QUANDO PIOVE

di Voyagerbabe voyagerbabe@hotmail.com
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tradotto da Elena "Halbarad" halbarad_12@hotmail.com
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Disclaimer: You know the drill. Ben isn't mine (don't I wish). Meg isn't mine. Ray, Frannie, the Riv, and anything else Due South aren't mine either. The story, the rain, and the fish, however, ARE.

Disclaimer: Sapete la storia. Ben non è mio (magari!). Meg non è mia. Ray, Frannie, la Riviera, e tutto il resto di Due South non sono miei. La storia, la pioggia, e il pesce, però sono di VB!

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"Agente, da questo momento in poi per qualunque domanda che riguardi pesci, polli o qualunque altro elemento del regno animale, la risposta è no. Chiaro? N-O" L'ispettrice Thatcher iniziò a togliersi con furia le piccole scaglie argentate che coprivano la parte anteriore del suo abito. Il suo tono era duro, ed era sicura che dopo si sarebbe pentita della sua scenata, ma al momento non le importava per nulla.
Pesci. Pesci! Aveva permesso un'altra volta che quel suo dannato Ufficiale Assistente usasse quei suoi dannati occhi blu per convincerla a dare asilo politico a dei pesci. Pesci in grave pericolo, aveva detto. Pesci che non erano protetti dalle leggi americane, aveva detto. Pesci che le leggi canadesi avrebbero protetto. L'aveva fissata con quel suo sguardo da cagnolino disperso, e lei aveva ceduto, e si era recata sul luogo per dare l'amnistia a quei pesci, in quanto di fatto canadesi.
Ecco perchè si trovava là, a 2 ore di macchina da Chicago, nel mezzo del nulla. Ecco perchè era coperta di scaglie di pesce. Tremò al pensiero, e decise che era meglio non pensarci affatto. Avrebbe dovuto passare i prossimi 2 mesi sotto la doccia per levarsi di dosso l'odore.
Ed era tutta colpa di Fraser. Era *sempre* colpa di Fraser. "Immagino che le faccia piacere pensare che la Polizia Canadese sia stata creata per proteggere eroicamente il mondo, "sbottò, "ma non è così. il nostro lavoro è di proteggere *i Canadesi*."
L'Agente non si irritò, non le rispose a tono. Non lo faceva mai, questo era uno dei motivi per cui lei stava impazzendo. I suoi occhi blu non lasciarono mai la strada che si snodava verso Chicago, un nastro d'asfalto attraverso il paesaggio rurale. "Tecnicamente, signore, lei era d'accordo a garantire l'amnistia per i pesci a causa del loro impatto sull'ecologia della regione dei Grandi Laghi ... che include un'ampia porzione di acque canadesi."
L'ispettrice Thatcher sospirò, appoggiando la testa all'indietro sullo schienale mentre chiudeva gli occhi. Per una volta, la gentile pioggia estiva che tamburellava sui finestrini dell'auto non suonava rilassante, ma contribuiva solo al suo generale nervosismo.
"Agente," spiegò lentamente, "Ha idea di quel che succederebbe se concedessimo l'amnistia a tutti i pesci che un giorno potrebbero avere un impatto sull'ecosistema canadese?"
"Sì signore. Potremmo dover allargare l'offerta ad ognuna delle 20mila specie di pesci."
"E le sembra ragionevole?"
"Beh..." fece una pausa, e lei scosse il capo, incredula. Quell'uomo stava veramente pensando di estendere l'asilo politico a tutti i pesci della terra. L'ispettrice aprì la bocca per fargli notare che si trattava di una domanda molto semplice, con una risposta molto semplice, e quella risposta era 'no', ma non ne ebbe la possibilità.
Senza nessun avvertimento, Fraser sterzò improvvisamente, l'auto deviò altrettanto improvvisamente, facendola quasi schizzare via dal suo sedile contro le cinture di sicurezza. Lanciando un grido, afferrò il primo punto fermo che le riuscì, mentre veniva sbattuta da una parte all'altra. L'auto perse rapidamente l'aderenza sulla strada bagnata. Fraser fece del suo meglio per tenerla sotto controllo, ma la piccola Mazda aveva evidentemente sviluppato una sua volontà propria. Con un'agghiacciante fischio delle ruote contro l'asfalto, scivolarono, girarono e uscirono completamente di strada. Ci fu un colossale splash quando atterrarono nel fossato lungo la strada, con l'acqua che salì fino al tettuccio prima di stabilizzarsi di nuovo.
Era finita. Il motore diede un ultimo, gorgogliante colpo di tosse, e poi proclamò la sua avversione per l'acqua morendo all'istante. L'auto era piantata con un'inclinazione di circa 20 gradi nel fosso profondo un metro e mezzo, ma non c'era pericolo che si ribaltasse e loro non sembravano feriti o sanguinanti. Per diversi secondi, l'ispettrice rimase là seduta, ascoltando il suo battito cardiaco risuonarle nelle orecchie e il suono del suo respiro accellerato dall'adrenalina. Stava tremando visibilmente, la cittadinanza dei pesci era la cosa più lontana dalla sua mente allora.
"Fraser," riuscì finalmente a dire, "in nome del cielo, cos'è successo?"
Lentamente, si voltò a guardarla, con la sua pelle chiara pallida in modo allarmante. "Pesci".
L'ispettrice spalancò la bocca, la mandibola quasi le cadde sulle ginocchia. "PESCI?!" Fraser annuì. "PESCI?!" Annuì ancora. "Lei ci ha quasi fatti uccidere per dei PESCI?! Cos'è successo stavolta, Agente? Erano in mezzo alla strada con in mano i moduli per la cittadinanza? Volevano il testo dell'inno nazionale canadese? Stavano facendo i turisti?!" Gli stava urlando addosso ora, in un modo che si sarebbe potuto definire isterico, ma l'ispettrice pensava che in questo caso il suo comportamento fosse più che giustificabile.
"No signore." Il pallido volto di Fraser iniziò a diventare sempre più rosso, e abbassò lo sguardo imbarazzato, azzardando solo delle brevi occhiate verso di lei. "Era un blocco di pesci surgelati. Immagino che li stessero trasportando verso un ristorante a Chicago, forse provenivano proprio dall'allevamento che abbiamo appena visitato. Credo che non sia successo molto tempo fa, considerando che erano ancora congelati, e la temperatura dell'aria combinata con la superficie della..."
"Agente..." lo interruppe lei, con tono basso e minaccioso.
"Sì signore" iniziò a balbettare, cercando di spiegarle tutto il più in fretta possibile prima che lei gli facesse del male fisico, e tuttavia sapendo che sarebbe successo presto. "Era un largo blocco, signore, all'incirca 50 chilogrammi di pesce surgelato intero. Probabilmente è stato perso da un rimorchio con le porte chiuse male.Se l'avessimo colpito, ci sarebbero stati effetti molto gravi."
