Scritto
da: Maria fioredargento@hotmail.com
Spoiler per: tutta la prima e la seconda stagione di Ats , l'inizio della terza
stagione di Ats , la quinta e la sesta stagione di Btvs.
Pairing: Angel/Kate
Rating: Angst , AU in quanto parte dal presupposto che Darla non sia mai rimasta
incinta e quindi elimina la maggior parte degli eventi della terza stagione
di Ats, Romance , Nc 17 in quanto contiene una scena d'amore alquanto descrittiva
e varie allusioni sessuali.
Voglio inoltre avvisare che questa Fanfiction tratta, fra le altre cose, di
argomenti molto pesanti , in particolar modo di malattie gravi e sofferenze
infantili, e a questo riguardo contiene dei passaggi che potrebbero turbare
o infastidire chiunque sia particolarmente sensibile a questi argomenti.
Chi ha attraversato certe esperienze potrebbe forse ritrovarsi nelle pagine
di questa mia storia, molto più di quanto probabilmente non immagini
leggendo questa Disclaimer, e non volendo io essere in alcun modo causa di sofferenza
o disagio altrui preferisco avvertire.
Timeline: cinque anni dopo l'inizio della terza stagione di Angel.
Summary: cinque anni dopo la sua partenza da Los Angeles, Kate Lockley torna
a trovare Angel e a chiedere il suo aiuto . Disperata.
Le vite di entrambi sono cambiate e tutti e due hanno attraversato esperienze
difficili e traumatiche
eppure, lentamente, mentre il dolore li accomuna,
la donna e il vampiro finiscono con il ritrovarsi al punto in cui si erano lasciati
con cinque anni in più e , forse, la voglia di non commettere
ancora gli stessi errori.
Anche se, probabilmente, è ormai troppo tardi per rimediare a tutto
e il prezzo da pagare per paura ed orgoglio sarà più di quanto
entrambi non possano sopportare.
Disclaimer: i personaggi delle serie "Buffy the vampire Slayer " e
"Angel" appartengono a Joss Whedon, David Greenwalt la WB, ME e la
Fox, la UPN, l'autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare
alcun copyright.
Note: questa non è certo la mia prima Fanfiction, tuttavia ha per me
un valore particolare.
Perché, a differenza che nelle altre che ho scritto e che comunque ho
nel cuore, in questa ho riversato una parte di me che fino ad ora non avevo
mai permesso a me stessa di esternare. Ricordi, sensazioni, emozioni mie. E
perché, poi, per uno strano gioco non so nemmeno io di cosa, mi lega
in modo particolare ad alcune persone divenute proprio in questo periodo particolarmente
importanti per me. Tutto questo fa si questa storia sia parte di me, del mio
cuore e della mia anima.
E chiedo venia con ciò a chi, a causa di questo e della particolarità
della storia in se, deve sorbirsi questa lunghissima Disclaimer.
Alle
persone che sono nel mio cuore, nel mio spirito, nel mio cervello e nell'amore
della mia anima.
Ad Anna
la mia amica, la mia musa, la mia compagna di avventure
Ad Alessandra, mia sorella, il mio sostegno e la mia speranza negli uomini
Ad Alma, buona, come buona è l'acqua che disseta, e retta come il corso
che la porta
A Dani, a cui vorrei somigliare, per la sua forza e l'energia con cui affronta
la vita, la prende per la gola e non si fa mai sconfiggere da essa
A Fede, la dolcezza del mio cuore, a cui non riuscirò mai a dimostrare
ne a dire tutto il bene che voglio
A Luisa, la mia guida nella vita e il mio dolce esempio
A Sonia, che è calda, e allegra , e piena di energia come il sole che
sorge
A Stefania, alla sua onestà, al suo coraggio e alla sua profonda umanità
A quelli che mi vogliono bene e a cui questa ragazza che con le parole gioca
non troverà mai frasi per dire solo
vi voglio bene.
PROLOGO
Kate
sgranò leggermente gli occhi, quando, oltre la porta aperta dell'hotel
Hyperyon, si trovò di fronte l'uomo alto, robusto, con indosso un ' improbabilissima
giacca laminata d'oro che contrastava nettamente con la sua faccia
verde.
Letteralmente verde.
Verde come l'erba, verde come le foglie, verde come la speranza nei proverbi
verde come
il verde
E cornuto.
Con un paia di piccole corna rosse ai lati della testa e un naso adunco che
sembrava nato in un libro per bambini.
Solo che lei non si trovava in un libro per bambini, e quella creatura era lì,
davanti ai suoi occhi, e, probabilmente, Kate avrebbe fatto un salto indietro
e tirato fuori la pistola che teneva in borsa dai tempi della polizia, se in
quegli ultimi anni non avesse visto abbastanza cose da rendere un uomo verde
e cornuto , facente funzioni di maggiordomo, qualcosa di non particolarmente
impressionante...
E se non fosse stata così stanca
E se quell'uomo verde non avesse avuto due degli occhi
rossi, naturalmente
in perfetto pendant con le escrescenze sulla sua testa
più dolci
e allegri che avesse mai visto.
"Salve!" Esclamò, perfettamente a suo agio, almeno quanto lei
era stupita. " Se non posso fare nulla per una bellezza come te temo che
dovrò chiudermi in cantina e dedicarmi all'autoflaggellazione!"
Kate aggrottò la fronte, senza riuscire a richiudere la bocca, spalancata
per la sorpresa.
"Cosa?!" Esclamò.
L'uomo inclinò di lato la testa, fissandola come se fosse un animale
raro
lei!
"A giudicare dall'aspetto
vediamo, a giudicare dall'aspetto direi
che non sei un 'agente delle tasse ne
un avvocato
no, no, per fortuna
no
ne
no, non sei il lattaio
una piazzista nemmeno
fa vedere gli occhi?
Si, direi dagli occhi che sei una disparata, per cui sarai qui per Angel
"
Angel
Kate deglutì, mentre all'improvviso quella surreale situazione si chiudeva
su di lei, soffocandola per un secondo prima di rigettarla violentemente fra
le braccia della sua terribile realtà.
" Angel
"Ripeté . " vive ancora qui
?"
Si passò una mano sul cuore.
Era stata così disperata, così istintiva nel fare ciò che
avrebbe voluto fin dal momento stesso che aveva rimesso piede in città,
che non aveva nemmeno pensato di controllare su un elenco telefonico se l'indirizzo
fosse ancora quello
"Certo che sta qui," Rispose l'uomo . " quel vampiro è
più abitudinario di una vecchia comare!
Ho provato a convincerlo che una baracca sulla spiaggia sarebbe stata più
trend, ma non ha voluto ascoltarmi
Lo sopporto solo per il suo gusto nel vestire
e perché è
terribilmente attraente
" Si voltò, senza chiederle ne il
nome ne perché stesse cercando Angel. " Avanti, entra, gli dico
che lo cerchi
"
Kate obbedì, ma non rimase ferma nell'enorme atrio dell'albergo.
Senza pensarci, senza nemmeno essere completamente consapevole di farlo, seguì
l'uomo verde
verde come la speranza nei proverbi
verso una stanza
in cui non aveva bisogno di essere guidata.
La conosceva già
anche se era così tanto tempo che non ci
metteva più piede
Deglutì, il cuore che accelerava di colpo la sua corsa.
Angel
Angel
Era assurdo, ma nemmeno per un secondo aveva pensato che potesse essere stato
ucciso.
Aveva saputo che era vivo.
Sempre.
Lo aveva sentito nel suo cuore.
E si era data delle stupida per questo
Angel
Dio, dopo tanto tempo
Si chiese se l'avrebbe riconosciuta, e se avesse pensato a lei almeno un attimo,
in tutto quel tempo.
E non volle chiedersi se gli era mancata.
Si passò una mano fra i capelli.
Sapeva la risposta a quell'ultima domanda
E faceva male
Quanto non aveva pensato di poter più sentire
Aveva creduto
aveva creduto di essere arrivata alla fine ormai, di aver
raschiato il fondo del dolore
e ora si sentiva in colpa e sciocca e criminale
a preoccuparsi di ciò che Angel poteva aver pensato di lei, del fatto
stesso che potesse averla pensata
quando era la sofferenza che si portava
dentro ad averla condotta fra le mura di quell'antico albergo
Angel
Il cuore le si fermò nel petto quando udì la sua voce
Quando udì la sua risata
E le girò la testa
Ricordava quando lo aveva sentito ridere
Lo ricordava come se fosse stato il giorno prima.
E invece
erano passati anni.
E, anche se quella risata era stata frutto di un incantesimo, per lei era un
tesoro nello scrigno triste del suo cuore.
Ricordava quando l'aveva stretta a se, sorridendo
e lei gli aveva gettato
le braccia al collo
ed era stata felice
completamente felice
per
l'unica volta nella sua vita
E com' 'era ovvio, quell'unica volta era stata solo il frutto di un inganno
Appoggiò la mano allo stipite della porta.
Temendo di cadere.
Tenendo di non resistere al momento in cui lo avrebbe rivisto.
E quando accadde il cuore sembrò scoppiarle nel petto.
Angel
Oh, Dio, Angel
Angel...
Angel...
Deglutì, e non riusciva a crederci.
Angel
dopo così tanto tempo
Ed era
identico a quell'ultima volta che lo aveva visto, nell'atrio dell'albergo
il tempo per lui si era fermato, com'era naturale per un vampiro
eppure,
sembrava un 'altra persona.
Allora i suoi occhi erano stati quelli di un uomo affranto, distrutto, un uomo
che non aveva voluto aprirle il suo cuore come in passato, e il suo volto era
stato teso, una maschera di sofferenza e abbattimento
Ora
ora rideva, e sembrava che una luce intensa si irradiasse da quello
stesso volto
da quegli stessi occhi scuri a cui, senza saperlo, aveva
detto arrivederci quel giorno di tanti anni prima
Ora sembrava sereno
felice
E non c'era più nulla in lui che denotasse tensione o disagio
Sembrava tornato quello che aveva conosciuto
quando era ancora vivo Doyle
Ma non era Doyle che lo faceva ridere
Era un bambino.
Un bambino tanto piccolo da essere stretto in una coperta di lana bianca, che
si agitava quietamente fra le sue braccia, mentre al suo fianco Wesley era chino
a solleticargli il naso, e Cordelia li guardava con un 'espressione indulgente
sul volto bellissimo.
E lui lo accarezzava, e lo stringeva al suo petto come se fosse la cosa più
preziosa e delicata al mondo.
E le spezzava il cuore
Quante volte aveva immaginato quella scena
quante volte aveva sognato
di vederlo così
di vederlo ridere mentre sfiorava con la sua mano
enorme minuscole dita infantili
Quante volte aveva pianto, in silenzio
e si era sentita in colpa, perché
non erano quelli i pensieri che avrebbero dovuto farla piangere
.
Non quelli
E si era detta che non doveva piangere. Una volta di più.
Che doveva essere forte.
Una volta di più.
Essere forte
Tutta la vita l'aveva spesa per cercare di esser forte
E non ci era mai riuscita.
E ora, con Angel davanti, temeva di non riuscire neanche a fingere.
"Ehi, amico," Fece il suo chaperon, entrando disinvoltamente nello
studio. " c'è una bellissima donna che ti cerca
e direi che
è decisamente innamorata di te!"
Angel sollevò gli occhi, e, come se una forza misteriosa guidasse il
loro corso, superò la figura del suo bizzarro amico, e trovo lei
Trovò i suoi occhi
Trovò la sua mano appoggiata allo stipite della porta e l' altra che
le premeva sul cuore.
E Kate ritrovò gli occhi di Angel.
E le sembrò che il pavimento dovesse aprirsi da un momento all'altro
Per inghiottirla.
O per svegliarla
Perché ciò che stava succedendo non poteva essere vero
Doveva essere un incubo, e presto lei si sarebbe svegliata nella sua casa alle
Haway e si sarebbe alzata , per controllare come ogni sera che tutto andasse
bene nella stanza a fianco.
Doveva essere
un sogno
tutto
Vide il sorriso scomparire dal volto di Angel, e i suoi occhi dilatarsi leggermente
per la sorpresa, mentre quelle labbra che disperatamente aveva desiderato baciare
si muovevano per formare il suo nome.
"Kate
" Mormorò.
E Kate fu certa che non fosse un sogno
perché se lo fosse stato
se davvero fosse stato un sogno udire ancora la voce di Angel che pronunciava
il suo nome
allora quel sogno avrebbe fatto battere il suo cuore così
forte da svegliarla
E, infatti, la svegliò.
Saltò nel suo petto, e si torse, e corse disperatamente.
E Kate non ce la fece a stargli dietro.
E si ritrovò a sorridere, quando sorridere era l'ultima cosa che aveva
voglia di fare.
Quando desiderava piangere e buttarsi fra le sue braccia, e chiedergli di portare
via il dolore
"Ciao, Angel
" Mormorò.
E sapeva benissimo di apparire calma, tranquilla, fredda
Fredda
come sempre
Tutti l'avevano sempre considerata fredda
gli insegnamenti, i compagni,
gli amici, e poi i dottori
persino Angel, probabilmente.
Se non avvertiva il suono del suo cuore.
Se non lo sentiva fuggire veloce.
Lo fissò, e lui guardò lei.
Senza dire nulla.
E ancora una volta Kate desiderò di avere coraggio
e di correre
fra le sue braccia.
Nel rifugio della loro forza, e in quella dei suoi occhi
Che erano stati il suo nido, il suo sogno e il suo rimpianto, che erano stati
la sua forza senza nemmeno saperlo, che erano stati la sua speranza.
E che ora le stavano chiedendo così tante cose
e la facevano illudere
che le sue riposte potessero interessargli.
Ma, prima che davvero potesse dargliele, e prima che lui potesse chiedere, udì
la voce di Cordelia colpirle come una frustata la pelle, strappandola agli occhi
di lui.
"Kate?!" Esclamò. "Kate Lockley! Credevo che ti avessero
uccisa!"
Si avvicinò di un passo, mettendosi le mani sui fianchi, fra Angel e
gli altri due uomini.
"E' lecito, credo.
Cinque anni senza dare notizie , scomparendo dall'oggi al domani.
Cinque anni senza minimamente preoccuparti che qualcuno
e questo qualcuno
non sono io
potesse essere in pena per te!
Senza pensare che ti avrebbe cercata!"
