Nota : I personaggi
di questo racconto sono copyright alla MCA/Universal Pictures. La poesia di
Corilo è in realtà del poeta inglese Percy Bysshe Shelley.
Sono graditi critiche e commenti che, se volete, potete inviare agli indirizzi
e-mail : flivero@tin.it coriloilgrande@yahoo.it
Buona lettura !
Corilo cantava la sua canzone. Xena si voltò.
Gli disse :- Può bastare.-
Corilo continuò.
Per farlo tacere, Xena gli tirò il naso.
-Ahi ! Cercavo solo di rendere più allegro il viaggio.-
-Così lo stai rendendo insopportabile.- intervenne Olimpia.
-Voi non siete in grado di apprezzare l'arte.- affermò Corilo.
Le amiche non gli risposero.
-Non vedo l'ora di arrivare a Micene.- esclamò Olimpia-Giungeremo in
tempo per la festa dedicata all'incoronazione di Agamennone, vero, Xena ?-
-Scommetto che ci saranno dei complotti. Quando uno diventa re ci sono sempre
complotti.- disse Corilo.
-Ha parlato l'esperto guerriero.- lo canzonò Olimpia.-Xena, non ci saranno
complotti. Solo musica e divertimenti, giusto ?-
Xena non rispose.
-Xena ? E' così, giusto ?- ripeté Olimpia.
-Non lo so. In realtà esiste il pericolo di un attentato al nuovo re.
Quale migliore occasione della confusione creata da un festeggiamento ?-
Olimpia le chiese :- E' per questo che stiamo andando lì ?-
Xena la tranquillizzò.
-No. Stiamo andando lì solo per divertirci. La mia era solo un'ipotesi.-
-Ma se attaccano Agamennone, noi gli faremo scudo con i nostri corpi ?- domandò
Corilo.
Xena e Olimpia lo fissarono.
Xena gli rispose :- Perché dovremmo fare una cosa del genere ?-
-Eh già ! Perché dovremmo farlo ?- si domandò Corilo.
I nostri tre eroi
arrivarono giusto in tempo per l'inizio dei festeggiamenti. Stretti nella calca,
osservarono lo spettacolo. Olimpia chiese a Xena cosa vedesse.
-Il vecchio Atreo. Eccolo laggiù. Lo vedi ?-
Corilo disse a Olimpia :- Vuoi dire che non vedi ? Aspetta ti do una mano.-
Prese Olimpia. Se la mise sul collo. La calca protestò.
Una vecchietta, che cercava un pretesto per lamentarsi, gridò :-Ci coprite
lo spettacolo, mascalzoni.-
Corilo perse l'equilibrio. Caddero entrambi a terra.
Olimpia tirò un orecchio a Corilo.
-Che ti salta in mente ?-
-Ahi ! Volevo solo aiutarti.-
-Volete finirla voi due ?- domandò Xena.
Il vecchio Atreo parlò :- Benvenuti a tutti. Sono Atreo, re di Micene.
Da oggi passerò la corona a mio figlio Agamennone.- indicò un
giovane vicino a lui. -Ma prima godetevi il balletto delle nostre ancelle. Ci
vediamo subito dopo.-
Le ancelle, vestite con abiti provocanti, si scatenarono in un ballo ancora
più provocante. Gli uomini fischiarono.
Gridarono :-Quanto siete belle ! Che gli dei vi benedicano !-
Le donne mormorarono :- Che sfacciate ! Mostrare le gambe in quel modo.-
La vecchietta, che cercava un pretesto per lamentarsi, disse a una donna :-Quando
ero giovane, ero molto meglio di loro, te lo assicuro. Ma non sono mai andata
in giro a esibirmi in quel modo.-
Un uomo accanto a lei intervenne :-Ti prego . Non farlo nemmeno ora .-
La vecchietta gli diede un pugno.
Lo chiamò :- Mascalzone !-
Il ballo finì.
Gli uomini sembravano moto delusi. Le donne sorridevano di nuovo. La vecchietta
cercava altri pretesti per lamentarsi ma non riusciva a trovarli.
Atreo riprese la parola :- In presenza di tuo fratello Menelao e di tutte queste
persone accorse per noi, ti nomino re di Micene, Agamennone.-
Gli consegnò la corona, lo scettro e, per sbaglio, un baule. Agamennone
sotto tutto quel peso, cadde a terra. Alcuni uomini uscirono dalla folla. Corsero
verso Agamennone, armati di pugnale.
Xena lanciò il cerchio rotante. Ne ferì tre. Olimpia colpì
alle gambe due di loro che caddero a terra rovinosamente. Corilo ne fermò
uno che non c'entrava nulla e si era mosso solo per recarsi al mercato. Il pubblico
applaudì. Giunsero altri attentatori. Xena impugnò la spada. Iniziò
una lotta furiosa. Li disarmò tutti. Olimpia le diede una mano. Corilo
fu preso a pugni dal tizio che si era mosso per recarsi al mercato. Arrivarono
le guardie reali. Arrestarono gli attentatori. La vecchietta che cercava un
pretesto per lamentarsi, osservò :- Sono arrivati un po' in ritardo.-
felice per aver trovato il famoso pretesto per lamentarsi.
