QUANDO PIOVE
di Voyagerbabe
voyagerbabe@hotmail.com
Homepage:http://www.geocities.com/Area51/Starship/6102/home.html
tradotto da Elena
"Halbarad" halbarad_12@hotmail.com
Homepage: http://www.angelfire.com/on2/duesouth
Disclaimer: You know the drill. Ben isn't mine (don't I wish). Meg isn't mine. Ray, Frannie, the Riv, and anything else Due South aren't mine either. The story, the rain, and the fish, however, ARE.
Disclaimer: Sapete la storia. Ben non è mio (magari!). Meg non è mia. Ray, Frannie, la Riviera, e tutto il resto di Due South non sono miei. La storia, la pioggia, e il pesce, però sono di VB!
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"Agente, da questo momento in poi per qualunque domanda
che riguardi pesci, polli o qualunque altro elemento del regno
animale, la risposta è no. Chiaro? N-O" L'ispettrice
Thatcher iniziò a togliersi con furia le piccole scaglie
argentate che coprivano la parte anteriore del suo abito. Il suo
tono era duro, ed era sicura che dopo si sarebbe pentita della
sua scenata, ma al momento non le importava per nulla.
Pesci. Pesci! Aveva permesso un'altra volta che quel suo dannato
Ufficiale Assistente usasse quei suoi dannati occhi blu per
convincerla a dare asilo politico a dei pesci. Pesci in grave
pericolo, aveva detto. Pesci che non erano protetti dalle leggi
americane, aveva detto. Pesci che le leggi canadesi avrebbero
protetto. L'aveva fissata con quel suo sguardo da cagnolino
disperso, e lei aveva ceduto, e si era recata sul luogo per dare
l'amnistia a quei pesci, in quanto di fatto canadesi.
Ecco perchè si trovava là, a 2 ore di macchina da Chicago, nel
mezzo del nulla. Ecco perchè era coperta di scaglie di pesce.
Tremò al pensiero, e decise che era meglio non pensarci affatto.
Avrebbe dovuto passare i prossimi 2 mesi sotto la doccia per
levarsi di dosso l'odore.
Ed era tutta colpa di Fraser. Era *sempre* colpa di Fraser.
"Immagino che le faccia piacere pensare che la Polizia
Canadese sia stata creata per proteggere eroicamente il mondo,
"sbottò, "ma non è così. il nostro lavoro è di
proteggere *i Canadesi*."
L'Agente non si irritò, non le rispose a tono. Non lo faceva
mai, questo era uno dei motivi per cui lei stava impazzendo. I
suoi occhi blu non lasciarono mai la strada che si snodava verso
Chicago, un nastro d'asfalto attraverso il paesaggio rurale.
"Tecnicamente, signore, lei era d'accordo a garantire
l'amnistia per i pesci a causa del loro impatto sull'ecologia
della regione dei Grandi Laghi ... che include un'ampia porzione
di acque canadesi."
L'ispettrice Thatcher sospirò, appoggiando la testa all'indietro
sullo schienale mentre chiudeva gli occhi. Per una volta, la
gentile pioggia estiva che tamburellava sui finestrini dell'auto
non suonava rilassante, ma contribuiva solo al suo generale
nervosismo.
"Agente," spiegò lentamente, "Ha idea di quel che
succederebbe se concedessimo l'amnistia a tutti i pesci che un
giorno potrebbero avere un impatto sull'ecosistema
canadese?"
"Sì signore. Potremmo dover allargare l'offerta ad ognuna
delle 20mila specie di pesci."
"E le sembra ragionevole?"
"Beh..." fece una pausa, e lei scosse il capo,
incredula. Quell'uomo stava veramente pensando di estendere
l'asilo politico a tutti i pesci della terra. L'ispettrice aprì
la bocca per fargli notare che si trattava di una domanda molto
semplice, con una risposta molto semplice, e quella risposta era
'no', ma non ne ebbe la possibilità.
Senza nessun avvertimento, Fraser sterzò improvvisamente, l'auto
deviò altrettanto improvvisamente, facendola quasi schizzare via
dal suo sedile contro le cinture di sicurezza. Lanciando un
grido, afferrò il primo punto fermo che le riuscì, mentre
veniva sbattuta da una parte all'altra. L'auto perse rapidamente
l'aderenza sulla strada bagnata. Fraser fece del suo meglio per
tenerla sotto controllo, ma la piccola Mazda aveva evidentemente
sviluppato una sua volontà propria. Con un'agghiacciante fischio
delle ruote contro l'asfalto, scivolarono, girarono e uscirono
completamente di strada. Ci fu un colossale splash quando
atterrarono nel fossato lungo la strada, con l'acqua che salì
fino al tettuccio prima di stabilizzarsi di nuovo.
Era finita. Il motore diede un ultimo, gorgogliante colpo di
tosse, e poi proclamò la sua avversione per l'acqua morendo
all'istante. L'auto era piantata con un'inclinazione di circa 20
gradi nel fosso profondo un metro e mezzo, ma non c'era pericolo
che si ribaltasse e loro non sembravano feriti o sanguinanti. Per
diversi secondi, l'ispettrice rimase là seduta, ascoltando il
suo battito cardiaco risuonarle nelle orecchie e il suono del suo
respiro accellerato dall'adrenalina. Stava tremando visibilmente,
la cittadinanza dei pesci era la cosa più lontana dalla sua
mente allora.
"Fraser," riuscì finalmente a dire, "in nome del
cielo, cos'è successo?"
Lentamente, si voltò a guardarla, con la sua pelle chiara
pallida in modo allarmante. "Pesci".
L'ispettrice spalancò la bocca, la mandibola quasi le cadde
sulle ginocchia. "PESCI?!" Fraser annuì.
"PESCI?!" Annuì ancora. "Lei ci ha quasi fatti
uccidere per dei PESCI?! Cos'è successo stavolta, Agente? Erano
in mezzo alla strada con in mano i moduli per la cittadinanza?
Volevano il testo dell'inno nazionale canadese? Stavano facendo i
turisti?!" Gli stava urlando addosso ora, in un modo che si
sarebbe potuto definire isterico, ma l'ispettrice pensava che in
questo caso il suo comportamento fosse più che giustificabile.
"No signore." Il pallido volto di Fraser iniziò a
diventare sempre più rosso, e abbassò lo sguardo imbarazzato,
azzardando solo delle brevi occhiate verso di lei. "Era un
blocco di pesci surgelati. Immagino che li stessero trasportando
verso un ristorante a Chicago, forse provenivano proprio
dall'allevamento che abbiamo appena visitato. Credo che non sia
successo molto tempo fa, considerando che erano ancora congelati,
e la temperatura dell'aria combinata con la superficie
della..."
"Agente..." lo interruppe lei, con tono basso e
minaccioso.
"Sì signore" iniziò a balbettare, cercando di
spiegarle tutto il più in fretta possibile prima che lei gli
facesse del male fisico, e tuttavia sapendo che sarebbe successo
presto. "Era un largo blocco, signore, all'incirca 50
chilogrammi di pesce surgelato intero. Probabilmente è stato
perso da un rimorchio con le porte chiuse male.Se l'avessimo
colpito, ci sarebbero stati effetti molto gravi."