Fissò di nuovo Angel.
Davvero era così?
Davvero l'aveva cercata?
Davvero si era preoccupato per lei?
Davvero non si era illusa quell'ultima volta in cui aveva ascoltata la sua voce?
E aveva sprecato così tutti quegli anni, dicendosi che non poteva essere
vero?
" E adesso" Continuò Cordelia. " Suoni alla porta, entri
e sorridi come se nulla fosse?!
E con un favore bello grosso da chiedere, scommetto !"
Kate distolse gli occhi, sottraendoli sia allo sguardo di Angel che a quello
di Cordelia.
"Sarebbe stato troppo strano
!" Infierì la donna.
"Delia
" Mormorò piano l'uomo dalla pelle verde, mentre
lei, sbuffando, toglieva il bambino dalle braccia di Angel.
" Ma quando la smetteranno tutti di pensare che tu sia qui solo per aspettare
che qualcuno entri e ti sbatta in faccia i suoi problemi!"
Kate strinse le labbra, sollevando di scatto la testa, e di nuovo incontrò
gli occhi di Angel.
Non aveva detto nulla.
Non aveva commentato nulla.
E del resto, cosa c'era da commentare?
Lui era lì.
Era felice.
Aveva un bambino fra le braccia ed era in mezzo ai suoi amici
Cordelia aveva ragione
non aveva nessun diritto di ritornare dopo cinque
anni per chiedere il suo aiuto
non avrebbe avuto il diritto di farlo nemmeno
allora
Kate aveva scelto di andarsene, aveva scelto di lasciare Angel dietro di se,
e adesso, entrando in quell'albergo, aveva commesso la seconda più grande
sciocchezza della sua vita.
Si volse come una furia, senza salutare nessuno, e un attimo udì Angel
chiamare il suo nome.
"Kate
aspetta!"
Kate
Kate
Ma perché doveva suonare così uguale ai suoi sogni... ?
Così identica a come ricordava la sua voce?
Attraversò l'atrio di corsa, consapevole della sua presenza dietro di
lei. Consapevole che la stava seguendo.
Consapevole che non l'avrebbe fermata.
Perché non lo faceva mai.
Non lei.
A Kate non aveva mai concesso il lusso di voler essere fermata e di non volerlo
ammettere.
Kate era sempre stata troppo razionale.
Kate ora sempre stata troppo adulta.
Kate avrebbe di certo saputo da sola quando fermarsi.
E Kate si fermò.
Con la mano sulla maniglia.
Mentre il cuore le batteva come un tamburo impazzito nel petto, e la sua mente
veniva improvvisamente invasa dalla realtà.
E la realtà era dolore.
E Kate smetteva di essere la donna che era stata cinque anni prima, e tornava
ad essere quella che era adesso.
E mentre una lacrima le rigava una guancia si voltava.
E non le importava che il pianto le inumidisse il volto.
Non le importava che davanti a lei ci fosse Angel, e che la vedesse piangere.
All'improvviso non le importava più di nulla, se non del motivo che l'aveva
condotta lì.
"Ho una figlia
" Mormorò, e vide il volto di Angel riflettere
la sorpresa. E nei suoi occhi passare valanghe di emozioni.
Come sempre.
E come sempre, in quegli occhi, lei riuscì a leggere.
Sorpresa, incredulità, e per un attimo, tristezza e rabbia.
" ha quattro anni" Continuò. " e sta morendo."
Parte I - Virginia -
La
prima cosa che aveva desiderato fare, quando l'aveva vista, era stata colpirla.
Darle uno schiaffo.
Così forte da farla cadere.
Così forte da farla sanguinare.
Così forte da riempire di lacrime i suoi occhi orgogliosi.
La prima cosa che il suo demone, il suo istinto e una parte dell'uomo che era
avevano desiderato fare era stata lasciare il bambino e darle uno schiaffo così
violento da renderle tutto il dolore che lei gli aveva fatto provare.
Cinque anni prima.
Da scaricarle addosso tutta la rabbia, la frustrazione, il rancore.
Tutta la pena.
Tutte le ore trascorse a chiedersi dove fosse finita.
A domandarsi disperatamente se non le fosse accaduto qualcosa mentre lui era
lontano, e non poteva aiutarla.
A interrogarsi sul significato della sua ultima visita, maledicendo se stesso,
perché il suo tormento era stato tale da non permettergli di soffermarsi
sul suo voto, sul dolore che vi leggeva dentro, su ciò che sembrava volergli
dire.
A cercarla.
Nei vicoli, nelle ombre della città , nel suo vecchio appartamento.
A sentirsi ripetere da chiunque l'avesse conosciuta la stessa storia.
E poi
dopo quella telefonata assurda, nel cuore della notte
a desiderare
di riuscire a odiare.
Di imparare ad odiare come non aveva mai fatto
per poter odiare Kate Lockley.
Quell'odio che non poteva provare avrebbe gridato il suo schiaffo.
E le avrebbe impresso sulla pelle la sua rabbia, e il dolore, e la tristezza,
e l'angoscia che non si era nemmeno ingannato raccontando a se stesso di aver
superato.
Avrebbe voluto urlarle in faccia tutto questo con il suo schiaffo.
E aveva desiderato farle male.
E poi l'avrebbe afferrata dalle spalle, e sollevata da terra, e l'avrebbe baciata
fino a fargliene ancora di più.
Fino a rubarle l'aria, soffocandola, fino a che non avesse sentito il suo cuore
che le esplodeva in petto, fino a che non gli avesse intrecciato le braccia
attorno alla nuca, rispondendo ai suoi assalti
arrendendosi al fatto che
era sua
che era sempre rimasta sua
Sua nel corpo, sua nell'anima, sua in quello spirito che non aveva mai visto
domato, sua in ogni stilla del suo sangue, come il marchio sulla sua gola proclamava
a gran voce.
Ma Kate non era sua
E Angel non l'aveva mai colpita
e non l'aveva mai baciata
E nel momento in cui gli occhi di lei avevano incontrato i suoi, nel momento
in cui il suo demone, e la parte più rabbiosa del suo essere, erano stati
zittiti dal suo cuore senza parole, tutto ciò che Angel aveva potuto
fare era stato guardarla
ed essere felice.
Perché lei era lì
dopo così tanto tempo.
Dopo così tanti giorni e tante ore libere dalla caccia, o solitarie,
a ripensare a ciò che era stata per lui e non aveva mai capito, e non
aveva mai ammesso
a ciò che era ancora.
Dopo che aveva creduto di non rincontrare più i suoi occhi.
E quella felicità glie aveva riportato l'eco dell'antica paura, degli
antichi dubbi
quei dubbi che la sua assenza aveva zittito, quella paura
che si era dato tante volte dell'idiota per aver provato.
E quella felicità era stata così intensa che nemmeno lo stupore,
nemmeno l'imbarazzo erano riusciti a scuoterla, nel più profondo di lui.
E nemmeno il dolore di vederla così.
Era Kate
la Kate che aveva conosciuto sette anni prima al D'oblique
la Kate che aveva visto disperata, arrabbiata, stesa in terra, nel suo appartamento,
dopo aver tentato di togliersi la vita
eppure così no
così
non l'aveva mai vita
Nemmeno quando il suo mondo le stava crollando addosso.
Adesso sembrava che davvero lo avesse fatto, e che il suo corpo e la sua anima
non riuscissero più a sostenerne il peso.
Pallida, diafana, con pesanti occhiaie scure che le marchiavano lo sguardo,
e i capelli, leggermente più lunghi di quel che ricordava, tirati all'indietro
e spettinati sulle spalle.
Ppiù magra di quanto sembrasse possibile diventare per una donna snella
come lei.
Stanca.
Visibilmente stanca.
E disperata.
Eppure, per un istante, quando i loro sguardi si erano incrociati, e si erano
stretti l' uno all' altro, quando il mondo era scomparso intorno a loro, i suoi
occhi erano stati di nuovo quelli che ricordava. Quelli che aveva portato con
se per tutto quel tempo.
Azzurri, trasparenti come acqua, intensi, forse i più intensi che avesse
mai veduto, insieme a quelli di Doyle..
Un 'altra persona che aveva amato.
Un 'altra persona che aveva perso.
Ma Kate non era Doyle.
Kate era lì, davanti a lui,
I suoi occhi erano lì.
E gli stavano parlando, come sempre avevano fatto.
E lo stavano toccando
Dio
la carezza dei suoi occhi
Anche quando aveva creduto che lo odiasse aveva cercato quegli occhi, anche
quando l'imbarazzo aveva gelato l'armonia.
Ed ora, dopo che era stato certo di averli perduti, erano lì.
Per un istante.
Prima che Cordelia parlasse.
Prima che Kate fuggisse.
E quel qualcosa che aveva in petto al posto del cuore impazzisse, all'idea di
perderla ancora.
L'aveva seguita, mentre la sua anima gli gridava ciò che era diventato
così chiaro dopo che l'aveva persa, e che lo era stato fino a un attimo
prima.
Senza sapere cosa avrebbe fatto, o cosa le avrebbe detto.
Ma solo che stavolta non l'avrebbe lasciata andare.
Che stavolta l'avrebbe seguita, e afferrata, e stretta a se, come aveva sognato
tante volte di fare.
Anche se lei lo avesse odiato per questo.
Consapevole che l'avrebbe costretta a guardarlo, e a spiegargli
E avrebbe pregato di trovare la forza per ingannarla, per fingere di non capire
perché aveva voluto allontanarsi da lui.
Per scacciare la colpa e il rimorso, e stretta a se.
Anche solo per un istante.
Come cinque anni prima
Quanto, dopo, si era ripetuto che infinite volte avrebbe dovuto farlo.
Che avrebbe dovuto disobbedire alle sua richieste, e prenderla fra le braccia
e asciugare le sue lacrime
e lottare con la forza con cui forse lo avrebbe
scacciarlo
Avrebbe dovuto farlo quando era morto suo padre, e quando lei lo aveva pianto,
avrebbe dovuto farlo ancor prima, quando aveva scoperto ciò che lui era,
e dopo, quando gli aveva chiesto di lasciarla, dopo avere cercato di uccidersi.
Avrebbe dovuto seguire la sua anima, e non la sua ragione, e forse, così,
avrebbe capito prima
Prima di quel giorno di pioggia, prima di quella
doccia fredda che li aveva coperti entrambi
Quando uno spiraglio di luce aveva cominciato a illuminargli il cuore, mentre
la sua pelle aveva ancora addosso l'odore di Darla.
E forse nulla di ciò che aveva rischiato di distruggere il suo mondo
sarebbe successo.
Dopo, tutto era caduto.
E insieme al resto, aveva creduto di aver perso Kate
O forse era così
forse l'aveva persa davvero
E il suo cuore, che, come un bambino insicuro, di nuovo nascondeva il volto
fra le mani, confondendogli la mente, si era solo voluto illudere, tornando
a battere, per un secondo, quando l'aveva vista.
Forse l'aveva persa, e quella che si era fermata davanti alla porta dell'Hyperion
era una donna che non avrebbe mai più fatto parte delle sua esistenza.
Una donna di cui gli pareva di comprendere tutto
come sempre
e di
cui, eppure, ormai sapeva così poco
"Ho una figlia
"
Una figlia
Una figlia di Kate
Gli sembrava impossibile, e si chiedeva il perché.
Gli sembrava impossibile che il suo corpo avesse portato in grembo una creatura,
che l'avesse data alla luce, e lui non ci fosse stato
Ma perché
?
Lui non c'era stato così a lungo nella vita di Kate
L'aveva incontrata solo per due anni, e aveva contribuito a distruggerla
e adesso gli sembrava assurdo non esserle stato accanto, non avere visto il
copro mutare, non averla accarezzata
Ma lui non l'aveva mai accarezzata, Dio, mai
Lui non era mai stato niente per Kate, ne Kate era mai stata niente per lui
se non la donna che gli apparteneva, per la legge della sua razza.
Se non la donna che aveva capito di amare, quando lei era scomparsa dalla sua
esistenza.
Doveva essere totalmente pazzo
Le battaglie, gli scontri, il sangue versato dovevano aver distrutto il suo
cervello, se ora era lì, e desiderava ancora prenderla fra le braccia,
dopo ciò che gli aveva detto. Dopo che gli aveva gridato in faccia che
non c' era più posto per lui nella sua vita.
E uccidere l'uomo che l'aveva resa madre
anche se nessuna legge riconosceva
il suo diritto su di lei, se non quella di una stirpe di mostri.
La guardò, e si chiese quale uomo potesse permetterle di ridursi così.
E quale avrebbe potuto impedirglielo
chi sarebbe mai riuscito a staccare
quella donna testarda dal capezzale di sua figlia.
Era appoggiata alla portiera della macchina, la mano sulla guancia, mentre i
lampioni che illuminavano la strada disegnavano ombre scure sul suo volto.
Ombre che non potevano ingannarlo.
Che non potevano celargli il suo pallore innaturale.
La guardò, mentre con le dita si scostava una ciocca, spinta dal vento
sulla sua fronte.
Non le aveva ancora chiesto niente.
L'aveva ascoltata mentre gli chiedeva aiuto, con gli occhi fissi nei suoi.
Senza imbarazzo. E vincendo quell'orgoglio che sempre le aveva impedito di farlo.
Che sempre le aveva impedito di mostrare agli altri quello che davvero provava.
" Hanno provato
tutte le terapie possibili
" Aveva detto,
movendo piano le sue labbra quasi bianche. " e adesso non esiste più
nessuna cura
Nessuna cura
umana
."
No.
Non le aveva fatto domande.
Non lì, davanti agli altri.
Non allora, quando rischiava veramente di non riuscire a controllarsi e correre
da lei.
Ma adesso voleva farlo.
Adesso voleva sentire la sua voce.
E voleva sapere.
E non solo per aiutare la sua bambina, ma per aiutare lei.
Come non aveva saputo fare cinque ani prima.
" Che cosa ha esattamente? "Mormorò piano, tanto che temette
che lei non l'avesse udito.
Ma Kate lo aveva fatto, nonostante il rumore quieto dell'auto e quello della
città intorno a loro, e, per la prima volta dacchè erano partiti,
si voltò, guardandolo negli occhi.
"Non lo sanno
Non sono stati in grado di capirlo
In dieci mesi non hanno ancora capito che cosa la sta uccidendo
"Le
ultime parole furono rabbiose, soffiate fra i denti, e, un attimo dopo, lei
abbassò ancora il volto, guardandosi le mani abbandonate in grembo.