Nel castello reale
di Micene, Agamennone disse a Xena, Olimpia e Corilo :-Vi ringrazio per avermi
salvato la vita. Vi sarò sempre debitore. C'è qualcosa che posso
fare per voi ?-
E con l'ultima domanda, fece gli occhi dolci a Xena che esibì una smorfia
di disgusto.
-Mio figlio è sempre mio figlio !- disse, felice, Atreo a Corilo e Olimpia
ma questi non capirono minimamente quello che voleva dire.
-Giusto ! Vi ringrazio per aver salvato mio fratello.- intervenne Menelao.
-Oh ! Nessun problema. Noi siamo tre grandi guerrieri.- rispose Corilo -Anzi,
per la verità lo siamo io e Xena. Olimpia non è una guerriera.-
Olimpia gli lanciò uno sguardo di rimprovero.
-Sei una guerriera anche tu ?- le chiese Corilo.
-La finisci di dire scemenze ?- rispose Olimpia.
-Dobbiamo interrogare i prigionieri.- osservò Xena.
Menelao rispose :- Lo faremo in seguito. Ora non possiamo rovinare i festeggiamenti.-
-Avete intenzione di continuare i festeggiamenti ?- chiese Xena.
-Certo.- rispose Atreo -Del resto, nulla può fermare gli attentatori
di Agamennone.-
-Cosa vuoi dire ?- domandò Olimpia.
-Sono tanti anni che attentano alla vita di mio figlio Agamennone. E lo fanno
ovunque : a Micene, fuori Micene, nel castello, nelle sue stanze. Sono ovunque.
E' ancora vivo solo per miracolo.- rispose, con orgoglio, il vecchio.
-E' vero. Questa volta sei stata tu a salvarmi la vita ! Dobbiamo a te, il miracolo.-
intervenne Agamennone, facendo gli occhi dolci a Xena, sempre più disgustata.
Proseguivano i
festeggiamenti nella città di Micene. Su un palco, Atreo mostrò
una bellissima fanciulla.
-Amici, questa è mia nipote, la principessa Tetide. Sta cercando marito.-
Gli uomini esplosero in un :-Ooooh !- di meraviglia.
Agamennone sussurrò a Xena :- E tu, stai cercando marito ?-
-No !-
-Ah !-
-Ma che significa ? Perché mostrano quella ragazza ?- chiese Olimpia
a Corilo.
-Forse farà un balletto anche lei come le ancelle.-
Olimpia lesse la speranza nello sguardo di Corilo. Ne rimase infastidita.
-Ma non un marito qualsiasi.- continuò Atreo -Un marito che sappia conquistare
il suo cuore con versi d'amore.-
La vecchietta che cercava un pretesto per lamentarsi, esclamò, luminosa
:- Quante storie per sposarsi.-
-Lei stessa deciderà chi sarà il miglior poeta tra voi.- terminò
Atreo indicando Tetide.
Ci fu una gran confusione.
I giovani gridarono :- A me una pergamena e una piuma d'oca. Presto, prima che
passi l'ispirazione.-
Xena, Olimpia e
Corilo passeggiavano nei pressi del castello.
-Sentito che idiozia ? Una gara per contendersi la mano di una fanciulla !-
esclamò Olimpia.
-Sì, c'è qualcosa sotto. Vogliono distogliere l'attenzione della
gente dagli attentatori.- rispose Xena.
Corilo si avvicinò a Olimpia.
-Dunque, trovi sciocca l'idea che un uomo scriva versi d'amore per conquistare
il cuore di una ragazza ?-
-No, tutt'altro, Corilo. Lo trovo romantico.-
-Davvero ?-
-Certo. Perché no ?-
-Scusate. Devo andare.- affermò Corilo.
Si allontanò in fretta. Xena e Olimpia lo seguirono con lo sguardo.
-Ma che avrò detto ?- domandò Olimpia.
Xena represse un sorriso.
-Lascialo stare. Abbiamo altro a cui pensare, ora.-
Si avvicinarono al castello.
Erano state viste, quella mattina, in compagnia della famiglia reale. Poterono
entrare senza essere fermate dalle guardie. Si fecero accompagnare nelle carceri.
La guardia rimase sorpresa ma non fece domande.
- Dove sono i prigionieri ?- chiese Xena, vedendo le celle vuote.
-Sono fuggiti.- rispose la guardia.
-E come hanno fatto a fuggire ?-
-Hanno ucciso la guardia carceraria.-
-Vuoi dire che c'erano oltre venti prigionieri e una sola guardia carceraria
?- chiese Olimpia all'uomo.
-Non l'ho detto ma è così.- rispose quello, un po' stufo delle
domande.
Xena e Olimpia lasciarono le carceri.
Olimpia disse a Xena :-Dobbiamo convincere Atreo a interrompere i festeggiamenti.-
-Non ci riusciremo.-
-Come puoi esserne così sicura ?-
-Stamattina, hanno attentato alla vita del figlio davanti ai suoi occhi e lui
non ha battuto ciglio.-
-Pensi che sia lui il capo degli attentatori ?-
-Può darsi ma non vedo cosa ricaverebbe dalla morte di Agamennone.-
-Proviamo a parlarci ugualmente.-
-Va bene. Ma sarà inutile.-
Chiesero udienza ad Atreo. Incontrarono Menealo.