"Avremmo potuto finire nel fossato, annacquare il motore, e
rimanere bloccati sotto la pioggia a migliaia di chilometri dal
telefono più vicino?" La voce dell'ispettrice era più
fredda del vento dello Yukon, e lei potè sentire Fraser che
tratteneva il respiro.
"Beh, sì."
"Le consiglio di trovare un modo per tirarci fuori di qui,
Agente."
Lui annuì quasi disperatamente, la testa che rimbalzava come uno
di quei coniglietti a molla che si mettono sul cruscotto delle
auto. "Sì signore". Fraser fece per raggiungere la
maniglia della porta, poi si bloccò.
Lei aggrottò le sopracciglia. "Che aspetta?"
"La sua mano."
"La mia mano?"
Lui arrossì, poi fece un gesto verso il basso. Confusa,
l'ispettrice seguì il suo gesto e arrossì anche lei quando vide
a che cosa si riferiva. Durante il testa-coda, lei si era
aggrappata alla prima cosa che aveva trovato. Evidentemente,
negli stretti confini della macchina, quella cosa era
accidentalmente finita per essere la gamba dell'Agente. La sua
mano stava stringendo in una morsa d'acciaio la coscia attraverso
la stoffa blu, pericolosamente vicina all'orlo della giacca
marrone.
Rapidamente la ritrasse, rifugiando entrambe le sue mani sulle
ginocchia. Il volto in fiamme, sentì un forte desiderio di
dissolversi tra la stoffa del sedile. Grazie al cielo, Fraser non
disse altro al riguardo, si limitò a ringraziarla prima di
aprire la portiera e uscire sotto la pioggia.
Non appena la porta si fu chiusa, l'ispettrice si piegò in
avanti, nascondendo il volto tra le mani. Perchè ovunque Fraser
andasse, i disastri lo seguivano? Era come una nuova legge
fisica, altrettanto affidabile per lo meno. Ripensò ad alcuni
avvenimenti che erano accaduti da quando l'aveva incontrato, poco
meno di un anno prima. Recuperare le maschere Tshimshin.
Combattere criminali lanciando uova. Salvare la conferenza della
NAFTA da quel pazzo ex-militare. Stare in piedi sul tetto di un
treno in corsa ... No, pessima associazione di idee!
E ora c'erano i pesci. Completamente folle. Decisamente ridicolo.
Tipico di Fraser.
Un suono dall'esterno attirò la sua attenzione, e lei si
allungò in avanti, strizzando gli occhi per vedere qualcosa
attraverso il vetro segnato dalla pioggia. Fraser si trovava
accanto al cofano della macchina, con l'acqua marroncina che gli
arrivava alle ginocchia, e sembrava che stesse facendo qualcosa
con la sua giacca. Perchè mai stava trafficando con la divisa
mentre lei gli aveva ordinato di farli uscire da lì?
L'ispettrice osservò con curiosità mentre lui si toglieva la
giacca marrone e la appoggiava ordinatamente sul cofano. La
pioggia inzuppò la camicia color kaki che ancora indossava in
pochi istanti, facendola aderire al suo corpo come se fosse
dipinto di bronzo. Il passo successivo della strana procedura fu
togliersi la cravatta e le bretelle, che legò insieme fino a
formare qualcosa di simile a una corda. L'ispettrice aveva
rinunciato a capire cosa stesse facendo, e stava semplicemente
guardando in attesa.
Fraser girò intorno al fianco dell'auto e fissò una chiusura
delle bretelle allo specchietto retrovisore. L'acqua scorreva sul
suo volto da ragazzo in larghi rivoli, gocciolando dal naso e dal
mento. I capelli scuri erano incollati alla testa e si
arricciavano al fondo. Dopo che ebbe assicurato la
"corda", iniziò ad arrampicarsi sulla riva del fosso.
L'erba era scivolosa, il terreno molle e fangoso, e le sue scarpe
scivolarono diverse volte. Ogni volta, l'ispettrice trattenne il
fiato, ma ogni volta lui riuscì a rialzarsi e continuare. Si
rese finalmente conto che lo scopo della "corda" era di
fungere per lei da sostegno durante la risalita, ma dove diavolo
aveva intenzione di ancorarla? Lassù non c'erano alberi, rocce,
neanche un cartello stradale.
Quando ebbe raggiunto la cima, lo vide trafficare attorno al
blocco di ghiaccio che era stato responsabile di tutto
l'incidente. Aveva iniziato a sciogliersi, e si vedevano code e
pinne spuntare qua e là, ma pareva che Fraser avesse pensato
anche a questo, perchè lei lo vide sbottonarsi la camicia e
metterla attorno al blocco di ghiaccio, abbottonandola poi
accuratamente. Dal colletto spuntava la testa di un pesce,
facendo sì che l'intera struttura sembrasse un tonno decisamente
ben vestito. Fraser legò strettamente la corda attorno al blocco
di ghiaccio, poi si limitò a sedersi e lasciarsi scivolare nel
fango fino alla macchina, ricoprendosi i pantaloni di fango.
Adesso dalla vita in su aveva addosso solo una maglietta
completamente fradicia, e l'ispettrice inconsciamente si
avvicinò ancora di più al vetro mentre lui si faceva strada
verso l'auto nell'acqua. Poteva vedere il movimento di ogni
muscolo del suo torace sotto la maglietta bianca, e l'acqua
sembrava accentuare i contorni delle sue ampie spalle e delle sue
forti braccia.
Fu solo quando lui ricambiò il suo sguardo con un'espressione
estremamente strana che si rese conto di essersi avvicinata
talmente tanto al finestrino da avere il naso schiacciato contro
di esso.
Imbarazzata, si tirò indietro, sfregandosi inconsciamente il
naso mentre Fraser si avvicinava al suo lato dell'auto e apriva
la portiera. Il livello dell'acqua nel fosso era salito
leggermente, così quando la portiera si aprì si formò un
laghetto di acqua fangosa sotto il sedile del guidatore. Fraser
salì sulla macchina e si sedette, cercando di togliersi l'acqua
dagli occhi con la mano. L'ispettrice aprì la borsetta e gli
tese un fazzoletto che lui usò per asciugarsi la faccia,
offrendole il suo solito "Grazie infinite" prima di
restituirlo.
"Possiamo uscire?" chiese lei.
Fraser fece un pausa. "Sì e no. Avremmo bisogno di un
traino per tirare su il veicolo, e il telefono più vicino è a
circa 3 km da qui. Tuttavia non ci dovrebbero essere problemi per
noi. Ho usato la mia ..."
"Ho visto," lo interruppe lei. "Molto ...
creativo."
"Grazie, signore." Fraser si fermò improvvisamente,
sfregandosi l'orecchio come faceva sempre quando era nervoso.
"Inoltre, signore, penso sia meglio che lei lasci qui le sue
scarpe."
L'ispettrice abbassò lo sguardo sui propri piedi. Erano
certamente delle belle scarpe, ma l'avrebbero uccisa se le avesse
usate per quella camminata. Se ne liberò, poi mise una mano
sulla maniglia della portiera. "Siamo pronti, Agente?"
Lui annuì, facendo cadere gocce d'acqua dai suoi riccioli
fradici. "Sì signore. Posso chiederle di aspettare che io
faccia il giro e venga ad assisterla?"
