essere arrivata alla fine ormai, di aver raschiato il fondo del dolore… e ora si sentiva in colpa e sciocca e criminale a preoccuparsi di ciò che Angel poteva aver pensato di lei, del fatto stesso che potesse averla pensata… quando era la sofferenza che si portava dentro ad averla condotta fra le mura di quell'antico albergo…
Angel…
Il cuore le si fermò nel petto quando udì la sua voce…
Quando udì la sua risata…
E le girò la testa…
Ricordava quando lo aveva sentito ridere…
Lo ricordava come se fosse stato il giorno prima.
E invece… erano passati anni.
E, anche se quella risata era stata frutto di un incantesimo, per lei era un tesoro nello scrigno triste del suo cuore.
Ricordava quando l'aveva stretta a se, sorridendo… e lei gli aveva gettato le braccia al collo… ed era stata felice… completamente felice…per l'unica volta nella sua vita…
E com' 'era ovvio, quell'unica volta era stata solo il frutto di un inganno…
Appoggiò la mano allo stipite della porta.
Temendo di cadere.
Tenendo di non resistere al momento in cui lo avrebbe rivisto.
E quando accadde il cuore sembrò scoppiarle nel petto.
Angel…
Oh, Dio, Angel…
Angel...
Angel...
Deglutì, e non riusciva a crederci.
Angel… dopo così tanto tempo…
Ed era… identico a quell'ultima volta che lo aveva visto, nell'atrio dell'albergo… il tempo per lui si era fermato, com'era naturale per un vampiro… eppure, sembrava un 'altra persona.
Allora i suoi occhi erano stati quelli di un uomo affranto, distrutto, un uomo che non aveva voluto aprirle il suo cuore come in passato, e il suo volto era stato teso, una maschera di sofferenza e abbattimento…
Ora… ora rideva, e sembrava che una luce intensa si irradiasse da quello stesso volto… da quegli stessi occhi scuri a cui, senza saperlo, aveva detto arrivederci quel giorno di tanti anni prima…
Ora sembrava sereno… felice…
E non c'era più nulla in lui che denotasse tensione o disagio…
Sembrava tornato quello che aveva conosciuto… quando era ancora vivo Doyle…
Ma non era Doyle che lo faceva ridere…
Era un bambino.
Un bambino tanto piccolo da essere stretto in una coperta di lana bianca, che si agitava quietamente fra le sue braccia, mentre al suo fianco Wesley era chino a solleticargli il naso, e Cordelia li guardava con un 'espressione indulgente sul volto bellissimo.
E lui lo accarezzava, e lo stringeva al suo petto come se fosse la cosa più preziosa e delicata al mondo.
E le spezzava il cuore…
Quante volte aveva immaginato quella scena… quante volte aveva sognato di vederlo così… di vederlo ridere mentre sfiorava con la sua mano enorme minuscole dita infantili…
Quante volte aveva pianto, in silenzio… e si era sentita in colpa, perché non erano quelli i pensieri che avrebbero dovuto farla piangere….
Non quelli…
E si era detta che non doveva piangere. Una volta di più.
Che doveva essere forte.
Una volta di più.
Essere forte…
Tutta la vita l'aveva spesa per cercare di esser forte…
E non ci era mai riuscita.
E ora, con Angel davanti, temeva di non riuscire neanche a fingere.
"Ehi, amico," Fece il suo chaperon, entrando disinvoltamente nello studio. " c'è una bellissima donna che ti cerca… e direi che è decisamente innamorata di te!"
Angel sollevò gli occhi, e, come se una forza misteriosa guidasse il loro corso, superò la figura del suo bizzarro amico, e trovo lei…
Trovò i suoi occhi…
Trovò la sua mano appoggiata allo stipite della porta e l' altra che le premeva sul cuore.
E Kate ritrovò gli occhi di Angel.
E le sembrò che il pavimento dovesse aprirsi da un momento all'altro…
Per inghiottirla.
O per svegliarla…
Perché ciò che stava succedendo non poteva essere vero…
Doveva essere un incubo, e presto lei si sarebbe svegliata nella sua casa alle Haway e si sarebbe alzata , per controllare come ogni sera che tutto andasse bene nella stanza a fianco.
Doveva essere… un sogno… tutto…
Vide il sorriso scomparire dal volto di Angel, e i suoi occhi dilatarsi leggermente per la sorpresa, mentre quelle labbra che disperatamente aveva desiderato baciare si muovevano per formare il suo nome.
"Kate…" Mormorò.
E Kate fu certa che non fosse un sogno… perché se lo fosse stato… se davvero fosse stato un sogno udire ancora la voce di Angel che pronunciava il suo nome… allora quel sogno avrebbe fatto battere il suo cuore così forte da svegliarla…
E, infatti, la svegliò.
Saltò nel suo petto, e si torse, e corse disperatamente.
E Kate non ce la fece a stargli dietro.
E si ritrovò a sorridere, quando sorridere era l'ultima cosa che aveva voglia di fare.
Quando desiderava piangere e buttarsi fra le sue braccia, e chiedergli di portare via il dolore…
"Ciao, Angel…" Mormorò.
E sapeva benissimo di apparire calma, tranquilla, fredda…
Fredda… come sempre…
Tutti l'avevano sempre considerata fredda… gli insegnamenti, i compagni, gli amici, e poi i dottori… persino Angel, probabilmente.
Se non avvertiva il suono del suo cuore.
Se non lo sentiva fuggire veloce.
Lo fissò, e lui guardò lei.
Senza dire nulla.
E ancora una volta Kate desiderò di avere coraggio… e di correre fra le sue braccia.
Nel rifugio della loro forza, e in quella dei suoi occhi…
Che erano stati il suo nido, il suo sogno e il suo rimpianto, che erano stati la sua forza senza nemmeno saperlo, che erano stati la sua speranza.
E che ora le stavano chiedendo così tante cose… e la facevano illudere che le sue riposte potessero interessargli.
Ma, prima che davvero potesse dargliele, e prima che lui potesse chiedere, udì la voce di Cordelia colpirle come una frustata la pelle, strappandola agli occhi di lui.
"Kate?!" Esclamò. "Kate Lockley! Credevo che ti avessero uccisa!"
Si avvicinò di un passo, mettendosi le mani sui fianchi, fra Angel e gli altri due uomini.
"E' lecito, credo.
Cinque anni senza dare notizie , scomparendo dall'oggi al domani.
Cinque anni senza minimamente preoccuparti che qualcuno… e questo qualcuno non sono io… potesse essere in pena per te!
Senza pensare che ti avrebbe cercata!"
Fissò di nuovo Angel.
Davvero era così?
Davvero l'aveva cercata?
Davvero si era preoccupato per lei?
Davvero non si era illusa quell'ultima volta in cui aveva ascoltata la sua voce?
E aveva sprecato così tutti quegli anni, dicendosi che non poteva essere vero?
" E adesso" Continuò Cordelia. " Suoni alla porta, entri e sorridi come se nulla fosse?!
E con un favore bello grosso da chiedere, scommetto !"
Kate distolse gli occhi, sottraendoli sia allo sguardo di Angel che a quello di Cordelia.
"Sarebbe stato troppo strano… !" Infierì la donna.
"Delia…" Mormorò piano l'uomo dalla pelle verde, mentre lei, sbuffando, toglieva il bambino dalle braccia di Angel.
" Ma quando la smetteranno tutti di pensare che tu sia qui solo per aspettare che qualcuno entri e ti sbatta in faccia i suoi problemi!"
Kate strinse le labbra, sollevando di scatto la testa, e di nuovo incontrò gli occhi di Angel.
Non aveva detto nulla.
Non aveva commentato nulla.
E del resto, cosa c'era da commentare?
Lui era lì.
Era felice.
Aveva un bambino fra le braccia ed era in mezzo ai suoi amici…
Cordelia aveva ragione… non aveva nessun diritto di ritornare dopo cinque anni per chiedere il suo aiuto… non avrebbe avuto il diritto di farlo nemmeno allora …
Kate aveva scelto di andarsene, aveva scelto di lasciare Angel dietro di se, e adesso, entrando in quell'albergo, aveva commesso la seconda più grande sciocchezza della sua vita.
Si volse come una furia, senza salutare nessuno, e un attimo udì Angel chiamare il suo nome.
"Kate… aspetta!"
Kate…
Kate…
Ma perché doveva suonare così uguale ai suoi sogni... ?
Così identica a come ricordava la sua voce?
Attraversò l'atrio di corsa, consapevole della sua presenza dietro di lei. Consapevole che la stava seguendo.
Consapevole che non l'avrebbe fermata.
Perché non lo faceva mai.
Non lei.
A Kate non aveva mai concesso il lusso di voler essere fermata e di non volerlo ammettere.
Kate era sempre stata troppo razionale.
Kate ora sempre stata troppo adulta.
Kate avrebbe di certo saputo da sola quando fermarsi.
E Kate si fermò.
Con la mano sulla maniglia.
Mentre il cuore le batteva come un tamburo impazzito nel petto, e la sua mente veniva improvvisamente invasa dalla realtà.
E la realtà era dolore.
E Kate smetteva di essere la donna che era stata cinque anni prima, e tornava ad essere quella che era adesso.
E mentre una lacrima le rigava una guancia si voltava.
E non le importava che il pianto le inumidisse il volto.
Non le importava che davanti a lei ci fosse Angel, e che la vedesse piangere.
All'improvviso non le importava più di nulla, se non del motivo che l'aveva condotta lì.
"Ho una figlia…" Mormorò, e vide il volto di Angel riflettere la sorpresa. E nei suoi occhi passare valanghe di emozioni.
Come sempre.
E come sempre, in quegli occhi, lei riuscì a leggere.
Sorpresa, incredulità, e per un attimo, tristezza e rabbia.
" ha quattro anni" Continuò. " e sta morendo."

Parte I - Virginia -

La prima cosa che aveva desiderato fare, quando l'aveva vista, era stata colpirla.
Darle uno schiaffo.
Così forte da farla cadere.
Così forte da farla sanguinare.
Così forte da riempire di lacrime i suoi occhi orgogliosi.
La prima cosa che il suo demone, il suo istinto e una parte dell'uomo che era avevano desiderato fare era stata lasciare il bambino e darle uno schiaffo così violento da renderle tutto il dolore che lei gli aveva fatto provare.
Cinque anni prima.
Da scaricarle addosso tutta la rabbia, la frustrazione, il rancore.
Tutta la pena.
Tutte le ore trascorse a chiedersi dove fosse finita.
A domandarsi disperatamente se non le fosse accaduto qualcosa mentre lui era lontano, e non poteva aiutarla.
A interrogarsi sul significato della sua ultima visita, maledicendo se stesso, perché il suo tormento era stato tale da non permettergli di soffermarsi sul suo voto, sul dolore che vi leggeva dentro, su ciò che sembrava volergli dire.
A cercarla.
Nei vicoli, nelle ombre della città , nel suo vecchio appartamento.
A sentirsi ripetere da chiunque l'avesse conosciuta la stessa storia.
E poi… dopo quella telefonata assurda, nel cuore della notte… a desiderare di riuscire a odiare.
Di imparare ad odiare come non aveva mai fatto… per poter odiare Kate Lockley.
Quell'odio che non poteva provare avrebbe gridato il suo schiaffo.
E le avrebbe impresso sulla pelle la sua rabbia, e il dolore, e la tristezza, e l'angoscia che non si era nemmeno ingannato raccontando a se stesso di aver superato.
Avrebbe voluto urlarle in faccia tutto questo con il suo schiaffo.
E aveva desiderato farle male.
E poi l'avrebbe afferrata dalle spalle, e sollevata da terra, e l'avrebbe baciata fino a fargliene ancora di più.
Fino a rubarle l'aria, soffocandola, fino a che non avesse sentito il suo cuore che le esplodeva in petto, fino a che non gli avesse intrecciato le braccia attorno alla nuca, rispondendo ai suoi assalti… arrendendosi al fatto che era sua… che era sempre rimasta sua…
Sua nel corpo, sua nell'anima, sua in quello spirito che non aveva mai visto domato, sua in ogni stilla del suo sangue, come il marchio sulla sua gola proclamava a gran voce.
Ma Kate non era sua…
E Angel non l'aveva mai colpita… e non l'aveva mai baciata…
E nel momento in cui gli occhi di lei avevano incontrato i suoi, nel momento in cui il suo demone, e la parte più rabbiosa del suo essere, erano stati zittiti dal suo cuore senza parole, tutto ciò che Angel aveva potuto fare era stato guardarla… ed essere felice.
Perché lei era lì… dopo così tanto tempo.
Dopo così tanti giorni e tante ore libere dalla caccia, o solitarie, a ripensare a ciò che era stata per lui e non aveva mai capito, e non aveva mai ammesso… a ciò che era ancora.
Dopo che aveva creduto di non rincontrare più i suoi occhi.
E quella felicità glie aveva riportato l'eco dell'antica paura, degli antichi dubbi… quei dubbi che la sua assenza aveva zittito, quella paura che si era dato tante volte dell'idiota per aver provato.
E quella felicità era stata così intensa che nemmeno lo stupore, nemmeno l'imbarazzo erano riusciti a scuoterla, nel più profondo di lui.
E nemmeno il dolore di vederla così.