"Dapprima
pensavano a un tumore del sangue
poi a qualche tipo
di infezione
poi ancora a una deficienza genetica molto rara
"Sorrise,
ed era un sorriso che faceva male." La verità è che non ne
hanno mai capito niente
Le hanno fatto ogni tipo di
analisi, ogni tipo di cura
Dalle Away l'hanno sbattuta a Boston, da Boston a Cicago
e da Cicago la
volevano mandare in Europa
Fino a che
Dio
fino a che non sono scoppiata e loro
"Chiuse
di nuovo gli occhi, e stavolta li strinse, li strinse così forte che
le sue palpebre tremarono. "
non è
assurdo
che
io li chiami
loro
?
Mesi di medici e di
infermiere
e di tecnici
e di tutti conosci
il nome
e di tutti impari a fidarti, e credi
che ti ridaranno tua
figlia com'era
che la faranno stare meglio
ogni volta
Parli con loro e
li vedi così sicuri che alla fine sei sicura anche
tu
e li guardi, e ti sembra
di guardare Dio, sulla terra, perché
se loro continueranno a stare vicino alla tua bambina, se continueranno a curarla,
se continueranno a visitarla , a
imbottirla di farmaci a
bucarla
fino a che non ha le braccia blu e non piange e ti chiede di farli smettere
se loro
diranno che tutto andrà bene
tutto andrà bene,
e la cura che stanno provando funzionerà, e, se non sarà quella,
sarà un 'altra, o un' altra ancora, o un ' altra
Ma loro non sono Dio sulla terra
E, dopo che hai imparato a fidarti di uno, lui entra nella stanza della tua
bambina e li dice che gli dispiace tanto
E lo dicono tutti nello stesso, identico modo
E io gli ho creduto
all'inizio
Ho creduto veramente che gli dispiacesse
fino al camice dopo
fino
alla nuova cura, al nuovo ospedale, al nuovo "mi dispiace"
E alla fine mi hanno detto che non ci hanno mai capito niente
Che nessuno ci ha mai capito niente
E che la mia bambina sta morendo
e nessuna cura ha mai neanche minimamente
arrestato ciò che la sta uccidendo
E vuoi sapere la cosa assurda, Angel?"
Vide una lacrime scenderle lungo la guancia.
Un 'unica, solitaria lacrima che lasciò una scia di sale sulla sua pelle
bianca.
Un fiume di dolore su quel volto che stava tremendo per lo sforzo di mantenere
il controllo.
"La cosa assurda è che io lo sapevo già
La cosa assurda è che l'ho sempre saputo, ma non l'ho mai voluto ammettere
come non volevo accettare che tu fossi un vampiro
te lo ricordi?"
Di nuovo, un sorriso nervoso le piegò le labbra, e lei tirò su
con naso, asciugandosi gli occhi con le dita.
"Scusami
"Mormorò, cominciando a frugare nella sua grande
borsa.
Non aveva mai amato le borse, Kate
In due anni forse gliene aveva viste portare tre
Ma questa era gonfia e sembrava pesante, e, quando la aprì, dal lato
fece capolino la testa mezza spelacchiata di una bambola bionda.
Ci infilò le mani dentro, per cercare qualcosa, e quando tirò
fuori un pacchetto di cleenex fece cader un foglio di cartoncino rettangolare,
che Angel afferrò al volo, guardandolo.
E innamorandosi.
Innamorandosi della giovane donna bionda, spettinata, che guardava l'obbiettivo
stupita, come se quella foto l'avesse presa di sorpresa, e della creatura minuscola
che teneva in braccio, appoggiata al collo, con la testa leggermente voltata
di lato.
Bellissima. Come sua madre.
"Me la fece un 'infermiera in ospedale
"Spiegò Kate,
sorridendo, leggermente imbarazzata." Nia aveva solo poche ore
e
io ero andata a prenderla perché
"Il suo sorriso si allargò."
Non faceva che piangere e piangere e io la sentivo, e sapevo che era lei, anche
se non potevo vederla
credo di aver
rivoluzionato un reparto quel
giorno
"
Angel rispose al suo sorriso.
"Lo immagino
"Mormorò, rendendole la foto." È
veramente una bambina molto bella
"
Kate riprese l'immagine senza parlare, e dopo averla guardata per un attimo
la rimise a posto, e tornò a fissare la strada, con il volto basso.
"Si
"Mormorò. "Lo è
"
Voleva toccarla.
Voleva prenderle una mano, e stringerla, e dirle che avrebbe smosso la terra
e le dimensioni, e le stelle del cielo per lei
per loro
Voleva dirle che sarebbe tornato all'inferno se avesse potuto barattare la sua
vita con il sorriso delle sue labbra.
Lei era così vicina
Era venuta da lui, era tornata
gli aveva chiesto aiuto
Eppure non avrebbe potuto essere più lontana
Lontana cinque anni
Vide l'insegna dell'ospedale, e all'improvviso gli parve di non avere più
tempo
"Kate
"Mormorò.
"No." Si voltò verso di lui.
Anche Kate aveva visto
anche lei sapeva che sarebbero arrivati entro pochi
secondi.
E i suoi pensieri avevano baciato quelli di li.
"Non c'è nessuno con lei
nessun padre
Non c'è mai stato
"
Mio Dio, Kate
Angel strinse le labbra, continuando a fissarla
perché?
Los Angeles, cinque anni prima
Ma
perché, perché, perché non rispondeva
Era arrivata al punto di odiare quella segreteria telefonica, che una volta
le aveva salvato la vita, era arrivata al punto di odiare quel telefono, e quell'albergo,
e quella strada!
Era arrivata al punto di odiare lui!
Kate si appoggiò la cornetta al petto, rannicchiandosi sul letto come
una bambina, e dondolandosi leggermente avanti e indietro.
No
non era vero
Non odiava quell'albergo.. non odiava qual telefono e nemmeno quella segreteria
E non odiava lui
Non avrebbe mai potuto odiarlo
Non ci era riuscita nemmeno quando aveva pensato che fosse un mostro
Lei lo amava
Lo amava così tanto che le faceva male il cuore.
E aveva dovuto prenderla fra le braccia, e affondare i suoi denti nella sua
carne, e prendere la sua vita dentro di se perché smettesse di combattere
contro questo amore.
E farle ammettere con se stessa che lui era diverso.
Diverso da come il mondo e gli uomini avevano voluto che pensasse.
E da come lei aveva voluto pensare
Aveva dovuto avere la sua vita fra le braccia perché Kate ammettesse
che Angel non era mai stato niente di diverso dalla meravigliosa creatura che
aveva intuito, la prima volta che lo aveva visto.
Perche ammettesse che amava un vampiro
Come gli assassini di suo padre
E che non le importava
Rifece il numero, più per disperazione che per convinzione.
Era una settimana che non riusciva a parlare con lui, dieci giorni, se non considerava
quel brevissimo scambio di battute, l'ultima volta
Le aveva detto che doveva andare in degli studi televisivi, dove Cordelia stava
girando uno spot, e che questo lo terrorizzava più che passeggiare in
lungo e in largo per i tunnell
E poi, che l'avrebbe richiamata
Ma non l'aveva richiamata
Ne qual giorno ne i giorni successivi
E lei, ormai, sapeva a memoria ogni inflessione della voce di Cordelia, incisa
su quel nastro magnetico
Aveva paura.
Paura per lui, paura che gli fosse accaduto qualcosa.
Paura che uno dei demoni che affrontava ogni giorno si fosse rivelato più
forte
Per questo continuava a chiamare
Per questo aveva trovato la forza di vincere la rabbia nei suoi confronti prima
e il suo orgoglio poi , e di andare fino all'Hyperion.
Solo per trovarlo vuoto.
E di chiamare, ancora ed ancora.
Come adesso
e ogni volta si ripeteva che se avesse di nuovo risposto la
segreteria
"Ciao
"
Kate saltò a sedere sul letto, premendo contro l'orecchio la cornetta
telefonica.
Aveva
aveva sbagliato numero
quella non era la voce di Cordelia
"
ciao, c'è nessuno
?"
"Oh
scusatemi, io
devo avere sbagliato numero
"
"Ciao!"Esclamò la ragazza dall'altra parte, in un tono un po'
troppo alto per sembrare del tutto normale. "Io ti conosco!
Tu sei quella che ha riempito tutto il registratore di Angel
Mi piace la tua voce, è più bella delle altre, anche quando è
arrabbiata
"
Kate aggrottò la fronte, senza capire.
Com 'era possibile?
Angel
i suoi messaggi
allora non aveva sbagliato numero!
E se non aveva sbagliato numero
chi era la ragazza con cui stava parlando,
e che ci faceva a casa di Angel?
"Sono Kate Lockley, "Scandì piano. " vorrei parlare con
Angel."
Sentì la ragazza, dall'altra parte, sospirare.
"Anche io
ma Angel non mi parla
non parla a nessuno
quando eravamo a casa mia mi parlava, ma da quando mi ha portato a stare qua
non parla più
"
Portata a
stare
?
E lei si era preoccupata per lui?
Deglutì, cercando di recuperare il controllo dei suoi pensieri.
Imponendosi di stare calma.
La
amica
di Angel
perché poteva benissimo trattarsi
di un 'amica, vero?
non sembrava essere molto in forma in quel momento
magari aveva bevuto
magari lei aveva capito male
magari avrebbe
attorcigliato il filo di quel telefono attorno al collo di Angel!
"Scusami
"Disse piano. "noi ci siamo mai incontrate?"
Doveva dargli il beneficio del dubbio
Dopotutto le prime impressioni raramente erano esatte
"No
"Rispose la ragazza. " non lo so
non me lo ricordo
Io mi chiamo Fred
Sono stata via negli ultimi anni, sai
è stato Angel a riportarmi
qui
da casa
però non era la mia vera casa
ora abito
qui con lui
"
"Vuoi dire che Angel, negli ultimi giorni, è stato a casa tua?!"
La ragazza rise.
"Si
dormiva nel mio letto e io gli accarezzavo i capelli
e
una volta
"
Kate schiacciò il testo del microfono, interrompendo la comunicazione,
e un attimo dopo lanciò il cordless contro la parte di fondo della sua
stanza.
Lo vide urtare contro il muro, e cadere in terra, e desiderò fosse la
testa di Angel.
Ma come aveva fatto
come aveva potuto essere così stupida?
Come aveva potuto pensare che lui sarebbe rimasto per sempre com' era
che
l'avrebbe chiamata, che avrebbero parlato, e che lei avrebbe avuto il tempo
di esaminare e capire a fondo i suoi sentimenti
quando fra loro non c'erano
stati che malanimo e incomprensioni
Quando probabilmente per Angel lei non era che un 'altra disperata da salvare.
Si prese la testa fra le mani, alzandosi.
Capire i suoi sentimenti
Dio, cosa c'era da capire, cosa?
Si ere preoccupata per lui, si era angosciata al pensiero che gli fosse accaduto
qualcosa, aveva aspettato che la chiamasse, come una scolarette scema
e lui intanto stava con un 'altra
un ' atra che aveva portato a vivere
con se!
Un 'altra che rispondeva al suo telefono e ascoltava la sua segreteria!
Che aveva sentito i suoi, i suoi messaggi!
Si, cosa, cosa c'era da capire?
Kate amava Angel
e Angel aveva un 'altra!
Eppure
il mondo continuava a esistere.
Cattivo. Egoista. Senza pensare al suo dolore.
Senza pensare al suo cuore che ripeteva una canzone vuota e senza testo.
Una lamento disperato fra le pareti cave del suo cuore morto.
Come il grido di un bambino che cada, e cada, e cada
con la consapevolezza
che non finirà mai la sua discesa
Come il suo dolore.
Che viveva.
Come il mondo viveva.
Come il sole viveva. E il vento viveva. E le foglie del giardino, e l'acqua
della fontana vivevano.
Mentre lei non viveva più.
Non respirava più.
Non rideva più.
E lui
non le aveva neanche detto addio
Continuava il mondo
Girava il mondo
Impazziva il mondo, e urlava, il mondo, alle sue orecchia che non potevano udirlo.
Andava avanti il mondo, come se nulla fosse accaduto.
E invece, qualcosa era accaduto.
E invece, Buffy era morta.
E, di nuovo, lo aveva rigettato all'inferno.
Aveva creduto che non sarebbe mai venuto quel giorno.
Aveva pensato che non lo avrebbe mai visto.
Era stato così certo che sarebbe toccato a lui
come se lottare
per lei, e desiderare di proteggerla, e dare la sua umanità per lei potesse
bastare a metterla al sicuro
come se fosse una parte di una specie di
assurdo patto che qualcuno non aveva rispettato
Che non avevano rispettato quelli che non lo avevano chiamato
che lo avevano
privato della possibilità di aiutarla
Che lei non aveva rispettato
fidandosi di lui
Che non aveva rispettato Angel
non riuscendo a salvarla comunque
.
Che non rispettava il mondo, perché esisteva ancora.
Mentre Buffy non viveva più.
E, forse, adesso, camminava nello stesso luogo da cui Doyle sorrideva, scotendo
la testa e guardando quel suo stupido amico, che non riusciva ad onorare il
suo sacrificio continuando a lottare, ne l'amore che aveva avuto per Buffy,
smettendo di esistere
Più crudele del mondo.
Più egoista del mondo.
Perché lui esisteva, e Buffy non viveva più.
Perché, chiuso nel guscio scuro del suo dolore, lui pensava, e guardava,
e sentiva
E non riusciva a fare altro.
Nemmeno andare a Sunnydale
e uccidere con le sue mani tutti quelli che
sapevano
e non glia avevano detto nulla
Del pericolo
di Glory
Impedendogli di salvarla
Impedendogli persino di tentare.
Non riusciva neanche a urlare.
Solo a pensare
e pensare
Guardando scorrere davanti a se un passato di errori, e un futuro che non ci
sarebbe stato, e un presente nebuloso e denso di tenebra, in cui senso di colpa,
rimpianto e dolore si mischiavano insieme.
Avrebbe dovuto essere lui
Come osava , come osava esistere, allora?
Come osava sentire, e vedere, come osava amare?
Si
come osava amare se Buffy non poteva più farlo?
Come osava continuare a provare amore se lei che era stata il suo amore non
esisteva più?
