SOLO UNA TAZZA DI CAFFE'
di Icecat62, email: dmanahl@delanet.com
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Tradotto da Elena Halbarad, email: ithil@usa.net
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Rating: PG13 (vm 13 anni)
Coppie: Fraser/Thatcher
Riassunto: Quel che è successo dopo aver preso il caffè.
Spoiler: Summit a Chicago.
Meg era seduta alla sua scrivania, lavorando su un altro di quei
lunghissimi, noiosi rapporti che detestava.Faceva parte delle sue
responsabilità come Ispettore nella Polizia Canadese a Cavallo,
tuttavia, quindi lo compilò con precisione. Ma quel giorno aveva
dei grossi problemi a concentrarsi su qualunque cosa. Nausea,
vertigini - era completamente distratta. L'unica cosa su cui
poteva concentrarsi era cercare di non vomitare, ma non servì a
molto. Con un movimento rapido, afferrò il cestino della
spazzatura e ci rigettò dentro la sua colazione e croissant.
Osservando il mucchio di cartaccia e vomito, cercò di capire
perchè si era sentita male. I croissants? Non sarebbero bastati
a farla star male. La cena della sera prima? No, un avvelenamento
da cibo l'avrebbe fatta stare certamente peggio. Il caffè? Come
diavolo poteva rimettere a causa di un caffè? Si sentì
lentamente venir meno le forze. Il caffè. Era stato il caffè.
Per forza! Non aveva fatto nient'altro dopo il caffè, e adesso
aveva la nausea. 'Oh dio!' Con una mano tremante afferrò
il telefono e chiamò l'interno di Fraser.
"Agente Fraser all'apparecchio, come posso ..."
"Fraser, venga nel mio ufficio immediatamente."
Riattaccò e rimase ad aspettarlo. Respirando profondamente, si
preparò per l'arrivo di Fraser. Il leggero bussare alla porta la
avvertì che era arrivato.
"Avanti."
Lui si avvicinò lentamente alla sua scrivania. Il suo volto non
mostrava nessuna emozione, assolutamente nulla. Qesto era un
altro dei suoi problemi: il fatto che gli avesse chiesto di
dimenticare.
"Signore, ha richiesto la mia presenza?"
"Ehm, sì. Credo che abbiamo avuto un piccolo
incidente."
"Abbiamo, signore?"
"Sì. Abbiamo. Ho motivo di credere che il caffè che
abbiamo preso sia ... beh ... ho la nausea. Credo."
Fraser la fissò confuso. "Non ricordo di aver preso alcun
caffè con lei oggi, e mi sento abbastanza bene. Forse le sta
solo venendo l'influenza, signore."
"No, non ho l'influenza. Credo che sia 'il caffè'". E
detto questo lo fissò.
"Il caffè?"
"Come può essere così intelligente e così tonto allo
stesso tempo? Il 'caffè', Fraser. Il mese scorso. Il 'caffè'
che abbiamo preso il mese scorso, dopo l'incidente alla
conferenza della N.A.F.T.A."
Il capo di Fraser si inclinò da un lato mentre cercava di capire
le sue parole.
"Il 'caffè' che abbiamo preso il mese scorso, dopo
l'incidente alla conferenza della N.A.F.T.A., la sta facendo
sentire male adesso?"
"Sì."
La confusione cedette immediatamente il posto alla sorpresa.
"E' sicura? Ha chiesto un parere medico?"
"No, non sono stata da un medico. Forse non è il caffè.
Almeno, spero che non lo sia." Lei vide una traccia di
delusione sul suo volto.
"Forse dovrebbe andare in drogheria nella pausa pranzo. Per
vedere se è il caffè che le sta dando la nausea."
"Perchè mai dovrei andare in drogheria per capirlo?"
Fraser esitò un attimo e si fece scricchiolare il collo, chiaro
segno di imbarazzo. "Credo che abbiamo dei test per cose di
questa natura. Così potremo vedere se è il caffè che la fa
star male."