-Benvenute. Come mai da queste parti ?-
-Eravamo venute a interrogare i prigionieri ma sono fuggiti. Tu lo sapevi ?-
chiese Olimpia.
-Sì. Purtroppo abbiamo commesso l'errore di mettere una sola guardia
carceraria.-
Giunse Atreo.
-Oh, fanciulle, come state ? Sono contento di vedervi. Grazie della visita.
Vi state divertendo ai festeggiamenti ?-
Questo lungo saluto confuse i presenti. Vi fu un momento di imbarazzo in cui
nessuno parlò seguito da un momento di silenzio perché nessuno
sapeva cosa dire. Due momenti lunghi come la vita.
-Allora ?- ruppe il silenzio lo stesso Atreo, prima che cominciasse un terzo
momento.
-Devi interrompere i festeggiamenti. Gli attentatori sono in libertà.-
esordì Olimpia.
-Ho detto loro che abbiamo commesso l'errore di mettere una sola guardia carceraria.-
intervenne Menelao, rivolto al padre. Xena fissò Menelao.
-Oh, è stato un grave atto di distrazione come ce ne sono capitati tanti
in questi anni.- si giustificò Atreo.
-Cosa vuoi dire ?- chiese Xena.
-Dovete sapere che molte delle guardie che hanno lavorato per noi sono state
uccise. Fin da quando Agamennone raggiunse l'adolescenza, gli uomini della sua
scorta furono sostituiti tante di quelle volte che faccio fatica a ricordarmene.
Alcuni di loro furono trovati senza testa. Altri con la testa ma senza il corpo.
E altri ancora con la il corpo e la testa scambiati fra loro. Come già
ho accennato questa mattina, mio figlio ha rischiato la vita innumerevoli volte.-
disse, con un certo orgoglio, Atreo. -Visto il rischio che correva, io e sua
madre decidemmo di trovare un guerriero che gli insegnasse a difendersi. Le
cose andarono bene fino a quando qualcuno avvelenò il guerriero, il quale
abituato come era a rischiare la vita, proseguì con il suo lavoro, tranquillamente.
Allora lo accoltellarono alla schiena ma era stato pugnalato così tante
volte che non ci fece neanche caso. Gli tagliarono la gola nel sonno. Si risvegliò.
Si ricucì la ferita. Si riaddormentò.-
-Insomma, come è morto questo guerriero ?- domandò Olimpia, impaziente.
-Di vecchiaia. Mi pare ovvio.-
Xena e Olimpia si scambiarono un'occhiata.
-Cosa è successo alla madre di Agamennone ?- chiese Xena.
-Mia moglie Erifile passeggiava con mia figlio nei giardini del castello quando...-
-...furono attaccati ?- chiese Olimpia.
-No, quando videro il cadavere del guerriero morto di vecchiaia. Erifile non
pensava che fosse morto ma che aveva avuto un malore così corse a cercare
aiuto. Nel panico inciampò in un sasso. Cadendo batté la testa.-
-Padre, basta con questi brutti ricordi.- intervenne Menelao.
-Ma che brutti ricordi. Mi diverto un mondo a raccontare. Ah ! Ah ! Ah !-
Xena e Olimpia lasciarono il castello con una smorfia di disgusto dipinta sui
loro volti.
Corilo si era fermato
da un mercante.
-Hai una pergamena e una piuma d'oca ?-
Il mercante ammiccò.
-Dobbiamo scrivere versi d'amore ?-
-Questi non sono affari tuoi.-
-Ma non c'è nulla di cui vergognarsi. Tutti i giovani non sposati in
città, stanno componendo versi d'amore per la principessa Tetide. Improvvisamente
si sentono tutti poeti.-
-Hai o non hai una pergamena e una piuma d'oca ?-
Il mercante ammiccò a una donna :- Calipso, ecco un altro giovane che
cerca di far colpo sulla principessa.-
Molte persone si avvicinarono.
Calipso disse a Corilo :- Guardandoti bene credo che l'unica possibilità
che tu abbia di conquistarla sia comporre versi d'amore.-
La vecchietta che cercava un pretesto per lamentarsi, aggiunse :-Sono d'accordo.
Non è quello che si dice un adone. Inoltre ha l'aria di un idiota.-
-Hai o non hai una pergamena e una piuma d'oca ? Ho fretta, io.- ripetè
Corilo al mercante ammiccante.
Costui non ebbe tempo di rispondere che si fece avanti un giovane che aveva
in mano, appunto, una pergamena e una piuma d'oca.
-Non hai speranza, giovanotto
Conquisterò Tetide in un botto
Sono un grande artista
nonché un poeta
se scendo in pista
giungo primo alla meta.-
-Bravo !- urlarono i presenti.
Scrosciarono gli applausi.
-Sei solo un seccatore !- gli disse Corilo.