"Avremmo potuto finire nel fossato, annacquare il motore, e rimanere bloccati sotto la pioggia a migliaia di chilometri dal telefono più vicino?" La voce dell'ispettrice era più fredda del vento dello Yukon, e lei potè sentire Fraser che tratteneva il respiro.
"Beh, sì."
"Le consiglio di trovare un modo per tirarci fuori di qui, Agente."
Lui annuì quasi disperatamente, la testa che rimbalzava come uno di quei coniglietti a molla che si mettono sul cruscotto delle auto. "Sì signore". Fraser fece per raggiungere la maniglia della porta, poi si bloccò.
Lei aggrottò le sopracciglia. "Che aspetta?"
"La sua mano."
"La mia mano?"
Lui arrossì, poi fece un gesto verso il basso. Confusa, l'ispettrice seguì il suo gesto e arrossì anche lei quando vide a che cosa si riferiva. Durante il testa-coda, lei si era aggrappata alla prima cosa che aveva trovato. Evidentemente, negli stretti confini della macchina, quella cosa era accidentalmente finita per essere la gamba dell'Agente. La sua mano stava stringendo in una morsa d'acciaio la coscia attraverso la stoffa blu, pericolosamente vicina all'orlo della giacca marrone.
Rapidamente la ritrasse, rifugiando entrambe le sue mani sulle ginocchia. Il volto in fiamme, sentì un forte desiderio di dissolversi tra la stoffa del sedile. Grazie al cielo, Fraser non disse altro al riguardo, si limitò a ringraziarla prima di aprire la portiera e uscire sotto la pioggia.
Non appena la porta si fu chiusa, l'ispettrice si piegò in avanti, nascondendo il volto tra le mani. Perchè ovunque Fraser andasse, i disastri lo seguivano? Era come una nuova legge fisica, altrettanto affidabile per lo meno. Ripensò ad alcuni avvenimenti che erano accaduti da quando l'aveva incontrato, poco meno di un anno prima. Recuperare le maschere Tshimshin. Combattere criminali lanciando uova. Salvare la conferenza della NAFTA da quel pazzo ex-militare. Stare in piedi sul tetto di un treno in corsa ... No, pessima associazione di idee!
E ora c'erano i pesci. Completamente folle. Decisamente ridicolo. Tipico di Fraser.
Un suono dall'esterno attirò la sua attenzione, e lei si allungò in avanti, strizzando gli occhi per vedere qualcosa attraverso il vetro segnato dalla pioggia. Fraser si trovava accanto al cofano della macchina, con l'acqua marroncina che gli arrivava alle ginocchia, e sembrava che stesse facendo qualcosa con la sua giacca. Perchè mai stava trafficando con la divisa mentre lei gli aveva ordinato di farli uscire da lì?
L'ispettrice osservò con curiosità mentre lui si toglieva la giacca marrone e la appoggiava ordinatamente sul cofano. La pioggia inzuppò la camicia color kaki che ancora indossava in pochi istanti, facendola aderire al suo corpo come se fosse dipinto di bronzo. Il passo successivo della strana procedura fu togliersi la cravatta e le bretelle, che legò insieme fino a formare qualcosa di simile a una corda. L'ispettrice aveva rinunciato a capire cosa stesse facendo, e stava semplicemente guardando in attesa.
Fraser girò intorno al fianco dell'auto e fissò una chiusura delle bretelle allo specchietto retrovisore. L'acqua scorreva sul suo volto da ragazzo in larghi rivoli, gocciolando dal naso e dal mento. I capelli scuri erano incollati alla testa e si arricciavano al fondo. Dopo che ebbe assicurato la "corda", iniziò ad arrampicarsi sulla riva del fosso.
L'erba era scivolosa, il terreno molle e fangoso, e le sue scarpe scivolarono diverse volte. Ogni volta, l'ispettrice trattenne il fiato, ma ogni volta lui riuscì a rialzarsi e continuare. Si rese finalmente conto che lo scopo della "corda" era di fungere per lei da sostegno durante la risalita, ma dove diavolo aveva intenzione di ancorarla? Lassù non c'erano alberi, rocce, neanche un cartello stradale.
Quando ebbe raggiunto la cima, lo vide trafficare attorno al blocco di ghiaccio che era stato responsabile di tutto l'incidente. Aveva iniziato a sciogliersi, e si vedevano code e pinne spuntare qua e là, ma pareva che Fraser avesse pensato anche a questo, perchè lei lo vide sbottonarsi la camicia e metterla attorno al blocco di ghiaccio, abbottonandola poi accuratamente. Dal colletto spuntava la testa di un pesce, facendo sì che l'intera struttura sembrasse un tonno decisamente ben vestito. Fraser legò strettamente la corda attorno al blocco di ghiaccio, poi si limitò a sedersi e lasciarsi scivolare nel fango fino alla macchina, ricoprendosi i pantaloni di fango. Adesso dalla vita in su aveva addosso solo una maglietta completamente fradicia, e l'ispettrice inconsciamente si avvicinò ancora di più al vetro mentre lui si faceva strada verso l'auto nell'acqua. Poteva vedere il movimento di ogni muscolo del suo torace sotto la maglietta bianca, e l'acqua sembrava accentuare i contorni delle sue ampie spalle e delle sue forti braccia.
Fu solo quando lui ricambiò il suo sguardo con un'espressione estremamente strana che si rese conto di essersi avvicinata talmente tanto al finestrino da avere il naso schiacciato contro di esso.
Imbarazzata, si tirò indietro, sfregandosi inconsciamente il naso mentre Fraser si avvicinava al suo lato dell'auto e apriva la portiera. Il livello dell'acqua nel fosso era salito leggermente, così quando la portiera si aprì si formò un laghetto di acqua fangosa sotto il sedile del guidatore. Fraser salì sulla macchina e si sedette, cercando di togliersi l'acqua dagli occhi con la mano. L'ispettrice aprì la borsetta e gli tese un fazzoletto che lui usò per asciugarsi la faccia, offrendole il suo solito "Grazie infinite" prima di restituirlo.
"Possiamo uscire?" chiese lei.
Fraser fece un pausa. "Sì e no. Avremmo bisogno di un traino per tirare su il veicolo, e il telefono più vicino è a circa 3 km da qui. Tuttavia non ci dovrebbero essere problemi per noi. Ho usato la mia ..."
"Ho visto," lo interruppe lei. "Molto ... creativo."
"Grazie, signore." Fraser si fermò improvvisamente, sfregandosi l'orecchio come faceva sempre quando era nervoso. "Inoltre, signore, penso sia meglio che lei lasci qui le sue scarpe."
L'ispettrice abbassò lo sguardo sui propri piedi. Erano certamente delle belle scarpe, ma l'avrebbero uccisa se le avesse usate per quella camminata. Se ne liberò, poi mise una mano sulla maniglia della portiera. "Siamo pronti, Agente?"
Lui annuì, facendo cadere gocce d'acqua dai suoi riccioli fradici. "Sì signore. Posso chiederle di aspettare che io faccia il giro e venga ad assisterla?"
"Certamente."