Meg annuì lentamente. "Un suggerimento ragionevole. Torni
qui alle 12. Ora può andare."
Fraser non si mosse. "Posso chiederle perchè devo tornare a
mezzogiorno?"
Meg lo guardò confusa. "Lei ha preso il 'caffè' con me, mi
sembra giusto che partecipi."
"Capisco." Si voltò rapidamente e lasciò l'ufficio.
Non appena la porta si chiuse, Meg appoggiò il capo sulla
scrivania.
'Mi ha chiesto solo una tazza di caffè. Volevo solo
prenderla con lui. Come posso essere stata così stupida?!'
Le ore successive sembravano non passare mai. Come sempre, Fraser
spaccò il secondo. Alle 12 in punto entrò nel suo ufficio.
"Andiamo, facciamola finita."
Fraser la guardò ancora con aria delusa, ma lei cercò di
ignorarlo. L'occhiata interrogativa che lanciò loro Turnbull
mentre lasciavano il consolato la mise a disagio. "Fraser,
qualunque cosa succeda, vorrei chiederle di non farne parola con
nessuno ... del 'caffè' che abbiamo preso."
Questa volta la sua espressione si fece decisamente ferita.
"No, non ho parlato e non parlerò a nessuno
dell'incidente."
"Bene."
Andarono in macchina fino alla più vicina drogheria, e girarono
a piedi intorno all'isolato.
"Dove sono, Fraser?"
"Che cosa, signore?"
Lei lo fissò di nuovo.
"Oh! Sì, oh dio. Non ho mai avuto necessità di questo tipo
di cose nel passato."
Lei lo afferrò per un braccio e lo trascinò nel negozio.
"Avanti!"
Finalmente trovarono lo scaffale che cercavano, e rimasero lì ad
osservare piuttosto confusi la vasta scelta che si offriva loro.
"Quale prendiamo?"
Fraser si limitò a fissare le scatole, poi allungando una mano
ne prese una. "Questa, signore?"
Leggendo le istruzioni sul retro, lei respirò finalmente.
"Immagino che vada bene. Qui dice che è veloce e accurato
al 97%. Andrà bene."
Mentre si voltavano per andare verso la cassa si imbatterono in
Ray Vecchio. "Salve Ispettrice! Hey Benny! Che ci fate
qui?"
Ray notò la scatola che aveva in mano l'ispettrice e poi il
volto in fiamme di Fraser. "Mi prendete in giro?" Un
enorme sorriso apparve sul suo volto "Voi due?!"
Meg lo fulminò con uno sguardo furioso. "Abbiamo preso il
caffè, va bene?"
"Sì, e che c'era per dessert?"
"Ray, adesso basta."
"OK, sei permaloso Benny! Beh, fatemi sapere cosa dice il
test ... per il caffè. Ci vediamo quando stacco, Benny, magari
avrai delle novità da raccontarmi." Ray si allontanò dai
due, scuotendo la testa.
"Non ne farà parola con lui. E' chiaro?"
"Sì, signore. Credevo avessimo già chiarito questo
punto."
"Bene. Muoviamoci a uscire di qui prima che qualche altro
suo conoscente ci veda."
Una volta tornati al Consolato, andarono nell'ufficio
dell'ispettrice. Aperta la scatola, lessero le istruzioni.
"Sembra piuttosto semplice. 'Più' significa sì, 'meno'
significa no."
"Incroci le dita per il 'meno', tornerò tra un secondo.
Resti qui e NON risponda al telefono o alla porta."
Meg entrò nel bagno che c'era dietro al suo ufficio, lasciando
Fraser ad agitarsi alla sua scrivania. Tornò dopo pochi minuti e
appoggiò la scatola sulla scrivania. "Dice di aspettare 5
minuti."