Era Kate… la Kate che aveva conosciuto sette anni prima al D'oblique… la Kate che aveva visto disperata, arrabbiata, stesa in terra, nel suo appartamento, dopo aver tentato di togliersi la vita… eppure così no… così non l'aveva mai vita…
Nemmeno quando il suo mondo le stava crollando addosso.
Adesso sembrava che davvero lo avesse fatto, e che il suo corpo e la sua anima non riuscissero più a sostenerne il peso.
Pallida, diafana, con pesanti occhiaie scure che le marchiavano lo sguardo, e i capelli, leggermente più lunghi di quel che ricordava, tirati all'indietro e spettinati sulle spalle.
Ppiù magra di quanto sembrasse possibile diventare per una donna snella come lei.
Stanca.
Visibilmente stanca.
E disperata.
Eppure, per un istante, quando i loro sguardi si erano incrociati, e si erano stretti l' uno all' altro, quando il mondo era scomparso intorno a loro, i suoi occhi erano stati di nuovo quelli che ricordava. Quelli che aveva portato con se per tutto quel tempo.
Azzurri, trasparenti come acqua, intensi, forse i più intensi che avesse mai veduto, insieme a quelli di Doyle..
Un 'altra persona che aveva amato.
Un 'altra persona che aveva perso.
Ma Kate non era Doyle.
Kate era lì, davanti a lui,
I suoi occhi erano lì.
E gli stavano parlando, come sempre avevano fatto.
E lo stavano toccando…
Dio… la carezza dei suoi occhi…
Anche quando aveva creduto che lo odiasse aveva cercato quegli occhi, anche quando l'imbarazzo aveva gelato l'armonia.
Ed ora, dopo che era stato certo di averli perduti, erano lì.
Per un istante.
Prima che Cordelia parlasse.
Prima che Kate fuggisse.
E quel qualcosa che aveva in petto al posto del cuore impazzisse, all'idea di perderla ancora.
L'aveva seguita, mentre la sua anima gli gridava ciò che era diventato così chiaro dopo che l'aveva persa, e che lo era stato fino a un attimo prima.
Senza sapere cosa avrebbe fatto, o cosa le avrebbe detto.
Ma solo che stavolta non l'avrebbe lasciata andare.
Che stavolta l'avrebbe seguita, e afferrata, e stretta a se, come aveva sognato tante volte di fare.
Anche se lei lo avesse odiato per questo.
Consapevole che l'avrebbe costretta a guardarlo, e a spiegargli…
E avrebbe pregato di trovare la forza per ingannarla, per fingere di non capire perché aveva voluto allontanarsi da lui.
Per scacciare la colpa e il rimorso, e stretta a se.
Anche solo per un istante.
Come cinque anni prima…
Quanto, dopo, si era ripetuto che infinite volte avrebbe dovuto farlo.
Che avrebbe dovuto disobbedire alle sua richieste, e prenderla fra le braccia… e asciugare le sue lacrime… e lottare con la forza con cui forse lo avrebbe scacciarlo…
Avrebbe dovuto farlo quando era morto suo padre, e quando lei lo aveva pianto, avrebbe dovuto farlo ancor prima, quando aveva scoperto ciò che lui era, e dopo, quando gli aveva chiesto di lasciarla, dopo avere cercato di uccidersi.
Avrebbe dovuto seguire la sua anima, e non la sua ragione, e forse, così, avrebbe capito prima… Prima di quel giorno di pioggia, prima di quella doccia fredda che li aveva coperti entrambi…
Quando uno spiraglio di luce aveva cominciato a illuminargli il cuore, mentre la sua pelle aveva ancora addosso l'odore di Darla.
E forse nulla di ciò che aveva rischiato di distruggere il suo mondo sarebbe successo.
Dopo, tutto era caduto.
E insieme al resto, aveva creduto di aver perso Kate…
O forse era così… forse l'aveva persa davvero…
E il suo cuore, che, come un bambino insicuro, di nuovo nascondeva il volto fra le mani, confondendogli la mente, si era solo voluto illudere, tornando a battere, per un secondo, quando l'aveva vista.
Forse l'aveva persa, e quella che si era fermata davanti alla porta dell'Hyperion era una donna che non avrebbe mai più fatto parte delle sua esistenza.
Una donna di cui gli pareva di comprendere tutto… come sempre… e di cui, eppure, ormai sapeva così poco…
"Ho una figlia…"
Una figlia…
Una figlia di Kate…
Gli sembrava impossibile, e si chiedeva il perché.
Gli sembrava impossibile che il suo corpo avesse portato in grembo una creatura, che l'avesse data alla luce, e lui non ci fosse stato…
Ma perché…?
Lui non c'era stato così a lungo nella vita di Kate…
L'aveva incontrata solo per due anni, e aveva contribuito a distruggerla… e adesso gli sembrava assurdo non esserle stato accanto, non avere visto il copro mutare, non averla accarezzata…
Ma lui non l'aveva mai accarezzata, Dio, mai…
Lui non era mai stato niente per Kate, ne Kate era mai stata niente per lui… se non la donna che gli apparteneva, per la legge della sua razza.
Se non la donna che aveva capito di amare, quando lei era scomparsa dalla sua esistenza.
Doveva essere totalmente pazzo…
Le battaglie, gli scontri, il sangue versato dovevano aver distrutto il suo cervello, se ora era lì, e desiderava ancora prenderla fra le braccia, dopo ciò che gli aveva detto. Dopo che gli aveva gridato in faccia che non c' era più posto per lui nella sua vita.
E uccidere l'uomo che l'aveva resa madre… anche se nessuna legge riconosceva il suo diritto su di lei, se non quella di una stirpe di mostri.
La guardò, e si chiese quale uomo potesse permetterle di ridursi così.
E quale avrebbe potuto impedirglielo… chi sarebbe mai riuscito a staccare quella donna testarda dal capezzale di sua figlia.
Era appoggiata alla portiera della macchina, la mano sulla guancia, mentre i lampioni che illuminavano la strada disegnavano ombre scure sul suo volto.
Ombre che non potevano ingannarlo.
Che non potevano celargli il suo pallore innaturale.
La guardò, mentre con le dita si scostava una ciocca, spinta dal vento sulla sua fronte.
Non le aveva ancora chiesto niente.
L'aveva ascoltata mentre gli chiedeva aiuto, con gli occhi fissi nei suoi.
Senza imbarazzo. E vincendo quell'orgoglio che sempre le aveva impedito di farlo.
Che sempre le aveva impedito di mostrare agli altri quello che davvero provava.
" Hanno provato… tutte le terapie possibili…" Aveva detto, movendo piano le sue labbra quasi bianche. " e adesso non esiste più nessuna cura …
Nessuna cura… umana…."
No.
Non le aveva fatto domande.
Non lì, davanti agli altri.
Non allora, quando rischiava veramente di non riuscire a controllarsi e correre da lei.
Ma adesso voleva farlo.
Adesso voleva sentire la sua voce.
E voleva sapere.
E non solo per aiutare la sua bambina, ma per aiutare lei.
Come non aveva saputo fare cinque ani prima.
" Che cosa ha esattamente? "Mormorò piano, tanto che temette che lei non l'avesse udito.
Ma Kate lo aveva fatto, nonostante il rumore quieto dell'auto e quello della città intorno a loro, e, per la prima volta dacchè erano partiti, si voltò, guardandolo negli occhi.
"Non lo sanno…
Non sono stati in grado di capirlo…
In dieci mesi non hanno ancora capito che cosa la sta uccidendo… "Le ultime parole furono rabbiose, soffiate fra i denti, e, un attimo dopo, lei abbassò ancora il volto, guardandosi le mani abbandonate in grembo.
"Dapprima… pensavano a un tumore del sangue… poi a qualche tipo di infezione… poi ancora a una deficienza genetica molto rara… "Sorrise, ed era un sorriso che faceva male." La verità è che non ne hanno mai capito niente…
Le hanno fatto ogni tipo di … analisi, ogni tipo di cura…
Dalle Away l'hanno sbattuta a Boston, da Boston a Cicago… e da Cicago la volevano mandare in Europa…
Fino a che … Dio… fino a che non sono scoppiata e loro… "Chiuse di nuovo gli occhi, e stavolta li strinse, li strinse così forte che le sue palpebre tremarono. "… non è… assurdo… che io li chiami… loro… ?
Mesi di medici e di … infermiere… e di tecnici… e di tutti conosci il nome… e di tutti impari a fidarti, e credi… che ti ridaranno tua figlia com'era… che la faranno stare meglio… ogni volta…
Parli con loro e… li vedi così sicuri che alla fine sei sicura anche tu… e li guardi, e ti sembra… di guardare Dio, sulla terra, perché se loro continueranno a stare vicino alla tua bambina, se continueranno a curarla, se continueranno a visitarla , a… imbottirla di farmaci a… bucarla fino a che non ha le braccia blu e non piange e ti chiede di farli smettere… se loro… diranno che tutto andrà bene… tutto andrà bene, e la cura che stanno provando funzionerà, e, se non sarà quella, sarà un 'altra, o un' altra ancora, o un ' altra…
Ma loro non sono Dio sulla terra…
E, dopo che hai imparato a fidarti di uno, lui entra nella stanza della tua bambina e li dice che gli dispiace tanto…
E lo dicono tutti nello stesso, identico modo…
E io gli ho creduto… all'inizio…
Ho creduto veramente che gli dispiacesse… fino al camice dopo… fino alla nuova cura, al nuovo ospedale, al nuovo "mi dispiace"…
E alla fine mi hanno detto che non ci hanno mai capito niente…
Che nessuno ci ha mai capito niente…
E che la mia bambina sta morendo… e nessuna cura ha mai neanche minimamente arrestato ciò che la sta uccidendo…
E vuoi sapere la cosa assurda, Angel?"
Vide una lacrime scenderle lungo la guancia.
Un 'unica, solitaria lacrima che lasciò una scia di sale sulla sua pelle bianca.
Un fiume di dolore su quel volto che stava tremendo per lo sforzo di mantenere il controllo.
"La cosa assurda è che io lo sapevo già…
La cosa assurda è che l'ho sempre saputo, ma non l'ho mai voluto ammettere… come non volevo accettare che tu fossi un vampiro… te lo ricordi?"
Di nuovo, un sorriso nervoso le piegò le labbra, e lei tirò su con naso, asciugandosi gli occhi con le dita.
"Scusami…"Mormorò, cominciando a frugare nella sua grande borsa.
Non aveva mai amato le borse, Kate…
In due anni forse gliene aveva viste portare tre…
Ma questa era gonfia e sembrava pesante, e, quando la aprì, dal lato fece capolino la testa mezza spelacchiata di una bambola bionda.
Ci infilò le mani dentro, per cercare qualcosa, e quando tirò fuori un pacchetto di cleenex fece cader un foglio di cartoncino rettangolare, che Angel afferrò al volo, guardandolo.
E innamorandosi.
Innamorandosi della giovane donna bionda, spettinata, che guardava l'obbiettivo stupita, come se quella foto l'avesse presa di sorpresa, e della creatura minuscola che teneva in braccio, appoggiata al collo, con la testa leggermente voltata di lato.
Bellissima. Come sua madre.
"Me la fece un 'infermiera in ospedale… "Spiegò Kate, sorridendo, leggermente imbarazzata." Nia aveva solo poche ore… e io ero andata a prenderla perché… "Il suo sorriso si allargò." Non faceva che piangere e piangere e io la sentivo, e sapevo che era lei, anche se non potevo vederla… credo di aver… rivoluzionato un reparto quel giorno…"
Angel rispose al suo sorriso.
"Lo immagino …"Mormorò, rendendole la foto." È veramente una bambina molto bella… "
Kate riprese l'immagine senza parlare, e dopo averla guardata per un attimo la rimise a posto, e tornò a fissare la strada, con il volto basso.
"Si…"Mormorò. "Lo è…"
Voleva toccarla.
Voleva prenderle una mano, e stringerla, e dirle che avrebbe smosso la terra e le dimensioni, e le stelle del cielo per lei… per loro…
Voleva dirle che sarebbe tornato all'inferno se avesse potuto barattare la sua vita con il sorriso delle sue labbra.
Lei era così vicina…
Era venuta da lui, era tornata… gli aveva chiesto aiuto…
Eppure non avrebbe potuto essere più lontana…
Lontana cinque anni…
Vide l'insegna dell'ospedale, e all'improvviso gli parve di non avere più tempo…
"Kate…"Mormorò.
"No." Si voltò verso di lui.
Anche Kate aveva visto… anche lei sapeva che sarebbero arrivati entro pochi secondi.
E i suoi pensieri avevano baciato quelli di li.
"Non c'è nessuno con lei… nessun padre…
Non c'è mai stato…"
Mio Dio, Kate… Angel strinse le labbra, continuando a fissarla… perché?

Los Angeles, cinque anni prima

Ma perché, perché, perché non rispondeva…
Era arrivata al punto di odiare quella segreteria telefonica, che una volta le aveva salvato la vita, era arrivata al punto di odiare quel telefono, e quell'albergo, e quella strada!
Era arrivata al punto di odiare lui!
Kate si appoggiò la cornetta al petto, rannicchiandosi sul letto come una bambina, e dondolandosi leggermente avanti e indietro.