Fraser girò attorno all'auto e le aprì la portiera da gentiluomo quale lui era ... anche bagnato fino all'osso in mezzo all'acqua e al fango. L'ispettrice tremò non appena mise piede fuori dall'auto. La pioggia le cadde addosso come una doccia, inzuppandola fino al midollo immediatamente. Sentiva il fango nei collant mentre camminava. *L'unica qualità positiva* decise *E' che è caldo.*
L'Agente si assicurò che lei riuscisse a reggersi alla sua corda, poi risalì il fosso preferendo usare delle impervietà del terreno come appigli. Una volta sopra, afferrò il blocco di ghiaccio e lo tenne saldo per evitare inopportuni movimenti della corda. "Va bene, signore," gridò, "è tutto pronto."
La corda le rese la salita facile, e raggiunse la banchina della strada senza troppe difficoltà. Quando si avvicinò alla cima, Fraser le tese una mano, e lei dovette lasciare la corda con una delle sue per afferrarla. Forse il movimento le fece spostare il peso sul fango scivoloso, o forse perse semplicemente l'equilibrio, ma i piedi dell'ispettice persero improvvisamente la presa e lei cadde in avanti. Sarebbe scivolata di nuovo nell'acqua, ma i riflessi dell'Agente Fraser furono più rapidi di un fulmine. Le afferrò il polso giusto in tempo, tirandola facilmente su al livello dell'asfalto.
"Va tutto bene, signore?" Piccole rughe di preoccupazione si formarono tra gli occhi blu mentre la osservava.
Lei distolse rapidamente lo sguardo, muovendo i piedi, "Sto perfettamen.. Ahi!" Il dolore la fulminò attraverso la caviglia destra nel momento in cui la poggiò a terra. Sospirò attraverso i denti mentre se ne stava là su un piede solo. Lentamente, si sedette sulla strada.
Fraser si inginocchiò accanto a lei. "Posso dare un'occhiata?"
"Avanti."
L'ispettrice si morse le labbra mentre l'agente le esaminava la caviglia. Il suo tocco era gentile, ma l'articolazione era troppo delicata. Faceva male. Molto. Si concentrò sulle cose attorno a lei, cercando di ignorare il fatto che una di queste cose fosse un membro piuttosto attraente della Reale Polizia Canadese a Cavallo. Alla fine, il suo sguardo si spostò su di lei. "Non è rotta."
"Meno male."
"Ma è slogata piuttosto seriamente."
"Dannazione." L'ispettrice sospirò, poi strinse i denti, costringendosi a rialzarsi, declinando l'offerta di aiuto di Fraser mentre recuperava l'equilibrio. Ondeggiò per un attimo, poi iniziò risolutamente a procedere saltellando.
L'Agente sapeva che non c'era modo di farle cambiare idea quando decideva di arrangiarsi, così si incamminò lentamente al suo fianco, fissandola. Era piuttosto inquietante. Dopo diversi minuti, lei si fermò, voltandosi verso di lui. "C'è qualcosa che deve dirmi, Fraser?"
"Sì signore. Stavo semplicemente notando che lei procede a circa 0.5 km all'ora. Avanzando a questa velocità, ci vorranno circa 6 ore per raggiungere la nostra destinazione. Inoltre questa mattina mi sono preso la libertà di ascoltare le previsioni del tempo, e pare che questa pioggia si trasformerà in temporale più tardi."
"Capisco."Fece una pausa, passandosi le mani fradicie sul volto in un inutile tentativo di togliersi l'acqua dagli occhi. "Allora cosa mi suggerisce? Dovrei affittare una sedia a rotelle? Fare l'autostop ... anche se dovrei sottolineare che finora non è passata neanche un'auto."
"Veramente, pensavo solo che potrei portarla io."
"Portarmi?"
"Sono perfettamente in grado di trasportarla per 3 km e mantenere una velocità di circa 5 o 6 km all'ora, considerando la pioggia e la fatica potrebbe anche scendere a 4 km all'ora, ma arriveremmo comunque a destinazione in poco meno di un'ora." Le parole gli uscirono tutte d'un fiato, e lei scosse la testa meravigliata. Aveva per caso una calcolatrice nascosta da qualche parte?
Sfortunatamente, Fraser aveva ragione. Come per sottolineare il concetto, un tuono rimbombò in lontananza. Si voltò a disagio verso di lui. "Va bene."
Lui la guardò con aria innocente."Va bene?"
Aggrottando le sopracciglia, indicò se stessa. "Avanti." Lui continuò a restare dov'era, fissandola per diversi secondi, come a raccogliere il coraggio necessario. Lei sospirò esasperata. "Agente, le sto dando il permesso di portarmi."
Anche con la pioggia che scorreva sul suo volto, l'ispettrice potè vedere chiaramente che arrossiva. "C'è qualche problema?" chiese.
"Sono preoccupato per la sua caviglia. Mentre la trasporto la distorsione potrebbe peggiorare, dovrei steccarla o fasciarla in qualche modo." Aggrottò le sopracciglia, riflettendo sul problema, poi in una mossa veloce afferrò il bordo della propria maglietta e la sfilò.
L'ispettrice quasi si dimenticò di respirare.
I suoi occhi si spalancarono alla vista del torso nudo dell'Agente Fraser. La pelle era perfettamente liscia e pallida, senza neanche l'ombra di un pelo. Ogni suo muscolo era perfetto e ben definito, chiaramente era in un'eccellente forma fisica ma non era palestrato, i suoi muscoli non erano eccessivi, ma avevano piuttosto una similitudine con la perfezione maschile delle statue greche, decisamente molto più affascinanti agli occhi dell'ispettrice.
Il suo sguardo si spostò dalla pelle delicata del suo collo alle ampie spalle e ai pettorali. Il ventre era solido e piatto, ma mostrava qualcosa di quel che aveva sentito Francesca chiamare "six pack" ogni volta che si muoveva. Era grata che se lui aveva notato il suo sguardo analitico, l'aveva probabilmente giustificato col fatto che stava meticolosamente riducendo la sua maglietta bianca in strisce larghe 4 centimetri.
Non appena Fraser iniziò a fasciarle la caviglia con quelle bende improvvisate, il cuore le tremò per l'improvvisa consapevolezza di quel che l'aspettava. Lui l'avrebbe trasportata. L'avrebbe portata in braccio per quasi un'ora, sarebbe stata stretta a quel bellissimo corpo semi nudo per quasi un'ora. Questo non preannunciava nulla di buono. Improvvisamente, un altro pensiero ancora più angosciante la fece sobbalzare involontariamente.
Fraser guardò su, con un'aria di completa innocenza, inconsapevole dei problemi che stava causando. "Signore?"
"Agente," inizò lei, "Ho notato che lei sembra essersi tolt.. ehm, no aver trovato utilizzi inortodossi per la sua uniforme di servizio. Il risultato è una condizione di ... mancanza di abiti. Spero che queste innovazioni non continueranno, a discapito di ulteriori parti della sua uniforme."
