Il personaggio maschile di questa storia è frutto della fantasia di Bram Stoker e i Copyright di Xena e Olimpia (alias Clorinda e Erminia) della MCA/ Universal Pictures questa è solo la prima parte di una storia che non so ancora come procederà bene, perché, diciamo che si scrive da sola. Come al solito, se l'amore tra due donne vi disturba… passate oltre! Spero che sia di vostro gradimento, cmq per qualsiasi commento, critica, o quant'altro, this is my e-mail address: chiara.giraldi@tin.it


PARTE I

LA LEGGENDA DEL CONTE DRACULA

"'Einmal ist keinmal'. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l'uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto."


Caro lettore, in questa storia sono narrate vicende storiche realmente accadute, la cui veridicità si perde poi nella leggenda e nella fantasia di chi ha scritto. Che il conte Dracula sia realmente esistito è stato provato, ma non si sa ancor oggi che fine abbia fatto il suo corpo, misteriosamente scomparso dalla tomba nella chiesetta di Snagov dove era stato sepolto

Soffermati un attimo qui, e domandati…. "Chi ha paura?…. Di chi?" Forse questa storia potrà aiutarti a rispondere. Buona lettura.

Giappone, pendici del monte Fuji

O: Credi che sia possibile, Xena?
X: La storia si ripete sempre. E' la vita dopo la morte. Non piangere per me, ci rincontreremo.
O: Il sole sta tramontando…
X: Addio, amica mia.
O: Xena io…..


E' una domanda che tutti prima o poi, almeno per una volta nella nostra vita ci poniamo, magari mentre ci facciamo la doccia, mentre studiamo la matematica finanziaria o dopo aver avuto un pesante litigio con una persona a noi cara: Che cosa c'è dopo la morte? Se avessi la possibilità di rivivere mille vite, commetterei sempre gli stessi errori? Amerei sempre le stesse persone? Non esiste una verità assoluta. Ma una cosa è certa: Che all'uomo piaccia o no, la storia si ripete sempre. Gli eventi della vita ci inseguono incalzanti, e maturano in noi la consapevolezza che quel che è stato è, e dovrà essere, per sempre…

Monti Carpazi, 1405 d. C.