"Certamente."
Fraser girò attorno all'auto e le aprì la portiera da
gentiluomo quale lui era ... anche bagnato fino all'osso in mezzo
all'acqua e al fango. L'ispettrice tremò non appena mise piede
fuori dall'auto. La pioggia le cadde addosso come una doccia,
inzuppandola fino al midollo immediatamente. Sentiva il fango nei
collant mentre camminava. *L'unica qualità positiva* decise *E'
che è caldo.*
L'Agente si assicurò che lei riuscisse a reggersi alla sua
corda, poi risalì il fosso preferendo usare delle impervietà
del terreno come appigli. Una volta sopra, afferrò il blocco di
ghiaccio e lo tenne saldo per evitare inopportuni movimenti della
corda. "Va bene, signore," gridò, "è tutto
pronto."
La corda le rese la salita facile, e raggiunse la banchina della
strada senza troppe difficoltà. Quando si avvicinò alla cima,
Fraser le tese una mano, e lei dovette lasciare la corda con una
delle sue per afferrarla. Forse il movimento le fece spostare il
peso sul fango scivoloso, o forse perse semplicemente
l'equilibrio, ma i piedi dell'ispettice persero improvvisamente
la presa e lei cadde in avanti. Sarebbe scivolata di nuovo
nell'acqua, ma i riflessi dell'Agente Fraser furono più rapidi
di un fulmine. Le afferrò il polso giusto in tempo, tirandola
facilmente su al livello dell'asfalto.
"Va tutto bene, signore?" Piccole rughe di
preoccupazione si formarono tra gli occhi blu mentre la
osservava.
Lei distolse rapidamente lo sguardo, muovendo i piedi, "Sto
perfettamen.. Ahi!" Il dolore la fulminò attraverso la
caviglia destra nel momento in cui la poggiò a terra. Sospirò
attraverso i denti mentre se ne stava là su un piede solo.
Lentamente, si sedette sulla strada.
Fraser si inginocchiò accanto a lei. "Posso dare
un'occhiata?"
"Avanti."
L'ispettrice si morse le labbra mentre l'agente le esaminava la
caviglia. Il suo tocco era gentile, ma l'articolazione era troppo
delicata. Faceva male. Molto. Si concentrò sulle cose attorno a
lei, cercando di ignorare il fatto che una di queste cose fosse
un membro piuttosto attraente della Reale Polizia Canadese a
Cavallo. Alla fine, il suo sguardo si spostò su di lei.
"Non è rotta."
"Meno male."
"Ma è slogata piuttosto seriamente."
"Dannazione." L'ispettrice sospirò, poi strinse i
denti, costringendosi a rialzarsi, declinando l'offerta di aiuto
di Fraser mentre recuperava l'equilibrio. Ondeggiò per un
attimo, poi iniziò risolutamente a procedere saltellando.
L'Agente sapeva che non c'era modo di farle cambiare idea quando
decideva di arrangiarsi, così si incamminò lentamente al suo
fianco, fissandola. Era piuttosto inquietante. Dopo diversi
minuti, lei si fermò, voltandosi verso di lui. "C'è
qualcosa che deve dirmi, Fraser?"
"Sì signore. Stavo semplicemente notando che lei procede a
circa 0.5 km all'ora. Avanzando a questa velocità, ci vorranno
circa 6 ore per raggiungere la nostra destinazione. Inoltre
questa mattina mi sono preso la libertà di ascoltare le
previsioni del tempo, e pare che questa pioggia si trasformerà
in temporale più tardi."
"Capisco."Fece una pausa, passandosi le mani fradicie
sul volto in un inutile tentativo di togliersi l'acqua dagli
occhi. "Allora cosa mi suggerisce? Dovrei affittare una
sedia a rotelle? Fare l'autostop ... anche se dovrei sottolineare
che finora non è passata neanche un'auto."
"Veramente, pensavo solo che potrei portarla io."
"Portarmi?"
"Sono perfettamente in grado di trasportarla per 3 km e
mantenere una velocità di circa 5 o 6 km all'ora, considerando
la pioggia e la fatica potrebbe anche scendere a 4 km all'ora, ma
arriveremmo comunque a destinazione in poco meno di un'ora."
Le parole gli uscirono tutte d'un fiato, e lei scosse la testa
meravigliata. Aveva per caso una calcolatrice nascosta da qualche
parte?
Sfortunatamente, Fraser aveva ragione. Come per sottolineare il
concetto, un tuono rimbombò in lontananza. Si voltò a disagio
verso di lui. "Va bene."
Lui la guardò con aria innocente."Va bene?"
Aggrottando le sopracciglia, indicò se stessa.
"Avanti." Lui continuò a restare dov'era, fissandola
per diversi secondi, come a raccogliere il coraggio necessario.
Lei sospirò esasperata. "Agente, le sto dando il permesso
di portarmi."
Anche con la pioggia che scorreva sul suo volto, l'ispettrice
potè vedere chiaramente che arrossiva. "C'è qualche
problema?" chiese.
"Sono preoccupato per la sua caviglia. Mentre la trasporto
la distorsione potrebbe peggiorare, dovrei steccarla o fasciarla
in qualche modo." Aggrottò le sopracciglia, riflettendo sul
problema, poi in una mossa veloce afferrò il bordo della propria
maglietta e la sfilò.
L'ispettrice quasi si dimenticò di respirare.
I suoi occhi si spalancarono alla vista del torso nudo
dell'Agente Fraser. La pelle era perfettamente liscia e pallida,
senza neanche l'ombra di un pelo. Ogni suo muscolo era perfetto e
ben definito, chiaramente era in un'eccellente forma fisica ma
non era palestrato, i suoi muscoli non erano eccessivi, ma
avevano piuttosto una similitudine con la perfezione maschile
delle statue greche, decisamente molto più affascinanti agli
occhi dell'ispettrice.
Il suo sguardo si spostò dalla pelle delicata del suo collo alle
ampie spalle e ai pettorali. Il ventre era solido e piatto, ma
mostrava qualcosa di quel che aveva sentito Francesca chiamare
"six pack" ogni volta che si muoveva. Era grata che se
lui aveva notato il suo sguardo analitico, l'aveva probabilmente
giustificato col fatto che stava meticolosamente riducendo la sua
maglietta bianca in strisce larghe 4 centimetri.
Non appena Fraser iniziò a fasciarle la caviglia con quelle
bende improvvisate, il cuore le tremò per l'improvvisa
consapevolezza di quel che l'aspettava. Lui l'avrebbe
trasportata. L'avrebbe portata in braccio per quasi un'ora,
sarebbe stata stretta a quel bellissimo corpo semi nudo per quasi
un'ora. Questo non preannunciava nulla di buono. Improvvisamente,
un altro pensiero ancora più angosciante la fece sobbalzare
involontariamente.
Fraser guardò su, con un'aria di completa innocenza,
inconsapevole dei problemi che stava causando.
"Signore?"
"Agente," inizò lei, "Ho notato che lei sembra
essersi tolt.. ehm, no aver trovato utilizzi inortodossi per la
sua uniforme di servizio. Il risultato è una condizione di ...
mancanza di abiti. Spero che queste innovazioni non
continueranno, a discapito di ulteriori parti della sua
uniforme."