Gli occhi blu si spalancarono improvvisamente, mentre si guardava. Lei si accorse che non si era veramente reso conto di quel che stava fancendo, del fatto che le sue trovate si erano trasformate in un graduale strip tease. Ma ora se n'era decisamente accorto. Fraser la guardò, ovviamente mortificato, aprendo e chiudendo la bocca in un'eccellente imitazione di un pesce. L'ispettrice quasi sorrise rendendosi conto di averlo reso senza parole. La sua reazione la rassicurò anche che i suoi pantaloni non rischiavano di venir trasformati in una zattera o qualcos'altro di estremamente ridicolo.
Soddisfatta, gli tese le braccia, cosciente di sembrare una bambina che chiede di esser presa in braccio. Fraser sembrava evidentemente sollevato che lei avesse smesso di pensare ai suoi vestiti, e simosse immediatamente. Lei si stupì della facilità con cui la sollevò, facendo molta attenzione a non toccarle la caviglia mentre se la sistemava tra le braccia.
Senza bisogno che glielo chiedesse, lei gli mise le braccia intorno al collo, sapendo che avrebbe reso la sua posizione più stabile e avrebbe distribuito il peso sulle spalle dell'Agente, senza farla pesare completamente sulle braccia che la sostenevano sotto le ginocchia e le spalle, i cui muscoli tesi poteva sentire sulla pelle. Fraser le sorrise appena con gratitudine, e lei distolse lo sguardo. "E' pronto?"
"Sì signore. Sta comoda?"
*Comoda! Mi chiede se sono comoda!* L'ispettrice non riuscì ad evitare che la sua faccia esprimesse incredulità. La caviglia le pulsava, era zuppa d'acqua, piena di fango fino in posti che non era neppure pienamente consapevole di possedere, e in aggiunta a tutto questo la sua mente e gli ormoni erano impazziti per la vicinanza di quel subordinato attraente in maniera fastidiosa che era fastidiosamente privo di uniforme. "Ho una caviglia slogata, Fraser" si limitò a rispondere, "Lei cosa crede?"
"Chiedo scusa, signore." La guardò con un'espressione sinceramente contrita, e lei sentì una fitta di rimorso per essere stata così dura con lui. Fece un profondo respiro, e parlò in tono più dolce.
"Fraser?"
"Sì?"
"Andiamo."
"Ah, certamente."
Con un'occhiata finale per assicurarsi che fosse pronta, si incamminò. Le braccia dell'ispettrice si irrigidirono automaticamente non appena lui iniziò a muoversi, ma presto si rilassò. La reggeva saldamente, nonostante la pioggia che scrosciava su di loro, e la sua andatura era liscia e regolare.
La pioggia estiva continuava a cadere, calda e bagnata, producendo suoni dolci e confortanti nel colpire le foglie e la superficie della strada. Ogni tanto un uccello cinguettava ad esprimere la sua irritazione per essere costretto a restare al riparo di un cespuglio, e un tuono risuonava basso e minaccioso in lontananza. Lei poteva sentire il petto di Fraser alzarsi ed abbassarsi ad ogni respiro, e ogni suo passo la cullava leggermente tra le sue salde braccia.
Forse non era proprio una situazione così brutta, dopo tutto.
Camminarono in silenzio per quasi venti minuti. Fraser sembrava non avere nessun desiderio di conversare, camminava con passo sicuro eppure il suo volto aveva l'aria di efficienza priva di espressione che di solito assumeva durante il turno di guardia. Solo in alcuni momenti lei ebbe l'impressione di sentire il suo sguardo su di lei, ma erano momenti così brevi che non era sicura che fosse qualcos'altro che un miraggio.
L'ispettrice però era sicura di una cosa: stava perdendo la testa.
All'inizio le era sembrata la cosa più logica da fare. Appoggiare il capo sulla spalla di Fraser era, dopotutto, il modo più facile per viaggiare in quella posizione, e le permetteva di sentire il suo battito cardiaco. Il motivo, si era detta, era di controllarlo. Sapeva quanto fosse ligio al dovere, avrebbe camminato fino a stramazzare al suolo dalla fatica, e lei voleva accorgersene in tempo. Naturalmente, questo significava anche che la sua guancia era appoggiata sulla sua pelle nuda, le labbra a pochi centimetri dal suo collo e dalla sua mascella ... la sua pelle che le aveva improvvisamente ricordato il gelato alla vaniglia e prometteva di essere altrettanto dolce.
L'ispettrice aveva cercato di chiudere gli occhi, ma aveva solo peggiorato le cose. Le sembrava di sentire la pelle bruciare al contatto con le sue braccia, i sensi più acuti che mai. Nonostante la pioggia e l'odore di umidità attorno a loro, riusciva ancora a percepire il suo profumo pulito e tuttavia mascolino. I fluidi movimenti dei muscoli delle sue spalle stavano diventando sempre più affascinanti, e l'ispettrice si rese conto che i suoi pensieri avevano preso una direzione che implicava un'aperta violazione del protocollo con un ufficiale inferiore.
Alla fine, prese una decisione. Semplicemente, tutto questo non era accettabile. Sollevando improvvisamente il capo per poterlo guardare negli occhi, assunse un atteggiamento brusco e formale. "Agente."
Il suo movimento improvviso chiaramente sorprese Fraser, e lo sentì sussultare. "Sì, signore?" Rispose, tenendo gli occhi fissi sulla strada davanti a loro.
Lei realizzò che non aveva idea di cosa dire. La sua mente cercò disperatamente qualcosa di cui parlare. Infine, si ricordò del motivo per il quale si trovavano lì. "Dobbiamo chiarire alcune cose sulla riproduzione", fece, accorgendosi solo troppo tardi di come poteva essere interpretata la sua frase.
Avrebbe potuto giurare che il cuore di Fraser avesse saltato un battito. Ogni suo muscolo si tese, e vide la sua gola muoversi mentre deglutiva. Gli occhi spalancati e increduli, un'espressione che faceva pensare a un animaletto sorpreso dai fari di un auto in arrivo. "Signora, voglio dire signore, io ..uh.." cercava disperatamente le parole giuste, arrossendo rapidamente dal collo all'attaccatura dei capelli.
"Pesci!" Lei sapeva di essere arrossita almeno quanto lui, e cercò di rimediare all'enorme errore che aveva commesso. "Il programma di riproduzione dei pesci. Il motivo per cui siamo venuti qui."
I sui muscoli tesi si rilassarono immensamente nel sentire ciò. "Ah, bene, sì signore. Vede, l'intero problema è iniziato quando ho esaminato le curve."
Ora era il suo turno di saltare un paio di battiti cardiaci. "Curve?"
Ancora tensione. Lui guardò la strada, fissando l'asfalto con intensità allarmante. "Sì signore. Chiedo scusa, signore. I grafici. Le curve di Mr. Murphy.. cioè, dovrei piuttosto dire dei suoi grafici. Grafici sulla riproduzione. Dei pesci."
"Capisco."