Correvano la paura e le tenebre seminando terrore in quei tempi, e avevano il volto dei turchi, che minacciavano la stabilità dell'Europa cristiana. L'ultimo baluardo della fede in occidente, era il regno d'Ungheria, governato dall'impavido imperatore Mattia. Egli aveva lanciato i suoi più valorosi paladini in una Santa crociata contro il popolo degli infedeli; migliaia di uomini erano morti in battaglia, cadaveri orribilmente mutilati abbandonati come carcasse sull'erba verde, che riaffiorava timida tra il sangue purpureo e le armature d'argento: Tra questi uomini, di cui ora rimanevano soltanto le effigie riportate alle famiglie in segno di gloria, vi era un principe, Vlad II di Valacchia, a cui Mattia aveva concesso il governo della Transilvania, per premiare la sua fedeltà e la sua rettitudine d'animo. Quest'uomo aveva una moglie e un figlioletto di soli sei anni, che aveva portato con sé all'accampamento, durante la crociata.
L'ultima battaglia era stata uno sfacelo per i cristiani: Avevano difeso le postazioni, ma ad un prezzo altissimo. I turchi, guidati da un valoroso condottiero, si erano spinti fino all'accampamento e avevano rapito la moglie e il figlio di Vlad: questi, per fare che li liberassero, questi gettò a terra le armi: ma i turchi non gli risparmiarono la vita, al contrario, lo fecero morire dissanguato davanti agli occhi dei suoi famigliari, e poco prima che morisse, sventrarono la moglie davanti agli occhi suoi e del figlioletto, il piccolo Vlad, che mantenne una calma e un'apparente indifferenza quasi irreale di fronte ad una scena tanto cruenta, e non una lacrima, non un sussulto sgorgarono dal suo cuore. Il bambino fu portato via, e venne allevato dal condottiero, che era una donna di nome Clorinda, bella come la superficie ghiacciata di un lago d'inverno che si riflette nel cielo: la sua avvenenza era pari solo alla sua crudeltà: era amata e temuta, odiata e venerata in tutto l'impero: correva voce che discendesse da un'antica principessa straordinaria, la cui memoria si era perduta nello scorrere del tempo. Provava il massimo piacere nel furore della battaglia ed aveva un'arma potente e misteriosa di cui tutti avevano paura, e che era conosciuta come Chakram. Il giovane Vlad crebbe sotto la protezione di quest'angelo infernale, divenne forte e spietato, apprese le discipline del nuoto, della scherma, imparò a giostrare, a tirare con l'arco e conobbe le più raffinate tecniche di tortura. "E' molto meglio per un principe essere temuto che amato", gli ripeteva sempre Clorinda.
Così trascorsero gli anni, e Vlad divenne uomo, e l'uomo a poco a poco si trasformò in mostro. Una notte d'ottobre, fuggì dalle terre dell'impero ottomano e tornò nella sua Ungheria. Il suo ritorno, il fatto che fosse sopravvissuto alle crudeltà di un popolo che i cristiani credevano essere diretto discendente del diavolo, spinsero l'imperatore Mattia ad affidargli il comando di una legione che doveva occuparsi di un gruppo di guerrieri turchi che si erano impunemente spinti fino alla città di Snagov, in Transilvania. Mai vi fu nella storia d'Ungheria strage più agghiacciante di questa che sto per raccontarvi, sul campo di battaglia di Bessarab: per gli infedeli fu la disfatta totale, ma il potente Vlad non si limitò ad umiliare gli sconfitti, ma volle martoriare i loro corpi e mutilare le loro anime. Una delle tecniche di morte che aveva appreso durante la "prigionia" turca era quella per cui, tra l'altro, sarebbe poi passato alla storia: l'impalamento. I soldati di Vlad piantarono dei grossi pali nelle colline sovrastanti la città, con la punta affilata rivolta verso il cielo. Gli uomini venivano poi issati sopra il palo e posizionati all'altezza dell'ombelico sull'estremità affilata. Il legno scivolava lentamente nel loro corpo, s'insinuava come una malattia oscura, che provocava dolore, sofferenza, agonia, ma mai la morte immediata. Quella fu la prima occasione in cui il principe Vlad, aggirandosi fra le salme morenti, bevve il sangue ancora caldo di molti di loro, che scorreva silenzioso sui pali. Per cento giorni e cento notti la cittadina potè sentire le grida e i lamenti di quei corpi straziati: e Vlad si compiacque di tutto ciò. L'8 febbraio 1431, raccontano gli abitanti di Snagov, l'ultima creatura martoriata, spirò. Quello