Gli occhi blu si spalancarono improvvisamente, mentre si
guardava. Lei si accorse che non si era veramente reso conto di
quel che stava fancendo, del fatto che le sue trovate si erano
trasformate in un graduale strip tease. Ma ora se n'era
decisamente accorto. Fraser la guardò, ovviamente mortificato,
aprendo e chiudendo la bocca in un'eccellente imitazione di un
pesce. L'ispettrice quasi sorrise rendendosi conto di averlo reso
senza parole. La sua reazione la rassicurò anche che i suoi
pantaloni non rischiavano di venir trasformati in una zattera o
qualcos'altro di estremamente ridicolo.
Soddisfatta, gli tese le braccia, cosciente di sembrare una
bambina che chiede di esser presa in braccio. Fraser sembrava
evidentemente sollevato che lei avesse smesso di pensare ai suoi
vestiti, e simosse immediatamente. Lei si stupì della facilità
con cui la sollevò, facendo molta attenzione a non toccarle la
caviglia mentre se la sistemava tra le braccia.
Senza bisogno che glielo chiedesse, lei gli mise le braccia
intorno al collo, sapendo che avrebbe reso la sua posizione più
stabile e avrebbe distribuito il peso sulle spalle dell'Agente,
senza farla pesare completamente sulle braccia che la sostenevano
sotto le ginocchia e le spalle, i cui muscoli tesi poteva sentire
sulla pelle. Fraser le sorrise appena con gratitudine, e lei
distolse lo sguardo. "E' pronto?"
"Sì signore. Sta comoda?"
*Comoda! Mi chiede se sono comoda!* L'ispettrice non riuscì ad
evitare che la sua faccia esprimesse incredulità. La caviglia le
pulsava, era zuppa d'acqua, piena di fango fino in posti che non
era neppure pienamente consapevole di possedere, e in aggiunta a
tutto questo la sua mente e gli ormoni erano impazziti per la
vicinanza di quel subordinato attraente in maniera fastidiosa che
era fastidiosamente privo di uniforme. "Ho una caviglia
slogata, Fraser" si limitò a rispondere, "Lei cosa
crede?"
"Chiedo scusa, signore." La guardò con un'espressione
sinceramente contrita, e lei sentì una fitta di rimorso per
essere stata così dura con lui. Fece un profondo respiro, e
parlò in tono più dolce.
"Fraser?"
"Sì?"
"Andiamo."
"Ah, certamente."
Con un'occhiata finale per assicurarsi che fosse pronta, si
incamminò. Le braccia dell'ispettrice si irrigidirono
automaticamente non appena lui iniziò a muoversi, ma presto si
rilassò. La reggeva saldamente, nonostante la pioggia che
scrosciava su di loro, e la sua andatura era liscia e regolare.
La pioggia estiva continuava a cadere, calda e bagnata,
producendo suoni dolci e confortanti nel colpire le foglie e la
superficie della strada. Ogni tanto un uccello cinguettava ad
esprimere la sua irritazione per essere costretto a restare al
riparo di un cespuglio, e un tuono risuonava basso e minaccioso
in lontananza. Lei poteva sentire il petto di Fraser alzarsi ed
abbassarsi ad ogni respiro, e ogni suo passo la cullava
leggermente tra le sue salde braccia.
Forse non era proprio una situazione così brutta, dopo tutto.
Camminarono in silenzio per quasi venti minuti. Fraser sembrava
non avere nessun desiderio di conversare, camminava con passo
sicuro eppure il suo volto aveva l'aria di efficienza priva di
espressione che di solito assumeva durante il turno di guardia.
Solo in alcuni momenti lei ebbe l'impressione di sentire il suo
sguardo su di lei, ma erano momenti così brevi che non era
sicura che fosse qualcos'altro che un miraggio.
L'ispettrice però era sicura di una cosa: stava perdendo la
testa.
All'inizio le era sembrata la cosa più logica da fare.
Appoggiare il capo sulla spalla di Fraser era, dopotutto, il modo
più facile per viaggiare in quella posizione, e le permetteva di
sentire il suo battito cardiaco. Il motivo, si era detta, era di
controllarlo. Sapeva quanto fosse ligio al dovere, avrebbe
camminato fino a stramazzare al suolo dalla fatica, e lei voleva
accorgersene in tempo. Naturalmente, questo significava anche che
la sua guancia era appoggiata sulla sua pelle nuda, le labbra a
pochi centimetri dal suo collo e dalla sua mascella ... la sua
pelle che le aveva improvvisamente ricordato il gelato alla
vaniglia e prometteva di essere altrettanto dolce.
L'ispettrice aveva cercato di chiudere gli occhi, ma aveva solo
peggiorato le cose. Le sembrava di sentire la pelle bruciare al
contatto con le sue braccia, i sensi più acuti che mai.
Nonostante la pioggia e l'odore di umidità attorno a loro,
riusciva ancora a percepire il suo profumo pulito e tuttavia
mascolino. I fluidi movimenti dei muscoli delle sue spalle
stavano diventando sempre più affascinanti, e l'ispettrice si
rese conto che i suoi pensieri avevano preso una direzione che
implicava un'aperta violazione del protocollo con un ufficiale
inferiore.
Alla fine, prese una decisione. Semplicemente, tutto questo non
era accettabile. Sollevando improvvisamente il capo per poterlo
guardare negli occhi, assunse un atteggiamento brusco e formale.
"Agente."
Il suo movimento improvviso chiaramente sorprese Fraser, e lo
sentì sussultare. "Sì, signore?" Rispose, tenendo gli
occhi fissi sulla strada davanti a loro.
Lei realizzò che non aveva idea di cosa dire. La sua mente
cercò disperatamente qualcosa di cui parlare. Infine, si
ricordò del motivo per il quale si trovavano lì. "Dobbiamo
chiarire alcune cose sulla riproduzione", fece, accorgendosi
solo troppo tardi di come poteva essere interpretata la sua
frase.
Avrebbe potuto giurare che il cuore di Fraser avesse saltato un
battito. Ogni suo muscolo si tese, e vide la sua gola muoversi
mentre deglutiva. Gli occhi spalancati e increduli,
un'espressione che faceva pensare a un animaletto sorpreso dai
fari di un auto in arrivo. "Signora, voglio dire signore, io
..uh.." cercava disperatamente le parole giuste, arrossendo
rapidamente dal collo all'attaccatura dei capelli.
"Pesci!" Lei sapeva di essere arrossita almeno quanto
lui, e cercò di rimediare all'enorme errore che aveva commesso.
"Il programma di riproduzione dei pesci. Il motivo per cui
siamo venuti qui."
I sui muscoli tesi si rilassarono immensamente nel sentire ciò.
"Ah, bene, sì signore. Vede, l'intero problema è iniziato
quando ho esaminato le curve."
Ora era il suo turno di saltare un paio di battiti cardiaci.
"Curve?"
Ancora tensione. Lui guardò la strada, fissando l'asfalto con
intensità allarmante. "Sì signore. Chiedo scusa, signore.
I grafici. Le curve di Mr. Murphy.. cioè, dovrei piuttosto dire
dei suoi grafici. Grafici sulla riproduzione. Dei pesci."
"Capisco."