No… non era vero…
Non odiava quell'albergo.. non odiava qual telefono e nemmeno quella segreteria …
E non odiava lui…
Non avrebbe mai potuto odiarlo…
Non ci era riuscita nemmeno quando aveva pensato che fosse un mostro…
Lei lo amava…
Lo amava così tanto che le faceva male il cuore.
E aveva dovuto prenderla fra le braccia, e affondare i suoi denti nella sua carne, e prendere la sua vita dentro di se perché smettesse di combattere contro questo amore.
E farle ammettere con se stessa che lui era diverso.
Diverso da come il mondo e gli uomini avevano voluto che pensasse.
E da come lei aveva voluto pensare…
Aveva dovuto avere la sua vita fra le braccia perché Kate ammettesse che Angel non era mai stato niente di diverso dalla meravigliosa creatura che aveva intuito, la prima volta che lo aveva visto.
Perche ammettesse che amava un vampiro…
Come gli assassini di suo padre…
E che non le importava…
Rifece il numero, più per disperazione che per convinzione.
Era una settimana che non riusciva a parlare con lui, dieci giorni, se non considerava quel brevissimo scambio di battute, l'ultima volta…
Le aveva detto che doveva andare in degli studi televisivi, dove Cordelia stava girando uno spot, e che questo lo terrorizzava più che passeggiare in lungo e in largo per i tunnell…
E poi, che l'avrebbe richiamata…
Ma non l'aveva richiamata…
Ne qual giorno ne i giorni successivi…
E lei, ormai, sapeva a memoria ogni inflessione della voce di Cordelia, incisa su quel nastro magnetico…
Aveva paura.
Paura per lui, paura che gli fosse accaduto qualcosa.
Paura che uno dei demoni che affrontava ogni giorno si fosse rivelato più forte…
Per questo continuava a chiamare…
Per questo aveva trovato la forza di vincere la rabbia nei suoi confronti prima e il suo orgoglio poi , e di andare fino all'Hyperion.
Solo per trovarlo vuoto.
E di chiamare, ancora ed ancora.
Come adesso… e ogni volta si ripeteva che se avesse di nuovo risposto la segreteria …
"Ciao…"
Kate saltò a sedere sul letto, premendo contro l'orecchio la cornetta telefonica.
Aveva… aveva sbagliato numero… quella non era la voce di Cordelia…
"… ciao, c'è nessuno…?"
"Oh… scusatemi, io… devo avere sbagliato numero…"
"Ciao!"Esclamò la ragazza dall'altra parte, in un tono un po' troppo alto per sembrare del tutto normale. "Io ti conosco!
Tu sei quella che ha riempito tutto il registratore di Angel…
Mi piace la tua voce, è più bella delle altre, anche quando è arrabbiata…"
Kate aggrottò la fronte, senza capire.
Com 'era possibile?
Angel… i suoi messaggi… allora non aveva sbagliato numero!
E se non aveva sbagliato numero… chi era la ragazza con cui stava parlando, e che ci faceva a casa di Angel?
"Sono Kate Lockley, "Scandì piano. " vorrei parlare con Angel."
Sentì la ragazza, dall'altra parte, sospirare.
"Anche io… ma Angel non mi parla… non parla a nessuno…
quando eravamo a casa mia mi parlava, ma da quando mi ha portato a stare qua non parla più…"
Portata a … stare…?
E lei si era preoccupata per lui?
Deglutì, cercando di recuperare il controllo dei suoi pensieri.
Imponendosi di stare calma.
La … amica… di Angel… perché poteva benissimo trattarsi di un 'amica, vero?… non sembrava essere molto in forma in quel momento… magari aveva bevuto… magari lei aveva capito male… magari avrebbe attorcigliato il filo di quel telefono attorno al collo di Angel!
"Scusami…"Disse piano. "noi ci siamo mai incontrate?"
Doveva dargli il beneficio del dubbio…
Dopotutto le prime impressioni raramente erano esatte…
"No… "Rispose la ragazza. " non lo so… non me lo ricordo…
Io mi chiamo Fred…
Sono stata via negli ultimi anni, sai… è stato Angel a riportarmi qui… da casa… però non era la mia vera casa… ora abito qui con lui…"
"Vuoi dire che Angel, negli ultimi giorni, è stato a casa tua?!"
La ragazza rise.
"Si… dormiva nel mio letto e io gli accarezzavo i capelli… e una volta…"
Kate schiacciò il testo del microfono, interrompendo la comunicazione, e un attimo dopo lanciò il cordless contro la parte di fondo della sua stanza.
Lo vide urtare contro il muro, e cadere in terra, e desiderò fosse la testa di Angel.
Ma come aveva fatto… come aveva potuto essere così stupida?
Come aveva potuto pensare che lui sarebbe rimasto per sempre com' era…che l'avrebbe chiamata, che avrebbero parlato, e che lei avrebbe avuto il tempo di esaminare e capire a fondo i suoi sentimenti… quando fra loro non c'erano stati che malanimo e incomprensioni…
Quando probabilmente per Angel lei non era che un 'altra disperata da salvare.
Si prese la testa fra le mani, alzandosi.
Capire i suoi sentimenti…
Dio, cosa c'era da capire, cosa?
Si ere preoccupata per lui, si era angosciata al pensiero che gli fosse accaduto qualcosa, aveva aspettato che la chiamasse, come una scolarette scema… e lui intanto stava con un 'altra… un ' atra che aveva portato a vivere con se!
Un 'altra che rispondeva al suo telefono e ascoltava la sua segreteria!
Che aveva sentito i suoi, i suoi messaggi!
Si, cosa, cosa c'era da capire?
Kate amava Angel … e Angel aveva un 'altra!


Eppure… il mondo continuava a esistere.
Cattivo. Egoista. Senza pensare al suo dolore.
Senza pensare al suo cuore che ripeteva una canzone vuota e senza testo.
Una lamento disperato fra le pareti cave del suo cuore morto.
Come il grido di un bambino che cada, e cada, e cada… con la consapevolezza che non finirà mai la sua discesa…
Come il suo dolore.
Che viveva.
Come il mondo viveva.
Come il sole viveva. E il vento viveva. E le foglie del giardino, e l'acqua della fontana vivevano.
Mentre lei non viveva più.
Non respirava più.
Non rideva più.
E lui… non le aveva neanche detto addio…
Continuava il mondo…
Girava il mondo…
Impazziva il mondo, e urlava, il mondo, alle sue orecchia che non potevano udirlo.
Andava avanti il mondo, come se nulla fosse accaduto.
E invece, qualcosa era accaduto.
E invece, Buffy era morta.
E, di nuovo, lo aveva rigettato all'inferno.
Aveva creduto che non sarebbe mai venuto quel giorno.
Aveva pensato che non lo avrebbe mai visto.
Era stato così certo che sarebbe toccato a lui… come se lottare per lei, e desiderare di proteggerla, e dare la sua umanità per lei potesse bastare a metterla al sicuro… come se fosse una parte di una specie di assurdo patto che qualcuno non aveva rispettato…
Che non avevano rispettato quelli che non lo avevano chiamato… che lo avevano privato della possibilità di aiutarla…
Che lei non aveva rispettato… fidandosi di lui…
Che non aveva rispettato Angel… non riuscendo a salvarla comunque….
Che non rispettava il mondo, perché esisteva ancora.
Mentre Buffy non viveva più.
E, forse, adesso, camminava nello stesso luogo da cui Doyle sorrideva, scotendo la testa e guardando quel suo stupido amico, che non riusciva ad onorare il suo sacrificio continuando a lottare, ne l'amore che aveva avuto per Buffy, smettendo di esistere…
Più crudele del mondo.
Più egoista del mondo.
Perché lui esisteva, e Buffy non viveva più.
Perché, chiuso nel guscio scuro del suo dolore, lui pensava, e guardava, e sentiva…
E non riusciva a fare altro.
Nemmeno andare a Sunnydale… e uccidere con le sue mani tutti quelli che sapevano… e non glia avevano detto nulla…
Del pericolo… di Glory…
Impedendogli di salvarla…
Impedendogli persino di tentare.
Non riusciva neanche a urlare.
Solo a pensare… e pensare…
Guardando scorrere davanti a se un passato di errori, e un futuro che non ci sarebbe stato, e un presente nebuloso e denso di tenebra, in cui senso di colpa, rimpianto e dolore si mischiavano insieme.
Avrebbe dovuto essere lui…
Come osava , come osava esistere, allora?
Come osava sentire, e vedere, come osava amare?
Si… come osava amare se Buffy non poteva più farlo?
Come osava continuare a provare amore se lei che era stata il suo amore non esisteva più?
Fissò per un attimo Fred, seduta ai suoi piedi, con la testa poggiata dolcemente alle sue gambe, nella penombra scura della stanza…
Erano ore che se ne stava lì, in silenzio, e anche lei fissava qualcosa che non era fuori, ma dentro di se… e anche lei soffriva… per colpa sua…
E lui riusciva solo a guardarla, senza vederla davvero…
L'aveva riportata indietro dal suo mondo, solo per chiudersi nel proprio…
Lasciandola fuori.
Come Cordelia, come Wesley…
Come tutto ciò che era stato importante… fino a che non aveva visto Willow…
Non riusciva nemmeno ad allungare la mano, a farle una carezza, a dirle di andare a dormire… non gli importava… non riusciva a capire…
Perché il mondo continuava ad esistere…
Sbattè gli occhi, e quasi gli fecero male per la lunga inattività.
Come gli fece male respirare…
E per un attimo un moto di rabbia si propagò dentro il suo essere.
Verso di lei, e verso se stesso…
Perché era riuscita a penetrare nel suo mondo.
E perché lui si era accorto della sua presenza, e non aveva il diritto di farlo.
Lui non aveva nemmeno il diritto di esistere.
Kate.
La sentì muoversi, ancor prima che lei avanzasse nella stanza, e qualcosa di razionale che ancora era in lui si domandò da quanto tempo fosse ferma sulla soglia.
Percepì il suo odore… la fragranza della sua pelle, dei suoi capelli… delle lacrime…
Conosceva così bene l'odore delle lacrime di Kate, come quello del suo sangue…
Il sangue che gli apparteneva… per la legge della sua razza.
La donna che gli apparteneva, per la legge della sua razza…
Ma lui non aveva diritto di sentire che quella donna era sua.
Non aveva diritto di avvertire la sua presenza… se Buffy era morta…
Se lei non poteva più amare, ne sentire…
"Deve essere veramente un cosa importante, se sei così assorto…"
Sollevò il viso, e si odiò nel momento stesso in cui lo fece.
Nel momento stesso in cui la vide.
In piedi, con le braccia incrociare sul petto e il volto nascosto dall'ombra elle stanza.
Bellissima.
Sul pavimento, Fred, evidentemente spaventata, si strinse alle sue gambe.
Mentre lui tornava ad abbassare gli occhi.
Desiderando solo che andasse via. Che smettesse di entrare nel suo mondo.
La sentì deglutire, e spostare il peso da una gamba all'altra. E ancora non la guardò.
"Angel…" Lo chiamò, e quando nella sua voce sentì vibrare l'urgenza, la preoccupazione, desiderò disperatamente sollevare gli occhi, e guardarla, e stringerla a se… e lasciare che lei portasse via il dolore.
E si odiò.
Perché pensava, perché voleva, perché desiderava.
Quando Buffy non poteva più.
"… è successo qualcosa?"
"Ciao…"Cinguettò la ragazza ai suoi piedi. " io sono Fred…"
"Angel!"Ripetè Kate, sollevando leggermente la voce.
Lui chiuse gli occhi, e le mani a pugno.
"No, Kate, grazie… "Mormorò, più bruscamente di quanto non avrebbe voluto." Non è successo niente…"
Niente… tranne che lui non avrebbe dovuto esistere ancora.
"Niente…"gli fece eco lei." devo… presumere allora che non hai risposto ai miei messaggi perchè non avevi… semplicemente… voglia di parlare con me…"
Parlare… parlare… parlare… perché lui poteva ancora parlare?
"Al momento non ho voglia di stare con nessuno…"Sussurrò , cupo.
Non la guardò, ma la sentì indietreggiare. E sentì il suo cuore colpire forte dentro il suo petto.
E l'odore delle sue lacrime…
"Bè… non si direbbe…" Mormorò.
Angel sollevò il volto, finalmente, ma lei era già andata via.
Kate…
Kate…
Dio… come aveva potuto trattarla in quel modo?
Davvero sarebbe stato meglio che non fosse più esistito…

Come , come aveva potuto trattarla in quel modo?
Come aveva potuto dirle in quella maniera che non voleva risponderle al telefono, che non voleva vederla, che l'unica cosa che desiderava era restare con la sua… ragazzina!
E come aveva potuto lei umiliarsi al punto da andare a cercarlo… dopo quel che Fred le aveva detto?
Come aveva potuto scendere così in basso da elemosinare un suo sguardo, una sua parola?
Da credere che significassero qualcosa le frasi, gli sguardi, le ore trascorse insieme?
E quei momenti nel giardino, che le avevano fatto così tanta compagnia?
E quel morso che le bruciava la pelle?
Niente.
Lei non era niente.
Era bastato che trovasse una ragazza, era bastato che si innamorasse, e lei non esisteva più…
Premette il piede sull'acceleratore, spingendo indietro lacrime che non voleva versare.
