SOLO UNA TAZZA DI CAFFE'

di Icecat62, email: dmanahl@delanet.com Homepage: http://www.geocities.com/TelevisionCity/Satellite/3635/
Tradotto da Elena Halbarad, email: ithil@usa.net Homepage: http://www.angelfire.com/on2/duesouth
Rating: PG13 (vm 13 anni)
Coppie: Fraser/Thatcher
Riassunto: Quel che è successo dopo aver preso il caffè.
Spoiler: Summit a Chicago.


Meg era seduta alla sua scrivania, lavorando su un altro di quei lunghissimi, noiosi rapporti che detestava.Faceva parte delle sue responsabilità come Ispettore nella Polizia Canadese a Cavallo, tuttavia, quindi lo compilò con precisione. Ma quel giorno aveva dei grossi problemi a concentrarsi su qualunque cosa. Nausea, vertigini - era completamente distratta. L'unica cosa su cui poteva concentrarsi era cercare di non vomitare, ma non servì a molto. Con un movimento rapido, afferrò il cestino della spazzatura e ci rigettò dentro la sua colazione e croissant. Osservando il mucchio di cartaccia e vomito, cercò di capire perchè si era sentita male. I croissants? Non sarebbero bastati a farla star male. La cena della sera prima? No, un avvelenamento da cibo l'avrebbe fatta stare certamente peggio. Il caffè? Come diavolo poteva rimettere a causa di un caffè? Si sentì lentamente venir meno le forze. Il caffè. Era stato il caffè. Per forza! Non aveva fatto nient'altro dopo il caffè, e adesso aveva la nausea. 'Oh dio!' Con una mano tremante afferrò il telefono e chiamò l'interno di Fraser.
"Agente Fraser all'apparecchio, come posso ..."
"Fraser, venga nel mio ufficio immediatamente." Riattaccò e rimase ad aspettarlo. Respirando profondamente, si preparò per l'arrivo di Fraser. Il leggero bussare alla porta la avvertì che era arrivato.
"Avanti."
Lui si avvicinò lentamente alla sua scrivania. Il suo volto non mostrava nessuna emozione, assolutamente nulla. Qesto era un altro dei suoi problemi: il fatto che gli avesse chiesto di dimenticare.
"Signore, ha richiesto la mia presenza?"
"Ehm, sì. Credo che abbiamo avuto un piccolo incidente."
"Abbiamo, signore?"
"Sì. Abbiamo. Ho motivo di credere che il caffè che abbiamo preso sia ... beh ... ho la nausea. Credo."
Fraser la fissò confuso. "Non ricordo di aver preso alcun caffè con lei oggi, e mi sento abbastanza bene. Forse le sta solo venendo l'influenza, signore."
"No, non ho l'influenza. Credo che sia 'il caffè'". E detto questo lo fissò.
"Il caffè?"
"Come può essere così intelligente e così tonto allo stesso tempo? Il 'caffè', Fraser. Il mese scorso. Il 'caffè' che abbiamo preso il mese scorso, dopo l'incidente alla conferenza della N.A.F.T.A."
Il capo di Fraser si inclinò da un lato mentre cercava di capire le sue parole.
"Il 'caffè' che abbiamo preso il mese scorso, dopo l'incidente alla conferenza della N.A.F.T.A., la sta facendo sentire male adesso?"
"Sì."
La confusione cedette immediatamente il posto alla sorpresa. "E' sicura? Ha chiesto un parere medico?"
"No, non sono stata da un medico. Forse non è il caffè. Almeno, spero che non lo sia." Lei vide una traccia di delusione sul suo volto.
"Forse dovrebbe andare in drogheria nella pausa pranzo. Per vedere se è il caffè che le sta dando la nausea."
"Perchè mai dovrei andare in drogheria per capirlo?"
Fraser esitò un attimo e si fece scricchiolare il collo, chiaro segno di imbarazzo. "Credo che abbiamo dei test per cose di questa natura. Così potremo vedere se è il caffè che la fa star male."
Meg annuì lentamente. "Un suggerimento ragionevole. Torni qui alle 12. Ora può andare."
Fraser non si mosse. "Posso chiederle perchè devo tornare a mezzogiorno?"
Meg lo guardò confusa. "Lei ha preso il 'caffè' con me, mi sembra giusto che partecipi."
"Capisco." Si voltò rapidamente e lasciò l'ufficio. Non appena la porta si chiuse, Meg appoggiò il capo sulla scrivania.
'Mi ha chiesto solo una tazza di caffè. Volevo solo prenderla con lui. Come posso essere stata così stupida?!'
Le ore successive sembravano non passare mai. Come sempre, Fraser spaccò il secondo. Alle 12 in punto entrò nel suo ufficio.
"Andiamo, facciamola finita."
Fraser la guardò ancora con aria delusa, ma lei cercò di ignorarlo. L'occhiata interrogativa che lanciò loro Turnbull mentre lasciavano il consolato la mise a disagio. "Fraser, qualunque cosa succeda, vorrei chiederle di non farne parola con nessuno ... del 'caffè' che abbiamo preso."
Questa volta la sua espressione si fece decisamente ferita. "No, non ho parlato e non parlerò a nessuno dell'incidente."
"Bene."
Andarono in macchina fino alla più vicina drogheria, e girarono a piedi intorno all'isolato.
"Dove sono, Fraser?"
"Che cosa, signore?"
Lei lo fissò di nuovo.
"Oh! Sì, oh dio. Non ho mai avuto necessità di questo tipo di cose nel passato."
Lei lo afferrò per un braccio e lo trascinò nel negozio. "Avanti!"
Finalmente trovarono lo scaffale che cercavano, e rimasero lì ad osservare piuttosto confusi la vasta scelta che si offriva loro.