Fissò per un attimo Fred, seduta ai suoi piedi, con la testa poggiata
dolcemente alle sue gambe, nella penombra scura della stanza
Erano ore che se ne stava lì, in silenzio, e anche lei fissava qualcosa
che non era fuori, ma dentro di se
e anche lei soffriva
per colpa
sua
E lui riusciva solo a guardarla, senza vederla davvero
L'aveva riportata indietro dal suo mondo, solo per chiudersi nel proprio
Lasciandola fuori.
Come Cordelia, come Wesley
Come tutto ciò che era stato importante
fino a che non aveva visto
Willow
Non riusciva nemmeno ad allungare la mano, a farle una carezza, a dirle di andare
a dormire
non gli importava
non riusciva a capire
Perché il mondo continuava ad esistere
Sbattè gli occhi, e quasi gli fecero male per la lunga inattività.
Come gli fece male respirare
E per un attimo un moto di rabbia si propagò dentro il suo essere.
Verso di lei, e verso se stesso
Perché era riuscita a penetrare nel suo mondo.
E perché lui si era accorto della sua presenza, e non aveva il diritto
di farlo.
Lui non aveva nemmeno il diritto di esistere.
Kate.
La sentì muoversi, ancor prima che lei avanzasse nella stanza, e qualcosa
di razionale che ancora era in lui si domandò da quanto tempo fosse ferma
sulla soglia.
Percepì il suo odore
la fragranza della sua pelle, dei suoi capelli
delle lacrime
Conosceva così bene l'odore delle lacrime di Kate, come quello del suo
sangue
Il sangue che gli apparteneva
per la legge della sua razza.
La donna che gli apparteneva, per la legge della sua razza
Ma lui non aveva diritto di sentire che quella donna era sua.
Non aveva diritto di avvertire la sua presenza
se Buffy era morta
Se lei non poteva più amare, ne sentire
"Deve essere veramente un cosa importante, se sei così assorto
"
Sollevò il viso, e si odiò nel momento stesso in cui lo fece.
Nel momento stesso in cui la vide.
In piedi, con le braccia incrociare sul petto e il volto nascosto dall'ombra
elle stanza.
Bellissima.
Sul pavimento, Fred, evidentemente spaventata, si strinse alle sue gambe.
Mentre lui tornava ad abbassare gli occhi.
Desiderando solo che andasse via. Che smettesse di entrare nel suo mondo.
La sentì deglutire, e spostare il peso da una gamba all'altra. E ancora
non la guardò.
"Angel
" Lo chiamò, e quando nella sua voce sentì
vibrare l'urgenza, la preoccupazione, desiderò disperatamente sollevare
gli occhi, e guardarla, e stringerla a se
e lasciare che lei portasse
via il dolore.
E si odiò.
Perché pensava, perché voleva, perché desiderava.
Quando Buffy non poteva più.
"
è successo qualcosa?"
"Ciao
"Cinguettò la ragazza ai suoi piedi. " io sono
Fred
"
"Angel!"Ripetè Kate, sollevando leggermente la voce.
Lui chiuse gli occhi, e le mani a pugno.
"No, Kate, grazie
"Mormorò, più bruscamente di
quanto non avrebbe voluto." Non è successo niente
"
Niente
tranne che lui non avrebbe dovuto esistere ancora.
"Niente
"gli fece eco lei." devo
presumere allora
che non hai risposto ai miei messaggi perchè non avevi
semplicemente
voglia di parlare con me
"
Parlare
parlare
parlare
perché lui poteva ancora parlare?
"Al momento non ho voglia di stare con nessuno
"Sussurrò
, cupo.
Non la guardò, ma la sentì indietreggiare. E sentì il suo
cuore colpire forte dentro il suo petto.
E l'odore delle sue lacrime
"Bè
non si direbbe
" Mormorò.
Angel sollevò il volto, finalmente, ma lei era già andata via.
Kate
Kate
Dio
come aveva potuto trattarla in quel modo?
Davvero sarebbe stato meglio che non fosse più esistito
Come
, come aveva potuto trattarla in quel modo?
Come aveva potuto dirle in quella maniera che non voleva risponderle al telefono,
che non voleva vederla, che l'unica cosa che desiderava era restare con la sua
ragazzina!
E come aveva potuto lei umiliarsi al punto da andare a cercarlo
dopo quel
che Fred le aveva detto?
Come aveva potuto scendere così in basso da elemosinare un suo sguardo,
una sua parola?
Da credere che significassero qualcosa le frasi, gli sguardi, le ore trascorse
insieme?
E quei momenti nel giardino, che le avevano fatto così tanta compagnia?
E quel morso che le bruciava la pelle?
Niente.
Lei non era niente.
Era bastato che trovasse una ragazza, era bastato che si innamorasse, e lei
non esisteva più
Premette il piede sull'acceleratore, spingendo indietro lacrime che non voleva
versare.
Ma perché? Perché?
Angel non era così
Lei
lei lo conosceva, lei
lei lo amava
Lo amava
e forse si era solo illusa di conoscerlo. Di capirlo
Forse si era solo illusa di riuscire a leggere nella sua anima così profonda
E ora stava così male che avrebbe solo voluto schiantarsi contro un muro
che avrebbe solo voluto non alzare mai quel telefono, e chiamarlo, e andare
a quell'albergo
Ma non poteva più tornare indietro.
Come non aveva mai potuto fare
Come non poteva smettere di amare quell'uomo, quel vampiro, che ogni volta tornava
a sconvolgere il suo cuore.
Deglutì, voltando con tutta la forza che le trasmisero il suo dolore
e la sua rabbia, e solo un attimo prima dell'incrocio il suo cervello recepì
inconsciamente il colore del semaforo.
Frenò, la cintura di sicurezza che le frustava il petto con violenza,
facendole stringere i denti, e rigettandola poi all'indietro mentre il motore
si spegneva. Come il suo respiro.
Come il desiderio di lottare.
Di aprire gli occhi, e rimettere in moto, e affrontare gli automobilisti che,
dietro di lei, già cominciavano a premere sui clacson
Desiderando solo poter rimanere così
e far sparire il mondo.
E far sparire Angel.
"Signora
"
Un poliziotto.
Lo capiva dall'inflessione, dalla voce
sembrava assurdo, ma in servizio
tutti i poliziotti avevano la stessa voce
Tutti tranne suo padre
"signora, mi sente
è ferita?"
Kate strinse i denti, movendosi sul sedile senza ancora aprire gli occhi.
"No
" Mormorò. " ho solo sbattuto ."
Certo, bella cosa da dire al tipo che presto l'avrebbe arrestata per guida pericolosa
"Katie? Katie Lockley? Sei proprio tu?"
Aprì gli occhi, e per un attimo fissò l'uomo biondo chino su di
lei, senza riconoscerlo.
"Kate!"Ripetè quello. " Non riesco a crederci!"
"Bob?" Mormorò, portandosi istintivamente la mano alla gola.
Lui le sorrise, quel sorriso impudente che aveva sempre avuto e che sempre l'aveva
spaventata e affascinata insieme. Il sorriso di chi sa sempre cos' è
meglio dire o fare in qualsiasi occasione.
Proprio come ora, quando, chino sulla portiera della sua auto, le sorrideva,
infischiandosene bellamente degli uomini che stavano accalcandosi alle spalle
di lei.
"In carne ed ossa!" Esclamò il giovane agente, sollevandosi
e allargando le braccia, quasi per mostrarle quanto bene stesse in divisa.
Come se avesse bisogno di ricordarlo
"Da quanto tempo è che non ci vediamo?!"
Kate raddrizzò la schiena, ancora incredula. Il cervello che le turbinava
in testa, quasi impazzito.
Bob
e aveva appena lasciato Angel
Era veramente incredibile
"Dal giorno della festa all'accademia
"Mormorò.
E strinse più forte le dita attorno al collo.
Si.
Dal giorno del ballo all'accademia.
Quando lui si era presa la sua verginità.
Angel
sentiva tutto attorno a se l'odore del disinfettante
quello sgradevole,
penetrante odore che pareva essere stato assorbito dalle pareti, dai pavimenti,
dagli abiti della gente, persino dall'aria che gli altri respiravano. E che
sembrava voler ricordare a tutti, torcendo loro lo stomaco, il luogo in cui
erano.
Era assurdo
L'uomo poteva cambiare il cuore nel petto di un malato, sostituendolo con uno
sano, poteva operare dall' America un paziente in Russia, guidando le mani di
metallo di un automa
eppure
non riusciva a cancellare dagli ospedali
quell'odore
Quel terribile odore
Sempre uguale.
Dovunque andasse, qualunque periodo ricordasse.
Qualunque prodotto lo causasse, nascosto sotto qualunque odore.
Sempre quello stesso odore
Così forte da superare persino quello del sangue, e della pura, e della
sofferenza
E forse era per questo che esisteva
Per confondere quei mostri che, come lui, di quel genere di odori si nutriva.
Per disgustarli.
Perché quell'odore di disinfettante avrebbe potuto disgustare anche un
demone.
Mentre gli uomini che lavoravano in quel luogo, per assurdo, sembravano ormai
esserci abituati.
Loro
ma non Kate.
A Kate era saltato il cuore in petto, appena attraversate le porte automatiche,
e i suoi polmoni, compiti da quell'odore insidioso, per un attimo si erano ritratti.
Lei odiava quel luogo.
Angel lo sentiva.
Dal modo in cui camminava, dalla tensione del so corpo
E lo vedeva, chiaro come la luce innaturale dei neon
scolpito nella linea
sottile delle sue lebbra, nel modo in cui stringeva la borsa, torcendosi le
mani una nell'altra, mentre, apparentemente sicura, procedeva per quei corridoi
terribili ed interminabili.
Era così cambiata
eppure era sempre la solita Kate
Controllata, fredda, orgogliosa
agli occhi di tutti
Senza alcun bisogno della forza e dell'aiuto degli altri
E invece il cuore le batteva così forte, e lei aveva paura.
Una paura terribile, una paura che lo assaliva, lo circondava, lo stringeva
in una morsa da cui non poteva liberarsi
una paura che era ovunque
come l'odore del disinfettante
Una paura più forte di quella che aveva provato trovandosi faccia a faccia
con Penn, o con il demone che aveva ordinato l'uccisone di suo padre
Così forte da vincere quello che una volta era stato un orgoglio impenetrabile,
e farla voltare verso di lui, con un sorriso imbarazzato.
Alla ricerca dei suoi occhi. Alla ricerca della sua forza.
Dio
Dio
era questo che aveva sempre voluto da lui?
Che la guardasse
che l'aiutasse
Deglutì.
E anche lui ebbe paura.
Di avere sempre sbagliato con Kate .
Sempre.
Ogni volta che le aveva obbedito. Ogni volta che l'aveva lasciata quando lei
glielo aveva chiesto.
Credendo
che fosse davvero questo ciò che lei voleva
Credendo
di rispettarla
quando forse stava sbagliando tutto
quando forse aveva solo paura.
Come adesso ne aveva lei.
Paura di sbagliare, paura di leggere ciò che invece non c'era, paura
di mancarle di rispetto, paura di avvicinarsi a lei
e di innamorarsi
E adesso era lì, e ancora una volta, come un idiota, si domandava se
dovesse
se potesse avvicinarsi a lei
Se fosse veramente in grado di fare qualcosa per quella donna così fragile
e così orgogliosa, che aveva paura di entrare in una stanza
e non
trovare più sua figlia
Non c'era nessuno in quella parte del piano, e Kate si guardò intorno
per un secondo, senza fermarsi, spingendo una doppia porta a vetri.
Non erano in pediatria, e probabilmente il nome del reparto doveva essere indicato
dall'altra parte del corridoio, ma, dall'assenza di gente e dalle pochissime
porte chiuse, Angel intuì che si dovesse trattare di una piccola parte
dell'ospedale destinata ai casi particolarmente gravi
o strani
Vide Kate fermarsi davanti a una porta, ed esitare un secondo, voltandosi verso
lui, prima di entrare.
Mentre il suo cuore le batteva sempre più forte nel petto.
Ci si poteva abituare a vedere un figlio morire? Si domandò Angel, entrando.
Anche se si trattava di una fine così lenta ed estenuante?
Ci si poteva abituare a vederlo sfiorire, giorno dopo giorno, senza poter far
niente?
Ci si poteva abituare a veder mutare il suo volto, e cambiare il colore della
sua pelle?
E sentire dentro il proprio corpo il dolore , terribile, straziante, e desiderare
di trovarsi al suo posto, e non poterlo ottenere.
Sentire che tutta la propria esistenza è stata votata a proteggere quest'essere,
dall'attimo in cui è venuto al mondo
e non essere in grado di farlo.
non poter proteggere la persona amata
e sentirsi colpevole, e inutile,
per questo
E sentire, con tutto il corpo e lo spirito, l'ingiustizia di essere vivo, quando
colei che si era desiderato, che si aveva avuto il dovere, che si era tentato
disperatamente di proteggere non lo era più
Angel aveva creduto di sapere cosa volesse dire
Aveva creduto di averlo marchiato nella carne e nel cuore
Ma adesso, per la prima volta, dubitò di averlo mai, veramente, compreso.
Quando sentì Kate sospirare di sollievo.
E vide la sua bambina.
O
quel che restava della sua bambina
Di quella creatura bianca e rosa che una Kate stanca e bellissima stringeva
fra le braccia nella fotografia che aveva visto in macchina, con una delicata
peluria biondo oro a coprirle la testa minuscola.
Non ne aveva più capelli, ora, la bambina di Kate
ne sopraciglia,
e la sua pelle era diafana e pallida come neve all'ombra, e le luci tenui della
stanza la rendevano trasparente, mostrando strisce sottilissime di vene azzurre
sul collo e sulle braccia, segnate da un 'innumerevole quantità di ecchimosi
nere e gonfie.
Sottili, tanto da far sembrare il tubo della flebo un'orribile, enorme appendice
che le penetrava nella carne, togliendole la vita anziché restituirgliela.
E Angel si ritrovò a stringere i denti, pensando a cosa doveva aver significato
infilare quell'ago, mentre le parole di Kate gli risuonavano nelle orecchia
a bucarla fino a che non ha le braccia blu, e piange, e ti supplica di
farli smettere
Deglutì, ma non riuscì a controllare l'orrore, mentre osservava
quel viso minuscolo, che persino nello strazio della malattia aveva conservato
la traccia degli zigomi di sua madre, e la forma delle labbra di lei.