Ma perché? Perché?
Angel non era così…
Lei… lei lo conosceva, lei… lei lo amava…
Lo amava… e forse si era solo illusa di conoscerlo. Di capirlo…
Forse si era solo illusa di riuscire a leggere nella sua anima così profonda…
E ora stava così male che avrebbe solo voluto schiantarsi contro un muro… che avrebbe solo voluto non alzare mai quel telefono, e chiamarlo, e andare a quell'albergo…
Ma non poteva più tornare indietro.
Come non aveva mai potuto fare…
Come non poteva smettere di amare quell'uomo, quel vampiro, che ogni volta tornava a sconvolgere il suo cuore.
Deglutì, voltando con tutta la forza che le trasmisero il suo dolore e la sua rabbia, e solo un attimo prima dell'incrocio il suo cervello recepì inconsciamente il colore del semaforo.
Frenò, la cintura di sicurezza che le frustava il petto con violenza, facendole stringere i denti, e rigettandola poi all'indietro mentre il motore si spegneva. Come il suo respiro.
Come il desiderio di lottare.
Di aprire gli occhi, e rimettere in moto, e affrontare gli automobilisti che, dietro di lei, già cominciavano a premere sui clacson…
Desiderando solo poter rimanere così… e far sparire il mondo.
E far sparire Angel.
"Signora… "
Un poliziotto.
Lo capiva dall'inflessione, dalla voce… sembrava assurdo, ma in servizio tutti i poliziotti avevano la stessa voce…
Tutti tranne suo padre…
"signora, mi sente… è ferita?"
Kate strinse i denti, movendosi sul sedile senza ancora aprire gli occhi.
"No… " Mormorò. " ho solo sbattuto ."
Certo, bella cosa da dire al tipo che presto l'avrebbe arrestata per guida pericolosa…
"Katie? Katie Lockley? Sei proprio tu?"
Aprì gli occhi, e per un attimo fissò l'uomo biondo chino su di lei, senza riconoscerlo.
"Kate!"Ripetè quello. " Non riesco a crederci!"
"Bob?" Mormorò, portandosi istintivamente la mano alla gola.
Lui le sorrise, quel sorriso impudente che aveva sempre avuto e che sempre l'aveva spaventata e affascinata insieme. Il sorriso di chi sa sempre cos' è meglio dire o fare in qualsiasi occasione.
Proprio come ora, quando, chino sulla portiera della sua auto, le sorrideva, infischiandosene bellamente degli uomini che stavano accalcandosi alle spalle di lei.
"In carne ed ossa!" Esclamò il giovane agente, sollevandosi e allargando le braccia, quasi per mostrarle quanto bene stesse in divisa.
Come se avesse bisogno di ricordarlo…
"Da quanto tempo è che non ci vediamo?!"
Kate raddrizzò la schiena, ancora incredula. Il cervello che le turbinava in testa, quasi impazzito.
Bob… e aveva appena lasciato Angel…
Era veramente incredibile…
"Dal giorno della festa all'accademia… "Mormorò.
E strinse più forte le dita attorno al collo.
Si.
Dal giorno del ballo all'accademia.
Quando lui si era presa la sua verginità.

Angel sentiva tutto attorno a se l'odore del disinfettante… quello sgradevole, penetrante odore che pareva essere stato assorbito dalle pareti, dai pavimenti, dagli abiti della gente, persino dall'aria che gli altri respiravano. E che sembrava voler ricordare a tutti, torcendo loro lo stomaco, il luogo in cui erano.
Era assurdo…
L'uomo poteva cambiare il cuore nel petto di un malato, sostituendolo con uno sano, poteva operare dall' America un paziente in Russia, guidando le mani di metallo di un automa… eppure… non riusciva a cancellare dagli ospedali quell'odore…
Quel terribile odore…
Sempre uguale.
Dovunque andasse, qualunque periodo ricordasse.
Qualunque prodotto lo causasse, nascosto sotto qualunque odore.
Sempre quello stesso odore…
Così forte da superare persino quello del sangue, e della pura, e della sofferenza…
E forse era per questo che esisteva…
Per confondere quei mostri che, come lui, di quel genere di odori si nutriva.
Per disgustarli.
Perché quell'odore di disinfettante avrebbe potuto disgustare anche un demone.
Mentre gli uomini che lavoravano in quel luogo, per assurdo, sembravano ormai esserci abituati.
Loro… ma non Kate.
A Kate era saltato il cuore in petto, appena attraversate le porte automatiche, e i suoi polmoni, compiti da quell'odore insidioso, per un attimo si erano ritratti.
Lei odiava quel luogo.
Angel lo sentiva.
Dal modo in cui camminava, dalla tensione del so corpo…
E lo vedeva, chiaro come la luce innaturale dei neon… scolpito nella linea sottile delle sue lebbra, nel modo in cui stringeva la borsa, torcendosi le mani una nell'altra, mentre, apparentemente sicura, procedeva per quei corridoi terribili ed interminabili.
Era così cambiata… eppure era sempre la solita Kate…
Controllata, fredda, orgogliosa… agli occhi di tutti…
Senza alcun bisogno della forza e dell'aiuto degli altri…
E invece il cuore le batteva così forte, e lei aveva paura.
Una paura terribile, una paura che lo assaliva, lo circondava, lo stringeva in una morsa da cui non poteva liberarsi… una paura che era ovunque… come l'odore del disinfettante…
Una paura più forte di quella che aveva provato trovandosi faccia a faccia con Penn, o con il demone che aveva ordinato l'uccisone di suo padre…
Così forte da vincere quello che una volta era stato un orgoglio impenetrabile, e farla voltare verso di lui, con un sorriso imbarazzato.
Alla ricerca dei suoi occhi. Alla ricerca della sua forza.
Dio… Dio… era questo che aveva sempre voluto da lui?
Che la guardasse… che l'aiutasse…
Deglutì.
E anche lui ebbe paura.
Di avere sempre sbagliato con Kate .
Sempre.
Ogni volta che le aveva obbedito. Ogni volta che l'aveva lasciata quando lei glielo aveva chiesto.
Credendo… che fosse davvero questo ciò che lei voleva…
Credendo… di rispettarla… quando forse stava sbagliando tutto… quando forse aveva solo paura.
Come adesso ne aveva lei.
Paura di sbagliare, paura di leggere ciò che invece non c'era, paura di mancarle di rispetto, paura di avvicinarsi a lei… e di innamorarsi…
E adesso era lì, e ancora una volta, come un idiota, si domandava se dovesse … se potesse avvicinarsi a lei…
Se fosse veramente in grado di fare qualcosa per quella donna così fragile e così orgogliosa, che aveva paura di entrare in una stanza… e non trovare più sua figlia…
Non c'era nessuno in quella parte del piano, e Kate si guardò intorno per un secondo, senza fermarsi, spingendo una doppia porta a vetri.
Non erano in pediatria, e probabilmente il nome del reparto doveva essere indicato dall'altra parte del corridoio, ma, dall'assenza di gente e dalle pochissime porte chiuse, Angel intuì che si dovesse trattare di una piccola parte dell'ospedale destinata ai casi particolarmente gravi… o strani…
Vide Kate fermarsi davanti a una porta, ed esitare un secondo, voltandosi verso lui, prima di entrare.
Mentre il suo cuore le batteva sempre più forte nel petto.
Ci si poteva abituare a vedere un figlio morire? Si domandò Angel, entrando.
Anche se si trattava di una fine così lenta ed estenuante?
Ci si poteva abituare a vederlo sfiorire, giorno dopo giorno, senza poter far niente?
Ci si poteva abituare a veder mutare il suo volto, e cambiare il colore della sua pelle?
E sentire dentro il proprio corpo il dolore , terribile, straziante, e desiderare di trovarsi al suo posto, e non poterlo ottenere.
Sentire che tutta la propria esistenza è stata votata a proteggere quest'essere, dall'attimo in cui è venuto al mondo… e non essere in grado di farlo.
… non poter proteggere la persona amata… e sentirsi colpevole, e inutile, per questo…
E sentire, con tutto il corpo e lo spirito, l'ingiustizia di essere vivo, quando colei che si era desiderato, che si aveva avuto il dovere, che si era tentato disperatamente di proteggere non lo era più…
Angel aveva creduto di sapere cosa volesse dire…
Aveva creduto di averlo marchiato nella carne e nel cuore…
Ma adesso, per la prima volta, dubitò di averlo mai, veramente, compreso.
Quando sentì Kate sospirare di sollievo.
E vide la sua bambina.
O… quel che restava della sua bambina…
Di quella creatura bianca e rosa che una Kate stanca e bellissima stringeva fra le braccia nella fotografia che aveva visto in macchina, con una delicata peluria biondo oro a coprirle la testa minuscola.
Non ne aveva più capelli, ora, la bambina di Kate… ne sopraciglia, e la sua pelle era diafana e pallida come neve all'ombra, e le luci tenui della stanza la rendevano trasparente, mostrando strisce sottilissime di vene azzurre sul collo e sulle braccia, segnate da un 'innumerevole quantità di ecchimosi nere e gonfie.
Sottili, tanto da far sembrare il tubo della flebo un'orribile, enorme appendice che le penetrava nella carne, togliendole la vita anziché restituirgliela.
E Angel si ritrovò a stringere i denti, pensando a cosa doveva aver significato infilare quell'ago, mentre le parole di Kate gli risuonavano nelle orecchia…
…a bucarla fino a che non ha le braccia blu, e piange, e ti supplica di farli smettere…
Deglutì, ma non riuscì a controllare l'orrore, mentre osservava quel viso minuscolo, che persino nello strazio della malattia aveva conservato la traccia degli zigomi di sua madre, e la forma delle labbra di lei.
Un viso bellissimo, su un corpo, che , persino sotto le lenzuola, sembrava ormai più quello di una bambina di due anni che di una di quattro… e un 'espressione sofferente che gli penerò nel cuore, ferendolo.
Avvelenandolo.
Facendogli sentire lacrime negli occhi spalancati per lo stupore e l'orrore.
Vide Kate piegarsi su di lei, sorridendole, e sfiorarle la fronte nel sonno, prima baciarla con dolcezza infinita, come se lei fosse una cosa fragile e delicata, che persino una carezza avrebbe potuto distruggere.
E, molto probabilmente, era proprio così…
Quella bambina era uno strazio di dolore… eppure … Kate la guardava come se le riempisse di luce il cuore …
Le appoggiò la guancia alla fronte, senza dire nulla, e dopo un attimo si alzò, prendendo fra le mani la cartella clinica e sfogliandola con le labbra tese, mentre Angel tornava a guardare la bambina, quasi fosse incapace di toglierle gli occhi da dosso.
Dopo tante guerre, dopo tanto sangue, dopo tanta sofferenza… non pensava che qualcosa potesse ancora colpirlo in quel modo…
Aveva creduto di aver raggiunto quasi la vetta della sofferenza, e di potere solamente ripetere ciò che già aveva provato.
E poi ecco questa bambina… quest'uccellino buttato in un letto d'ospedale… e d'un tratto tutte le guerre, tutto il dolore, tutto l'orrore visto e provocato… di nuovo… non esistevano più…
Portati via da lei… da una creatura mai vista prima in tutta la sua esistenza… e che avrebbe potuto essere sua…
Il pensiero gli sfrecciò nel cervello, veloce come un lampo.
Colpendolo.
Sconvolgendolo.
Proprio quando Kate gli parlò, e sollevati gli occhi dal volto della piccola lui la guardò, e si accorse che anche lei, a sua volta, lo stava osservando.
"Era… più carina … prima… " Mormorò, un sorriso tremulo sulle labbra. "veramente…
Lei era… è… è alta , molto….
Più alta degli altri bambini … ora non si vede perché è sdraiata, ed era… era meno magra prima… e aveva dei bellissimi capelli biondi… "
"Kate…" Mormorò lui, scotendo lentamente la testa.
Lei si premette la mano sulle labbra.
"Non come i miei , sai… "Continuò. " molto più belli…
E… "Passò gli occhi da lui alla bambina." E tutti restavano stupiti da quant'era precoce… a un anno già parlava… e… si muoveva ovunque…
Lei… mi ha fatta sempre disparere per stare... a letto…"
Deglutì, ingoiando un singhiozzo, e stavolta Angel non pensò che volesse restare sola, che volesse essere lasciata in pace.
Stavolta… Angel… non pensò.
Si avvicinò con un passo, e le prese la mano, attirandola a se.
Stringendola.
Avvolgendole le spalle tra le braccia.
E tenendola così, mentre lei ricambiava la sua stretta.
"Shh…"Mormorò. " shh… non parlare…"
"Angel…"
"Non parlare…"Le affondò il volto nei capelli, e la sentì tremare, stringendolo più forte.
Non piangeva, ma sembrava che il suo corpo dovesse andare a pezzi da un momento all'altro.
"non parlare… io…"
"No…"Lo interruppe, sollevando il viso.
E fu lì, sul suo, le labbra di lei che sfioravano la sua bocca… e il suo fiato… il fiato di Kate era così caldo, e sapeva di acqua, e di lacrime…
Il fiato di Kate… dopo così tanto tempo…
"Per favore…" Mormorò, guardandolo negli occhi ." Per favore non dirmi che andrà tutto bene…
Ma…"Chiuse le palpebre, e lui le appoggiò le labbra sulla fronte, istintivamente.