Aggiunse rivolto al mercante ammiccante :- Hai o no una maledetta pergamena
e una maledetta piuma d'oca ?-
-No. Non ne ho. Le ho finite tutte. L'ultima l'ho venduta a lui.- indicando
il giovane artista e poeta.
-Oh, no !- esclamò, sconsolato, Corilo.
Si allontanò. Vide una lunga coda di giovani che portava alla bancarella
di un mercante. Vendeva proprio pergamene e piume d'oca. Corilo si mise in fila.
Gli altri uomini stavano cercando l'ispirazione.
Qualcuno disse :- Mia dolce principessa
t'amerò con tutto il cuore
e la luna, la luna stessa
sentirà quant'è forte il mio amore-
Un altro disse :-Quando io ti vidi la prima volta
tutta la mia vita subì una svolta
Cupido scagliò le sue frecce
bellissime son dei tuoi capelli le trecce -
Andò avanti così per tutto il tempo.
Venne il turno di Corilo.
-Vorrei una pergamena e una piuma d'oca.-
-Sei fortunato. Mi sono rimaste solo queste.-
Il mercante sorridente mostrò una pergamena e una piuma d'oca, entrambe
minuscole.
-Mi sembrano un po' piccole.- osservò Corilo.
-Cosa cerchi, insomma ? Ho venduto tutto quello che avevo. Questo è ciò
che è rimasto, te l'ho detto. E dovresti ringraziare gli dei di averli
trovati.-
Il mercante era indignato.
-Va bene. Va bene. Li prendo. Quanto costano ?-
Il mercante gli disse il prezzo.
-Così tanto ?-
-Quante storie ! Vuoi comprarle o no ? Non mi va di perdere tempo. Sono un mercante
serio, io.-
-Le prendo.-
Corilo spese tutto il suo denaro per quegli acquisti. Cercò un angolo
appartato. Si sedette presso il sentiero che portava fuori Micene.
-Come posso cominciare ? Dolce Olimpia ? No, troppo banale. Cara Olimpia ? No,
suona peggio. Olimpia ? No, neanche.- rifletté
Infine scrisse :-
Le fonti si confondono col fiume
i fiumi con l'Oceano
i venti del Cielo sempre
in dolci moti si uniscono
niente al mondo è celibe
e tutto per divina
legge in una forza
si incontra e si confonde.
Perché non io con te ?-
Si avvicinarono un gruppo di uomini vestiti di verde per mimetizzarsi con la
foresta. Colpirono Corilo sulla nuca. Quando il poveretto riaprì gli
occhi, non trovò più la piccola pergamena e la piccola piuma d'oca.
-Mi hanno derubato. E sono fuggiti subito via, vigliacchi !- esclamò,
ignorando di essere rimasto svenuto per più di due ore.
Si avviò, triste, alla ricerca di Xena e Olimpia.
Il contagio dei
versi d'amore aveva raggiunto anche il cuore di re Agamennone.
Scrisse-
Cara principessa guerriera
tutto di te mi ha colpito
hai rinchiuso i miei attentatori in galera
come hai fatto ancora non l'ho capito-
Pensò :- Di sicuro con simili parole, riuscirò a conquistare il
suo cuore.-
Entrò Menelao.
-Cosa stai facendo, fratello ?- gli chiese.
-Sto scrivendo versi d'amore per Xena. E' veramente bella.-
-Ah. Certo. Mi auguro che sarai presente alla gara di versi d'amore dedicata
a Tetide.-
-Se ci sarà Xena, ci sarò anche io.-
-Ci sarà. Ci sarà.-
-Non mancherò, allora.-
-Che scemo !- penso Menelao -Ma come ha potuto sopravvivere a tutti quegli attentati
?-
-Ti lascio dunque al tuo lavoro, Agamennone. Agamennone ?-
- Eh ? Scusa, Menelao. Stavo pensando a Xena.-
Menelao scosse la testa. Lasciò la stanza, disgustato.
Entrò nella sua camera. Lo raggiunse una guardia.
-Sarà presente Agamennone alla gara di versi d'amore ?- chiese a Menelao.
-Sì, ne ho la certezza. Vedi di non fare altri errori, Medo. Devi ucciderlo,
stavolta, o ti farò a fette io stesso.-
-Non è colpa mia.- disse, offeso, Medo :-Io e miei uomini ce l'avevamo
quasi fatta quando è intervenuta Xena. Se non ci fosse stata lei, tuo
fratello sarebbe già morto e tu avresti preso il suo posto sul trono
di Micene.-
Queste ultime frasi le disse per distrarre Menelao, il quale, quando sentiva
parlare di sé stesso come fosse il futuro re di Micene, incominciava
a lanciare sospiri da uomo innamorato. Li raggiunse Atreo.
-Il solito rompiscatole.- pensò Menelao.
-Di cosa parlano questi baldi giovani ?- domandò, allegramente, il nuovo
arrivato.
-Della sicurezza riguardo alla piazza dove si svolgerà la gara di versi
d'amore.- rispose Medo e pensando di aver trovato la risposta giusta, aggiunse
distrattamente :- Esatto !-
Atreo e Menelao lo fissarono senza capire.