Un viso bellissimo, su un corpo, che , persino sotto le lenzuola, sembrava ormai
più quello di una bambina di due anni che di una di quattro
e un
'espressione sofferente che gli penerò nel cuore, ferendolo.
Avvelenandolo.
Facendogli sentire lacrime negli occhi spalancati per lo stupore e l'orrore.
Vide Kate piegarsi su di lei, sorridendole, e sfiorarle la fronte nel sonno,
prima baciarla con dolcezza infinita, come se lei fosse una cosa fragile e delicata,
che persino una carezza avrebbe potuto distruggere.
E, molto probabilmente, era proprio così
Quella bambina era uno strazio di dolore
eppure
Kate la guardava
come se le riempisse di luce il cuore
Le appoggiò la guancia alla fronte, senza dire nulla, e dopo un attimo
si alzò, prendendo fra le mani la cartella clinica e sfogliandola con
le labbra tese, mentre Angel tornava a guardare la bambina, quasi fosse incapace
di toglierle gli occhi da dosso.
Dopo tante guerre, dopo tanto sangue, dopo tanta sofferenza
non pensava
che qualcosa potesse ancora colpirlo in quel modo
Aveva creduto di aver raggiunto quasi la vetta della sofferenza, e di potere
solamente ripetere ciò che già aveva provato.
E poi ecco questa bambina
quest'uccellino buttato in un letto d'ospedale
e d'un tratto tutte le guerre, tutto il dolore, tutto l'orrore visto e provocato
di nuovo
non esistevano più
Portati via da lei
da una creatura mai vista prima in tutta la sua esistenza
e che avrebbe potuto essere sua
Il pensiero gli sfrecciò nel cervello, veloce come un lampo.
Colpendolo.
Sconvolgendolo.
Proprio quando Kate gli parlò, e sollevati gli occhi dal volto della
piccola lui la guardò, e si accorse che anche lei, a sua volta, lo stava
osservando.
"Era
più carina
prima
" Mormorò,
un sorriso tremulo sulle labbra. "veramente
Lei era
è
è alta , molto
.
Più alta degli altri bambini
ora non si vede perché è
sdraiata, ed era
era meno magra prima
e aveva dei bellissimi capelli
biondi
"
"Kate
" Mormorò lui, scotendo lentamente la testa.
Lei si premette la mano sulle labbra.
"Non come i miei , sai
"Continuò. " molto più
belli
E
"Passò gli occhi da lui alla bambina." E tutti restavano
stupiti da quant'era precoce
a un anno già parlava
e
si muoveva ovunque
Lei
mi ha fatta sempre disparere per stare... a letto
"
Deglutì, ingoiando un singhiozzo, e stavolta Angel non pensò che
volesse restare sola, che volesse essere lasciata in pace.
Stavolta
Angel
non pensò.
Si avvicinò con un passo, e le prese la mano, attirandola a se.
Stringendola.
Avvolgendole le spalle tra le braccia.
E tenendola così, mentre lei ricambiava la sua stretta.
"Shh
"Mormorò. " shh
non parlare
"
"Angel
"
"Non parlare
"Le affondò il volto nei capelli, e la sentì
tremare, stringendolo più forte.
Non piangeva, ma sembrava che il suo corpo dovesse andare a pezzi da un momento
all'altro.
"non parlare
io
"
"No
"Lo interruppe, sollevando il viso.
E fu lì, sul suo, le labbra di lei che sfioravano la sua bocca
e il suo fiato
il fiato di Kate era così caldo, e sapeva di acqua,
e di lacrime
Il fiato di Kate
dopo così tanto tempo
"Per favore
" Mormorò, guardandolo negli occhi ."
Per favore non dirmi che andrà tutto bene
Ma
"Chiuse le palpebre, e lui le appoggiò le labbra sulla fronte,
istintivamente.
E non c' era niente di deduttivo in quel gesto
ma solo un enorme desiderio
di proteggerla, di portarla via da quella stanza
di cullarla fra le braccia,
fino a che non si fosse addormentata, e il dolore se ne fosse andato. "non
dirmi nemmeno che è finita
perché se è finita, io
"
Angel sollevò le dita, e gliele poggiò sulla bocca, con dolcezza
infinita.
In tutto il tempo che si erano frequentati, non erano mai stati così
vicini, con il corpo e con lo spirito
eppure, in qual momento, c'era un
abisso a separarli
C' era sempre un abisso a separarli.
Che fosse il padre di Kate, o la donna che Angel aveva amato
o una bambina,
in un letto freddo d'ospedale.
" Non so se potrò fare niente
" Mormorò, quando
lei riaprì gli occhi. Laghi azzurri, trasparenti, in cui lui poteva vedere
la sua immagine persa da così tanto tempo.
Laghi azzurri pieni di speranza. " mi dispiace
ma ti giuro
ti giuro che cercherò
"
Kate annuì piano, deglutendo ancora, e un attimo dopo si staccò
da lui, passandosi le mani sul viso e fra i capelli.
"Vado a vedere se trovo il dottor Newman
" Mormorò, imbarazzata.
"a te cosa serve per
"
"Una fiala di sangue
solo questo
"
"Va bene
"Annuì Kate. " allora
torno subito
"
Lui le sorrise, guardandola uscire, ma il sorriso gli si spense sulle labbra
non appena lei ebbe lasciato la stanza, e Angel tornò a girarsi, e a
rivolgere gli occhi alla bambina.
Si avvicinò di un passo, stupendosi di quanto debole fosse il battito
del suo cuore
tanto che lui appena riusciva a sentirlo, e quanto delicato,
quasi trasparente, fosse il suo respiro
Come un 'unica goccia di pioggia in mezzo a un 'acquazzone.
E lei, forse, lo era
un 'unica goccia di pioggia nell'uragano della vita
un unico, piccolo fiore, che il vento avrebbe potuto strappar via in qualsiasi
momento, che il sole avrebbe potuto seccare o l'acqua annegare,che la terra
avrebbe potuto disseccare, e gli uomini calpestare
che tutto avrebbe potuto
annientare.
In un secondo.
Senza sforzo.
Eppure, era ancora lì
e il suo cuore batteva, e il suo fiato sapeva
di medicine, come quello di sua madre aveva saputo d'acqua
E il suo esistere era una sfida all'universo intero, istante dopo istante.
Allungò la mano, sfiorandole delicatamente la fronte pallida, mentre
gli occhi gli si riempivano di lacrime.
Bruciava. Bruciava come fuoco
Bruciava il suo corpo, e il suo spirito, forse.
E il cuore di sua madre.
E, adesso, anche quello di Angel.
Angel che non aveva niente a che fare con lei.
Angel che fino a un 'ora prima non sapeva nemmeno della sua esistenza.
Ma che avrebbe dato la propria, di esistenza
per farla guarire.
Chiuse le dita, carezzandole la fronte, e indugiando con la mano su quella pelle
calda, nell'inutile, ridicolo tentativo di calmare quell'arsura terribile col
suo freddo innaturale.
Mentre i suoi occhi non riuscivano a staccarsi da qual volto malato, la maschera
dell'innocenza ferita
come quella di sua sorella, che lui aveva distrutto
come quella di milioni di bambini, che non avrebbe mai visti
che non avrebbero
mai colpito il suo cuore come quella piccola, delicata creatura che ora catturava
senza saperlo lo sguardo di un vampiro.
Così profondamente che non si accorse della presenza alle sue spalle,
fino a che una voce di donna non gli ferì le orecchia, aspra, sgarbata,
come il tono che usò.
Così tagliente che avrebbe potuto far sanguinare la bambina di Kate
"Senta, lei, "Esclamò. " qui non si può stare!"
Angel sollevò la testa, reagendo al tono secco di quella voce voltandosi,
e incontrando il volto non meno aspro di una giovane infermiera che, accanto
ad un medico in camice e stetoscopio appeso al collo, lo fissava a braccia incrociate.
Come fosse stato un intruso nel suo regno
Ma quello non era il suo regno
Quello era il regno del dolore
"Sono venuto con Kate Lockley." Rispose solo, passandosi le dita sotto
gli occhi per nascondere le lacrime. "Cercava il dottor Newman
"
"Bè "Ribattè l'infermiera. " la signora Lockley
qui non la vedo, e a noi non ha detto che aspettava visite, per cui, se non
le spiace, dovrebbe uscire immediatamente dalla stanza
"
"Aspetterò fuori
" Mormorò lui, allontanandosi
dal letto, ma la donna scosse il capo, implacabile.
"Nemmeno. E' vietato l'acceso ai non autorizzati su tutto il reparto."
"Mi ha autorizzato sua madre, "Esclamò Angel fra i denti, cercando
di non perdere la calma. " di chi altro serve il permesso?"
"Mi ascolti bene, per qual che ne so la signora Lockley non è nemmeno
in ospedale, e se non esce
" La donna sgranò gli occhi, fissandolo,
ed evidentemente si accorse delle lacrime che ancora gli brillavano nello sguardo.
" Ma lei" Esclamò. " è il padre?"
Angel si voltò per un attimo, fissando il volto pallido della bambina
di Kate
della creatura che le era cresciuta dentro
e che ora stava
perdendo
Di quell'esserino miniscolo che le aveva fatto superare qualunque cosa fosse
avvenuta cinque anni prima
portandola a chiedere il suo aiuto
Di quel cuore che batteva così piano
di quel respiro che sapeva
di medicine
Di quel piccolo angelo
un angelo senza più ali
"Si
" Mormorò piano.
Senza pensare.
E di nuovo allungò una mano a sfiorarle la fronte.
"Oh
"Esclamò l'infermiera." Allora è diverso,
naturalmente, può restare
solo, se vuole scusarmi
"
Angel si voltò, e un attimo dopo la donna lo colpì in piena faccia
con un violento ceffone, graffiandogli la guancia con le unghie , e prendendolo
così di sorpresa che dovette lottare con se stesso, per non reagire d'istinto,
afferrandola.
La guardò invece, e la vide bruciarlo con gli occhi.
"Dovrebbe esserci lei in quel letto, al posto di quella creatura|!"
Urlò la donna, ansando. " Tre giorni e non si è fatto vedere
una volta!
Tre giorni a lasciare che sua madre si consumasse a furia di starle vicina,
e ci scommetto che non se lo è fatto, lei, tutto il calvario di questi
mesi!!
Oh, no, non c'è bisogno che lo chieda, per saperlo, li conosco fin troppo
bene gli uomini, io!"
"Charlotte
" Mormorò il giovane medico, avvicinandosi
in fretta e prendendola per il braccio. " ti sei ammattita?"
"No che non sono matta!" Rispose lei, il volto in fiamme per la rabbia.
" Tanto non mi cacciano da qui! Chi vuoi che ci mandino in questo purgatorio
in terra?!"
L'uomo la tirò verso di se, trascinandola alla porta.
"Ci scusi
" Ansò, portandola via.
Ma evidentemente la donna non era d'accordo con lui.
"Cos'è" Strillò. " ci è venuto a vederla
morire, adesso?
Crede di mettersi apposto la coscienza, così?"
Angel non rispose.
La guardò uscire dalla stanza, trascinata dal medico.
Piena di collera e di livore.
Contro di lui.
Aveva visto quella bambina spegnersi per tre giorni
e combatteva in quel
modo per lei
cosa poteva essere accaduto al cuore, e all'anima di Kate
cosa, se il suo stesso cuore e la sua stessa anima si sentivano percossi e annichiliti,
di fronte a quella sofferenza così assurda, così tanto crudele?
Si sfiorò la guancia con la mano, percorrendosi con le dita i punti in
cui lo schiaffo bruciava ancora.
E non si stupì di come quell'unico gesto avesse fatto mutare il suo parere
sull' infermiera
"Perché hai detto che sei il mio papà
?"
"Oh, mio Dio
"Mormorò Angel, voltandosi di scatto.
Era la seconda volta in pochi minuti che era così assorto nei suoi pensieri
da permettere a una voce di coglierlo di sorpresa
ma il salto che fece
adesso il suo cuore non aveva niente a che vedere con la sua reazione di poco
prima.
Davanti a lui, la bambina di Kate lo guardava con i suoi enormi, bellissimi
occhi azzurri
pieni di innocenza e di gentilezza
come pozze profonde
e trasparenti in cui un uomo avrebbe potuto perdersi, e annegare
continuando
a vivere.
Occhi indimenticabili.
Gli occhi di Kate.
" Tu non sei il mio papà
"Ripetè la piccola, la
voce debole come un soffio di vento. " mi dici chi sei, per piacere?"
Angel deglutì, piegandosi sulle gambe e abbassando le spalle, perché
il suo volto le fosse quanto più possibile vicino.
"Come lo sai che non sono il tuo papà?" Mormorò, sorridendole.
Lei non si mosse, e non esitò prima di rispondere.
"Perchè mio papà non sarebbe venuto
e non mi avrebbe
fatto le carezze
mio papà non mi vuole bene
"
Angel allungò le dita, sfiorandole la tempia, dove una volta dovevano
esserci state ciocche ribelli di capelli biondi.
"Hai ragione tu
" Disse piano, senza guardarla. " non sono
tuo padre
sono solo un amico della tua mamma
"
"Sei Angel?"
Di nuovo, lui sgranò gli occhi, stupito.
E di fronte alla sua espressione sbalordita, la bambina proruppe in una piccola,
dolcissima risata, che ebbe il potere di mandargli in un attimo in frantumi
il cuore.
"Non sono mica una maga!"Esclamò,e per un attimo parve che
una traccia di colore tornasse sulle sue guance bianche." Ho sentito mamma
che lo diceva una volta
mentre dormiva
però
. non mi
ricordo quando
"
Angel rispose al suo sorriso, appoggiando il volto alla mano.
"No
" Mormorò. " magari non sei una maga
però
potresti essere una fata
"Le sfiorò di nuovo la fronte."
Ti piacerebbe ?"
La bambina sospirò, tornando ad abbandonarsi sui cuscini.
"Si
"Soffiò. " perché così potrei
tornare a casa
"
Chiuse per un attimo gli occhi, e, quando li riaprì, c'era una sofferenza
atroce nel suo sguardo.