E non c' era niente di deduttivo in quel gesto… ma solo un enorme desiderio di proteggerla, di portarla via da quella stanza… di cullarla fra le braccia, fino a che non si fosse addormentata, e il dolore se ne fosse andato. "non dirmi nemmeno che è finita… perché se è finita, io…"
Angel sollevò le dita, e gliele poggiò sulla bocca, con dolcezza infinita.
In tutto il tempo che si erano frequentati, non erano mai stati così vicini, con il corpo e con lo spirito… eppure, in qual momento, c'era un abisso a separarli…
C' era sempre un abisso a separarli.
Che fosse il padre di Kate, o la donna che Angel aveva amato… o una bambina, in un letto freddo d'ospedale.
" Non so se potrò fare niente…" Mormorò, quando lei riaprì gli occhi. Laghi azzurri, trasparenti, in cui lui poteva vedere la sua immagine persa da così tanto tempo.
Laghi azzurri pieni di speranza. " mi dispiace… ma ti giuro… ti giuro che cercherò…"
Kate annuì piano, deglutendo ancora, e un attimo dopo si staccò da lui, passandosi le mani sul viso e fra i capelli.
"Vado a vedere se trovo il dottor Newman…" Mormorò, imbarazzata. "a te cosa serve per…"
"Una fiala di sangue… solo questo…"
"Va bene…"Annuì Kate. " allora… torno subito…"
Lui le sorrise, guardandola uscire, ma il sorriso gli si spense sulle labbra non appena lei ebbe lasciato la stanza, e Angel tornò a girarsi, e a rivolgere gli occhi alla bambina.
Si avvicinò di un passo, stupendosi di quanto debole fosse il battito del suo cuore… tanto che lui appena riusciva a sentirlo, e quanto delicato, quasi trasparente, fosse il suo respiro…
Come un 'unica goccia di pioggia in mezzo a un 'acquazzone.
E lei, forse, lo era… un 'unica goccia di pioggia nell'uragano della vita… un unico, piccolo fiore, che il vento avrebbe potuto strappar via in qualsiasi momento, che il sole avrebbe potuto seccare o l'acqua annegare,che la terra avrebbe potuto disseccare, e gli uomini calpestare… che tutto avrebbe potuto annientare.
In un secondo.
Senza sforzo.
Eppure, era ancora lì… e il suo cuore batteva, e il suo fiato sapeva di medicine, come quello di sua madre aveva saputo d'acqua…
E il suo esistere era una sfida all'universo intero, istante dopo istante.
Allungò la mano, sfiorandole delicatamente la fronte pallida, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime.
Bruciava. Bruciava come fuoco…
Bruciava il suo corpo, e il suo spirito, forse.
E il cuore di sua madre.
E, adesso, anche quello di Angel.
Angel che non aveva niente a che fare con lei.
Angel che fino a un 'ora prima non sapeva nemmeno della sua esistenza.
Ma che avrebbe dato la propria, di esistenza… per farla guarire.
Chiuse le dita, carezzandole la fronte, e indugiando con la mano su quella pelle calda, nell'inutile, ridicolo tentativo di calmare quell'arsura terribile col suo freddo innaturale.
Mentre i suoi occhi non riuscivano a staccarsi da qual volto malato, la maschera dell'innocenza ferita… come quella di sua sorella, che lui aveva distrutto… come quella di milioni di bambini, che non avrebbe mai visti… che non avrebbero mai colpito il suo cuore come quella piccola, delicata creatura che ora catturava senza saperlo lo sguardo di un vampiro.
Così profondamente che non si accorse della presenza alle sue spalle, fino a che una voce di donna non gli ferì le orecchia, aspra, sgarbata, come il tono che usò.
Così tagliente che avrebbe potuto far sanguinare la bambina di Kate…
"Senta, lei, "Esclamò. " qui non si può stare!"
Angel sollevò la testa, reagendo al tono secco di quella voce voltandosi, e incontrando il volto non meno aspro di una giovane infermiera che, accanto ad un medico in camice e stetoscopio appeso al collo, lo fissava a braccia incrociate.
Come fosse stato un intruso nel suo regno…
Ma quello non era il suo regno…
Quello era il regno del dolore…
"Sono venuto con Kate Lockley." Rispose solo, passandosi le dita sotto gli occhi per nascondere le lacrime. "Cercava il dottor Newman…"
"Bè "Ribattè l'infermiera. " la signora Lockley qui non la vedo, e a noi non ha detto che aspettava visite, per cui, se non le spiace, dovrebbe uscire immediatamente dalla stanza …"
"Aspetterò fuori…" Mormorò lui, allontanandosi dal letto, ma la donna scosse il capo, implacabile.
"Nemmeno. E' vietato l'acceso ai non autorizzati su tutto il reparto."
"Mi ha autorizzato sua madre, "Esclamò Angel fra i denti, cercando di non perdere la calma. " di chi altro serve il permesso?"
"Mi ascolti bene, per qual che ne so la signora Lockley non è nemmeno in ospedale, e se non esce… " La donna sgranò gli occhi, fissandolo, ed evidentemente si accorse delle lacrime che ancora gli brillavano nello sguardo. " Ma lei" Esclamò. " è il padre?"
Angel si voltò per un attimo, fissando il volto pallido della bambina di Kate… della creatura che le era cresciuta dentro… e che ora stava perdendo…
Di quell'esserino miniscolo che le aveva fatto superare qualunque cosa fosse avvenuta cinque anni prima … portandola a chiedere il suo aiuto…
Di quel cuore che batteva così piano… di quel respiro che sapeva di medicine…
Di quel piccolo angelo… un angelo senza più ali…
"Si… " Mormorò piano.
Senza pensare.
E di nuovo allungò una mano a sfiorarle la fronte.
"Oh…"Esclamò l'infermiera." Allora è diverso, naturalmente, può restare… solo, se vuole scusarmi…"
Angel si voltò, e un attimo dopo la donna lo colpì in piena faccia con un violento ceffone, graffiandogli la guancia con le unghie , e prendendolo così di sorpresa che dovette lottare con se stesso, per non reagire d'istinto, afferrandola.
La guardò invece, e la vide bruciarlo con gli occhi.
"Dovrebbe esserci lei in quel letto, al posto di quella creatura|!" Urlò la donna, ansando. " Tre giorni e non si è fatto vedere una volta!
Tre giorni a lasciare che sua madre si consumasse a furia di starle vicina, e ci scommetto che non se lo è fatto, lei, tutto il calvario di questi mesi!!
Oh, no, non c'è bisogno che lo chieda, per saperlo, li conosco fin troppo bene gli uomini, io!"
"Charlotte…" Mormorò il giovane medico, avvicinandosi in fretta e prendendola per il braccio. " ti sei ammattita?"
"No che non sono matta!" Rispose lei, il volto in fiamme per la rabbia. " Tanto non mi cacciano da qui! Chi vuoi che ci mandino in questo purgatorio in terra?!"
L'uomo la tirò verso di se, trascinandola alla porta.
"Ci scusi…" Ansò, portandola via.
Ma evidentemente la donna non era d'accordo con lui.
"Cos'è" Strillò. " ci è venuto a vederla morire, adesso?
Crede di mettersi apposto la coscienza, così?"
Angel non rispose.
La guardò uscire dalla stanza, trascinata dal medico.
Piena di collera e di livore.
Contro di lui.
Aveva visto quella bambina spegnersi per tre giorni… e combatteva in quel modo per lei… cosa poteva essere accaduto al cuore, e all'anima di Kate… cosa, se il suo stesso cuore e la sua stessa anima si sentivano percossi e annichiliti, di fronte a quella sofferenza così assurda, così tanto crudele?
Si sfiorò la guancia con la mano, percorrendosi con le dita i punti in cui lo schiaffo bruciava ancora.
E non si stupì di come quell'unico gesto avesse fatto mutare il suo parere sull' infermiera…
"Perché hai detto che sei il mio papà…?"
"Oh, mio Dio…"Mormorò Angel, voltandosi di scatto.
Era la seconda volta in pochi minuti che era così assorto nei suoi pensieri da permettere a una voce di coglierlo di sorpresa… ma il salto che fece adesso il suo cuore non aveva niente a che vedere con la sua reazione di poco prima.
Davanti a lui, la bambina di Kate lo guardava con i suoi enormi, bellissimi occhi azzurri…pieni di innocenza e di gentilezza… come pozze profonde e trasparenti in cui un uomo avrebbe potuto perdersi, e annegare… continuando a vivere.
Occhi indimenticabili.
Gli occhi di Kate.
" Tu non sei il mio papà… "Ripetè la piccola, la voce debole come un soffio di vento. " mi dici chi sei, per piacere?"
Angel deglutì, piegandosi sulle gambe e abbassando le spalle, perché il suo volto le fosse quanto più possibile vicino.
"Come lo sai che non sono il tuo papà?" Mormorò, sorridendole.
Lei non si mosse, e non esitò prima di rispondere.
"Perchè mio papà non sarebbe venuto… e non mi avrebbe fatto le carezze… mio papà non mi vuole bene… "
Angel allungò le dita, sfiorandole la tempia, dove una volta dovevano esserci state ciocche ribelli di capelli biondi.
"Hai ragione tu… " Disse piano, senza guardarla. " non sono tuo padre… sono solo un amico della tua mamma…"
"Sei Angel?"
Di nuovo, lui sgranò gli occhi, stupito.
E di fronte alla sua espressione sbalordita, la bambina proruppe in una piccola, dolcissima risata, che ebbe il potere di mandargli in un attimo in frantumi il cuore.
"Non sono mica una maga!"Esclamò,e per un attimo parve che una traccia di colore tornasse sulle sue guance bianche." Ho sentito mamma che lo diceva una volta… mentre dormiva…però…. non mi ricordo quando…"
Angel rispose al suo sorriso, appoggiando il volto alla mano.
"No… " Mormorò. " magari non sei una maga… però potresti essere una fata… "Le sfiorò di nuovo la fronte." Ti piacerebbe ?"
La bambina sospirò, tornando ad abbandonarsi sui cuscini.
"Si… "Soffiò. " perché così potrei tornare a casa… "
Chiuse per un attimo gli occhi, e, quando li riaprì, c'era una sofferenza atroce nel suo sguardo.
"Lo sai… " Mormorò. " io non me la ricordo casa mia… non me la ricordo più…
Mi ricordo solamente altri ospedali…
Però so che voglio tornare a casa… lo stesso… pure che non me la ricordo e non so dove sta… "
Dio… quella bambina aveva veramente quattro anni?
Solo quattro anni?
Quattro anni e parlava, e lo guardava, e aveva dentro uno spirito che aveva già sofferto per più di un vita…
"Lo sai… "Mormorò. " a me capitava spesso di pensare di voler tornare a casa… solo che ci ero già a casa mia… e così, non sapevo dove volevo andare veramente…
Poi sono partito… e di nuovo ho desiderato tornare a casa… la mia vera casa… quella che avevo voluto lasciare … e non potevo più farlo…"
"E ora?"Domandò, attenta, la bambina.
"Ora"Sorrise lui." Ho un' altra casa…"
Allungò un dito, toccandole il naso e continuando a sorridere.
"E anche io, da bambino, facevo finta di dormire…"
Per la prima volta, lei si mosse, arricciando il naso e allungandosi verso di lui, come per confidargli un segreto.
"Shh…"Disse piano." Non voglio che lo sappiano.
Se sanno che sto sveglia vengono tutti qui e mi stanno intorno, e mi parlavo… e mi chiedono come mi sento, e se voglio qualcosa… e i dottori mi guardano la gola, e gli occhi… e mi domandano sempre le stesse cose…
Così invece mi fanno stare in pace…
E mamma non ha bisogno di fare finta di ridere…
Io me ne accorgo, sai, quando fa finta e quando ride veramente…"
Angel annuì, tornando ad accarezzarle la guancia.
"Si…"Mormorò." Anche io…"
Stavolta li sentì, i passi alle sue spalle, nonostante tutta la sua attenzione fosse concentrata sul volto della piccola , e sul suono debole e regolar del suo cuore, e sollevò la testa.
Stavolta seppe quando quei passi furono alla porta.
E dal momento che li sentì… seppe che appartenevano a Kate.
"Angel!"Esclamò, entrando di corsa nella stanza." Nia… "
Si portò una mano al cuore, fissando la bambina, e un respiro, che fu quasi un grido di sollievo, le sgorgò dal petto quando la vide.
"Amore…" Mormorò, inginocchiandosi accanto al letto, dall'altra parte. " sei sveglia… sei sveglia… "
Alzò li occhi verso Angel, mentre le sue dita stringevano quelle della mano libera della bambina.
"Era da tre giorni che non riprendeva conoscenza…"Spiegò. "Da prima che arrivassimo a Los Angeles…"
Nia sospirò.
"Mi piaceva andare in macchina… mi piaceva più che stare qui…
E' un altro ospedale… ma è sempre uguale… invece, in macchina, vedevo tante cose nuove…"
"Bè…"Si intromise l'infermiera che poco prima aveva colpito Angel, avanzando dal fondo della stanza. "ma anche ora hai visto delle cose nuove… hai visto tuo papà, no?! Non sei contenta?!"