stesso giorno l'imperatore Mattia diede al principe, ora suo protetto, il titolo di conte della Valacchia, una collana e un medaglione dorato con inciso un drago; era il simbolo dei cavalieri dell'Ordine del Drago. Il medaglione aveva un drago inciso, raffigurato con con due ali spiegate e quattro artigli aperti, con le fauci mezze spalancate, con la coda avvolta intorno alla testa e con la schiena spaccata in due, prostrato di fronte a una doppia croce. Questo era un simbolo della vittoria di Cristo sulle forze del male. Il medaglione in questione non doveva mai essere tolto se non dopo la morte; successivamente esso doveva essere sistemato nella bara assieme al cadavere.
Imperatore:" di fronte a Dio e agli uomini, io nomino te, Vlad, difensore della Cristianità e del regno d'Ungheria. Avrai tutta la stima del mio popolo. Così ho parlato e così dovrà essere. Benvenuto fra noi, conte Vlad Dracula III"
L'imperatore non ebbe il tempo di vedere di persona le tragiche conseguenze a cui avrebbe portato questa sua decisione, poiché morì di lì a poco in circostanze misteriose. Vlad, oramai conosciuto con il nome di Dracula, prese in sposa la figlia di Mattia, Erminia, e si proclamò Signore d'Ungheria.
Erminia era una fanciulla d'animo nobile, e nulla aveva a che spartire con il marito. Bella era, e bionda e d'aspetto gentile. Aveva lunghi capelli color dell'oro che le discendevano freschi sulle spalle, lungo la schiena perfetta come un ruscello d'alta montagna. Le sue mani si muovevano come una quieta melodia, e dalle sue labbra, dolci come miele, fuoriusciva la voce soave, simile al canto dei pini cullati dal vento. Mai simile creatura aveva messo piede sulla terra peccatrice. Dracula stesso sembrava un altro in compagnia di lei. Ella aveva bagnato il suo cuore arido, e ora i germogli dell'amore cominciavano a sbocciare in lui. La sua rabbia e il suo dolore per quanto aveva sofferto nell'infanzia, sembravano essere assopiti come una grande bestia in letargo. Ma in un remoto angolo del suo cuore, egli non aveva dimenticato….
Era una pallida e assolata mattina di dicembre. Il sole faceva capolino tra le fronde dei pini del castello di Dracula in Transilvania, dove lui, Erminia e alcuni soldati si erano recati per sfuggire ad un'epidemia di peste che affliggeva le città del regno. La giovane sposa sedeva sotto il portico di legno sul quale si arrampicava arduo un gelsomino. La neve caduta nella notte aveva coperto tutto con il suo silenzio, e se si ascoltava attentamente, si poteva udire in lontananza il canto del vento.
Tutto taceva. Ad un tratto il silenzio fu rotto da un rumore di passi e ferro cigolante provenienti dalla fine del portico, sempre più regolari, sempre più vicini. La bella Erminia si girò di scatto. Salutò la figura che le stava di fronte con un cenno della testa, come se già la conoscesse. Ma lo straniero era ancora nella penombra, ed Erminia non riuscì a distinguerne chiaramente il volto.
E:venite sotto la luce nobile amico, così che io possa vedervi e domandarvi il motivo della vostra presenza.
La misteriosa figura fece un passo in avanti. Un rossore appena percettibile colorò le guance di Erminia. I suoi occhi timidi incrociarono solo per un attimo quelli dello straniero. Pensò che era una creatura molto bella e provò uno strano sentimento come di felicità, di pienezza d'animo, come quando si ritrova qualcuno che si credeva perduto per sempre. Quello straniero misterioso altri non era che Clorinda, campione dell'esercito turco e responsabile della morte cruenta di centinaia, migliaia di uomini. Ma c'era qualcosa nel suo sguardo che suscitò l'ammirazione di Erminia..
C: Voi siete la principessa Erminia, sposa di Vlad?
E: Se cercate Erminia, l'avete trovata. Sono io.
C: Non cerco voi, sono qui per vostro marito.
E: e cosa volte da mio marito, se mi è permesso?
C: questioni di stato, cose di cui una sposa non deve occuparsi
Quest'ultima frase disturbò molto Erminia, che però rispose a tono:
E: Cara ospite, si da il caso che voi siate una donna come me, si da il caso che abbiate un cervello funzionante come il mio. L'unica cosa che a me manca e voi avete è una spada, ma di questo non posso che compatirvi, giacchè io non ho bisogno di faticare con uno stupido ferro per conquistare chi mi sta attorno!