"Quale prendiamo?"
Fraser si limitò a fissare le scatole, poi allungando una mano ne prese una. "Questa, signore?"
Leggendo le istruzioni sul retro, lei respirò finalmente. "Immagino che vada bene. Qui dice che è veloce e accurato al 97%. Andrà bene."
Mentre si voltavano per andare verso la cassa si imbatterono in Ray Vecchio. "Salve Ispettrice! Hey Benny! Che ci fate qui?"
Ray notò la scatola che aveva in mano l'ispettrice e poi il volto in fiamme di Fraser. "Mi prendete in giro?" Un enorme sorriso apparve sul suo volto "Voi due?!"
Meg lo fulminò con uno sguardo furioso. "Abbiamo preso il caffè, va bene?"
"Sì, e che c'era per dessert?"
"Ray, adesso basta."
"OK, sei permaloso Benny! Beh, fatemi sapere cosa dice il test ... per il caffè. Ci vediamo quando stacco, Benny, magari avrai delle novità da raccontarmi." Ray si allontanò dai due, scuotendo la testa.
"Non ne farà parola con lui. E' chiaro?"
"Sì, signore. Credevo avessimo già chiarito questo punto."
"Bene. Muoviamoci a uscire di qui prima che qualche altro suo conoscente ci veda."
Una volta tornati al Consolato, andarono nell'ufficio dell'ispettrice. Aperta la scatola, lessero le istruzioni.
"Sembra piuttosto semplice. 'Più' significa sì, 'meno' significa no."
"Incroci le dita per il 'meno', tornerò tra un secondo. Resti qui e NON risponda al telefono o alla porta."
Meg entrò nel bagno che c'era dietro al suo ufficio, lasciando Fraser ad agitarsi alla sua scrivania. Tornò dopo pochi minuti e appoggiò la scatola sulla scrivania. "Dice di aspettare 5 minuti."
Meg si sedette nella sua poltrona e Fraser rimase in piedi accanto a lei. Iniziarono entrambi a fissare la scatola.
"Potrei sembrarle irrispettoso a dirle questo, dopo che mi ha ordinato di non parlare più del caffè," fece un gran respiro, "ma è stato il miglior caffè che io abbia mai preso e avrei voluto prenderne ... molti altri con lei."
Meg si voltò a guardarlo e sorrise leggermente. "Il miglior caffè che abbia mai preso?"
"Sì." Questa volta Fraser rispose al suo sorriso.
"E se quell'unico caffè fosse proprio la causa della mia nausea?"
"Allora forse dovremmo organizzare le cose in modo da poter prendere il caffè insieme in modo permanente, signore."
"Non lo so. Credo che ad alcune persone non farebbe piacere se noi prendessimo il caffè ... insieme. Tutti i giorni."
"Ma se è il caffè a farla star male, non sarebbe l'unica azione da intraprendere?"
"Non necessariamente. Potrei fare qualcosa che porrebbe fine ... al problema."
Il volto di Fraser mostrò improvvisamente la demoralizzazione più profonda.
"Lo farebbe veramente?"
"La scelta sarebbe mia."
"Sì, lo so. Ma prendere il caffè con me, tutti i giorni ... sarebbe veramente così male?"
"No, Fraser. Ad essere onesta ... prendere il caffè con lei tutti i giorni per il resto della mia vita sarebbe piuttosto piacevole."
"Anch'io la vedo così. Se non fosse il caffè che la fa star male, prenderebbe lo stesso in considerazione ... degli altri caffè con me?"
Meg lo guardò sorpresa.
"Anche se stavolta non è colpa del caffè?"
"Sì."
Lei gli sorrise e scosse la testa. "Non so, sarebbe un grande passo. Ci sarebbero un sacco di complicazioni. Prendere il caffè insieme è un grande passo."
"Ma l'abbiamo già preso una volta ... perchè non continuare?"
Guardando l'ora, lei respirò profondamente. "Ci siamo, Fraser."
Con mani tremanti, lei aprì la scatola. Vedendo il risultato le sfuggì un sussulto. "E' un 'più'."
'E' positivo'.
Si voltò verso Fraser: aveva il sorriso più grande che gli avesse mai visto sul volto, che però svanì lentamente quando vide il suo volto pallido e spaventato.
"Mi scusi, non ne ho potuto fare a meno."
"Lo so. Ma ... questa è una ... grossa tazza di caffè, Fraser. Stiamo parlando di tutta la caffettiera, non solo una tazza ogni tanto."
"Lo so, ma come ho già detto ... il suo è il caffè migliore che abbia mai preso."
"Immagino significhi che prenderemo il caffè insieme, allora."
"Ogni giorno?"
'Non posso credere a quel che sto facendo.' vedendo il volto sorridente di Fraser prese la sua decisione. 'Prendere il caffè con lui per il resto della tua vita non sarà tanto male.'
"Sì Ben, ogni giorno."

Ray accostò la Riviera agli scalini del Consolato e Ben lo salutò sorridendo felice. Aprì la portiera, lasciò salire Dief e poi si sedette sul sedile accanto a Ray, appoggiando il cappello sul cruscotto.
"Allora, Benny. Com'è andata la faccenda della drogheria tra te e la Thatcher? Hai il permesso di parlarne?"
Fraser si voltò verso di lui, Ray non l'aveva mai visto così eccitato in tutta la sua vita.
"Sì, Ray. Meg e io prenderemo il caffè insieme in modo permanente."
"Eh?!"
"Ci sposiamo."
"E la cosa della drogheria?"
"Era un 'più'."
Ray scosse la testa incredulo. "Congratulazioni, Benny!"
"Grazie infinite, Ray."

FINE