Lui fece un profondo respiro, poi iniziò, le parole che si
susseguivano rapidissime mentre cercava di spiegarsi. "Le
specie di pesci che Mr Murphy sta allevando non sono ancora scese
sotto il numero minimo di esemplari richiesti dagli Stati Uniti
per essere considerate in pericolo, quindi non può usufruire
dell'aiuto economico statunitense. Il Detective Vecchio ha
arrestato il gentiluomo in questione per aver tentato di dare in
pasto all'agente dell'EPA assegnato al suo caso un esemplare vivo
e intero, e durante l'arresto, mi ha mostrato le cur...i grafici.
Quando i pesci saranno pochi abbastanza per ottenere i fondi
americani, sarà troppo tardi per salvarli...io ho pensato che la
legge canadese potesse aiutarli." Fraser si interruppe e la
guardò, con espressione sinceramente contrita. "Se avessi
saputo che ci avrebbe portati a questo, signore..."
"Capisco, Agente. Non riesce proprio a non abbracc...ehm,
voglio dire farsi carico! Farsi carico dei problemi
personalmente."
"Capisco come si sente."
Lei lo guardò sorpresa. "Ah sì?"
"Sì."
"Capisce come mi sento."
"Come si sente...?"
"Riguardo ad abbracc...farsi carico...lasci perdere."
si interruppe bruscamente l'ispettrice, cercando di smetterla di
mettersi in imbarazzo a quel modo. Che problema aveva? Non
sarebbe nemmeno riuscita a pronunciare il suo nome senza
balbettare e uscir fuori con ogni tipo di doppio senso. Anche
Fraser sembrava aver stabilito che il silenzio fosse la soluzione
migliore, e per questo gli era immensamente grata.
Mentre camminavano in silenzio, si prese a calci mentalmente per
la sua stupidità. Come rendersi completamente ridicola in un
batter d'occhio! Fraser probabilmente stava pensando che fosse
spudorata, se non addirittura impazzita. Come avrebbe potuto
fargli cambiare idea ora?
Le ci vollero diversi secondi per accorgersi che qualcosa era
cambiato. Si erano fermati. Curiosa, guardò verso Fraser, col
risultato di sentirsi lo stomaco in gola vedendo che la stava
guardando. No, non la stava semplicemente guardando, le stava
leggendo dentro, quei devastanti occhi blu parevano attraversare
la superficie, dissezionando e mettendo a nudo ogni suo pensiero,
ogni desiderio, ogni emozione. L'intensità di quello sguardo era
quasi terrificante, ma lei non distolse gli occhi.
Non avrebbe saputo dire per quanto rimasero così, ma alla fine
trovò le parole. "Agente,"sussurrò,"Ho ragione
di credere che il suo battito cardiaco sia in aumento."
I suoi occhi non ebbero alcuna esitazione, ma un lieve sorriso
apparve sulle sue labbra. "Sta correndo."
Oh dio, cosa stava facendo? Fraser voleva...ma lei non poteva
permetterlo. O sì? Aveva giurato che non sarebbe più successo,
ma lui si era comportato da perfetto gentiluomo, la discrezione
in persona, dopo l'ultima volta. E dopotutto, anche se forse non
erano sulla cima di un treno, non c'era nessuno in vista per
chilometri. Qualunque cosa avessero fatto, sarebbe rimasto tra
lei, Fraser e la pioggia. L'ispettrice prese un profondo respiro,
poi stette al gioco. "Fuori controllo?"
"E' in fuga."
Non sapeva chi si fosse mosso prima. Ma se fosse stata lei o lui,
non aveva importanza. Un momento si stavano guardando, il momento
dopo i suoi occhi erano chiusi, il suo corpo si avvicinò a
quello di Fraser mentre era ancora tra le sue braccia. Le labbra
si incontrarono,sfiorandosi leggermente all'inizio, poi sempre
più intensamente. Strinse le braccia attorno al suo collo mentre
lui la attirava più vicino, e le parve che la pioggia li stesse
fondendo in un solo essere. Il disagio dell'ultima mezz'ora era
ormai dimenticato, ed era decisa ad aggrapparsi a questo istante
il più a lungo ...
*BEEEEEEEEEEEEEEEP!*
Si separarono immediatamente in maniera quasi udibile, e
l'ispettrice si sentì paralizzata quando si accorse che
l'espressione da "cervo abbagliato dai fari" sul volto
di Fraser era accentuato dal fatto che era realmente abbagliato
dai fari di un'auto. Una Buick Riviera verde del '71. Imprecò
tra sè. Un certo poliziotto avrebbe pagato con la vita per
questo.
***
"Penso ancora che avremmo dovuto portare rinforzi. Cioè,
Ray, conosci Fraser. Non è mai in ritardo. Probabilmente c'è
stato qualche disastro, e lui è svenuto da qualche parte, solo e
sanguinante e..."
Ray Vecchio lanciò un'occhiata verso l'alto esasperato.
"Frannie, ci siamo già passati. Conosco Benny, e
probabilmente sta solo aiutando qualche povero vecchio caribu ad
attraversare la strada. Rilassati." Sapeva che non era
sicuro distogliere lo sguardo dalla strada in queste condizioni
atmosferiche, quindi frugò con una mano nel cruscotto della
Riviera finchè non trovò una cartina. Frannie strillò quando
lui glela tirò addosso, la sua mancanza di attenzione
gliel'aveva quasi fatta sbattere in faccia alla sorella.
"Ray!" afferrò la mappa, rivolgendogli
un'occhiataccia. Lui non l'aveva vista, ma la fece comunque
sentire meglio. "Allora, che ci dovrei fare con
questa?"
"Dirmi la strada per quell'allevamento di pesci che ci ha
detto Turnbull." Ray si sporse leggermente in avanti,
strizzando gli occhi per vedere attraverso la pioggia che batteva
sul parabrezza della Riviera. Gli pareva di vedere una specie di
cartello stradale, la prima cosa che emergeva dal piatto
paesaggio fino a quel momento. Era troppo lontano per leggere
cosa dicesse, ma sperava in qualcosa come "Da questa parte
per Canadesi Dispersi".
"Mi ci vorranno almeno due ore!" La voce di Frannie
aveva assunto il classico tono lamentoso che era uno dei tratti
tipici meno graditi dei Vecchio.
"Fallo e basta."
Gli fece una boccaccia, poi spiegò la mappa. Consapevole che
trovare una strada locale che non era segnata su quella mappa
l'avrebbe tenuta occupata per un po', Ray concentrò la sua
attenzione sulla strada scivolosa per la pioggia.
Il cartello si stava avvicinando, ma incominciava a sembrare
qualcos'altro che un cartello. Era troppo piccolo per essere un
albero, troppo sottile per essere una mucca, e troppo alto per
essere una roccia. Avvicinandosi ulteriormente, Ray sentì il
bisogno di sfregarsi gli occhi per assicurarsi che quel che
vedeva non fosse un miraggio. Avevano trovato Benny.
Tuttavia, apparentemente era nudo dalla vita in su, portava solo
i pantaloni dritti con la striscia gialla e le scarpe basse che
accompagnavano l'uniforme marrone. Questo sarebbe stato già
abbastanza strano per il puntiglioso canadese, ma Ray poteva
anche capirlo. Quel che lo sconvogeva di più erano gli altri
aspetti della scena che gli si era parata davanti.