Meg si sedette nella sua poltrona e Fraser rimase in piedi
accanto a lei. Iniziarono entrambi a fissare la scatola.
"Potrei sembrarle irrispettoso a dirle questo, dopo che mi
ha ordinato di non parlare più del caffè," fece un gran
respiro, "ma è stato il miglior caffè che io abbia mai
preso e avrei voluto prenderne ... molti altri con lei."
Meg si voltò a guardarlo e sorrise leggermente. "Il miglior
caffè che abbia mai preso?"
"Sì." Questa volta Fraser rispose al suo sorriso.
"E se quell'unico caffè fosse proprio la causa della mia
nausea?"
"Allora forse dovremmo organizzare le cose in modo da poter
prendere il caffè insieme in modo permanente, signore."
"Non lo so. Credo che ad alcune persone non farebbe piacere
se noi prendessimo il caffè ... insieme. Tutti i giorni."
"Ma se è il caffè a farla star male, non sarebbe l'unica
azione da intraprendere?"
"Non necessariamente. Potrei fare qualcosa che porrebbe fine
... al problema."
Il volto di Fraser mostrò improvvisamente la demoralizzazione più
profonda.
"Lo farebbe veramente?"
"La scelta sarebbe mia."
"Sì, lo so. Ma prendere il caffè con me, tutti i giorni
... sarebbe veramente così male?"
"No, Fraser. Ad essere onesta ... prendere il caffè con lei
tutti i giorni per il resto della mia vita sarebbe piuttosto
piacevole."
"Anch'io la vedo così. Se non fosse il caffè che la fa
star male, prenderebbe lo stesso in considerazione ... degli
altri caffè con me?"
Meg lo guardò sorpresa.
"Anche se stavolta non è colpa del caffè?"
"Sì."
Lei gli sorrise e scosse la testa. "Non so, sarebbe un
grande passo. Ci sarebbero un sacco di complicazioni. Prendere il
caffè insieme è un grande passo."
"Ma l'abbiamo già preso una volta ... perchè non
continuare?"
Guardando l'ora, lei respirò profondamente. "Ci siamo,
Fraser."
Con mani tremanti, lei aprì la scatola. Vedendo il risultato le
sfuggì un sussulto. "E' un 'più'."
'E' positivo'.
Si voltò verso Fraser: aveva il sorriso più grande che gli
avesse mai visto sul volto, che però svanì lentamente quando
vide il suo volto pallido e spaventato.
"Mi scusi, non ne ho potuto fare a meno."
"Lo so. Ma ... questa è una ... grossa tazza di caffè,
Fraser. Stiamo parlando di tutta la caffettiera, non solo una
tazza ogni tanto."
"Lo so, ma come ho già detto ... il suo è il caffè
migliore che abbia mai preso."
"Immagino significhi che prenderemo il caffè insieme,
allora."
"Ogni giorno?"
'Non posso credere a quel che sto facendo.' vedendo il
volto sorridente di Fraser prese la sua decisione. 'Prendere
il caffè con lui per il resto della tua vita non sarà tanto
male.'
"Sì Ben, ogni giorno."
Ray accostò la Riviera agli scalini del Consolato e Ben lo salutò
sorridendo felice. Aprì la portiera, lasciò salire Dief e poi
si sedette sul sedile accanto a Ray, appoggiando il cappello sul
cruscotto.
"Allora, Benny. Com'è andata la faccenda della drogheria
tra te e la Thatcher? Hai il permesso di parlarne?"
Fraser si voltò verso di lui, Ray non l'aveva mai visto così
eccitato in tutta la sua vita.
"Sì, Ray. Meg e io prenderemo il caffè insieme in modo
permanente."
"Eh?!"
"Ci sposiamo."
"E la cosa della drogheria?"
"Era un 'più'."
Ray scosse la testa incredulo. "Congratulazioni,
Benny!"
"Grazie infinite, Ray."
FINE