Lui fece un profondo respiro, poi iniziò, le parole che si susseguivano rapidissime mentre cercava di spiegarsi. "Le specie di pesci che Mr Murphy sta allevando non sono ancora scese sotto il numero minimo di esemplari richiesti dagli Stati Uniti per essere considerate in pericolo, quindi non può usufruire dell'aiuto economico statunitense. Il Detective Vecchio ha arrestato il gentiluomo in questione per aver tentato di dare in pasto all'agente dell'EPA assegnato al suo caso un esemplare vivo e intero, e durante l'arresto, mi ha mostrato le cur...i grafici. Quando i pesci saranno pochi abbastanza per ottenere i fondi americani, sarà troppo tardi per salvarli...io ho pensato che la legge canadese potesse aiutarli." Fraser si interruppe e la guardò, con espressione sinceramente contrita. "Se avessi saputo che ci avrebbe portati a questo, signore..."
"Capisco, Agente. Non riesce proprio a non abbracc...ehm, voglio dire farsi carico! Farsi carico dei problemi personalmente."
"Capisco come si sente."
Lei lo guardò sorpresa. "Ah sì?"
"Sì."
"Capisce come mi sento."
"Come si sente...?"
"Riguardo ad abbracc...farsi carico...lasci perdere." si interruppe bruscamente l'ispettrice, cercando di smetterla di mettersi in imbarazzo a quel modo. Che problema aveva? Non sarebbe nemmeno riuscita a pronunciare il suo nome senza balbettare e uscir fuori con ogni tipo di doppio senso. Anche Fraser sembrava aver stabilito che il silenzio fosse la soluzione migliore, e per questo gli era immensamente grata.
Mentre camminavano in silenzio, si prese a calci mentalmente per la sua stupidità. Come rendersi completamente ridicola in un batter d'occhio! Fraser probabilmente stava pensando che fosse spudorata, se non addirittura impazzita. Come avrebbe potuto fargli cambiare idea ora?
Le ci vollero diversi secondi per accorgersi che qualcosa era cambiato. Si erano fermati. Curiosa, guardò verso Fraser, col risultato di sentirsi lo stomaco in gola vedendo che la stava guardando. No, non la stava semplicemente guardando, le stava leggendo dentro, quei devastanti occhi blu parevano attraversare la superficie, dissezionando e mettendo a nudo ogni suo pensiero, ogni desiderio, ogni emozione. L'intensità di quello sguardo era quasi terrificante, ma lei non distolse gli occhi.
Non avrebbe saputo dire per quanto rimasero così, ma alla fine trovò le parole. "Agente,"sussurrò,"Ho ragione di credere che il suo battito cardiaco sia in aumento."
I suoi occhi non ebbero alcuna esitazione, ma un lieve sorriso apparve sulle sue labbra. "Sta correndo."
Oh dio, cosa stava facendo? Fraser voleva...ma lei non poteva permetterlo. O sì? Aveva giurato che non sarebbe più successo, ma lui si era comportato da perfetto gentiluomo, la discrezione in persona, dopo l'ultima volta. E dopotutto, anche se forse non erano sulla cima di un treno, non c'era nessuno in vista per chilometri. Qualunque cosa avessero fatto, sarebbe rimasto tra lei, Fraser e la pioggia. L'ispettrice prese un profondo respiro, poi stette al gioco. "Fuori controllo?"
"E' in fuga."
Non sapeva chi si fosse mosso prima. Ma se fosse stata lei o lui, non aveva importanza. Un momento si stavano guardando, il momento dopo i suoi occhi erano chiusi, il suo corpo si avvicinò a quello di Fraser mentre era ancora tra le sue braccia. Le labbra si incontrarono,sfiorandosi leggermente all'inizio, poi sempre più intensamente. Strinse le braccia attorno al suo collo mentre lui la attirava più vicino, e le parve che la pioggia li stesse fondendo in un solo essere. Il disagio dell'ultima mezz'ora era ormai dimenticato, ed era decisa ad aggrapparsi a questo istante il più a lungo ...
*BEEEEEEEEEEEEEEEP!*
Si separarono immediatamente in maniera quasi udibile, e l'ispettrice si sentì paralizzata quando si accorse che l'espressione da "cervo abbagliato dai fari" sul volto di Fraser era accentuato dal fatto che era realmente abbagliato dai fari di un'auto. Una Buick Riviera verde del '71. Imprecò tra sè. Un certo poliziotto avrebbe pagato con la vita per questo.
***
"Penso ancora che avremmo dovuto portare rinforzi. Cioè, Ray, conosci Fraser. Non è mai in ritardo. Probabilmente c'è stato qualche disastro, e lui è svenuto da qualche parte, solo e sanguinante e..."
Ray Vecchio lanciò un'occhiata verso l'alto esasperato. "Frannie, ci siamo già passati. Conosco Benny, e probabilmente sta solo aiutando qualche povero vecchio caribu ad attraversare la strada. Rilassati." Sapeva che non era sicuro distogliere lo sguardo dalla strada in queste condizioni atmosferiche, quindi frugò con una mano nel cruscotto della Riviera finchè non trovò una cartina. Frannie strillò quando lui glela tirò addosso, la sua mancanza di attenzione gliel'aveva quasi fatta sbattere in faccia alla sorella.
"Ray!" afferrò la mappa, rivolgendogli un'occhiataccia. Lui non l'aveva vista, ma la fece comunque sentire meglio. "Allora, che ci dovrei fare con questa?"
"Dirmi la strada per quell'allevamento di pesci che ci ha detto Turnbull." Ray si sporse leggermente in avanti, strizzando gli occhi per vedere attraverso la pioggia che batteva sul parabrezza della Riviera. Gli pareva di vedere una specie di cartello stradale, la prima cosa che emergeva dal piatto paesaggio fino a quel momento. Era troppo lontano per leggere cosa dicesse, ma sperava in qualcosa come "Da questa parte per Canadesi Dispersi".
"Mi ci vorranno almeno due ore!" La voce di Frannie aveva assunto il classico tono lamentoso che era uno dei tratti tipici meno graditi dei Vecchio.
"Fallo e basta."
Gli fece una boccaccia, poi spiegò la mappa. Consapevole che trovare una strada locale che non era segnata su quella mappa l'avrebbe tenuta occupata per un po', Ray concentrò la sua attenzione sulla strada scivolosa per la pioggia.
Il cartello si stava avvicinando, ma incominciava a sembrare qualcos'altro che un cartello. Era troppo piccolo per essere un albero, troppo sottile per essere una mucca, e troppo alto per essere una roccia. Avvicinandosi ulteriormente, Ray sentì il bisogno di sfregarsi gli occhi per assicurarsi che quel che vedeva non fosse un miraggio. Avevano trovato Benny.
Tuttavia, apparentemente era nudo dalla vita in su, portava solo i pantaloni dritti con la striscia gialla e le scarpe basse che accompagnavano l'uniforme marrone. Questo sarebbe stato già abbastanza strano per il puntiglioso canadese, ma Ray poteva anche capirlo. Quel che lo sconvogeva di più erano gli altri aspetti della scena che gli si era parata davanti.