Benny teneva in braccio la Lady di Ferro, abbracciandola come se
fossero appena usciti da una versione a luci rosse di Dudley
Do-Right. Da quel che poteva vedere, l'Ispettrice aveva
sviluppato un caso acuto di tonsillite e Benny stava facendo del
suo meglio per operare una tonsillectomia a cielo aperto.
Ray sogghignò 'E io sono la regina d'Inghilterra'. Il piccolo
innocente San Benton era lì, su una strada fino a poco prima
deserta, e stava baciando appassionatamente l'Ispettrice. Che
storia! Ray si trattenne a mala pena dallo sfregarsi le mani
compiaciuto. Ce n'era abbastanza per ricattare Benny per il resto
della sua vita, e forse anche oltre.
Con nonchalance, Ray si appoggiò di nuovo allo schienale e
sfiorò appena il clacson della Riviera.
Frannie sussultò e strillò, ma la sua reazione non era nulla se
confrontata con quella dei due canadesi. Sembrava che un fulmine
li avesse appena colpiti. Si separarono, la Lady di Ferro si
passò una mano sulla bocca mentre Benny stette semplicemente
lì, immobile come una statua, a fissare la macchina che si
avvicinava arrossendo gradualmente di un rosso talmente acceso da
essere visibile persino attraverso la pioggia. Il povero Agente
era così traumatizzato da non notare neppure il suo capo che
cercava di liberarsi dal suo abbraccio e mettersi in piedi.
Ray fermò l'auto di fronte alla coppia, abbassando il finestrino
e sogghignando. "Hey Benny, vuoi uno strappo?"
Benny era senza parole, ma la sua espressione smorzò un po' il
divertimento di Ray. Sembrava per metà mortificato (e questa
metà Ray la poteva sopportare, e anche trarne ulteriore
divertimento), ma per l'altra metà aveva la faccia di un bambino
a cui hanno appena rubato la bicicletta. Poi Ray si ricordò di
tutte le volte che il suo collega l'aveva messo in situazioni
ridicole, imbarazzanti e mortalmente pericolose. Il sogghigno si
ampliò ulteriormente, e lo sbirro ora sembrava un gatto che si
era appena divorato un intero stormo di canarini. Fece un cenno
del capo verso la Lady di Ferro. "Hey, Ispettrice."
L'ispettrice era troppo sconvolta per parlare, ma gli lanciò
un'occhiata così penetrante che lui potè giurare di averla
sentita graffiare la vernice della Riviera. Lei sembrò piuttosto
soddisfatta nel vedere Ray tremare al pensiero della sofferenza
infinita promessa da quell'occhiata, poi fece cenno all'Agente di
metterla giù.
Fu allora che Ray notò il suo piede. La caviglia era rossa e
gonfia, avvolta in una benda artigianale che spiegava l'assenza
della maglietta addosso al suo amico. Allora era per questo che
la portava in braccio. Ray aggrottò le sopracciglia, senza
neanche notare la pioggia mentre si abbassava per dare
un'occhiata.
Improvvisamente, Frannie era al fianco di Benny, appesa al suo
braccio con un misto di sollievo e lussuria. "Fraser, ero
COSI' preoccupata!" attaccò. "Cioè, eri in ritardo, e
non solo un po' in ritardo, sai, ma molto in ritardo." I
suoi capelli si erano appiattiti per colpa della pioggia, e lei
si scostò una ciocca sgocciolante dalla fronte. "Allora ho
iniziato a dire a mio fratello che c'era qualcosa di strano.
'Fraser non è mai in ritardo' gli ho detto 'c'è qualcosa che
non va' gli ho detto. Lui ha stressato per un po', naturalmente,
ma io ero terrorizzata, sai? Poteva essere successo di
tutto...potevi essere da qualche parte, svenuto in un fosso,
pestato, sanguinante, orribilmente mutilato da qualche
disgustoso..."
"Basta, Frannie."
"Sì, va bene, Ma ero veramente preoccupata, Fraser."
Guardò in alto verso di lui con gli occhioni spalancati e
innocenti, e Benny sembrò in qualche modo grato per la sua
presenza. Almeno gli offriva una distrazione dalla sua situazione
con la Lady di Ferro. Ray stava per mettersi a ridere per come si
comportavano quei due. Sembrava di vedere un paio di bambini
dell'asilo, che fingevano che se non si fossero guardati e non ne
avessero parlato, sarebbe svanito tutto.
"Sono terribilmente spiacente," Benny sembrava
genuinamente dispiaciuto, più di quanto Ray l'avesse mai visto,
e si chiese se la frase non fosse anche indirettamente rivolta
alla Lady di Ferro. "Stavamo tornando al Consolato quando ho
dovuto sterzare piuttosto bruscamente per evitare una collisione
con un banco di pesce congelato che si trovava in mezzo alla
strada. L'assenza di servofreno nell'auto, le condizioni della
strada, e la velocità a cui stavamo viaggiando hanno fatto
scivolare l'auto sull'acqua..."
L'ispettrice sospirò mentre si appoggiava alla Riviera,
interrompendo il discorso di Fraser. "Siamo finiti in un
fosso. il mio cellulare era stato mangiato poco prima
all'allevamento di pesci, e il livello dell'acqua all'interno del
fosso stava salendo. Siamo usciti dall'auto e dal fosso, ma sono
scivolata e mi sono ferita alla caviglia."
Ray arricciò il naso "Mangiato? Il suo cellulare è stato
MANGIATO?"
"Sì. Mangiato. Ha dei problemi a capire la nostra lingua
oggi, Detective?"
Gli lanciò un'altra occhiataccia, ma Ray parve non darvi peso
questa volta. Si stava divertendo troppo. "Si sono mangiati
anche la tua uniforme, Benny?"
Non potendo arrossire più di quando avesse già fatto, il
canadese iniziò ad impallidire. Lo sbirro scosse la testa,
meravigliandosi di quanto fosse facile capire cosa passava per la
testa del suo pallido amico, da rosso come un semaforo quando era
imbarazzato a bianco come la neve dello Yukon quando era
spaventato. "No..ehm..non proprio,"Balbettò,"Ho
usato la camicia, la cravatta e le bretelle con il suddetto
blocco di pesce congelato per faru scire l'ispettrice dal fosso.
E ho dovuto usare la maglietta per fissare la sua caviglia."
Nella mente di Ray iniziò a formarsi una battutaccia che avrebbe
fatto indignare a morte la Lady di Ferro e avrebbe mandato Benny
in arresto cardiaco, ma appena prima di pronunciarla, gli venne
un'idea decisamente migliore. Un'idea che avrebbe completamente
spiazzato Benny, che si aspettava tremando le peggiori battute da
Ray. Questo piano era certamente migliore.
Sorridendo con aria così educata e preoccupata da fare invidia
al suo amico canadese, aprì la portiera della macchina e uscì
sotto la pioggia. Non riuscì a evitare di mostrare sofferenza al
suono delle sue costosissime scarpe che si immergevano nel fango,
ma decise di annotarle semplicemente sulla lista insieme a tutti
gli altri Abiti che il Canadese ha Distrutto. Il governo del
Canada si sarebbe trovato un bel mucchio di fatture della
tintoria quando si fosse deciso a riprendersi indietro Benny.