Kate lo fissò, trattenendo per un secondo il respiro.
E continuò a guardarlo anche mentre Nia, piano, mormorava: " Si… sono contenta…"
Allora, Kate serrò gli occhi, e, per un attimo, Angel ebbe paura che svenisse.
"Vado a chiamare il dottor Newman…"Continuò l'infermiera, che non sembrava essersi accorta di nulla, e Angel vide Kate stringere i denti, nel tentativo disperato di riprendere il controllo di se stessa.
"Nia… "Mormorò piano un attimo dopo, ma non terminò la frase, sospirando e allungando nuovamente la mano per carezzare la fronte della bimba.
"Sono davvero contenta…" Sussurrò la piccola, con la sua voce da uccellino. "sei arrabbiata con me? "
Kate le sorrise. Un sorriso stanco, che non aveva niente a che fare con quello che un tempo aveva conosciuto.
"Non potrei mai essere arrabbiata con te, amore…"Mormorò. " non me ne hai mai dato ragione…"
"Però ti faccio stare in pena…"
"Non sei tu… è questa malattia che ti fa stare male… mentre io non posso fare niente…"
Si portò alle labbra la mano della bambina, baciandola con dolcezza.
"Ho avuto così paura…"Mormorò. " sembrava che non volessi più svegliarti …"
Angel vide la bambina voltare la testa, e quando Kate aprì le labbra per continuare le si avvicinò, appoggiandole con delicatezza una mano sulla spalla.
"Kate…"Mormorò.
Lei si voltò a guardarlo, sbattendo gli occhi, come se per un attimo non riuscisse a comprendere dove si trovasse, o cosa ci facesse lui lì.
"Certo…"Esclamò dopo un attimo, alzandosi e prendendo la borsa da terra. "scusa…"
Tirò fuori una siringa e una fiala con anticoagulante, appoggiandole poi sul comodino accanto al viso della bamba.
"Li ho presi in infermeria…"Spiegò. " non c'era nessuno…
Probabilmente un'emergenza in corso."
"Angel è un dottore?" Mormorò Nia, mentre Kate infilava con un lento sospiro l'ago nel tubo della flebo.
Un sospiro che pareva un singhiozzo.
Angel la guardò, e non rispose, aspettando che fosse lei a farlo.
Duecentocinquanta anni, e non era in grado di rispondere alla domanda di una bambina. Come non era stato in grado di impedire a sua madre di soffrire…
Kate deglutì, versando il sangue appena prelevato nella fiala, e Angel lo guardò scorrere, chiaro, liquido, come vino nuovo, bruciante di vita…
Vino malato…
Vita malata…
Se ne rendeva conto fin da lì.
Senza nemmeno bisogno di annusarlo o sentire il suo sapore.
Sangue così diverso da quello di sua madre.
Da quel fuoco che lo aveva bruciato e che gli era rimasto dentro, ricordandogli quel giorno di cinque anni prima,per centinaia e centinaia i volte, più debole solo del ricordo delle sue mani, che stringevano le braccia di lei contro il suo corpo.
Kate chiuse la fiala e la strine contro il petto per un istante, sollevando il volto, prima di tornare a guardare la sua bambina.
E a sorriderle, l'amore sul suo volto che la rendeva ancora più bella.
"Amore…" Bisbigliò, sedendo sul letto accanto a lei. " ti ricordi quando ti ho raccontato del vampiro buono?"
La bambina sgranò gli occhi, ma la sua sorpresa non poteva essere grande come quella di Angel.
"Si… "Sussurrò.
"E ti ricordi quando stavi tanto male e mi chiedevi perché se poteva aiutarti contro i mostri non lo poteva fare anche adesso?" Nia passò gli occhi da Kate ad Angel. " E mi hai … detto che non era vero? Che nessuna delle storie che ti raccontavo era vera?
Ecco… lui è …"Si schiacciò per un attimo le dita sulle labbra, abbassando gli occhi. " lui è il vampiro buono delle nostre storie…"
Nia boccheggiò letteralmente, fissandolo.
E non c'era orrore in quegli occhi. Non c'erano ribrezzo o paura, non c'era nessuno dei sentimenti che aveva visto negli occhi di chi scorgeva per la prima volta quello che era.
Non c'erano il terrore di cui tante volte si era nutrito, o l'incredulità mista ad orrore che avevano preceduto la fine di una delle sue vittime.
Non c'era nulla di ciò che in passato aveva cercato.
Solo l'espressione sognante di una bimba… davanti alla realizzazione di una favola.
"Veramente?"Sussurrò, e persino la sua voce parve più viva. Come i suoi occhi e il colore sulle sue guance. " Veramente sei il vampiro buono? "
Angel le sorrise, senza sapere più se allungare o meno una mano per sfiorarla.
"Si…"Rispose semplicemente. " e sono veramente felice di conoscerti… "
"Sei vero…" Ripetè lei, gli occhi che le si riempivano di lacrime. " esisti per davvero… "
Si… lui esisteva… e quella creatura in quel letto d'ospedale ci credeva senza bisogno di prove, senza bisogno di altre parole.
Come sua sorella una volta aveva creduto nelle fate, e negli spiriti dei boschi. Con la stesa meravigliosa, infantile fede.
E non era un mostro per lei…
Per la prima volta… non era un mostro…
Sentì le dita di Kate sulla pelle, ancor prima di vederla allungarsi verso di lui per sfiorargli una mano, nei suoi occhi qualcosa che anche volendo non avrebbe potuto essere espressa a parole, e che il calore della pelle di lei sulla sua trasmetteva direttamente al suo sangue.
Solo un attimo, un attimo in cui il mondo cessò di esistere e loro tornarono indietro, a tanti anni prima… a tanti errori prima.
Prima che lei deglutisse, e lentamente, con riluttanza, volgesse la mano, mostrando nel suo palmo la fiala piena di sangue.
Angel la prese, e un attimo dopo tornò a volgersi alla bimba, sorridendole.
Stavolta non esitò a prenderle la mano, e dolcemente si chinò su di lei, sfiorandole le dita con un bacio.
"Esisto per davvero…" Mormorò. " e non ti lascerò più sola…"
Vide una lacrima scendere lungo la guancia della bambina, ma non osò sollevare di più gli occhi.
Non osò guardare il volto di sua madre.
Raggiunse la porta senza guardarla e solo quando Nia lo richiamò trovò il coraggio di voltarsi.
" Angel…" Mormorò la bambina. " perché non sei venuto prima?"
Cercò gli occhi di Kate, e quello che vi vide riflesso, questa volta, fu un 'enorme tristezza, che gli lacerò il cuore.
Portandosi via le ultime tracce di rancore e di rabbia.
Cancellando ogni cosa. Cancellando cinque anni.
"Ti ho cercata tanto…"Mormorò piano. " ma non sapevo dov'eri…"
Kate chiuse gli occhi.
Non aveva bisogno di pronunciare il suo nome.

Parte II
Bob

Aveva le mani sudate mentre, seduta sul letto, componeva freneticamente il numero di telefono, col cuore che le batteva così forte in petto che sembrava potesse scoppiarle da un momento all'altro.
Pompandole nelle vene sangue caldo come lava .
Che bruciava il suo viso, e sapeva di vergogna.
Eppure, Kate stava ingoiando la vergogna.
Stava ingoiando l'orgoglio, stava ingoiando ogni brandello di dignità.
Stava ingoiando tutto ciò che per lei era stato importante, e stava ingoiando il batticuore.
E in quel momento non le importava.
Non le importava di niente.
Voleva solo che le rispondesse.
Voleva che alzasse quella cornetta e le parlasse, almeno una volta…
Voleva sentire la sua voce…
Si.
Per favore.
Voleva sentire la sua voce.
Solo per un secondo.
Voleva solo sentirlo pronunciare il suo nome.
Aveva le mani sudate mentre portava al volto la cornetta, e aspettava.
Per secondi che sembravano anni.
Mentre il rumore secco della linea telefonica si prendeva gioco di lei.
Di lei, e del suo folle batticuore.
Si passò una mano fra i capelli, lanciando un 'occhiata alla porta, da cui una lama di luce, proveniente dal soggiorno, filtrava appena, interrotta di tanto in tanto dall'ombra dell'uomo nell'altra stanza, che si muoveva come se fosse a casa sua.
Ma quella non era casa sua…
No… e lei non avrebbe mai dovuto invitarlo a salire…
Lei non avrebbe mai dovuto accettare quell'appuntamento, non avrebbe mai dovuto sollevare il telefono e rispondergli…
Non avrebbe mai dovuto dargli il suo numero.
E non avrebbe mai dovuto permettergli di baciarla.
Deglutì, mentre al suo orecchio il telefono continuava a suonare.
E lui, dall'altra parte, non rispondeva…
E lui, dall'altra parte, non c'era…
Non c'era per lei… non c'era nemmeno per pronunciare il suo nome.
E farle vedere di nuovo chiaro, come il girono che l'aveva morsa…
Forse era fuori con la sua ragazza, forse stava aiutando qualcuno… qualcuno che non era lei…
Non aveva nemmeno voluto guardarla, quella sera di tre giorni prima… e poi… tutto era successo così in fretta.
L'incidente, e Bob che rientrava nella sua vita, che la invitava a prendere un the…
Un the… non le piaceva nemmeno il the, e non le piaceva lui… ma il cuore le faceva così tanto male , e aveva così' tanta paura di tornare in quella casa vuota, dove lui l'aveva stretta fra la braccia, dove tutto le parlava di Angel, anche se non ci era stato che per pochi minuti.
Perché tutto le parlava delle ore trascorse a pensare a lui.
Ed era così arrabbiata con lui, che se ne stava in casa, con la sua ragazza, mentre Kate rischiava di ammazzarsi sulla strada, e con se stessa, perché lui non le aveva mai dato nemmeno una ragione per pensare che le cose potessero andare diversamente.
Perché era stato lei ad allontanarlo. A braccarlo, ad accusarlo, a volere che fossero nemici… per riuscire a non amarlo, per riuscire a non ammettere che lui stava diventando il centro stesso delle sua esistenza.
Perché era stata lei a rovinare quel poco che esisteva fra loro, e poi aveva creduto che tutto si potesse aggiustare… si era illusa che tutto si potesse aggiustare… e che nel cuore di Angel ci fosse un posto anche per lei.
Perchè Angel non aveva colpa, eppure non riusciva a non provare verso di lui una rabbia così cieca da renderla quasi folle.
Da farle accettare l'appuntamento dell'uomo che già una volta le aveva fatto del male, da portarla ad invitarlo su, e a permettergli di baciarla…
Perché Angel aveva la sua bellissima ragazza, e la baciava, e faceva l'amore con lei… e Kate era così stanca di essere sola… era così disperamene piena di tristezza da quando lo aveva visto.
Così duro, distaccato, così triste…
E non aveva voluto dirle perché… non aveva nemmeno voluto parlarle…
Perché non aveva più bisogno di lei adesso, e lei non aveva più bisogno che le salvasse la vita…
Come, come aveva potuto illudersi che fosse un altro il motivo? Che fosse lei il motivo?
Di quelle carezze, del morso sulla sua carne, della dolcezza infinita di quei momenti nel guardino.
Era solamente colpa sua… e adesso era lì, e aspettava che lui le rispondesse.
Che le dicesse solamente una parola. Che pronunciasse il suo nome.
Per tornare in soggiorno.
Per dire a Bob di andarsene a casa.
Che era stato tutto un errore. Un terribile, imperdonabile errore.
Per tornare a sdraiarsi nel suo letto, sola, e pensare a lui.
Ma lui non c'era.
Non rispondeva .
Come tante altre volte.
Quando si era preoccupata, quando si era chiesta dove fosse, e lui invece… invece…
Spense il cordless, e lo gettò furiosamente contro la parete, con tanta forza che rimbalzò, finendole ai piedi.
Con il vano della batteria divelto e l'antenna spaccata dalla base.
Come il suo cuore…
Mentre la rabbia rendeva muto il dolore, e sorda la coscienza.
Lo aveva spettato così a lungo… e così tante volte…
Lo aveva amato così a lungo… ma lui non aveva mai amato lei…
Non aveva mai voluto stare con lei…
"Katie…"Mormorò Bob, aprendo discretamente la porta. "piccola… c'è qualcosa che non va?"
Lei si alzò dal letto, deglutendo nervosamente sotto la maschera di autocontrollo che a volte le pareva parte integrante del suo volto.
"No. "Rispose. " Figurati. Ho avuto solo uno scatto."
Bob sollevò un sopracciglio, entrando nella camera.
"Tu?Uno scatto?
Il poliziotto più freddo e controllato del distretto?
Credevo che i tuoi scatti fossero solo coreografia da interrogatorio."
Kate strinse le labbra, annuendo lentamente.
"Tu, più di molta gente," Disse piano. "dovresti sapere che non sono poi così terribile…"
Lui si mise le mani in tasca, avanzando ancora di un passo.
"Io so chi eri. So che sembravi l'allieva più efficiente e dura dell'accademia, preoccupata solo di essere all'altezza di suo padre. "
Allungò una mano, sfiorandole il viso, e Kate lottò per non tirarsi indietro.
Era calda la sua mano… troppo, troppo calda.