Prima che Atreo potesse fare qualche domanda, Menelao liquidò Medo.
-Puoi andare. E fai un buon lavoro.-
-Sì ! Sì ! Giusto ! Esatto !- rispose Medo, confuso.
Lasciò la stanza.
-Sei sicuro che possiamo fidarci di lui ?- chiese Atreo a Menelao
-Che vuoi dire ?-
-Mi sembra un po' confuso. Del resto non ci sarà bisogno di guardie.-
-Cosa te lo fa pensare ?-
-Perché Agamennone sarà ucciso ugualmente.-
-Ma cosa dici, padre ?-
Atreo scoppiò a ridere.
-Ma sì, figliolo. Vuoi che dopo tanti anni che ci provano i suoi attentatori
non riescano a ucciderlo oggi che sarà in piazza ?-
-Non capisco se è pazzo o se è pazzo furioso.- si chiese Menelao
pur non sapendo quale fosse la distinzione tra le due possibilità.
-Ecco, vedi, figliolo, mi sto preparando anche io per la gara di versi d'amore.-
Atreo gli mostrò una pergamena.
-Stai componendo versi d'amore ? Vuoi sposare tua nipote ?- domandò,
sbalordito, Menelao.
-Ma che cosa dici, figliolo ?- disse il vecchio, pizzicando la guancia del figlio
e facendo qualche piroetta dalla felicità.
-Sto scrivendo un elogio funebre per Agamennone.-
-Ma, padre, Agamennone è vivo.-
Atreo si stava sentendo male per il gran ridere.
-E che significa ? Domani sarà morto e dopodomani ci sarà il funerale.
E non voglio che l'evento mi trovi impreparato. Voglio mostrare quanto bene
ho voluto a mio figlio.-
Anche Menelao si stava sentendo male, ma per la nausea che gli provocava quel
padre tanto folle.
-Tu sei sempre così gentile, padre.- disse Menelao, con finta cortesia.
Atreo rispose, piangendo per il troppo ridere :-Ma quale gentile ! Io mi sto
divertendo un mondo.-
Lasciò la stanza con qualche passo di danza inventato in quel momento
appositamente per lasciare la stanza.
-Vecchio pazzo !- mormorò Menelao.
-Cosa ti è
successo ?- chiese Olimpia a Corilo.
-A me ? Niente, niente.-
Corilo cercò di nascondere la sua tristezza Benché guardasse in
terra, inciampò lo stesso.
-Xena, pensi che sia Menelao a voler uccidere Agamennone ?- domandò Olimpia.
-Sì, nonostante Atreo sia pazzo da legare, mi sembra innocuo. Inoltre
Menelao è l'unico che ricaverebbe qualcosa dalla morte del fratello.
Il trono sarebbe suo.-
-Come possiamo fermarlo ?-
-Ci penso io.- intervenne Corilo -Lo afferro per la testa e lo riempio di pugni.-
-Ottimo piano. Xena hai qualcosa in mente, vero ?- chiese Olimpia.
-Naturalmente. Dovremmo essere presenti alla gara di versi d'amore. Sicuramente
attenteranno di nuovo alla vita di Agamennone.-
-Sbaglio o Agamennone ti ha fatto gli occhi dolci, questa mattina, Xena ?-
-Non sbagli, Olimpia. Si è comportato da idiota ma penso che, nonostante
questo, sarà un buon re.-
-Che cosa ? Agamennone ti ha corteggiato ?- chiese Corilo, sghignazzando, a
Xena.
Xena gli lanciò un'occhiataccia.
-Beh, credo che il giovane abbia dimostrato buon gusto.- aggiunse Corilo, impaurito.
-Guardate chi arriva !- esclamò Xena.
Nell'affollato mercato di Micene, stava passeggiando, distrattamente, la principessa
Tetide con cinque uomini di scorta.
I giovani si avvicinavano, gridando :-
Oh mio amor
è tuo il mio cuor !-
Gli uomini della scorta li allontanavano, gridando :- La principessa Tetide
è nostra... ehm... è sotto nostra protezione.-
Olimpia chiese a Xena : -Pensi che anche lei abbia parte nel complotto ?-
-Proviamo a chiederlo a lei.-
-E come ?- domandò Corilo.
Xena e Olimpia non risposero. Si diressero verso Tetide. La scorta fece scudo
alla principessa.
Xena disse al soldato che gli era davanti :- Togliti se non vuoi farti male.-
-Ah ! Ah ! Togliti tu, piuttosto.- rispose quello, ridacchiando.
-Va bene ma poi non dire che non ti avevo avvertito.- disse Xena.
Partì all'attacco. Lanciò un paio di pugni e un calcio al soldato
che cadde a terra, stordito.
La principessa intervenne :-Creonte, puoi lasciarli passare. Sono amici di mio
zio.-
-E me lo dici adesso, Tetide ?- rispose il soldato, ancora a terra.
-Te le ha suonate , eh ?- lo canzonò Corilo.
Creonte gli lanciò un'occhiata omicida. Corilo, spaventato, distolse
lo sguardo.
-Tetide, sei al corrente della fuga degli attentatori ?- domandò Xena.
-Sì.- rispose quella, con aria indifferente.