Aveva pronunciato con tanta foga questa frase che il suo viso era arrossito ancor più e i suoi begli occhi d'argento s'erano fatti lucidi. Clorinda continuava a fissarla con quel suo sguardo strano.
C: sapete cosa vi dico, Erminia? Avete ragione voi. Voi potete conquistare il cuore di una persona con un solo sguardo, uomo o donna che sia. Comunque il mio nome è Clorinda, non mi ero ancora presentata, e resta fermo il mio proposito di parlare con vostro marito.

Mentre le due donne discutevano, Vlad era seduto nella sala del trono, e si riposava. Ad un tratto sentì una fitta al cuore, come se una lama affilata l'avesse trafitto, fu un dolore fulmineo e lancinante. Si accasciò al suolo per la paura e per lo spasimo. I suoi occhi si inondarono di terrore quando sentì una voce sinistra provenire da dietro di sé. Si voltò ma non c'era nessuno " questa sera firmerai la tua condanna a morte, conte. Il tuo Dio ti ha abbandonato. La tua anima è mia. Come premio per la tua crudeltà io ti donerò la vita eterna, il supplizio e il tormento saranno i tuoi compagni di viaggio. Preparati Dracula… Preparati…" Poi la voce scomparve.
"Chi sei!" gridò Vlad "mostra il tuo volto, vigliacco!" estrasse la spada dal cinturone, e cominciò a correre per l'ampia stanza come un folle, fendendo l'aria quasi a voler colpire un fantasma. Per un istante vide, o gli sembrò di vedere, una figura fugace attraverso il grande specchio sulla parete. Vi si avvicinò lentamente, ma ad ogni passo che muoveva in quella direzione, crescevano in lui l'incubo e l'ossessione: non poteva vedere la sua immagine riflessa nello specchio. La spada gli scivolò dalle mani provocando un tonfo assordante. Egli si lasciò cadere sulle ginocchia, con lo sguardo perso dinanzi a sé, a quell'immagine che doveva esserci eppure non c'era, e così rimase, come posseduto. In quella, entrarono Clorinda ed Erminia. Quando vide il marito in quello stato, la fanciulla corse verso di lui, e lo strinse teneramente a sé. Clorinda li guardò con disapprovazione. Per qualche strano motivo, era gelosa di tutto questo.
E: Che cosa ti è successo? Stai bene? Oh, ti prego, parlami!
Implorò Erminia non accorgendosi dello specchio.
V: Va tutto bene, sono solo un po' stanco
disse egli appoggiandosi al braccio di lei per rialzarsi. Poi continuò
V: allora, mi hai portato un ospite, amore mio. Vieni avanti, cosicché io possa conoscerti.

Clorinda avanzò lentamente. Dracula la riconobbe subito, e mentre si avvicinava, anche i ricordi piano piano riaffioravano alla mente, come se venissero riportati alla luce dalle profondità dell'oceano da una corrente impetuosa e sconosciuta. Il periodo trascorso con lei, gli anni dell'addestramento, il terrore, il dolore e l'odio che aveva provato per quella donna lo gettarono per un attimo in un indicibile sconforto. Ma si riprese subito: il suo peggior incubo era ora di fronte a lui, ed egli non poteva abbassare la testa, come già aveva fatto in passato.

V: Vattene, turca.
C: Sono qui per parlare, Vlad
V: Nessuno mi chiama più Vlad, io sono Dracula ora. Quel nome appartiene solo al mio passato, come te. Preferirei mille volte vendere la mia anima a Satana che discutere con te!
A questo punto, intervenne Erminia a mediare tra i due. A dire la verità lo fece più perché avrebbe tanto desiderato approfondire la conoscenza della bella nemica, per la quale provava una certa attrazione
E: Mio sposo, ti prego, ascolta che cosa ha da dirti il nostro ospite. Potrebbe essere l'occasione che ti viene presentata per sconfiggere i fantasmi del tuo triste passato. Segui il mio consiglio, mio Signore, e se non vuoi farlo per il tuo orgoglio fallo per me, che ti amo tanto e mi preoccupo di te.
Vlad guardò la sua sposa negli occhi, e non seppe resistere alla loro dolcezza. Quella donna lo faceva sentire così in pace con se stesso e con il mondo come mai nessuno prima.
V: e sia, ti concederò udienza, ma non oggi. Il giorno volge al termine, ed io sono molto stanco. Parleremo domani. I miei servi ti mostreranno il tuo alloggio.

Clorinda uscì accompagnata da due servi, e poco dopo si congedò anche Erminia
V: Non aspettarmi alzata questa notte, cara, ho bisogno di riflettere e farò molto tardi. Buona notte, tesoro
E: A presto, mio sposo
Disse ella posandogli un casto bacio sulle labbra.

La luna era alta nel cielo, e abbracciava tutta la valle addormentata con i suoi tenui raggi; stranamente, quella notte non c'era vento e non si sentivano ululare i lupi. L'aria era limpida e tersa, impregnata di quella calma fatale che sempre c'è prima che si scateni una tempesta. Quella notte altre forze infernali, ben diverse erano pronte a scatenarsi. Erminia era seduta sul letto della sua stanza, fiocamente illuminata da tredici candele che andavano a poco a poco consumandosi

E: Perché è così strana questa notte d'inverno? La sua fredda tranquillità mi terrorizza, so che sarà per me e per il mio sposo presagio di sventura. E chi è quella misteriosa straniera che, avanzando dal buio della notte, è inciampata così pesantemente nei miei pensieri? La conosco appena eppure non posso fare a meno di pensare a lei… Forse che io l'abbia già conosciuta, e non me ne rammento? No, non è possibile. Come si può dimenticare un volto così bello?