"E anche quella volta…"Le sussurrò sulla pelle. " l'unica cosa di cui ti preoccupavi era che tuo padre non si accorgesse di niente."
"Mi hai lasciata sola,"Rispose lei, senza muovere un muscolo. " in quella palestra enorme. Terrorizzata. "
"Tu?" Bob sorrise. Quel sorriso da mascalzone che l'aveva sempre attirata tanto. " Tu terrorizzata? Kate Lockley?
No.
Io ero terrorizzato.
Tu non mi avevi detto…"
Kate scosse la testa.
Quella discussione era assurda.
"Senti Bob…" Mormorò allontanandosi, ma lui non glielo permise, prendendola dalla vita.
"Hai ragione…" Soffiò. "sono stato un vigliacco figlio di puttana…
Ma tuo padre non faceva paura solo a te…
E dopo avrei voluto chiederti scusa…"
"Ma non lo hai fatto…"
"E tu mi hai perdonato lo stesso…"
Kate aggrottò la fronte.
"Altrimenti non mi avresti invitato qui, stasera… e non mi avresti baciato."
"No…"Si divincolò dalla sua presa. " ascoltami, quel bacio…"
"Lo so…"Le appoggiò la mano alle labbra. " lo so che non è l'amore del secolo.
Non lo è mai stato.
Ma siamo soli tutti e due stasera, e tu mi hai invitato … "
Si… lo aveva invitato…
E ora era lì, a pretendere quello che lei non gli aveva offerto.
Mentre colui che non aveva mai invitato era lontano. Nel suo albergo.
Con un 'altra donna.
Sentì le labbra di Bob sulle sue, e rimase immobile, il cuore che le accelerava leggermente il battito, e non per desiderio, o amore.
Con un 'altra donna…
Con un 'altra donna…
Faceva male.
E ne faceva ancora di più perché non aveva voluto nemmeno guardarla.
Perché non l'aveva nemmeno chiamata.
Perché aveva lasciato che il suo telefono squillasse a vuoto decine di volte.
E perché Kate non aveva alcun diritto di pretendere il contrario.
Sentì le mani dell'uomo sul suo corpo, lentamente dapprima, poi più freneticamente, mentre lui continuava a baciarla, chinandosi su di lei e premendole le labbra sulle scapole.
Faceva male perché non riusciva ad odiarlo.
Perché quella rabbia, e quel rancore, e quel vuoto atroce che sentiva non le premettevano ancora di odiarlo.
E lei non era più la stessa donna che pochi mesi prima era riuscita ad illudersi di farlo.
Caddero insieme sul letto, e lei voltò la testa. Verso la porta aperta, e la luce.
Ma come faceva, Bob, a non accorgersi che non si stava movendo?
E perché… perché lei non riusciva a farlo?
Perché non riusciva ad allontanarlo dal suo corpo?
In fretta… succedeva tutto troppo in fretta.
E Kate aveva troppo male al cuore.
In terra, il codless era ancora dove lo aveva gettato.
Abbandonato.
Come lei.
Spezzato.

"Vado da lei adesso."Rispose Angel, infilando il cappotto sotto lo sguardo profondo di Wesley. " e non credo proprio che ciò che avrò da dirle le piacerà."
"Ci credo…" S'intromise Cordelia, continuando a passeggiare avanti e indietro, mentre batteva leggermente sulla schiena del bambino.
Sbuffò, tirandolo più su contro di se.
"Se penso alle cose che le ho detto… io… ah, dopo tanti anni non so ancora tener chiusa questa fogna!"
Angel le sorrise indulgentemente.
"Non credo che Kate se la sia presa… "Mormorò. " ha altro per la testa in questo momento…"
Cordelia si morse le labbra, e finalmente lasciò andare la domanda che doveva esserle bruciata sulla bocca dal momento stesso in cui era arrivata quella mattina.
"E' proprio così grave?" Chiese.
Angel sospirò, scambiando un rapido sguardo con Wesley.
"La sua bambina sta morendo, Cordelia… " Mormorò semplicemente. " a quel che dice Wesley, è incomprensibile come sia ancora viva…"
Si allontanò, incapace di sostenere lo sguardo pieno di pena della donna, e fu Wesley a continuare per lui.
"Dalla mia analisi con La lampada di Amoos " Spiegò. " risulta che le cellule del sangue della bambina sono totalmente anormali, a livello addirittura atomico.
Il suo Dna manca di una porzione, quasi un intero filamento… ma questo è assurdo, perché con una tale mutazione quella creatura non sarebbe nemmeno dovuta venire al mondo, o , se verificatasi successivamente, per qualche motivo, l'anomalia avrebbe dovuto stroncarla in pochissimo.
Invece lei è nata. Ed è stata in perfetta salute fino ai tre anni.
Senza contare il fatto che il problema sembrerebbe riguardare solamente le cellule del sangue …
Sinceramente non capisco… "
"Ma… " Mormorò Cordelia. " io pensavo che La lampada di Amoos fosse in grado di individuare qualunque tipo di malattia! Dopo tutto il casino che abbiamo fatto per procurarcela!"
"Tecnicamente"Puntualizzò Wesley, tirandosi su gli occhiali con un dito. " le mutazioni genetiche non sono delle malattie!"
"Ah. E che differenza fa per quella bambina?"
Wesley abbassò gli occhi per un attimo.
"Molta, forse.
Se riesco ad accertarmi, almeno con una buona approssimazione, che si tratta di una mutazione, posso provare a fare un incantesimo per ricostruire il DNA, partendo da una cellula di un'altra parte del corpo.
In realtà… è proprio ciò che spero, perché se invece si tratta di una malattia, di un genere che, per qualche motivo, non viene rilevata dalla lampada…"
Cordelia annuì piano, e si portò istintivamente alle labbra la testa del suo bambino.
"Certo che la cosa più difficile al mondo è rendersi conto di quello che si ha… non è vero piccolino?" Lo baciò, prima di avvicinarsi a Wesley e porgerglielo, sospirando sonoramente.
"Tieni, "Esclamò. " fa la metà del tuo dovere!"
Wesley sgranò gli occhi, prendendolo goffamente fra le braccia.
"Che ci devo fare?!" Esclamò.
"Che vuoi farci?"Sbuffò lei, raccogliendo dal divano la giacca. " Mangiarlo?
Il latte in polvere è nello stipo, camomilla e pannolini nel suo beauty, ha già fatto la pappa per cui il massimo che può succedere è che si metta a piangere.
Se accade e non si calma chiama Lorne al Caritas e fagli cantare una canzone per telefono.
Tutto chiaro?"
Wesley boccheggiò letteralmente, cercando di aggiustasi meglio il bambino fra le braccia.
" Si, certo… ma tu dove vai?"
Cordelia quasi ringhiò, sollevando in alto le mani.
"Secondo te dove sto andando, Wesley, vediamo?!"
Lui deglutì, sull'orlo di una crisi di panico.
"In ospedale?" Azzardò.
"Bingo!! Puoi scegliere fra un Home teatre e la custodia del mio bambino per un paio di ore!
Ma … ops, l'Home teatre è appena terminato, per cui, buon divertimento!"
Gli passò davanti, precedendo Angel sulla porta e poi voltandosi a guardarlo.
"Allora, " Lo incitò. " andiamo? Potrei anche cambiare idea se guardo ancora un secondo come Wesley tiene Allen!"
"Cordelia… "Mormorò Angel, seguendola nell'atrio dell'Hyperion. Ma lei lo zittì immediatamente, con un imperioso gesto della mano.
"Se mi ricordo solo un po' com' è fatta Kate Lockley, "Disse. " si troverà divisa fra il voler venire con te e il non voler lasciare sola la sua bambina!
Bè, io sono l'alternativa perfetta.
Sempre che prima decida di spararmi per come l'ho trattata ieri, scelta che, per inciso, avrebbe tutta la mia comprensione!"
"Non potevi sapere…" Soffiò lui.
Cordelia si fermò sulla porta, con la mano sulla maniglia.
"No…"Mormorò. " nessuno poteva sapere…" Alzò la testa, guardandolo. " lo sai, vero, che probabilmente era già incinta, quell'ultima volta?"
Angel non abbassò la testa, ne si sottrasse al suo sguardo.
"Si… lo so…"
"Te lo ha detto lei?"
" Non mi serve che me lo dica lei…"
"E ti ha spiegato…"
"Cordelia,"La interruppe. " noi non abbiamo parlato…"
"Non avete parlato?!" Scattò lei, mentre automaticamente prendeva la coperta che sempre tenevano sulla panca subito fuori dalla porta e la metteva sotto il braccio. " Angel, sei tornato a casa, hai consegnato il sangue a Wesley, sei ritornato in ospedale, e poi sei rientrato, quanto, quattro ore fa?
Che cavolo avete fatto in un ospedale se non avete parlato?!"
Angel distolse gli occhi, percorrendo al suo fianco il viale in ombra fino al cancello d'ingresso.
" Kate non si sentiva di parlare… e del resto non avremmo nemmeno potuto farlo… non in quella stanza, con Nia che dormiva nel letto di fronte al nostro…" Cordelia lo fissò. " a quello su cui eravamo seduti!!"
"Precisazione inutile. E naturalmente non ha voluto lasciarla nemmeno il tempo per dormire due ore."
Angel sospirò , aprendole il cancello.
Fortunatamente, la convertibile, che comunque aveva la cappotte alzata, era ancora in ombra.
"No… "
"E tu non glielo hai imposto?!"
"No…"
"Perfetto. E…"
"E?"
"Avanti, Angel, hai qualcos' altro sulla punta della lingua, e io non ho la pazienza che aveva Doyle."
Di nuovo, Angel abbassò gli occhi, fermandosi con la schiena appoggiata alla carrozzeria dell'auto.
Doyle…
Doyle…
Se ci fosse stato Doyle avrebbe saputo cosa era meglio fare…
Sette anni… e gli mancava ancora come il primo giorno…
"E' arrivata quattro giorni fa da Cicago, e la bambina è stata male già in viaggio.
Ha perso conoscenza in macchina e poi non l'ha più ripresa fino a ieri…
Kate non ha… ne una casa… ne un albergo qui in città…
Ha passato tutto il suo tempo in ospedale, lasciandolo solo quando le condizioni di Nia si sono stabilizzate… per venire da noi…"
Cordelia annuì piano.
"Lei non ha un albergo…"Disse piano. " ma tu si."
"E quello che le ho detto…"
"Ma lei non ne ha voluto a che sapere."
"Non vuole lasciare la bambina…"
"E tu, naturalmente, le hai obbedito!"
Angel aggrottò la fronte.
"Ma certo! "Continuò Cordelia. " Tu le hai sempre obbedito!
E non ti è mai nemmeno passato per l'anticamera del cervello che tutto ciò di cui aveva bisogno era che tu insistessi appena un po' di più?!"
"Cordelia…"
" Non ti è mai passato per la testa che fosse solo orgoglio, che lei avesse bisogno di qualcuno accanto, ma che essendo una testarda testa dura come sei tu non lo avrebbe ammasso nemmeno sotto tortura?
Non ti è passato per la testa che ci sono persone così idiote da farsi passare sotto il naso la felicità per orgoglio, o per non dare a vedere quanto sono deboli?
Non ti è mai passato per la mente…"
"Si!"La interruppe lui. "mi è passato per la mente, soddisfatta?!
Mi è passato per la mente decine di volte!
Ma che potevo fare!
Non potevo andare da lei e costringerla con la forza!
Imporle la mia presenza quando mi aveva detto che non mi voleva, quando era evidente che non mi voleva vicino per… per…. per quello che sono.
Quando mi aveva chiesto di lasciarla…"
"Perché? Perché non potevi Angel?"
"Cordelia, da quando in qua sei diventata una così stregua difenditrice di Kate?
Non mi pare che tu abbia avuto delle parole molto gentili per lei quando è sparita."
"Da quando me la sono presa con una donna che ha una figlia che muore in ospedale e mi sento male come un cane!
E adesso dimmi tu, Angel, perché se Kate ti chiedeva di lasciarla tu la lasciavi, se ti diceva di non volere nessuno quando era sola come un cane dopo la morte di suo padre , tu ti allontanavi, mentre quando era Buffy Summers a farlo non c'era verso di staccarti dal suo prezioso, rotondo fianco da Cacciatrice?!"
Angel sgranò gli occhi, sorpreso.
Se c'era una cosa che non si era aspettato era che Cordelia tirasse dentro Buffy.
Di solito, non voleva nemmeno sentirla nominare.
"Avanti, sto aspettando!"
"Non… non è la stessa cosa… "Mormorò.
"Perché?! Perché Buffy era una scema ochetta bionda di sedici anni che quando voleva dire no diceva si e viceversa, e due volte su tre apriva la bocca e le dava fiato senza prima essersi accertata che il cervello fosse in moto, quando andava bene? E invece Kate era una donna matura e adulta, perfettamente in grado di sapere ciò che voleva?"
Angel la fissò, profondamente a disagio.
Sapeva che Cordelia diceva la verità… se lo era ripetuto decine di volte… ma questo non rendeva più facile ammetterlo.
E del resto, Cordelia non voleva che fosse più facile. Non lo voleva affatto.