"Lo sai
" Mormorò. " io non me la ricordo casa mia
non me la ricordo più
Mi ricordo solamente altri ospedali
Però so che voglio tornare a casa
lo stesso
pure che non
me la ricordo e non so dove sta
"
Dio
quella bambina aveva veramente quattro anni?
Solo quattro anni?
Quattro anni e parlava, e lo guardava, e aveva dentro uno spirito che aveva
già sofferto per più di un vita
"Lo sai
"Mormorò. " a me capitava spesso di pensare
di voler tornare a casa
solo che ci ero già a casa mia
e
così, non sapevo dove volevo andare veramente
Poi sono partito
e di nuovo ho desiderato tornare a casa
la mia
vera casa
quella che avevo voluto lasciare
e non potevo più
farlo
"
"E ora?"Domandò, attenta, la bambina.
"Ora"Sorrise lui." Ho un' altra casa
"
Allungò un dito, toccandole il naso e continuando a sorridere.
"E anche io, da bambino, facevo finta di dormire
"
Per la prima volta, lei si mosse, arricciando il naso e allungandosi verso di
lui, come per confidargli un segreto.
"Shh
"Disse piano." Non voglio che lo sappiano.
Se sanno che sto sveglia vengono tutti qui e mi stanno intorno, e mi parlavo
e mi chiedono come mi sento, e se voglio qualcosa
e i dottori mi guardano
la gola, e gli occhi
e mi domandano sempre le stesse cose
Così invece mi fanno stare in pace
E mamma non ha bisogno di fare finta di ridere
Io me ne accorgo, sai, quando fa finta e quando ride veramente
"
Angel annuì, tornando ad accarezzarle la guancia.
"Si
"Mormorò." Anche io
"
Stavolta li sentì, i passi alle sue spalle, nonostante tutta la sua attenzione
fosse concentrata sul volto della piccola , e sul suono debole e regolar del
suo cuore, e sollevò la testa.
Stavolta seppe quando quei passi furono alla porta.
E dal momento che li sentì
seppe che appartenevano a Kate.
"Angel!"Esclamò, entrando di corsa nella stanza." Nia
"
Si portò una mano al cuore, fissando la bambina, e un respiro, che fu
quasi un grido di sollievo, le sgorgò dal petto quando la vide.
"Amore
" Mormorò, inginocchiandosi accanto al letto, dall'altra
parte. " sei sveglia
sei sveglia
"
Alzò li occhi verso Angel, mentre le sue dita stringevano quelle della
mano libera della bambina.
"Era da tre giorni che non riprendeva conoscenza
"Spiegò.
"Da prima che arrivassimo a Los Angeles
"
Nia sospirò.
"Mi piaceva andare in macchina
mi piaceva più che stare qui
E' un altro ospedale
ma è sempre uguale
invece, in macchina,
vedevo tante cose nuove
"
"Bè
"Si intromise l'infermiera che poco prima aveva colpito
Angel, avanzando dal fondo della stanza. "ma anche ora hai visto delle
cose nuove
hai visto tuo papà, no?! Non sei contenta?!"
Kate lo fissò, trattenendo per un secondo il respiro.
E continuò a guardarlo anche mentre Nia, piano, mormorava: " Si
sono contenta
"
Allora, Kate serrò gli occhi, e, per un attimo, Angel ebbe paura che
svenisse.
"Vado a chiamare il dottor Newman
"Continuò l'infermiera,
che non sembrava essersi accorta di nulla, e Angel vide Kate stringere i denti,
nel tentativo disperato di riprendere il controllo di se stessa.
"Nia
"Mormorò piano un attimo dopo, ma non terminò
la frase, sospirando e allungando nuovamente la mano per carezzare la fronte
della bimba.
"Sono davvero contenta
" Sussurrò la piccola, con la sua
voce da uccellino. "sei arrabbiata con me? "
Kate le sorrise. Un sorriso stanco, che non aveva niente a che fare con quello
che un tempo aveva conosciuto.
"Non potrei mai essere arrabbiata con te, amore
"Mormorò.
" non me ne hai mai dato ragione
"
"Però ti faccio stare in pena
"
"Non sei tu
è questa malattia che ti fa stare male
mentre
io non posso fare niente
"
Si portò alle labbra la mano della bambina, baciandola con dolcezza.
"Ho avuto così paura
"Mormorò. " sembrava
che non volessi più svegliarti
"
Angel vide la bambina voltare la testa, e quando Kate aprì le labbra
per continuare le si avvicinò, appoggiandole con delicatezza una mano
sulla spalla.
"Kate
"Mormorò.
Lei si voltò a guardarlo, sbattendo gli occhi, come se per un attimo
non riuscisse a comprendere dove si trovasse, o cosa ci facesse lui lì.
"Certo
"Esclamò dopo un attimo, alzandosi e prendendo
la borsa da terra. "scusa
"
Tirò fuori una siringa e una fiala con anticoagulante, appoggiandole
poi sul comodino accanto al viso della bamba.
"Li ho presi in infermeria
"Spiegò. " non c'era nessuno
Probabilmente un'emergenza in corso."
"Angel è un dottore?" Mormorò Nia, mentre Kate infilava
con un lento sospiro l'ago nel tubo della flebo.
Un sospiro che pareva un singhiozzo.
Angel la guardò, e non rispose, aspettando che fosse lei a farlo.
Duecentocinquanta anni, e non era in grado di rispondere alla domanda di una
bambina. Come non era stato in grado di impedire a sua madre di soffrire
Kate deglutì, versando il sangue appena prelevato nella fiala, e Angel
lo guardò scorrere, chiaro, liquido, come vino nuovo, bruciante di vita
Vino malato
Vita malata
Se ne rendeva conto fin da lì.
Senza nemmeno bisogno di annusarlo o sentire il suo sapore.
Sangue così diverso da quello di sua madre.
Da quel fuoco che lo aveva bruciato e che gli era rimasto dentro, ricordandogli
quel giorno di cinque anni prima,per centinaia e centinaia i volte, più
debole solo del ricordo delle sue mani, che stringevano le braccia di lei contro
il suo corpo.
Kate chiuse la fiala e la strine contro il petto per un istante, sollevando
il volto, prima di tornare a guardare la sua bambina.
E a sorriderle, l'amore sul suo volto che la rendeva ancora più bella.
"Amore
" Bisbigliò, sedendo sul letto accanto a lei. "
ti ricordi quando ti ho raccontato del vampiro buono?"
La bambina sgranò gli occhi, ma la sua sorpresa non poteva essere grande
come quella di Angel.
"Si
"Sussurrò.
"E ti ricordi quando stavi tanto male e mi chiedevi perché se poteva
aiutarti contro i mostri non lo poteva fare anche adesso?" Nia passò
gli occhi da Kate ad Angel. " E mi hai
detto che non era vero? Che
nessuna delle storie che ti raccontavo era vera?
Ecco
lui è
"Si schiacciò per un attimo le dita
sulle labbra, abbassando gli occhi. " lui è il vampiro buono delle
nostre storie
"
Nia boccheggiò letteralmente, fissandolo.
E non c'era orrore in quegli occhi. Non c'erano ribrezzo o paura, non c'era
nessuno dei sentimenti che aveva visto negli occhi di chi scorgeva per la prima
volta quello che era.
Non c'erano il terrore di cui tante volte si era nutrito, o l'incredulità
mista ad orrore che avevano preceduto la fine di una delle sue vittime.
Non c'era nulla di ciò che in passato aveva cercato.
Solo l'espressione sognante di una bimba
davanti alla realizzazione di
una favola.
"Veramente?"Sussurrò, e persino la sua voce parve più
viva. Come i suoi occhi e il colore sulle sue guance. " Veramente sei il
vampiro buono? "
Angel le sorrise, senza sapere più se allungare o meno una mano per sfiorarla.
"Si
"Rispose semplicemente. " e sono veramente felice di
conoscerti
"
"Sei vero
" Ripetè lei, gli occhi che le si riempivano
di lacrime. " esisti per davvero
"
Si
lui esisteva
e quella creatura in quel letto d'ospedale ci credeva
senza bisogno di prove, senza bisogno di altre parole.
Come sua sorella una volta aveva creduto nelle fate, e negli spiriti dei boschi.
Con la stesa meravigliosa, infantile fede.
E non era un mostro per lei
Per la prima volta
non era un mostro
Sentì le dita di Kate sulla pelle, ancor prima di vederla allungarsi
verso di lui per sfiorargli una mano, nei suoi occhi qualcosa che anche volendo
non avrebbe potuto essere espressa a parole, e che il calore della pelle di
lei sulla sua trasmetteva direttamente al suo sangue.
Solo un attimo, un attimo in cui il mondo cessò di esistere e loro tornarono
indietro, a tanti anni prima
a tanti errori prima.
Prima che lei deglutisse, e lentamente, con riluttanza, volgesse la mano, mostrando
nel suo palmo la fiala piena di sangue.
Angel la prese, e un attimo dopo tornò a volgersi alla bimba, sorridendole.
Stavolta non esitò a prenderle la mano, e dolcemente si chinò
su di lei, sfiorandole le dita con un bacio.
"Esisto per davvero
" Mormorò. " e non ti lascerò
più sola
"
Vide una lacrima scendere lungo la guancia della bambina, ma non osò
sollevare di più gli occhi.
Non osò guardare il volto di sua madre.
Raggiunse la porta senza guardarla e solo quando Nia lo richiamò trovò
il coraggio di voltarsi.
" Angel
" Mormorò la bambina. " perché non
sei venuto prima?"
Cercò gli occhi di Kate, e quello che vi vide riflesso, questa volta,
fu un 'enorme tristezza, che gli lacerò il cuore.
Portandosi via le ultime tracce di rancore e di rabbia.
Cancellando ogni cosa. Cancellando cinque anni.
"Ti ho cercata tanto
"Mormorò piano. " ma non sapevo
dov'eri
"
Kate chiuse gli occhi.
Non aveva bisogno di pronunciare il suo nome.
Parte
II
Bob
Aveva
le mani sudate mentre, seduta sul letto, componeva freneticamente il numero
di telefono, col cuore che le batteva così forte in petto che sembrava
potesse scoppiarle da un momento all'altro.
Pompandole nelle vene sangue caldo come lava .
Che bruciava il suo viso, e sapeva di vergogna.
Eppure, Kate stava ingoiando la vergogna.
Stava ingoiando l'orgoglio, stava ingoiando ogni brandello di dignità.
Stava ingoiando tutto ciò che per lei era stato importante, e stava ingoiando
il batticuore.
E in quel momento non le importava.
Non le importava di niente.
Voleva solo che le rispondesse.
Voleva che alzasse quella cornetta e le parlasse, almeno una volta
Voleva sentire la sua voce
Si.
Per favore.
Voleva sentire la sua voce.
Solo per un secondo.
Voleva solo sentirlo pronunciare il suo nome.
Aveva le mani sudate mentre portava al volto la cornetta, e aspettava.
Per secondi che sembravano anni.
Mentre il rumore secco della linea telefonica si prendeva gioco di lei.
Di lei, e del suo folle batticuore.
Si passò una mano fra i capelli, lanciando un 'occhiata alla porta, da
cui una lama di luce, proveniente dal soggiorno, filtrava appena, interrotta
di tanto in tanto dall'ombra dell'uomo nell'altra stanza, che si muoveva come
se fosse a casa sua.
Ma quella non era casa sua
No
e lei non avrebbe mai dovuto invitarlo a salire
Lei non avrebbe mai dovuto accettare quell'appuntamento, non avrebbe mai dovuto
sollevare il telefono e rispondergli
Non avrebbe mai dovuto dargli il suo numero.
E non avrebbe mai dovuto permettergli di baciarla.
Deglutì, mentre al suo orecchio il telefono continuava a suonare.
E lui, dall'altra parte, non rispondeva
E lui, dall'altra parte, non c'era
Non c'era per lei
non c'era nemmeno per pronunciare il suo nome.
E farle vedere di nuovo chiaro, come il girono che l'aveva morsa
Forse era fuori con la sua ragazza, forse stava aiutando qualcuno
qualcuno
che non era lei
Non aveva nemmeno voluto guardarla, quella sera di tre giorni prima
e
poi
tutto era successo così in fretta.
L'incidente, e Bob che rientrava nella sua vita, che la invitava a prendere
un the
Un the
non le piaceva nemmeno il the, e non le piaceva lui
ma il
cuore le faceva così tanto male , e aveva così' tanta paura di
tornare in quella casa vuota, dove lui l'aveva stretta fra la braccia, dove
tutto le parlava di Angel, anche se non ci era stato che per pochi minuti.
Perché tutto le parlava delle ore trascorse a pensare a lui.
Ed era così arrabbiata con lui, che se ne stava in casa, con la sua ragazza,
mentre Kate rischiava di ammazzarsi sulla strada, e con se stessa, perché
lui non le aveva mai dato nemmeno una ragione per pensare che le cose potessero
andare diversamente.
Perché era stato lei ad allontanarlo. A braccarlo, ad accusarlo, a volere
che fossero nemici
per riuscire a non amarlo, per riuscire a non ammettere
che lui stava diventando il centro stesso delle sua esistenza.
Perché era stata lei a rovinare quel poco che esisteva fra loro, e poi
aveva creduto che tutto si potesse aggiustare
si era illusa che tutto
si potesse aggiustare
e che nel cuore di Angel ci fosse un posto anche
per lei.
Perchè Angel non aveva colpa, eppure non riusciva a non provare verso
di lui una rabbia così cieca da renderla quasi folle.
Da farle accettare l'appuntamento dell'uomo che già una volta le aveva
fatto del male, da portarla ad invitarlo su, e a permettergli di baciarla
Perché Angel aveva la sua bellissima ragazza, e la baciava, e faceva
l'amore con lei
e Kate era così stanca di essere sola
era
così disperamene piena di tristezza da quando lo aveva visto.
Così duro, distaccato, così triste
E non aveva voluto dirle perché
non aveva nemmeno voluto parlarle
Perché non aveva più bisogno di lei adesso, e lei non aveva più
bisogno che le salvasse la vita
Come, come aveva potuto illudersi che fosse un altro il motivo? Che fosse lei
il motivo?
Di quelle carezze, del morso sulla sua carne, della dolcezza infinita di quei
momenti nel guardino.
Era solamente colpa sua
e adesso era lì, e aspettava che lui le
rispondesse.
Che le dicesse solamente una parola. Che pronunciasse il suo nome.