Benny teneva in braccio la Lady di Ferro, abbracciandola come se fossero appena usciti da una versione a luci rosse di Dudley Do-Right. Da quel che poteva vedere, l'Ispettrice aveva sviluppato un caso acuto di tonsillite e Benny stava facendo del suo meglio per operare una tonsillectomia a cielo aperto.
Ray sogghignò 'E io sono la regina d'Inghilterra'. Il piccolo innocente San Benton era lì, su una strada fino a poco prima deserta, e stava baciando appassionatamente l'Ispettrice. Che storia! Ray si trattenne a mala pena dallo sfregarsi le mani compiaciuto. Ce n'era abbastanza per ricattare Benny per il resto della sua vita, e forse anche oltre.
Con nonchalance, Ray si appoggiò di nuovo allo schienale e sfiorò appena il clacson della Riviera.
Frannie sussultò e strillò, ma la sua reazione non era nulla se confrontata con quella dei due canadesi. Sembrava che un fulmine li avesse appena colpiti. Si separarono, la Lady di Ferro si passò una mano sulla bocca mentre Benny stette semplicemente lì, immobile come una statua, a fissare la macchina che si avvicinava arrossendo gradualmente di un rosso talmente acceso da essere visibile persino attraverso la pioggia. Il povero Agente era così traumatizzato da non notare neppure il suo capo che cercava di liberarsi dal suo abbraccio e mettersi in piedi.
Ray fermò l'auto di fronte alla coppia, abbassando il finestrino e sogghignando. "Hey Benny, vuoi uno strappo?"
Benny era senza parole, ma la sua espressione smorzò un po' il divertimento di Ray. Sembrava per metà mortificato (e questa metà Ray la poteva sopportare, e anche trarne ulteriore divertimento), ma per l'altra metà aveva la faccia di un bambino a cui hanno appena rubato la bicicletta. Poi Ray si ricordò di tutte le volte che il suo collega l'aveva messo in situazioni ridicole, imbarazzanti e mortalmente pericolose. Il sogghigno si ampliò ulteriormente, e lo sbirro ora sembrava un gatto che si era appena divorato un intero stormo di canarini. Fece un cenno del capo verso la Lady di Ferro. "Hey, Ispettrice."
L'ispettrice era troppo sconvolta per parlare, ma gli lanciò un'occhiata così penetrante che lui potè giurare di averla sentita graffiare la vernice della Riviera. Lei sembrò piuttosto soddisfatta nel vedere Ray tremare al pensiero della sofferenza infinita promessa da quell'occhiata, poi fece cenno all'Agente di metterla giù.
Fu allora che Ray notò il suo piede. La caviglia era rossa e gonfia, avvolta in una benda artigianale che spiegava l'assenza della maglietta addosso al suo amico. Allora era per questo che la portava in braccio. Ray aggrottò le sopracciglia, senza neanche notare la pioggia mentre si abbassava per dare un'occhiata.
Improvvisamente, Frannie era al fianco di Benny, appesa al suo braccio con un misto di sollievo e lussuria. "Fraser, ero COSI' preoccupata!" attaccò. "Cioè, eri in ritardo, e non solo un po' in ritardo, sai, ma molto in ritardo." I suoi capelli si erano appiattiti per colpa della pioggia, e lei si scostò una ciocca sgocciolante dalla fronte. "Allora ho iniziato a dire a mio fratello che c'era qualcosa di strano. 'Fraser non è mai in ritardo' gli ho detto 'c'è qualcosa che non va' gli ho detto. Lui ha stressato per un po', naturalmente, ma io ero terrorizzata, sai? Poteva essere successo di tutto...potevi essere da qualche parte, svenuto in un fosso, pestato, sanguinante, orribilmente mutilato da qualche disgustoso..."
"Basta, Frannie."
"Sì, va bene, Ma ero veramente preoccupata, Fraser." Guardò in alto verso di lui con gli occhioni spalancati e innocenti, e Benny sembrò in qualche modo grato per la sua presenza. Almeno gli offriva una distrazione dalla sua situazione con la Lady di Ferro. Ray stava per mettersi a ridere per come si comportavano quei due. Sembrava di vedere un paio di bambini dell'asilo, che fingevano che se non si fossero guardati e non ne avessero parlato, sarebbe svanito tutto.
"Sono terribilmente spiacente," Benny sembrava genuinamente dispiaciuto, più di quanto Ray l'avesse mai visto, e si chiese se la frase non fosse anche indirettamente rivolta alla Lady di Ferro. "Stavamo tornando al Consolato quando ho dovuto sterzare piuttosto bruscamente per evitare una collisione con un banco di pesce congelato che si trovava in mezzo alla strada. L'assenza di servofreno nell'auto, le condizioni della strada, e la velocità a cui stavamo viaggiando hanno fatto scivolare l'auto sull'acqua..."
L'ispettrice sospirò mentre si appoggiava alla Riviera, interrompendo il discorso di Fraser. "Siamo finiti in un fosso. il mio cellulare era stato mangiato poco prima all'allevamento di pesci, e il livello dell'acqua all'interno del fosso stava salendo. Siamo usciti dall'auto e dal fosso, ma sono scivolata e mi sono ferita alla caviglia."
Ray arricciò il naso "Mangiato? Il suo cellulare è stato MANGIATO?"
"Sì. Mangiato. Ha dei problemi a capire la nostra lingua oggi, Detective?"
Gli lanciò un'altra occhiataccia, ma Ray parve non darvi peso questa volta. Si stava divertendo troppo. "Si sono mangiati anche la tua uniforme, Benny?"
Non potendo arrossire più di quando avesse già fatto, il canadese iniziò ad impallidire. Lo sbirro scosse la testa, meravigliandosi di quanto fosse facile capire cosa passava per la testa del suo pallido amico, da rosso come un semaforo quando era imbarazzato a bianco come la neve dello Yukon quando era spaventato. "No..ehm..non proprio,"Balbettò,"Ho usato la camicia, la cravatta e le bretelle con il suddetto blocco di pesce congelato per faru scire l'ispettrice dal fosso. E ho dovuto usare la maglietta per fissare la sua caviglia."
Nella mente di Ray iniziò a formarsi una battutaccia che avrebbe fatto indignare a morte la Lady di Ferro e avrebbe mandato Benny in arresto cardiaco, ma appena prima di pronunciarla, gli venne un'idea decisamente migliore. Un'idea che avrebbe completamente spiazzato Benny, che si aspettava tremando le peggiori battute da Ray. Questo piano era certamente migliore.
Sorridendo con aria così educata e preoccupata da fare invidia al suo amico canadese, aprì la portiera della macchina e uscì sotto la pioggia. Non riuscì a evitare di mostrare sofferenza al suono delle sue costosissime scarpe che si immergevano nel fango, ma decise di annotarle semplicemente sulla lista insieme a tutti gli altri Abiti che il Canadese ha Distrutto. Il governo del Canada si sarebbe trovato un bel mucchio di fatture della tintoria quando si fosse deciso a riprendersi indietro Benny.