-E vuoi ugualmente andare avanti con la gara dei versi d'amore ?-
-Oh, sarebbe ingiusto non farlo.-
-Come sarebbe a dire ?- intervenne Olimpia.
-Vedete, oramai, in tutta Micene, si è sparsa la voce della gara. E tutti
i miei pretendenti hanno preparato una gran quantità di versi d'amore
per me. Sarebbe troppo crudele, da parte mia, ora, rendere vani i loro sforzi.-
-Come mai hai deciso di sposare l'uomo che ti porterà i migliori versi
d'amore ?- domandò Olimpia, con mal celata antipatia.
Xena fissò Olimpia come per dirle :- Stai calma.-
-Vedete- rispose Tetide -io sono, da sempre, una ragazza innocente e di nobili
costumi. Quando non avevo che quindici anni ed ero ancora più innocente
di quanto lo sono ora, un giovane di Micene chiamata Talo, iniziò a corteggiarmi.
Ogni sera, veniva sotto al castello reale a cantarmi una canzone d'amore. Andò
avanti così per settimane. Gli chiesi di cantarmi un'altra canzone d'amore.
La sera successiva, si presentò sotto il castello e cantò un'altra
canzone d'amore. Gli dissi che sarei stata ingiusta nei suoi confronti se avessi
accettato il suo corteggiamento solo perché aveva scritto due canzoni
per me. Così, Talo, ogni sera, venne sotto al castello e cantò
una canzone diversa. Andò avanti così per circa un mese. Ebbe
l'ardire di chiedermi in moglie. Gli dissi che sarei stata ingiusta nei suoi
confronti se avessi accettato solo perché aveva cantato sotto la mia
finestra. Se voleva la mia mano era giusto che se la sudasse. Talo tornò
la sera successiva con un'orchestra e cantò a squarciagola una canzone
differente. Una mattina lo incontrai in piazza. Vidi che aveva vesti povere,
diverse da quelle che sfoggiava sotto alla mia finestra.
-Che cos'hai ? Sembri uno straccione.- gli dissi.
Aprì la bocca ma non ne uscì nessun suono.
-Che hai ? Sei malato, per caso ?- gli chiesi.
Scrisse su un elegante pergamena e me la fornì.
Aveva scritto :-
Ho speso tutto quello che avevo per l'orchestra. E ho avuto l'onore di perdere
la voce cantando tutte le notti di un anno per te. Vuoi sposarmi ?-
-Oh !- gli risposi -Mi spiace ma ti umilierei se io, ricca e nobile, spossassi
te, povero e malato. Non prendiamoci in giro e diciamoci addio.-
Così mi trovai costretta a lasciarlo. Dopo, pur mantenendo la mia innocenza,
ho avuto altre storie : con un artigiano, un attore, un musicista, un pittore
ma ciò che mi manca è proprio un poeta.-
Tetide sospirò ma nessuno ne capì il perché.
-Innocente tu ? Ma sei solo una che si vuole mettere in mostra.- gridò
Olimpia.
Xena e Corilo la trascinarono via mentre strillava. Cercarono di calmarla.
-Ma non avete visto che genere di persona è ? E come si è vantata
di aver scaricato quel poveretto che aveva fatto tanto per conquistarla ?-
-Hai perfettamente ragione, Olimpia, quando un poveretto ti corteggia, hai il
diritto di accettare la sua corte.- rispose Corilo, frettolosamente.
Xena e Olimpia lo fissarono.
-Ti sto dicendo che sono dalla tua parte.- specificò Corilo
-Lo credo bene ! - affermò Olimpia.
-Lascia perdere Olimpia. Non te la prendere.- le sorrise Xena.
Xena, Olimpia e
Corilo giunsero alla piazza principale di Micene. Davanti al palco c'era una
gran folla. Atreo, sopra il palco, fece una capriola, felice. La sua contentezza
cresceva di minuto in minuto. Se c'era uno che rischiava la vita a causa della
troppa allegria, era proprio Atreo.
Il vecchio esordì :- Benvenuti, amici.- e scoppiò in una risata
che non c'entrava nulla -Come vedete, seduta al mio fianco c'è la bella
Tetide che aspetta solo di udire i versi d'amore dei suoi pretendenti.-
Olimpia osservò :- Che smorfiosa !-
Atreo continuò :- Si dia inizio alla gara. Avanti il primo.-
I giovani si picchiarono l'un l'altro perché ognuno di loro voleva essere
il primo. Ne approfittò un vecchio che nessuno aveva notato.
Atreo gli chiese, stupito :-Sei un pretendente ?-
-Sì, mio signore.-
-Ma sei più vecchio di me !-
-Questa è un'infamia !-
Il vecchio, offeso, se ne andò. Nessuno seppe più nulla di lui.
Si fece avanti un giovanotto tarchiato.
Disse ad Atreo :- Mi chiamo Peleo e con il tuo permesso, inizierei a declamare.-
-Bene ! Si vede dal viso che sei un giovane intelligente. Procedi pure.- rispose
Atreo ma pensò :- Dalla faccia sembra un perfetto idiota.-
Peleo srotolò la sua pergamena.