Per tornare in soggiorno.
Per dire a Bob di andarsene a casa.
Che era stato tutto un errore. Un terribile, imperdonabile errore.
Per tornare a sdraiarsi nel suo letto, sola, e pensare a lui.
Ma lui non c'era.
Non rispondeva .
Come tante altre volte.
Quando si era preoccupata, quando si era chiesta dove fosse, e lui invece
invece
Spense il cordless, e lo gettò furiosamente contro la parete, con tanta
forza che rimbalzò, finendole ai piedi.
Con il vano della batteria divelto e l'antenna spaccata dalla base.
Come il suo cuore
Mentre la rabbia rendeva muto il dolore, e sorda la coscienza.
Lo aveva spettato così a lungo
e così tante volte
Lo aveva amato così a lungo
ma lui non aveva mai amato lei
Non aveva mai voluto stare con lei
"Katie
"Mormorò Bob, aprendo discretamente la porta. "piccola
c'è qualcosa che non va?"
Lei si alzò dal letto, deglutendo nervosamente sotto la maschera di autocontrollo
che a volte le pareva parte integrante del suo volto.
"No. "Rispose. " Figurati. Ho avuto solo uno scatto."
Bob sollevò un sopracciglio, entrando nella camera.
"Tu?Uno scatto?
Il poliziotto più freddo e controllato del distretto?
Credevo che i tuoi scatti fossero solo coreografia da interrogatorio."
Kate strinse le labbra, annuendo lentamente.
"Tu, più di molta gente," Disse piano. "dovresti sapere
che non sono poi così terribile
"
Lui si mise le mani in tasca, avanzando ancora di un passo.
"Io so chi eri. So che sembravi l'allieva più efficiente e dura
dell'accademia, preoccupata solo di essere all'altezza di suo padre. "
Allungò una mano, sfiorandole il viso, e Kate lottò per non tirarsi
indietro.
Era calda la sua mano
troppo, troppo calda.
"E anche quella volta
"Le sussurrò sulla pelle. "
l'unica cosa di cui ti preoccupavi era che tuo padre non si accorgesse di niente."
"Mi hai lasciata sola,"Rispose lei, senza muovere un muscolo. "
in quella palestra enorme. Terrorizzata. "
"Tu?" Bob sorrise. Quel sorriso da mascalzone che l'aveva sempre attirata
tanto. " Tu terrorizzata? Kate Lockley?
No.
Io ero terrorizzato.
Tu non mi avevi detto
"
Kate scosse la testa.
Quella discussione era assurda.
"Senti Bob
" Mormorò allontanandosi, ma lui non glielo
permise, prendendola dalla vita.
"Hai ragione
" Soffiò. "sono stato un vigliacco figlio
di puttana
Ma tuo padre non faceva paura solo a te
E dopo avrei voluto chiederti scusa
"
"Ma non lo hai fatto
"
"E tu mi hai perdonato lo stesso
"
Kate aggrottò la fronte.
"Altrimenti non mi avresti invitato qui, stasera
e non mi avresti
baciato."
"No
"Si divincolò dalla sua presa. " ascoltami, quel
bacio
"
"Lo so
"Le appoggiò la mano alle labbra. " lo so
che non è l'amore del secolo.
Non lo è mai stato.
Ma siamo soli tutti e due stasera, e tu mi hai invitato
"
Si
lo aveva invitato
E ora era lì, a pretendere quello che lei non gli aveva offerto.
Mentre colui che non aveva mai invitato era lontano. Nel suo albergo.
Con un 'altra donna.
Sentì le labbra di Bob sulle sue, e rimase immobile, il cuore che le
accelerava leggermente il battito, e non per desiderio, o amore.
Con un 'altra donna
Con un 'altra donna
Faceva male.
E ne faceva ancora di più perché non aveva voluto nemmeno guardarla.
Perché non l'aveva nemmeno chiamata.
Perché aveva lasciato che il suo telefono squillasse a vuoto decine di
volte.
E perché Kate non aveva alcun diritto di pretendere il contrario.
Sentì le mani dell'uomo sul suo corpo, lentamente dapprima, poi più
freneticamente, mentre lui continuava a baciarla, chinandosi su di lei e premendole
le labbra sulle scapole.
Faceva male perché non riusciva ad odiarlo.
Perché quella rabbia, e quel rancore, e quel vuoto atroce che sentiva
non le premettevano ancora di odiarlo.
E lei non era più la stessa donna che pochi mesi prima era riuscita ad
illudersi di farlo.
Caddero insieme sul letto, e lei voltò la testa. Verso la porta aperta,
e la luce.
Ma come faceva, Bob, a non accorgersi che non si stava movendo?
E perché
perché lei non riusciva a farlo?
Perché non riusciva ad allontanarlo dal suo corpo?
In fretta
succedeva tutto troppo in fretta.
E Kate aveva troppo male al cuore.
In terra, il codless era ancora dove lo aveva gettato.
Abbandonato.
Come lei.
Spezzato.
"Vado
da lei adesso."Rispose Angel, infilando il cappotto sotto lo sguardo profondo
di Wesley. " e non credo proprio che ciò che avrò da dirle
le piacerà."
"Ci credo
" S'intromise Cordelia, continuando a passeggiare avanti
e indietro, mentre batteva leggermente sulla schiena del bambino.
Sbuffò, tirandolo più su contro di se.
"Se penso alle cose che le ho detto
io
ah, dopo tanti anni
non so ancora tener chiusa questa fogna!"
Angel le sorrise indulgentemente.
"Non credo che Kate se la sia presa
"Mormorò. "
ha altro per la testa in questo momento
"
Cordelia si morse le labbra, e finalmente lasciò andare la domanda che
doveva esserle bruciata sulla bocca dal momento stesso in cui era arrivata quella
mattina.
"E' proprio così grave?" Chiese.
Angel sospirò, scambiando un rapido sguardo con Wesley.
"La sua bambina sta morendo, Cordelia
" Mormorò semplicemente.
" a quel che dice Wesley, è incomprensibile come sia ancora viva
"
Si allontanò, incapace di sostenere lo sguardo pieno di pena della donna,
e fu Wesley a continuare per lui.
"Dalla mia analisi con La lampada di Amoos " Spiegò. "
risulta che le cellule del sangue della bambina sono totalmente anormali, a
livello addirittura atomico.
Il suo Dna manca di una porzione, quasi un intero filamento
ma questo
è assurdo, perché con una tale mutazione quella creatura non sarebbe
nemmeno dovuta venire al mondo, o , se verificatasi successivamente, per qualche
motivo, l'anomalia avrebbe dovuto stroncarla in pochissimo.
Invece lei è nata. Ed è stata in perfetta salute fino ai tre anni.
Senza contare il fatto che il problema sembrerebbe riguardare solamente le cellule
del sangue
Sinceramente non capisco
"
"Ma
" Mormorò Cordelia. " io pensavo che La lampada
di Amoos fosse in grado di individuare qualunque tipo di malattia! Dopo tutto
il casino che abbiamo fatto per procurarcela!"
"Tecnicamente"Puntualizzò Wesley, tirandosi su gli occhiali
con un dito. " le mutazioni genetiche non sono delle malattie!"
"Ah. E che differenza fa per quella bambina?"
Wesley abbassò gli occhi per un attimo.
"Molta, forse.
Se riesco ad accertarmi, almeno con una buona approssimazione, che si tratta
di una mutazione, posso provare a fare un incantesimo per ricostruire il DNA,
partendo da una cellula di un'altra parte del corpo.
In realtà
è proprio ciò che spero, perché
se invece si tratta di una malattia, di un genere che, per qualche motivo, non
viene rilevata dalla lampada
"
Cordelia annuì piano, e si portò istintivamente alle labbra la
testa del suo bambino.
"Certo che la cosa più difficile al mondo è rendersi conto
di quello che si ha
non è vero piccolino?" Lo baciò,
prima di avvicinarsi a Wesley e porgerglielo, sospirando sonoramente.
"Tieni, "Esclamò. " fa la metà del tuo dovere!"
Wesley sgranò gli occhi, prendendolo goffamente fra le braccia.
"Che ci devo fare?!" Esclamò.
"Che vuoi farci?"Sbuffò lei, raccogliendo dal divano la giacca.
" Mangiarlo?
Il latte in polvere è nello stipo, camomilla e pannolini nel suo beauty,
ha già fatto la pappa per cui il massimo che può succedere è
che si metta a piangere.
Se accade e non si calma chiama Lorne al Caritas e fagli cantare una canzone
per telefono.
Tutto chiaro?"
Wesley boccheggiò letteralmente, cercando di aggiustasi meglio il bambino
fra le braccia.
" Si, certo
ma tu dove vai?"
Cordelia quasi ringhiò, sollevando in alto le mani.
"Secondo te dove sto andando, Wesley, vediamo?!"
Lui deglutì, sull'orlo di una crisi di panico.
"In ospedale?" Azzardò.
"Bingo!! Puoi scegliere fra un Home teatre e la custodia del mio bambino
per un paio di ore!
Ma
ops, l'Home teatre è appena terminato, per cui, buon divertimento!"
Gli passò davanti, precedendo Angel sulla porta e poi voltandosi a guardarlo.
"Allora, " Lo incitò. " andiamo? Potrei anche cambiare
idea se guardo ancora un secondo come Wesley tiene Allen!"
"Cordelia
"Mormorò Angel, seguendola nell'atrio dell'Hyperion.
Ma lei lo zittì immediatamente, con un imperioso gesto della mano.
"Se mi ricordo solo un po' com' è fatta Kate Lockley, "Disse.
" si troverà divisa fra il voler venire con te e il non voler lasciare
sola la sua bambina!
Bè, io sono l'alternativa perfetta.
Sempre che prima decida di spararmi per come l'ho trattata ieri, scelta che,
per inciso, avrebbe tutta la mia comprensione!"
"Non potevi sapere
" Soffiò lui.
Cordelia si fermò sulla porta, con la mano sulla maniglia.
"No
"Mormorò. " nessuno poteva sapere
"
Alzò la testa, guardandolo. " lo sai, vero, che probabilmente era
già incinta, quell'ultima volta?"
Angel non abbassò la testa, ne si sottrasse al suo sguardo.
"Si
lo so
"
"Te lo ha detto lei?"
" Non mi serve che me lo dica lei
"
"E ti ha spiegato
"
"Cordelia,"La interruppe. " noi non abbiamo parlato
"
"Non avete parlato?!" Scattò lei, mentre automaticamente prendeva
la coperta che sempre tenevano sulla panca subito fuori dalla porta e la metteva
sotto il braccio. " Angel, sei tornato a casa, hai consegnato il sangue
a Wesley, sei ritornato in ospedale, e poi sei rientrato, quanto, quattro ore
fa?
Che cavolo avete fatto in un ospedale se non avete parlato?!"
Angel distolse gli occhi, percorrendo al suo fianco il viale in ombra fino al
cancello d'ingresso.
" Kate non si sentiva di parlare
e del resto non avremmo nemmeno
potuto farlo
non in quella stanza, con Nia che dormiva nel letto di fronte
al nostro
" Cordelia lo fissò. " a quello su cui eravamo
seduti!!"
"Precisazione inutile. E naturalmente non ha voluto lasciarla nemmeno il
tempo per dormire due ore."
Angel sospirò , aprendole il cancello.
Fortunatamente, la convertibile, che comunque aveva la cappotte alzata, era
ancora in ombra.
"No
"
"E tu non glielo hai imposto?!"
"No
"
"Perfetto. E
"
"E?"
"Avanti, Angel, hai qualcos' altro sulla punta della lingua, e io non ho
la pazienza che aveva Doyle."
Di nuovo, Angel abbassò gli occhi, fermandosi con la schiena appoggiata
alla carrozzeria dell'auto.
Doyle
Doyle
Se ci fosse stato Doyle avrebbe saputo cosa era meglio fare
Sette anni
e gli mancava ancora come il primo giorno
"E' arrivata quattro giorni fa da Cicago, e la bambina è stata male
già in viaggio.
Ha perso conoscenza in macchina e poi non l'ha più ripresa fino a ieri
Kate non ha
ne una casa
ne un albergo qui in città
Ha passato tutto il suo tempo in ospedale, lasciandolo solo quando le condizioni
di Nia si sono stabilizzate
per venire da noi
"
Cordelia annuì piano.
"Lei non ha un albergo
"Disse piano. " ma tu si."
"E quello che le ho detto
"
"Ma lei non ne ha voluto a che sapere."
"Non vuole lasciare la bambina
"
"E tu, naturalmente, le hai obbedito!"
Angel aggrottò la fronte.
"Ma certo! "Continuò Cordelia. " Tu le hai sempre obbedito!
E non ti è mai nemmeno passato per l'anticamera del cervello che tutto
ciò di cui aveva bisogno era che tu insistessi appena un po' di più?!"
"Cordelia
"
" Non ti è mai passato per la testa che fosse solo orgoglio, che
lei avesse bisogno di qualcuno accanto, ma che essendo una testarda testa dura
come sei tu non lo avrebbe ammasso nemmeno sotto tortura?
Non ti è passato per la testa che ci sono persone così idiote
da farsi passare sotto il naso la felicità per orgoglio, o per non dare
a vedere quanto sono deboli?
Non ti è mai passato per la mente
"
"Si!"La interruppe lui. "mi è passato per la mente, soddisfatta?!
Mi è passato per la mente decine di volte!
Ma che potevo fare!
Non potevo andare da lei e costringerla con la forza!
Imporle la mia presenza quando mi aveva detto che non mi voleva, quando era
evidente che non mi voleva vicino per
per
. per quello che sono.
Quando mi aveva chiesto di lasciarla
"
"Perché? Perché non potevi Angel?"
"Cordelia, da quando in qua sei diventata una così stregua difenditrice
di Kate?
Non mi pare che tu abbia avuto delle parole molto gentili per lei quando è
sparita."
"Da quando me la sono presa con una donna che ha una figlia che muore in
ospedale e mi sento male come un cane!
E adesso dimmi tu, Angel, perché se Kate ti chiedeva di lasciarla tu
la lasciavi, se ti diceva di non volere nessuno quando era sola come un cane
dopo la morte di suo padre , tu ti allontanavi, mentre quando era Buffy Summers
a farlo non c'era verso di staccarti dal suo prezioso, rotondo fianco da Cacciatrice?!"
Angel sgranò gli occhi, sorpreso.