***
Fraser osservò con orrore Ray che si avvicinava all'Ispettrice
Thatcher, con un sorriso educato che poteva significare solo
guai. Grossi guai. Di solito Ray scherzava su cose simili...il
suo comportamento significava che si era inventato qualcosa di
molto più umiliante del semplice sarcasmo. E Fraser non aveva
affatto voglia di scoprire di cosa si trattasse.
Ray osservò e studiò con sollecitudine la ferita
dell'ispettrice, facendola voltare preoccupata verso Fraser.
Tutto quel che lui potè fare fu scrollare le spalle e scuotere
la testa. *Non ho idea di quel che stia facendo, signore.*
Ray fece accomodare il superiore di Fraser nello spazioso sedile
posteriore della Riviera, con un'attenzione degna della Monna
Lisa, facendola sedere di lato cosicchè potesse allungare la
gamba sul sedile. Questo significava che lui, Ray e Francesca si
sarebbero dovuti strizzare sui sedili anteriori. Mentre teneva
aperta la portiera per la sigorina Vecchio vide il suo sguardo
predatorio e iniziò a farsi un'idea del piano di Ray.
Non fece in tempo ad entrare nella macchina che si trovò
schiacciato addosso a un mucchio di femminilità italiana.
"Scusa Fraser," miagolò lei, "E' un po' affollato
qui." Lui decise di non farle notare che c'erano
approssimativamente 13 cm di spazio libero tra lei e suo
fratello. Invece chiuse gli occhi, cercando di spostarsi ancora
di più verso la porta.
La maniglia gli si conficcava tra le costole, ma non gli
importava. Una delle conseguenze del crescere nei vasti spazi
dello Yukon era uno sviluppatissimo senso del territorio
personale. Quel territorio che al momento era seriamente
minacciato, e Fraser sentì gocce di sudore formarglisi sulla
fronte quando la signorina Vecchio fece scorrere le dita sulla
curva del suo deltoide fino al bicipite e al tricipite.
"Wow," mormorò, "Cosa fai per tenerti in forma,
sollevi pinguini o che altro?"
Fraser cercò di rispondere che i pinguini erano nativi solo
delle regioni Antartiche, al polo sud, ma tutto quel che gli
uscì dalla gola fu un verso strozzato. Lei era decisissima, e le
sue dita tamburellarono leggermente sul suo avambraccio mentre
continuava. "Sai una cosa? Vederti lì sotto la pioggia e
tutto il resto, senza camicia, facendo la giubba rossa che salva
la damigella in pericolo con come-si-chiama, sembravi proprio la
copertina di 'Cuore di Fiamma'."
Le costole di Fraser stavano ormai per riportare dei danni
permanenti a causa della pressione della maniglia, ma lui non
sentiva neppure il dolore. Era troppo impegnato nel cercare di
escludere dalla sua mente le chiacchiere incessanti e
incomprensibili della signorina Vecchio, mentre si prendeva a
calci mentalmente per la propria stupidità.
Com'era possibile che orecchie in grado di identificare la specie
di un uccello dal suo battito d'ali non avessero sentito il rombo
del motore, il suono delle ruote nell'acqua e dei sassi che
schizzavano all'avvicinarsi della Riviera? Com'era possibile che
occhi tanto acuti da notare un capello sul suolo di una foresta
non avessero notato la luce abbagliante dei fari riflessi
centinaia di volte dalle gocce di pioggia? Com'era possibile che
un autocontrollo tanto forte da farlo restare immobile per giorni
ad attendere un criminale fosse svanito così miseramente con una
donna tra le sue braccia?
La risposta era semplice e imperdonabile. Ispettrice Margaret
Thatcher. Aveva cercato di ignorarla, aveva cercato di pensare a
lei come al suo capo, un ufficiale senza cuore, una qualunque
persona ferita, o addirittura come un criminale che stava
riconsegnando alla giustizia in un disperato tentativo finale di
distaccarsi. Aveva recitato mentalmente tre libri della Bibbia,
due capitoli dell'Odissea (quelli che parlano delle tentazioni
morali dell'isola di Circe), le tabelline fino a 20, e la parte
del manuale della Reale Polizia Canadese a Cavallo che si
occupava della fraternizzazione con i colleghi. Non era servito
assolutamente a nulla.
Sensi che erano stati allenati per essere affilati come rasoi ora
lo stavano solamente tradendo. Sentiva la pelle come solcata da
tizzoni ardenti ovunque lei lo toccasse, mentre si accorgeva
della setosità della sua pelle, del liscio tessuto dei suoi
abiti, e del tocco leggero dei suoi capelli. Si era costretto a
tenere lo sguardo fisso sulla strada, cercando di non vederla. Di
non vedere come la pioggia segnava il suo volto e si fermava
sulle sue ciglia come gemme. Di non vedere come gli abiti
segnavano le curve del suo corpo, di non vedere i lievi movimenti
che faceva cercando di tenersi in equilibrio. Fraser aveva
cercato di ignorare il suo profumo pulito e femminile, o il
profumo di mela e miele del suo shampoo. Aveva cercato di non
ascoltare il ritmo del suo cuore, il suono leggero del suo
respiro, e di come lo tratteneva quando la spostava lievemente
nelle sue braccia.
Era riuscito a combattere le sensazioni che lei gli stava
provocando dentro. Fraser aveva fatto rallentare il proprio
battito cardiaco, aveva controllato il suo respiro, aveva
mantenuto un'aria e un tono di voce il più neutrale possibile.
Ma allora perchè la loro conversazione, breve com'era stata,
l'aveva gettato nella più completa confusione? E perchè,
PERCHE', *PERCHE'*, era stato così pazzo da...
Non poteva neanche pensarci. Non poteva neanche pensare alla
parola. Era stato un altro 'contatto'. Una parola così semplice
da pensare, da dire. Ma lui in verità l'aveva cercato. Sapeva
che le difese di Meg erano abbassate, che lei era tentata quanto
lui, e tuttavia aveva ripetuto le parole dell'altro incidente,
sapendo che questo avrebbe portato a un altro contatto. Stupido,
stupido, stupido, stupido!!
Chissà cos'avrebbe pensato di lui adesso. Il primo incidente era
stato problematico, ma erano riusciti a spiegarsi tra di loro.
Dopotutto, pensavano di morire. La gente tende a fare cose strane
in quelle condizioni.
Questa volta però non si trovavano in una situazione
potenzialmente letale. Stavano semplicemente camminando lungo una
strada di campagna, perfettamente al sicuro...anche se con
qualche problema. eppure avevano ceduto di nuovo, avevano
approfittato del luogo isolato per un ulteriore, ancor meno
scusabile contatto. E come se non bastasse, erano stati visti da
Ray, anche se apparentemente (e fortunatamente) non da sua
sorella. Basandosi sulla velocità della Riviera, la visibilità
attraverso la pioggia, la sua altezza e la potenza dei fari della
Riviera, Ray li aveva osservati per circa 32.7 secondi.
Fraser appoggiò la testa al finestrino, chiudendo gli occhi e
lasciandosi sfuggire un sottile sospiro che appannò il vetro.
Lei l'avrebbe ucciso.