Declamò :-
Mia leggiadra principessa
la tua vista mi appassiona
la mia mente ha manomessa
dall'amore che gli dona -
-Ahia ! C'è qualcosa che non va.- disse qualcuno.
-Intendevo dire - spiegò Peleo -che la mia mente è manomessa dal
sentimento di amore che provo alla vista della principessa.-
-Incredibile.- mormorò qualcunaltro.
Tetide fece cenno di no con la testa.
Atreo disse :- Mi spiace. Non va. Avanti il prossimo.-
Il giovane con la mente manomessa scomparve tra la folla.
Giunse il giovane artista e poeta. Fece un inchino ad Atreo, uno a Tetide e
un altro solo perché gli andava di farlo.
-Mi chiamo Acroneo, mio signore e ti porto i miei rispetti.-
-Ma sei un pretendente di Tetide ?- chiese Atreo, tanto per andare avanti.
-Sì, mio signore.-
-E allora coraggio, Acroneo, sentiamo i versi d'amore.-
Acroneo srotolò la sua pergamena e iniziò a declamare.
-
Mia dolce Tetide
il mio cuore ti appartiene
le altre cose sono stupide
al tuo confronto ogni bellezza sviene
da quando ti vidi
pensai alla fortuna
perché se sorridi
rubi il posto anche alla luna
la tua inconsueta grazia
supera ogni confine
sarebbe una disgrazia
se non fosse giudicata sublime.-
-E' lui ! E lui !- gioì Tetide.
Atreo fece una piroetta.
Disse :- Vince la gara Acroneo. Festeggiamo.-
Olimpia osservò :- Che cosa stupida !-
-Già. Eppure conquistare il cuore di una donna con i versi...- stava
dicendo Corilo.
Olimpia si voltò, interessata.
Il chiasso della folla coprì il resto della frase. Acroneo fu preso in
trionfo dagli altri giovani, picchiato, rapito e fatto sparire.
Atreo guardò tra la calca :-Che fine ha fatto, Acroneo ?-
I giovani, in coro, risposero :- Sparito !-
-Oh, allora la gara prosegue. Avanti il prossimo.-
Tetide, un po' scontenta, tornò al suo posto. Agamennone si alzò
dal suo posto, con sorpresa di tutti. Xena strabuzzò gli occhi.
-Sono io il prossimo, padre.- affermò Agamennone.
-Perché ?-
-Perché vengo dopo il precedente.-
-Questo l'ho capito. Ma perché vuoi sposare tua cugina ?-
-I miei versi d'amore non sono dedicati a Tetide ma a Xena, la principessa guerriera.-
disse, indicandola.
Tutti si voltarono verso di lei.
Xena disse tra sé :- Maledetto.-
-E voi cosa guardate ?- gridò Xena a tutti quelli che si erano girati.
Impauriti, si voltarono di nuovo verso Agamennone.
Srotolò una pergamena.
Iniziò a leggere :-
Xena principessa guerriera
il mio cuore hai conquistato
non so più dov'era
la mia vita hai cambiato-
-Strani versi, figliolo. Del resto per uno che deve morire...- intervenne Atreo.
-Cosa, padre ?- chiese Agamennone, cadendo dalle nuvole.
Xena corse verso il palco.
Gridò :- Smettila immediatamente.-
Agamennone sorrise e si preparò ad accoglierla a braccia aperte. Xena
gli diede un pugno in faccia. Il re fece un volo di qualche metro.
Atreo chiese a Xena :- E' morto ?-
Xena rispose :- Se continua a darmi fastidio, sì.-
Menelao digrignò i denti per la rabbia :- Maledetta ! Con lei in mezzo,
gli uomini di Medo non possono attaccarlo. L'unica speranza è che accada
qualche avvenimento inaspettato che rubi l'attenzione di Xena.-
Olimpia e Corilo si fecero largo tra la folla. Raggiunsero Xena sul palco.
Tetide disse, impaziente, ad Atreo :-Allora, zio, continua la gara ?-
-Volevo vedere se Agamennone moriva.-
-Ma perché dovrebbe morire ?-
-Dopo il pugno di Xena, mi sembra che abbia battuto la testa cadendo a terra.-
e aggiunse, deluso :-E' ancora vivo.-
Tetide fulminò lo zio con lo sguardo.
Atreo, un po' stanco dopo aver parlato tanto, riprese :- Andiamo avanti. Il
prossimo.-
Si fece avanti un tizio dall'aria comune.
Disse, in modo comune :-Mi chiamo Etone. Sono innamorato di Tetide e vorrei
leggerle i miei versi d'amore.-
-Va bene. Fai pure.- rispose Atreo e pensò :-Per gli dei ! Che tizio
comune !-
Etone srotolò una piccola pergamena.
Lesse :-
Le fonti si confondono col fiume
i fiumi con l'Oceano
i venti del Cielo sempre
in dolci moti si uniscono
niente al mondo è celibe
e tutto per divina
legge in una forza
si incontra e si confonde.
Perché non io con te ?-
Corilo sobbalzò :- Ma quella è la mia pergamena.-
Xena e Olimpia lo guardarono.