Se c'era una cosa che non si era aspettato era che Cordelia tirasse dentro Buffy.
Di solito, non voleva nemmeno sentirla nominare.
"Avanti, sto aspettando!"
"Non
non è la stessa cosa
"Mormorò.
"Perché?! Perché Buffy era una scema ochetta bionda di sedici
anni che quando voleva dire no diceva si e viceversa, e due volte su tre apriva
la bocca e le dava fiato senza prima essersi accertata che il cervello fosse
in moto, quando andava bene? E invece Kate era una donna matura e adulta, perfettamente
in grado di sapere ciò che voleva?"
Angel la fissò, profondamente a disagio.
Sapeva che Cordelia diceva la verità
se lo era ripetuto decine
di volte
ma questo non rendeva più facile ammetterlo.
E del resto, Cordelia non voleva che fosse più facile. Non lo voleva
affatto.
"Si
"Mormorò piano, fissandola come avrebbe fissato sua
madre, se sua mandre si fosse mai preoccupata di domandargli qualcosa, o di
cercare di capirlo." Ho sempre pensato che potesse non essere così,
però
se invece lo fosse stato
"
"Oh, Angel, cavolo!" Gridò quasi Cordelia. "Io l'ho vista
quel giorno che venne qui, prima che tu partissi per lo Stry Lanka!
E ti poso assicurare che tutto quello che quella donna voleva era solo che tu
la chiamassi!
Oh, ma perché dobbiamo essere tutti così idioti quando si gioca
con il cuore?!"
Sporca.
Era l'unico modo in cui si sentiva.
L'unica parola che le rimbombava nella mente, l'unica realtà che il suo
corpo le gridava.
Kate era sporca.
Sporca come il grasso su un vetro, sporca come la polvere, appiccicosa, in una
strada di periferia, sporca l'acqua di una pozza .
Sporca come una prostituta.
Più di una prostituta.
E non gliene importava niente.
Non le importava niente di nulla.
Continuava a fissare il telefono schiantato in terra, l'antenna piegata in modo
irregolare, di lato, come un corpo colpito con violenza.
Come il suo corpo
E sapeva che il suo cuore non batteva più nemmeno forte
Sapeva che il suo cuore era vuoto.
Così vuoto
E lei era così sporca
"Katie
" La voce roca di Bob le sfiorò piano una tempia,
e l'unica cosa che lei riuscì a pensare era perché non si decideva
ancora a spostarsi di lì. Perché non prendeva le sue cose e non
se ne andava?
Perché non la lasciava in pace? " Mi dispiace
"
Chissà se avrebbero potuto aggiustare qual telefono
Di lì il danno pareva serio, ma poteva sbagliarsi.
Dopotutto, era un oggetto, e gli oggetti non erano come le persone
Era più facile ripararli, gli oggetti
Si voltò piano, per la prima volta, e lo guardò negli occhi.
Calma.
Gelida.
Come il suo cuore.
Vuota.
Come il suo cuore.
" Non preoccuparti
"Sussurrò. " non è colpa
tua."
"Lo so, "Rispose lui. " mi spiace solo che non ti sia piaciuto."
Finalmente, si spostò da lei, rotolando sul fianco, e fissandola.
" Dopotutto, non credevo a ciò che si diceva di te
"
Kate allungò la mano, tirando istintivamente il lenzuolo su di se.
Non voleva che la vedesse.
Non riusciva sopportarlo.
Gli aveva appena permesso di usare il suo corpo, ma il pensiero che i suoi occhi
la guardassero le dava una nausea atroce, scotendola più dell' espressione
di tranquilla superiorità sul suo volto.
Più delle sue parole.
"Perché'," Chiese, stringendosi il lenzuolo sul petto . "
che cosa si dice di me?"
Lo sapeva ciò che si diceva di lei
Lo aveva sentito così tante volte
"Bè
che non ti piacciono
sai
gli uomini
che non sei capace
" Sghignazzò. " io gli dicevo che non
era così, che all'accademia eri un po' timida si, però, da questo
a
tuttavia, a ripensarci ora, nemmeno quella volta
"
Kate si sollevò a sedere, disgustata.
Da se stessa
più ancora che da lui.
"Fa piacere sapere che si parla ancora di me, nell'ambiente
"
Disse, alzandosi.
"Uh
non te la sei presa, vero, Katie? "
Non lo guardò.
L'unica cosa che guardava era la porta del bagno.
L'unica cosa che voleva era la porta del bagno.
"No, non preoccuparti.
Vorrei solo sapere se volevi me o solo un 'altra storia da raccontare in giro."
Lui si allungò, sfiorandole la mano.
"Dai, Katie, tesoro
lo sai che non è così.
E poi, io sono stato onesto con te
"
Lei deglutì, e si avvolse il lenzuolo attorno al corpo.
"Si
"Mormorò. " sapevo benissimo che cosa volevi
sono io che non sono stata onesta
"
Lui aggrottò la fronte, ma le sue parole dovevano averlo in qualche modo
tranquillizzato, perché un attimo dopo si distese sulla schiena, passandosi
un braccio dietro la testa.
"Ti spiace se faccio un pisolino?" Domandò. " Monto in
servizio fra quattro ore."
Di nuovo, Kate non lo guardò.
"Fa pure
" Rispose, avviandosi al bagno.
"Mm
sapevo che eri una donna straordinaria, Katie!
Tutta cervello e buon senso!"
Si, ripeté lei dentro di se , tutta cervello e buon senso
e lacrime
che pareva non avessero la minima intenzione di uscire
Ne lei aveva intenzione di permettere loro di farlo.
Poteva essere scesa così in basso da fare schifo a se stesa, ma non avrebbe
dato a Bob la soddisfazione di vederla piangere.
Piangere per qualcosa che aveva voluto.
Che aveva scelto scientemente di fare.
Per qualcosa che avrebbe giudicato un 'idiozia.
Che probabilmente era un 'idiozia.
Per chiunque, ma non per lei.
Lei non avrebbe potuto sentirsi più sporca nemmeno se si fosse rotolata
nel fango.
Tutto quello che voleva era fare una doccia
Era acqua fresca sul suo corpo, e sul volto
tutto quel che voleva era
tornare a sentirsi di nuovo pulita
Come qual giorno che avevano parlato nel guardino dell'Hyperion, Angel e lei
Il pensiero di lui la colpì, come un pugno in pieno stomaco
insieme
alla vista della doccia
Della sua doccia
Mattonelle, un rubinetto su una parete
Solo una doccia
niente più che una doccia
e sotto, un uomo
e una donna, avvinghiati, mentre lui cercava di richiamare alla vita una creatura
che aveva creduto di non volere più esistere.
Si portò una mano al petto, improvvisamente soffocata, come se una morsa,
improvvisa, fosse sbucata dal nulla a serrarle la gola.
No, Dio no
Non poteva
Non poteva avvicinarsi a quella doccia
Non poteva lasciare che l'acqua le scorresse addosso,come quel giorno.
Non adesso
Non ora che era così sporca
Chiuse gli occhi , correndo fuori dalla stanza, e fu solo un caso se non inciampò
nel suo telefono, abbandonato in terra.
Vicino al letto.
Il letto in cui Bob si era già addormentato.
Ansò, raggiungendo la cucina.
E finalmente si lasciò cadere in terra, raccogliendo le gambe al petto
e affondando la testa contro le ginocchia.
Tremando.
Come una bambina.
Una bambina che nessuno avrebbe consolato.
Kate
si riempì la bocca d'acqua, e poi la sputò, stremata, finendo
di vomitare gli ultimi frammenti di cibo e poi appoggiando la fronte al rubinetto
aperto, senza riuscire a smettere di tossire.
Ogni colpo che rischiava di farla ricominciare, ma con la differenza che non
aveva più niente in corpo da rimettere.
Sputò ancora, e poi si passò una mano bagnata sul volto, nel tentativo
di recuperare un po' di forze.
E di liberarsi da quel sapore terribile di acido che pareva esserle passato
sulla pelle.
Se glielo avessero chiesto dopo, probabilmente, non sarebbe riuscita a ricordare
ciò che le disse che lui era lì, che la stava guardando.
E anche allora non fu nulla che potesse identificare, a cui potesse dare un
nome.
Non fu nemmeno una sensazione
Semplicemente, seppe che era lì, dietro di lei, e non si voltò
nemmeno, troppo stanca persino per l'orgoglio.
Troppo cambiata per l'orgoglio.
" Da quanto sei lì?" Mormorò, prendendo fra le mani
l'asciugamano e tamponandosi il viso.
Angel esitò un momento, e solamente quando Kate si volse, e lo guardò
negli occhi, lui rispose.
"Abbastanza
"
Si avvicinò di un passo, entrando nel piccolo bagno attiguo alla camera
di Nia.
"Kate,"Mormorò." da quanto tempo va avanti questa cosa?"
Lei piegò lentamente l'asciugamano, prima di appenderlo al suo posto.
"Non sono io la malata, Angel
"Mormorò. " non preoccuparti
per me
"
Fece per passare, ma lui allungò un braccio, bloccandole l'accesso alla
porta.
"Quanto?" Ripetè.
Kate gli poggiò la mano sul polso, e lui non si oppose quando si liberò
il cammino.
"Non lo so
non ci avevo neanche fatto caso
" Ammise, uscendo
dal bagno, ma si bloccò di colpo quando vide la figura snella di Cordelia
Chase china sul letto di sua figlia.
"Ciao
"La salutò la ragazza, sollevando la mano. "
lo sai che hai una bellissima bambina?"
Per un attimo, solo per un attimo, Kate si chiese se la stesse prendendo in
giro.
Il tempo per Cordelia di aggirare il letto, e per lei di guardarla negli occhi.
Le sorrise, Cordelia, un sorriso aperto, da ragazzina, che la faceva tornare
indietro di quasi dieci anni.
Il sorriso di cui doveva essersi innamorato Doyle.
E che a Kate non aveva mai rivolto, fino ad allora.
"Per me è molto bella
" Rispose, chinando gli occhi sul
volto della bimba addormentata.
"Non potrebbe esserlo di più
"
Fissò il vassoio sul secondo lettino, con il cibo ancora quasi intatto
sopra, e si portò una mano alle labbra, lottando disperatamente contro
un altro conato di vomito.
E non si sentì offesa quando Cordelia seguì i suoi occhi, e con
un 'esclamazione soffocata afferrò il vassoio, e lo scaraventò
dentro lo stipo del comodino.
Semplicemente un po' imbarazzata
"Volevo proprio sedermi!" Esclamò la ragazza, lasciandosi cadere
sul letto. " tutta quella strada, in macchina, con le curve, le buche,
le asperità del terreno
sognavo un materasso morbido sotto il mio
ahm
bella giornata oggi, ti piacerà, è l'ideale per uscire
a fare quattro passi con un affascinante vampiro!
Niente sole forte, nuvolette a tutto spiano, può anche darsi che piova
un poco!"
Kate incrociò le braccia al petto.
"Non ho in programma di uscire
" Disse .
"Oh, be, i programmi cambiano, nel più improvviso dei modi.
Credimi, nessuno lo sa meglio di me.
A meno che
"
"Cordelia
" Fece in tempo a dire Angel.
" tu non mandi noi a trovare il papà di questo piccolo tesoro
"
Kate sgranò gli occhi, voltandosi di scatto verso Angel, che a sua volta
la stava fissando, come se gli fosse appena stato dato il compito di tagliarle
la testa.
" Che vuol dire?" Mormorò piano.
Lui si torse le mani, in un gesto che le era disperatamente mancato negli anni
precedenti, prima di rispondere:
"Wesley pensa che anziché una malattia possa trattarsi di una mutazione
genetica
"
"Ma
hanno fatto un mappaggio del DNA
lo hanno fatto a Chicago
"
"Prelevando del sangue?"
Kate deglutì.
"No
"
"Secondo Wesley la mutazione potrebbe riguardare solamente le cellule sanguigne
"Ma com'è possibile? Una mutazione deve riguardare l'intero DNA,
non può limitarsi a una porzione di esso!"
Angel scosse le spalle.
" Kate, sono talmente tante le cose che non sappiamo
inoltre
potrebbe trattarsi di una mutazione così infinitesima che i mezzi
usuali
potrebbero non essere stati in grado di rilevarla
"
"Ma se è questo
"L'interruppe lei, avvicinandosi. "
si potrà fare qualcosa?"
Ansò, la bocca improvvisamente secca.
Non voleva
non poteva crederci
Si passò la mano sul volto.
" Dio
se è così
se io l'avessi portata qui prima
se solo
"
"Kate..."Angel le prese la mano. " Per favore, non fare così
non c'è niente di certo
"
"mm
" Mugugnò Cordelia dietro di loro. "Sta parlando
il signore e padrone del rimugino!"
Afferrò dal letto la giacca di Kate che, automaticamente, la prese.
"Certo, non certo, è qualcosa, no?
Per cui tu evita di metterti a piangere in anticipo e tu altra
"Strinse
la mano sulla spalla di Kate. " evita di illuderti
E ora avanti, andate a trovare
chiunque sia lui!
Sai dove abita, vero?"
"Si
"Kate aggrottò la fronte. " ma , un attimo
non mi avete ancora detto perché vi serve Bob! Lui non ha mai
"Si
trattenne, mentre le parole dell'uomo, quando gli aveva detto di aspettare un
bambino, tornavano a rimbombarle nella testa.
"Bè, a noi non serve il "tuo" Bob, "Precisò
Cordelia. " a noi serve il suo sangue."
"Wesley" Spiegò finalmente Angel. " ha bisogno di ricostruire
esattamente la provenienza del difetto, se è un difetto, o di escludere
ogni possibilità che lo sia
Ha bisogno del tuo sangue.
E di quello di
lui.
Ma se tu non voi venirci
posso andarci io
"
"No."Kate sollevò la mano. " no, questo no
Non posso mandare un 'altra persona a chiedergli sangue perché sua figlia
è malata. Solo
"
Guardò la bambina, e subito Cordelia si affettò ad alzare le braccia.
"Ehi, che sono venuta a fare secondo te?
Resto io con la piccola!"
Kate esitò, fissando il volto pallido della figlia, addormentata ormai
da più di dodici ore a causa delle medicine che, continuamente, le venivano
iniettate.
Non voleva lasciare la sua bambina
aveva
aveva così tanta
paura che potesse accad