***
Fraser osservò con orrore Ray che si avvicinava all'Ispettrice Thatcher, con un sorriso educato che poteva significare solo guai. Grossi guai. Di solito Ray scherzava su cose simili...il suo comportamento significava che si era inventato qualcosa di molto più umiliante del semplice sarcasmo. E Fraser non aveva affatto voglia di scoprire di cosa si trattasse.
Ray osservò e studiò con sollecitudine la ferita dell'ispettrice, facendola voltare preoccupata verso Fraser. Tutto quel che lui potè fare fu scrollare le spalle e scuotere la testa. *Non ho idea di quel che stia facendo, signore.*
Ray fece accomodare il superiore di Fraser nello spazioso sedile posteriore della Riviera, con un'attenzione degna della Monna Lisa, facendola sedere di lato cosicchè potesse allungare la gamba sul sedile. Questo significava che lui, Ray e Francesca si sarebbero dovuti strizzare sui sedili anteriori. Mentre teneva aperta la portiera per la sigorina Vecchio vide il suo sguardo predatorio e iniziò a farsi un'idea del piano di Ray.
Non fece in tempo ad entrare nella macchina che si trovò schiacciato addosso a un mucchio di femminilità italiana. "Scusa Fraser," miagolò lei, "E' un po' affollato qui." Lui decise di non farle notare che c'erano approssimativamente 13 cm di spazio libero tra lei e suo fratello. Invece chiuse gli occhi, cercando di spostarsi ancora di più verso la porta.
La maniglia gli si conficcava tra le costole, ma non gli importava. Una delle conseguenze del crescere nei vasti spazi dello Yukon era uno sviluppatissimo senso del territorio personale. Quel territorio che al momento era seriamente minacciato, e Fraser sentì gocce di sudore formarglisi sulla fronte quando la signorina Vecchio fece scorrere le dita sulla curva del suo deltoide fino al bicipite e al tricipite. "Wow," mormorò, "Cosa fai per tenerti in forma, sollevi pinguini o che altro?"
Fraser cercò di rispondere che i pinguini erano nativi solo delle regioni Antartiche, al polo sud, ma tutto quel che gli uscì dalla gola fu un verso strozzato. Lei era decisissima, e le sue dita tamburellarono leggermente sul suo avambraccio mentre continuava. "Sai una cosa? Vederti lì sotto la pioggia e tutto il resto, senza camicia, facendo la giubba rossa che salva la damigella in pericolo con come-si-chiama, sembravi proprio la copertina di 'Cuore di Fiamma'."
Le costole di Fraser stavano ormai per riportare dei danni permanenti a causa della pressione della maniglia, ma lui non sentiva neppure il dolore. Era troppo impegnato nel cercare di escludere dalla sua mente le chiacchiere incessanti e incomprensibili della signorina Vecchio, mentre si prendeva a calci mentalmente per la propria stupidità.
Com'era possibile che orecchie in grado di identificare la specie di un uccello dal suo battito d'ali non avessero sentito il rombo del motore, il suono delle ruote nell'acqua e dei sassi che schizzavano all'avvicinarsi della Riviera? Com'era possibile che occhi tanto acuti da notare un capello sul suolo di una foresta non avessero notato la luce abbagliante dei fari riflessi centinaia di volte dalle gocce di pioggia? Com'era possibile che un autocontrollo tanto forte da farlo restare immobile per giorni ad attendere un criminale fosse svanito così miseramente con una donna tra le sue braccia?
La risposta era semplice e imperdonabile. Ispettrice Margaret Thatcher. Aveva cercato di ignorarla, aveva cercato di pensare a lei come al suo capo, un ufficiale senza cuore, una qualunque persona ferita, o addirittura come un criminale che stava riconsegnando alla giustizia in un disperato tentativo finale di distaccarsi. Aveva recitato mentalmente tre libri della Bibbia, due capitoli dell'Odissea (quelli che parlano delle tentazioni morali dell'isola di Circe), le tabelline fino a 20, e la parte del manuale della Reale Polizia Canadese a Cavallo che si occupava della fraternizzazione con i colleghi. Non era servito assolutamente a nulla.
Sensi che erano stati allenati per essere affilati come rasoi ora lo stavano solamente tradendo. Sentiva la pelle come solcata da tizzoni ardenti ovunque lei lo toccasse, mentre si accorgeva della setosità della sua pelle, del liscio tessuto dei suoi abiti, e del tocco leggero dei suoi capelli. Si era costretto a tenere lo sguardo fisso sulla strada, cercando di non vederla. Di non vedere come la pioggia segnava il suo volto e si fermava sulle sue ciglia come gemme. Di non vedere come gli abiti segnavano le curve del suo corpo, di non vedere i lievi movimenti che faceva cercando di tenersi in equilibrio. Fraser aveva cercato di ignorare il suo profumo pulito e femminile, o il profumo di mela e miele del suo shampoo. Aveva cercato di non ascoltare il ritmo del suo cuore, il suono leggero del suo respiro, e di come lo tratteneva quando la spostava lievemente nelle sue braccia.
Era riuscito a combattere le sensazioni che lei gli stava provocando dentro. Fraser aveva fatto rallentare il proprio battito cardiaco, aveva controllato il suo respiro, aveva mantenuto un'aria e un tono di voce il più neutrale possibile. Ma allora perchè la loro conversazione, breve com'era stata, l'aveva gettato nella più completa confusione? E perchè, PERCHE', *PERCHE'*, era stato così pazzo da...
Non poteva neanche pensarci. Non poteva neanche pensare alla parola. Era stato un altro 'contatto'. Una parola così semplice da pensare, da dire. Ma lui in verità l'aveva cercato. Sapeva che le difese di Meg erano abbassate, che lei era tentata quanto lui, e tuttavia aveva ripetuto le parole dell'altro incidente, sapendo che questo avrebbe portato a un altro contatto. Stupido, stupido, stupido, stupido!!
Chissà cos'avrebbe pensato di lui adesso. Il primo incidente era stato problematico, ma erano riusciti a spiegarsi tra di loro. Dopotutto, pensavano di morire. La gente tende a fare cose strane in quelle condizioni.
Questa volta però non si trovavano in una situazione potenzialmente letale. Stavano semplicemente camminando lungo una strada di campagna, perfettamente al sicuro...anche se con qualche problema. eppure avevano ceduto di nuovo, avevano approfittato del luogo isolato per un ulteriore, ancor meno scusabile contatto. E come se non bastasse, erano stati visti da Ray, anche se apparentemente (e fortunatamente) non da sua sorella. Basandosi sulla velocità della Riviera, la visibilità attraverso la pioggia, la sua altezza e la potenza dei fari della Riviera, Ray li aveva osservati per circa 32.7 secondi.
Fraser appoggiò la testa al finestrino, chiudendo gli occhi e lasciandosi sfuggire un sottile sospiro che appannò il vetro. Lei l'avrebbe ucciso.