Mentre era circondata da tutti questi pensieri, si era sdraiata sul letto e aveva socchiuso gli occhi, in quello stato di dormiveglia in cui tutto sembra irreale. La finestra che dava sul giardino era rimasta aperta, e una brezza lievemente fredda le carezzava il viso. Ad un tratto sentì sulla guancia il contatto di una pelle sconosciuta. Aprì gli occhi dolcemente, chiamando suo marito. Ma non Vlad era seduto accanto a lei, bensì la bella Clorinda. Erminia si alzò di scatto, quasi a voler fuggire via da quella donna che pur così tanto la attraeva a sé. Di nuovo le sue guance erano rosse per il pudore.
E: Voi… perché siete qui?
C: Volevo vedervi. Non ci conosciamo forse già da tanto tempo, noi due?
Erminia abbassò lo sguardo
E: noi…no
C: guardatemi bene
Clorinda prese fra le mani il viso della principessa, lo alzò e ne catturò lo sguardo. Erminia la fissò per un lunghissimo istante, e attraverso gli occhi di quella donna potè vedere la sua anima riflessa, come due laghi gemelli che rispecchiano l'azzurro del cielo; pensieri, parole, luoghi, ogni immagine le scorreva davanti come in un film, fino a quando una lacrima le solcò il viso:
C: perché piangi, Olimpia?
E: Mi hai ritrovata, amica mia
C: ti riconoscerei fra mille….
Erminia le gettò le braccia al collo, e si immerse in un lungo bacio, che, ora lo poteva sentire chiaramente, le era mancato per tanto tempo…

Avevamo lasciato il conte Vlad alle prese con le sue paure nella sala del trono, e li lo ritroviamo ora, a notte inoltrata, accovacciato davanti al camino, come un bambino che si avvicina alla luce perché ha paura del buio. Mentre era immerso nei sui pensieri, sentì di nuovo quella voce dal fondo della stanza che lo chiamava: "Dracula…"
L'uomo si girò di scatto. La luce del camino creava un vario contrasto di luci e ombre che tremolavano come foglie al vento
V: Chi sei?! Perché mi tormenti!? Mostra il tuo volto oppure vattene!
"Non sei ancora pronto a vedere il mio volto"
Allora Vlad scorse una sagoma d'uomo nascosta all'ombra di una delle colonne che sorreggevano la stanza. Portava un lungo mantello nero, almeno così gli sembrò, ma non riuscì a vederlo in viso.
"Stanotte" proseguì la voce "tu rinnegherai il Dio per cui hai combattuto, al quale hai dato tanto, ed egli ti consegnerà a me. Allora sarai degno di guardarmi negli occhi. La tua malvagità in passato, non potrà mai essere riscattata per tutta l'eternità, sei condannato!"
V: No!!
Gridò egli in preda al terrore
V: Non rinnegherò mai il mio Dio, non ne ho motivo!
"Il motivo che sto per darti sarà più che valido. La donna che tu hai nobilmente ospitato nella tua casa, che in passato ti ha portato via la tua infanzia, la tua felicità, tuo padre e tua madre, ora… Ti sta portando via l'unica persona importante nella tua vita… in questo preciso istante, mentre tu stai qui a crucciarti dei tuoi dubbi, lei non ti appartiene più! Vai dunque, Dracula, vai nelle sue stanze se non mi credi e domanda a lei in persona!"
V: Erminia!!!!!

Implorò Dracula correndo fuori. Si recò con passo veloce e sicuro verso le stanze di sua moglie. Un dubbio atroce lo tormentava, e la rabbia cresceva in lui. Spalancò la porta della stanza con furia, e vide le due donne teneramente abbracciate. Non disse una parola. Rimase sulla soglia ansimando per lo sforzo. Erminia lo guardò piena di pietà e compassione, ma non di pentimento per ciò che stava facendo. "io la amo" sussurrò la ragazza.