Olimpia gli chiese :- Hai scritto versi d'amore per Tetide ?-
-Io ? No !-
Tetide disse con moderata gioia :- E' lui ! Guardie, portatelo qui prima che
scompaglia come Acroneo.-
Creonte prese Etone per un braccio e lo trascinò sul palco. Tetide prese
il tizio dall'aria comune sottobraccio, significativamente.
Atreo, che aveva perso il buonumore, esclamò :- Dichiaro terminata la
gara e mio figlio è ancora vivo.-
Un soldato della scorta della principessa srotolò la pergamena di Etone.
Gridò :-Quest'uomo è un impostore ! La pergamena è firmata
da un certo Corilo.-
-Oh, no !- pensò Corilo.
Xena e Olimpia lo fissarono, sorprese.
Creonte aggredì Etone gridando :-Bastardo !- e lo cacciò via dal
palco.
Menelao sussurrò a Medo :-Tieni pronti i tuoi uomini. Sta per succedere
qualcosa.-
-Vieni, Corilo, avvicinati !- disse Atreo
-No, c'è un equivoco.- rispose, confuso.
-Non fare il timido.-
-Veramente, non ci tengo.-
-Guardie ! Uccidete quel vile !- ordinò Atreo indicando Corilo e aggiunse,
felice :- Così, si farà un'altra gara di versi d'amore e forse
Agamennone morirà.-
Tetide disse allo zio :- Aspetta. Non farlo uccidere. Prima deve sposarmi. In
fondo ha vinto la gara.-
-E sia. Rimandiamo l'esecuzione a dopo le nozze.- sospirò Atreo.
Corilo fu trascinato dai soldati verso Tetide.
-Hai la faccia da idiota. Mi sorprende che abbia scritto quei versi d'amore.
Dovevi essere proprio ispirato !- gli disse la principessa.
-Grazie !- rispose Corilo.
Olimpia disse :-Non posso crederci.-
Xena la fissò. Guardò i giovani pretendenti che si precipitavano
verso Corilo per ucciderlo.
-Bene !- si alzò Menelao dal suo posto :- Medo, è il tuo turno.-
I soldati di Medo si lanciarono verso Agamennone.
Xena doveva decidere in fretta : salvare Agamennone o Corilo ?
-Vado io da Corilo.- disse Olimpia.
Scoppiarono furiose battaglie. Olimpia usò l'asta per combattere quei
giovani che per fortuna non sapevano combattere. Xena afferrò una sedia
e la ruppe in faccia a un avversario. Impugnò la spada e colpì
a destra e a sinistra. Un gruppo di giovani pretendenti intanto strappò
Corilo dall'abbraccio di Tetide e lo aggredì. La principessa, con indifferenza,
si allontanò.
Corilo gridò :-Ora vedrete.-
Sfoderando la spada, colpì uno dei suoi aggressori con il gomito. Si
girò per vedere cosa era successo e colpì con la spada un altro
nemico. Olimpia, che aveva messo in fuga un gruppo di giovani pretendenti, corse
ad aiutare Corilo. Agamennone impugnò la spada. Fece per immettersi nella
mischia. Menelao lo fermò, minacciandolo, a sua volta, con un'altra spada.
-Allora ci sei tu dietro a tutto questo.- esclamò Agamennone, scandalizzato.
-Esatto.-
Menelao si preparò a trafiggere il fratello. Il cerchio rotante di Xena
ruppe la lama della spada di Menelao. Tutto sembrò tornare alla normalità.
-E' finita.- disse Xena a Menelao.
Quest'ultimo fu arrestato e portato via.
Xena raggiunse Olimpia e Corilo, per assicurarsi che stessero bene. Atreo corse
verso Agamennone.
-Figlio mio ! Figlio mio !-
-Padre.-
-Ma... sei ancora vivo ?-
-Sì, padre.-
-Ma tu guarda ! Va bene... sarà per la prossima volta.-
Agamennone si avvicinò a Xena.
-Grazie di avermi salvato la vita.-
-Cerca di essere un buon re.-
-E riguardo ai miei versi d'amore ?-
-Non nominarli più in mia presenza.-
Agamennone si allontanò, spaventato.
Tetide, in lontananza, passeggiava a braccetto di Creonte. Xena, Olimpia e Corilo
li fissarono, stupiti.
Tetide disse al suo compagno :- Proprio ciò che mi mancava era un soldato
per marito.-
Creonte era felice.
Xena osservò :- Quella Tetide non cambierà mai.-
Olimpia tirò il naso a Corilo.
-Ti metti sempre nei guai.-
-Non è colpa mia. In realtà quei versi d'amore erano per te...-
-Per me ?-
-..per tenere allenata la mente. Ve l'ho detto che sono un'artista.-
Xena sorrise. Corilo se ne accorse e arrossì.
E mentre i tre eroi lasciavano Micene, Corilo si sentì in dovere di allietare
il viaggio con la sua canzone :-
Sono un guerriero Detto il magnifico
Sono un gran girovago
Se incontro il nemico Certo lo combatterò
Con la mia splendida
Splendida spada
Vittoria -- vittoria io avrò-