***
Il viaggio fu una tortura terribile per entrambi i canadesi. I 15 minuti sembrarono durare 15 anni, il tempo si era esteso non solo per il loro silenzio tormentato, ma anche per le chiacchiere di Frannie e per il sorriso perfido di Ray. Quando finalmente si fermarono, entrambi i canadesi dai capelli corvini erano certi che le loro chiome si fossero sbiancate per lo stress.
L'ispettrice cercò di vedere attraverso il finestrino, il suo bel volto segnato dalla confusione. "Detective, questo non è il Consolato."
Il collega americano di Fraser si voltò a guardarla, con un'espressione tanto innocente che lei si sentì tremare. C'era qualcosa che non andava. "Lei è molto sveglia, ispettrice. Questa è casa mia."
"Casa sua."
"Sì. E' il compeanno di Ma. Ha praticamente adottato il nostro Benny qui, e aveva mandato me e Frannie a cercarlo. Tutto questo..."consultò l'orologio."Quarantacinque minuti fa. Ma starà probabilmente impazzendo adesso." Vecchio le lanciò un altro sorriso innocente. "La riporterò al Consolato se vuole, ispettrice, ma questo significherebbe altri 30 minuti di ritardo. E' il compleanno di mia madre."
I suoi occhi si assottigliarono mentre lo scrutava. Chiaramente, stava cercando di farla sentire in colpa. Ma perchè? "Che cosa suggerisce, Detective?"
"Le piacciono le lasagne? L'impepata di cozze?"
"Che cosa?"
Fraser voltò il capo, parlando per la prima volta da quando quel lungo viaggio sulla Riviera era iniziato. "Cozze con salsa al pepe, signore."
A quel punto, l'ispettrice si rese conto che la stava invitando a cena. Gli occhi blu di Fraser la stavano supplicando di non accettare, ma sapeva di non aver scelta. Non sarebbe stato educato verso la signora Vecchio trattenere i suoi ospiti. Sospirando profondamente, annuì. "Va bene, Detective, ha vinto lei."
Permise a Vecchio di aiutarla a scendere dall'auto, ma rifiutò ogni ulteriore assistenza. Che fosse dannata se si fosse indebitata ulteriormente con quell'irritante Detective, e decisamente non avrebbe permesso a Fraser di avvicinarla per un po'. Per un bel po'. Decise che non gli avrebbe permesso di metter piede nel Consolato per almeno altri tre anni.
E tuttavia, lui le stava ancora attorno, guardandola con quegli occhi preoccupati e innocenti mentre saltellava verso il portico. L'ispettrice tenne lo sguardo fisso sul suolo davanti a lei. Non era giusto. Non era per niente giusto. Perchè non poteva avere un ufficiale che non fosse così bello? O se proprio doveva essere dio greco, non poteva almeno esserne consapevole? Maleducato, o presuntuoso, o brusco, o incompetente, o immorale, o qualunque altra cosa tranne che perfetto?
L'ispettrice sussultò quando sentì la sua mano che le toccava il braccio, sostenendola mentre iniziava a saltellare incerta sugli scalini. Stava per cacciarlo via quando lui le si avvicinò, bisbigliando "Signore, forse vuole ripensare a questo invito."
Fingendo di ignorarlo, saltò sullo scalino successivo, ma quello che ai due americani sembrò una sorda esclamazione di dolore, Fraser la percepì chiaramente come un 'perchè'.
"Credo che il Detective Vecchio stia pianificando di rivelare il nostro contatto a tutta la famiglia per vendicarsi di tutte le volte che l'ho inavvertitamente messo in imbarazzo nel passato."
Lei si immobilizzò, gli occhi spalancati. Dannazione, Fraser aveva ragione! L'ispettrice iniziò a girarsi indietro, pensando di chiamare un taxi, ma in quel momento la porta d'ingresso si spalancò. I due canadesi vennero circondati da una muraglia umana di Vecchio, tutti che si parlavano addosso. L'ispettrice venne rapidamente trasportata nel luminoso ingresso, con quel che sembravano centinaia di voci che si rivolgevano a lei. Riuscì solo a recepire frammenti di discorsi qua e là, che esprimevano preoccupazione per il loro ritardo, che chiedevano spiegazioni, che le chiedevano come stava la sua caviglia, la rimproveravano, la confortavano, si preoccupavano, spettegolavano...
Prima che si rendesse completamente conto di cos'era successo, stava uscendo da una doccia calda, i suoi abiti bagnati nell'asciugatoio mentre si avvolgeva in uno spesso accappatoio che apparteneva ad un'altra delle sorelle di Vecchio.
La maglietta di Fraser venne sostituita da una benda, e lei si trovò quasi a sorridere mentre scendeva verso l'ingresso, sapendo che una borsa del ghiaccio e un pasto caldo la attendevano di sotto. Si era quasi dimenticata dell'avvertimento che le aveva lanciato Fraser mentre entravano, godendosi l'ospitalità dei Vecchio.
Improvvisamente però quell'avvertimento le riaffiorò alla memoria. Una porta alla fine del corridoio si spalancò, sbattendo così forte contro il muro da far cadere un quadro. Francesca Vecchio schizzò fuori come una furia, fermandosi solo il tempo sufficiente per voltarsi indietro verso la porta aperta e urlare qualcosa in italiano. L'ispettrice sentì che non era il caso di chiedere una traduzione. La giovane donna stava tremando per l'ira, gli occhi ridotti a due pericolose fessure quando vide l'ispettrice. "Tu...tu...tu...CANADESE!!"
Non ebbe la possibilità di risponderle, perchè Francesca si limitò a voltare il capo stizzita e a marciarle accanto, mostrandosi dignitosamente ferita. L'ispettrice fece per seguirla, ma in quel momento Fraser uscì dalla porta che Francesca aveva appena spalancato così drammaticamente. Aveva addosso uno dei costosi accappatoi del Detective Vecchio, la pelle chiara ancora arrossata per la doccia, e la chiamò "Francesca! Ray non voleva dire che..."
Ci fu un suono di qualcosa che si infrangeva proveniente dalla direzione in cui era andata Frannie, e lei vide Fraser sussultare. "Sì, proprio, testa di cappero! Vai a baciare un'alce!" Frannie urlò lo strano insulto, sottolineando le proprie parole con un altro lancio di oggetti frangibili.
Gli occhi blu dell'Agente incontrarono i suoi occhi azzurri, e lei seppe che cosa aveva detto Ray per far infuriare tanto sua sorella. Seppe anche dove Frannie era diretta. Di sotto, a singhiozzare sulle spalle di tutto il clan Vecchio e a lamentarsi di come i canadesi cattivi le avevano spezzato il cuore. E cosa peggiore, era troppo tardi per fermarla.
Fraser sembrava imbalsamato, gli occhi spalancati e i muscoli tesi. L'ispettrice aveva un'idea di come si sentiva. Voleva correre, scappare, ma non sapeva dove andare. Immaginò che il proprio volto mostrasse un'espressione assai simile, e non fu una sorpresa accorgersi che i loro pensieri e parole avevano preso la stessa direzione. "Oh dio."

FINE