Vlad lanciò un urlo che squarciò il silenzio vellutato della notte. Estrasse la spada dal fodero, e trafisse con violenza il crocifisso di pietra che era nella stanza di sua moglie, a pochi passi dal letto: "Io ti rinnego!" Dal crocifisso iniziò a sgorgare sangue a fiotti; gli occhi di Vlad si iniettarono di sangue, dalla sua bocca fuoriusciva schiuma come se fosse idrofobo; iniziò a pronunciare parole incomprensibili e si gettò a terra rotolandosi nel sangue; Erminia gridava per il terrore, e Clorinda cercò di farle da scudo con il suo corpo; fuori il cielo aveva scatenato tutta la sua potenza in una tempesta di violenza inaudita. Vlad si rialzò lentamente: i suoi abiti grondavano di sangue, il cui odore aveva ammorbato l'aria; si strappò con violenza il medaglione che gli aveva donato l'imperatore Mattia e lo gettò a terra
D: Così muore il conte Vlad III d'Ungheria e rinasce nel sangue vivo Dracula, figlio di Satana!
Poi disse, rivolto a Clorinda:
D: ti ringrazio, perché tu mi hai permesso di diventare così. Ora non provo più alcun sentimento, mi sento così forte e così vivo! Non ti permetterò di portarmi via Erminia: lei verrà con me e sarà mia per l'eternità!

Erminia era come incantata dal vampiro, che l'attraeva a sé con fare sinuoso: Clorinda cercò di trattenerla, ma invano: Dracula la avvolse nel suo mantello: quello che seguì, i miei lettori lo potranno di certo immaginare.
Quando ebbe finito di bere la lasciò cadere a terra. Sul volto della ragazza vi era un'espressione come di piacere: Clorinda era sconvolta.
C: Che tu sia maledetto, Dracula!
D: Oh beh, per questo è un po' tardi, non credi?
C: Io so come ucciderti. Quando eri in vita erano i pali di legno a sacrificare le tue vittime, e ancora sarà il legno ad uccidere te!
D: Non ti sarà facile uccidermi, il mio potere ora è immenso, ma la tua cara Erminia… o forse dovrei dire, Olimpia?
C: Se ucciderò il suo corpo, la sua anima sarà libera dalla maledizione dei vampiri. E la rincotrerò un giorno, perché il nostro destino è questo. Non importa in quale vita, lei sarà sempre con me!
D: Sta attenta a ciò che dici, donna: la tua amata Olimpia non sarà mai più la stessa; ha assaggiato il mio sangue, ha accarezzato il lato oscuro; potrà rinascere all'infinito, ma il suo cuore d'ora in poi sarà sempre in bilico: non sarà più la Olimpia dolce e disponibile di sempre, e il vostro incontro non sarà più preludio d'amore: potresti averla, è vero ma potresti anche perderla per sempre. Sarà solo lei a decidere d'ora in poi, e non più il fato. Le forze del male possono essere molto insidiose…. Ora sta solo a te la scelta, ma scegli con saggezza: ridarle la vita potrebbe significare allontanarla per sempre da te. Per ora ti saluto, Xena, il mio compito finisce qui. Ma ci rincontreremo, non temere…. ah! ah!

Detto questo si avvolse nel lungo mantello e si trasformò in pipistrello, e volò fuori nella tempesta.
Clorinda prese una grossa scheggia di legno e si mise a cavalcioni sopra l'amica, che ancora giaceva priva di sensi. Non era sicura di poterlo fare, di essere capace di ucciderla. Sembrava così innocente nell'abbraccio del sonno….
Clorinda si chinò su di lei per baciarla un'ultima volta, ma poco prima che le labbra si sfiorassero, lei si svegliò: il suo volto era quello di un demonio, gli occhi rossi e i canini affilati, che cercò di affondare nel collo dell'amica che era sopra di lei. Nel cercare di divincolarsi, però, il paletto le si conficcò nel cuore. Non ebbe nemmeno il tempo di gridare; si dissolse in cenere. Clorinda restò a fissare il pavimento per un attimo, poi con grande calma e freddezza uscì dal castello e si diresse verso il fiume che si era ingrossato per la tempesta.
C: Mi affido a te, Morte, rispetta il patto che facemmo con te molto tempo fa; non è paura che provo ora, in prossimità del mio sepolcro, ma gioia, consapevolezza che io riposerò in un letto di rose…

Detto questo si gettò nel fiume, e mai nessuno trovò il suo corpo.