***
Il viaggio fu una tortura terribile per entrambi i canadesi. I 15
minuti sembrarono durare 15 anni, il tempo si era esteso non solo
per il loro silenzio tormentato, ma anche per le chiacchiere di
Frannie e per il sorriso perfido di Ray. Quando finalmente si
fermarono, entrambi i canadesi dai capelli corvini erano certi
che le loro chiome si fossero sbiancate per lo stress.
L'ispettrice cercò di vedere attraverso il finestrino, il suo
bel volto segnato dalla confusione. "Detective, questo non
è il Consolato."
Il collega americano di Fraser si voltò a guardarla, con
un'espressione tanto innocente che lei si sentì tremare. C'era
qualcosa che non andava. "Lei è molto sveglia, ispettrice.
Questa è casa mia."
"Casa sua."
"Sì. E' il compeanno di Ma. Ha praticamente adottato il
nostro Benny qui, e aveva mandato me e Frannie a cercarlo. Tutto
questo..."consultò l'orologio."Quarantacinque minuti
fa. Ma starà probabilmente impazzendo adesso." Vecchio le
lanciò un altro sorriso innocente. "La riporterò al
Consolato se vuole, ispettrice, ma questo significherebbe altri
30 minuti di ritardo. E' il compleanno di mia madre."
I suoi occhi si assottigliarono mentre lo scrutava. Chiaramente,
stava cercando di farla sentire in colpa. Ma perchè? "Che
cosa suggerisce, Detective?"
"Le piacciono le lasagne? L'impepata di cozze?"
"Che cosa?"
Fraser voltò il capo, parlando per la prima volta da quando quel
lungo viaggio sulla Riviera era iniziato. "Cozze con salsa
al pepe, signore."
A quel punto, l'ispettrice si rese conto che la stava invitando a
cena. Gli occhi blu di Fraser la stavano supplicando di non
accettare, ma sapeva di non aver scelta. Non sarebbe stato
educato verso la signora Vecchio trattenere i suoi ospiti.
Sospirando profondamente, annuì. "Va bene, Detective, ha
vinto lei."
Permise a Vecchio di aiutarla a scendere dall'auto, ma rifiutò
ogni ulteriore assistenza. Che fosse dannata se si fosse
indebitata ulteriormente con quell'irritante Detective, e
decisamente non avrebbe permesso a Fraser di avvicinarla per un
po'. Per un bel po'. Decise che non gli avrebbe permesso di
metter piede nel Consolato per almeno altri tre anni.
E tuttavia, lui le stava ancora attorno, guardandola con quegli
occhi preoccupati e innocenti mentre saltellava verso il portico.
L'ispettrice tenne lo sguardo fisso sul suolo davanti a lei. Non
era giusto. Non era per niente giusto. Perchè non poteva avere
un ufficiale che non fosse così bello? O se proprio doveva
essere dio greco, non poteva almeno esserne consapevole?
Maleducato, o presuntuoso, o brusco, o incompetente, o immorale,
o qualunque altra cosa tranne che perfetto?
L'ispettrice sussultò quando sentì la sua mano che le toccava
il braccio, sostenendola mentre iniziava a saltellare incerta
sugli scalini. Stava per cacciarlo via quando lui le si
avvicinò, bisbigliando "Signore, forse vuole ripensare a
questo invito."
Fingendo di ignorarlo, saltò sullo scalino successivo, ma quello
che ai due americani sembrò una sorda esclamazione di dolore,
Fraser la percepì chiaramente come un 'perchè'.
"Credo che il Detective Vecchio stia pianificando di
rivelare il nostro contatto a tutta la famiglia per vendicarsi di
tutte le volte che l'ho inavvertitamente messo in imbarazzo nel
passato."
Lei si immobilizzò, gli occhi spalancati. Dannazione, Fraser
aveva ragione! L'ispettrice iniziò a girarsi indietro, pensando
di chiamare un taxi, ma in quel momento la porta d'ingresso si
spalancò. I due canadesi vennero circondati da una muraglia
umana di Vecchio, tutti che si parlavano addosso. L'ispettrice
venne rapidamente trasportata nel luminoso ingresso, con quel che
sembravano centinaia di voci che si rivolgevano a lei. Riuscì
solo a recepire frammenti di discorsi qua e là, che esprimevano
preoccupazione per il loro ritardo, che chiedevano spiegazioni,
che le chiedevano come stava la sua caviglia, la rimproveravano,
la confortavano, si preoccupavano, spettegolavano...
Prima che si rendesse completamente conto di cos'era successo,
stava uscendo da una doccia calda, i suoi abiti bagnati
nell'asciugatoio mentre si avvolgeva in uno spesso accappatoio
che apparteneva ad un'altra delle sorelle di Vecchio.
La maglietta di Fraser venne sostituita da una benda, e lei si
trovò quasi a sorridere mentre scendeva verso l'ingresso,
sapendo che una borsa del ghiaccio e un pasto caldo la
attendevano di sotto. Si era quasi dimenticata dell'avvertimento
che le aveva lanciato Fraser mentre entravano, godendosi
l'ospitalità dei Vecchio.
Improvvisamente però quell'avvertimento le riaffiorò alla
memoria. Una porta alla fine del corridoio si spalancò,
sbattendo così forte contro il muro da far cadere un quadro.
Francesca Vecchio schizzò fuori come una furia, fermandosi solo
il tempo sufficiente per voltarsi indietro verso la porta aperta
e urlare qualcosa in italiano. L'ispettrice sentì che non era il
caso di chiedere una traduzione. La giovane donna stava tremando
per l'ira, gli occhi ridotti a due pericolose fessure quando vide
l'ispettrice. "Tu...tu...tu...CANADESE!!"
Non ebbe la possibilità di risponderle, perchè Francesca si
limitò a voltare il capo stizzita e a marciarle accanto,
mostrandosi dignitosamente ferita. L'ispettrice fece per
seguirla, ma in quel momento Fraser uscì dalla porta che
Francesca aveva appena spalancato così drammaticamente. Aveva
addosso uno dei costosi accappatoi del Detective Vecchio, la
pelle chiara ancora arrossata per la doccia, e la chiamò
"Francesca! Ray non voleva dire che..."
Ci fu un suono di qualcosa che si infrangeva proveniente dalla
direzione in cui era andata Frannie, e lei vide Fraser
sussultare. "Sì, proprio, testa di cappero! Vai a baciare
un'alce!" Frannie urlò lo strano insulto, sottolineando le
proprie parole con un altro lancio di oggetti frangibili.
Gli occhi blu dell'Agente incontrarono i suoi occhi azzurri, e
lei seppe che cosa aveva detto Ray per far infuriare tanto sua
sorella. Seppe anche dove Frannie era diretta. Di sotto, a
singhiozzare sulle spalle di tutto il clan Vecchio e a lamentarsi
di come i canadesi cattivi le avevano spezzato il cuore. E cosa
peggiore, era troppo tardi per fermarla.
Fraser sembrava imbalsamato, gli occhi spalancati e i muscoli
tesi. L'ispettrice aveva un'idea di come si sentiva. Voleva
correre, scappare, ma non sapeva dove andare. Immaginò che il
proprio volto mostrasse un'espressione assai simile, e non fu una
sorpresa accorgersi che i loro pensieri e parole avevano preso la
stessa direzione. "Oh dio."
FINE