"Si… "Mormorò piano, fissandola come avrebbe fissato sua madre, se sua mandre si fosse mai preoccupata di domandargli qualcosa, o di cercare di capirlo." Ho sempre pensato che potesse non essere così, però… se invece lo fosse stato…"
"Oh, Angel, cavolo!" Gridò quasi Cordelia. "Io l'ho vista quel giorno che venne qui, prima che tu partissi per lo Stry Lanka!
E ti poso assicurare che tutto quello che quella donna voleva era solo che tu la chiamassi!
Oh, ma perché dobbiamo essere tutti così idioti quando si gioca con il cuore?!"

Sporca.
Era l'unico modo in cui si sentiva.
L'unica parola che le rimbombava nella mente, l'unica realtà che il suo corpo le gridava.
Kate era sporca.
Sporca come il grasso su un vetro, sporca come la polvere, appiccicosa, in una strada di periferia, sporca l'acqua di una pozza .
Sporca come una prostituta.
Più di una prostituta.
E non gliene importava niente.
Non le importava niente di nulla.
Continuava a fissare il telefono schiantato in terra, l'antenna piegata in modo irregolare, di lato, come un corpo colpito con violenza.
Come il suo corpo…
E sapeva che il suo cuore non batteva più nemmeno forte…
Sapeva che il suo cuore era vuoto.
Così vuoto…
E lei era così sporca…
"Katie…" La voce roca di Bob le sfiorò piano una tempia, e l'unica cosa che lei riuscì a pensare era perché non si decideva ancora a spostarsi di lì. Perché non prendeva le sue cose e non se ne andava?
Perché non la lasciava in pace? " Mi dispiace…"
Chissà se avrebbero potuto aggiustare qual telefono…
Di lì il danno pareva serio, ma poteva sbagliarsi.
Dopotutto, era un oggetto, e gli oggetti non erano come le persone…
Era più facile ripararli, gli oggetti…
Si voltò piano, per la prima volta, e lo guardò negli occhi.
Calma.
Gelida.
Come il suo cuore.
Vuota.
Come il suo cuore.
" Non preoccuparti…"Sussurrò. " non è colpa tua."
"Lo so, "Rispose lui. " mi spiace solo che non ti sia piaciuto."
Finalmente, si spostò da lei, rotolando sul fianco, e fissandola.
" Dopotutto, non credevo a ciò che si diceva di te…"
Kate allungò la mano, tirando istintivamente il lenzuolo su di se.
Non voleva che la vedesse.
Non riusciva sopportarlo.
Gli aveva appena permesso di usare il suo corpo, ma il pensiero che i suoi occhi la guardassero le dava una nausea atroce, scotendola più dell' espressione di tranquilla superiorità sul suo volto.
Più delle sue parole.
"Perché'," Chiese, stringendosi il lenzuolo sul petto . " che cosa si dice di me?"
Lo sapeva ciò che si diceva di lei…
Lo aveva sentito così tante volte…
"Bè… che non ti piacciono… sai… gli uomini… che non sei capace…" Sghignazzò. " io gli dicevo che non era così, che all'accademia eri un po' timida si, però, da questo a … tuttavia, a ripensarci ora, nemmeno quella volta…"
Kate si sollevò a sedere, disgustata.
Da se stessa… più ancora che da lui.
"Fa piacere sapere che si parla ancora di me, nell'ambiente…" Disse, alzandosi.
"Uh… non te la sei presa, vero, Katie? "
Non lo guardò.
L'unica cosa che guardava era la porta del bagno.
L'unica cosa che voleva era la porta del bagno.
"No, non preoccuparti.
Vorrei solo sapere se volevi me o solo un 'altra storia da raccontare in giro."
Lui si allungò, sfiorandole la mano.
"Dai, Katie, tesoro… lo sai che non è così.
E poi, io sono stato onesto con te…"
Lei deglutì, e si avvolse il lenzuolo attorno al corpo.
"Si… "Mormorò. " sapevo benissimo che cosa volevi… sono io che non sono stata onesta…"
Lui aggrottò la fronte, ma le sue parole dovevano averlo in qualche modo tranquillizzato, perché un attimo dopo si distese sulla schiena, passandosi un braccio dietro la testa.
"Ti spiace se faccio un pisolino?" Domandò. " Monto in servizio fra quattro ore."
Di nuovo, Kate non lo guardò.
"Fa pure… " Rispose, avviandosi al bagno.
"Mm… sapevo che eri una donna straordinaria, Katie!
Tutta cervello e buon senso!"
Si, ripeté lei dentro di se , tutta cervello e buon senso… e lacrime che pareva non avessero la minima intenzione di uscire…
Ne lei aveva intenzione di permettere loro di farlo.
Poteva essere scesa così in basso da fare schifo a se stesa, ma non avrebbe dato a Bob la soddisfazione di vederla piangere.
Piangere per qualcosa che aveva voluto.
Che aveva scelto scientemente di fare.
Per qualcosa che avrebbe giudicato un 'idiozia.
Che probabilmente era un 'idiozia.
Per chiunque, ma non per lei.
Lei non avrebbe potuto sentirsi più sporca nemmeno se si fosse rotolata nel fango.
Tutto quello che voleva era fare una doccia…
Era acqua fresca sul suo corpo, e sul volto… tutto quel che voleva era tornare a sentirsi di nuovo pulita…
Come qual giorno che avevano parlato nel guardino dell'Hyperion, Angel e lei…
Il pensiero di lui la colpì, come un pugno in pieno stomaco… insieme alla vista della doccia…
Della sua doccia…
Mattonelle, un rubinetto su una parete…
Solo una doccia… niente più che una doccia… e sotto, un uomo e una donna, avvinghiati, mentre lui cercava di richiamare alla vita una creatura che aveva creduto di non volere più esistere.
Si portò una mano al petto, improvvisamente soffocata, come se una morsa, improvvisa, fosse sbucata dal nulla a serrarle la gola.
No, Dio no…
Non poteva…
Non poteva avvicinarsi a quella doccia…
Non poteva lasciare che l'acqua le scorresse addosso,come quel giorno.
Non adesso…
Non ora che era così sporca…
Chiuse gli occhi , correndo fuori dalla stanza, e fu solo un caso se non inciampò nel suo telefono, abbandonato in terra.
Vicino al letto.
Il letto in cui Bob si era già addormentato.
Ansò, raggiungendo la cucina.
E finalmente si lasciò cadere in terra, raccogliendo le gambe al petto e affondando la testa contro le ginocchia.
Tremando.
Come una bambina.
Una bambina che nessuno avrebbe consolato.

Kate si riempì la bocca d'acqua, e poi la sputò, stremata, finendo di vomitare gli ultimi frammenti di cibo e poi appoggiando la fronte al rubinetto aperto, senza riuscire a smettere di tossire.
Ogni colpo che rischiava di farla ricominciare, ma con la differenza che non aveva più niente in corpo da rimettere.
Sputò ancora, e poi si passò una mano bagnata sul volto, nel tentativo di recuperare un po' di forze.
E di liberarsi da quel sapore terribile di acido che pareva esserle passato sulla pelle.
Se glielo avessero chiesto dopo, probabilmente, non sarebbe riuscita a ricordare ciò che le disse che lui era lì, che la stava guardando.
E anche allora non fu nulla che potesse identificare, a cui potesse dare un nome.
Non fu nemmeno una sensazione…
Semplicemente, seppe che era lì, dietro di lei, e non si voltò nemmeno, troppo stanca persino per l'orgoglio.
Troppo cambiata per l'orgoglio.
" Da quanto sei lì?" Mormorò, prendendo fra le mani l'asciugamano e tamponandosi il viso.
Angel esitò un momento, e solamente quando Kate si volse, e lo guardò negli occhi, lui rispose.
"Abbastanza…"
Si avvicinò di un passo, entrando nel piccolo bagno attiguo alla camera di Nia.
"Kate,"Mormorò." da quanto tempo va avanti questa cosa?"
Lei piegò lentamente l'asciugamano, prima di appenderlo al suo posto.
"Non sono io la malata, Angel…"Mormorò. " non preoccuparti per me…"
Fece per passare, ma lui allungò un braccio, bloccandole l'accesso alla porta.
"Quanto?" Ripetè.
Kate gli poggiò la mano sul polso, e lui non si oppose quando si liberò il cammino.
"Non lo so… non ci avevo neanche fatto caso…" Ammise, uscendo dal bagno, ma si bloccò di colpo quando vide la figura snella di Cordelia Chase china sul letto di sua figlia.
"Ciao… "La salutò la ragazza, sollevando la mano. " lo sai che hai una bellissima bambina?"
Per un attimo, solo per un attimo, Kate si chiese se la stesse prendendo in giro.
Il tempo per Cordelia di aggirare il letto, e per lei di guardarla negli occhi.
Le sorrise, Cordelia, un sorriso aperto, da ragazzina, che la faceva tornare indietro di quasi dieci anni.
Il sorriso di cui doveva essersi innamorato Doyle.
E che a Kate non aveva mai rivolto, fino ad allora.
"Per me è molto bella…" Rispose, chinando gli occhi sul volto della bimba addormentata.
"Non potrebbe esserlo di più… "
Fissò il vassoio sul secondo lettino, con il cibo ancora quasi intatto sopra, e si portò una mano alle labbra, lottando disperatamente contro un altro conato di vomito.
E non si sentì offesa quando Cordelia seguì i suoi occhi, e con un 'esclamazione soffocata afferrò il vassoio, e lo scaraventò dentro lo stipo del comodino.
Semplicemente un po' imbarazzata…
"Volevo proprio sedermi!" Esclamò la ragazza, lasciandosi cadere sul letto. " tutta quella strada, in macchina, con le curve, le buche, le asperità del terreno… sognavo un materasso morbido sotto il mio… ahm… bella giornata oggi, ti piacerà, è l'ideale per uscire a fare quattro passi con un affascinante vampiro!
Niente sole forte, nuvolette a tutto spiano, può anche darsi che piova un poco!"
Kate incrociò le braccia al petto.
"Non ho in programma di uscire…" Disse .
"Oh, be, i programmi cambiano, nel più improvviso dei modi.
Credimi, nessuno lo sa meglio di me.
A meno che…"
"Cordelia …" Fece in tempo a dire Angel.
" tu non mandi noi a trovare il papà di questo piccolo tesoro…"
Kate sgranò gli occhi, voltandosi di scatto verso Angel, che a sua volta la stava fissando, come se gli fosse appena stato dato il compito di tagliarle la testa.
" Che vuol dire?" Mormorò piano.
Lui si torse le mani, in un gesto che le era disperatamente mancato negli anni precedenti, prima di rispondere:
"Wesley pensa che anziché una malattia possa trattarsi di una mutazione genetica… "
"Ma… hanno fatto un mappaggio del DNA… lo hanno fatto a Chicago…"
"Prelevando del sangue?"
Kate deglutì.
"No…"
"Secondo Wesley la mutazione potrebbe riguardare solamente le cellule sanguigne…
"Ma com'è possibile? Una mutazione deve riguardare l'intero DNA, non può limitarsi a una porzione di esso!"
Angel scosse le spalle.
" Kate, sono talmente tante le cose che non sappiamo… inoltre… potrebbe trattarsi di una mutazione così infinitesima che i mezzi… usuali… potrebbero non essere stati in grado di rilevarla…"
"Ma se è questo… "L'interruppe lei, avvicinandosi. " si potrà fare qualcosa?"
Ansò, la bocca improvvisamente secca.
Non voleva… non poteva crederci…
Si passò la mano sul volto.
" Dio… se è così… se io l'avessi portata qui prima… se solo…"
"Kate..."Angel le prese la mano. " Per favore, non fare così… non c'è niente di certo… "
"mm… " Mugugnò Cordelia dietro di loro. "Sta parlando il signore e padrone del rimugino!"
Afferrò dal letto la giacca di Kate che, automaticamente, la prese.
"Certo, non certo, è qualcosa, no?
Per cui tu evita di metterti a piangere in anticipo e tu altra…"Strinse la mano sulla spalla di Kate. " evita di illuderti…
E ora avanti, andate a trovare … chiunque sia lui!
Sai dove abita, vero?"
"Si…"Kate aggrottò la fronte. " ma , un attimo… non mi avete ancora detto perché vi serve Bob! Lui non ha mai… "Si trattenne, mentre le parole dell'uomo, quando gli aveva detto di aspettare un bambino, tornavano a rimbombarle nella testa.
"Bè, a noi non serve il "tuo" Bob, "Precisò Cordelia. " a noi serve il suo sangue."
"Wesley" Spiegò finalmente Angel. " ha bisogno di ricostruire esattamente la provenienza del difetto, se è un difetto, o di escludere ogni possibilità che lo sia…
Ha bisogno del tuo sangue.
E di quello di …lui.
Ma se tu non voi venirci… posso andarci io…"
"No."Kate sollevò la mano. " no, questo no…
Non posso mandare un 'altra persona a chiedergli sangue perché sua figlia è malata. Solo…"
Guardò la bambina, e subito Cordelia si affettò ad alzare le braccia.
"Ehi, che sono venuta a fare secondo te?
Resto io con la piccola!"
Kate esitò, fissando il volto pallido della figlia, addormentata ormai da più di dodici ore a causa delle medicine che, continuamente, le venivano iniettate.
Non voleva lasciare la sua bambina… aveva… aveva così tanta paura che potesse accad