"TI DICO CHE ERA XENA! ERA PROPRIO LEI...".
Teucle troncò la frase a metà, gettando un'occhiata nervosa intorno quasi il semplice nominarla potesse materializzare la principessa guerriera alle sue spalle. L'occhiata terminò, nessuno nella locanda pareva averlo notato.
"Era al mercato oggi, l'ho riconosciuta, stava con una fanciulla bionda che portava un bastone amazzone, mi capisci Arione? Ci ha trovato!"
Aveva parlato sottovoce, tormentando nervosamente con le unghie il legno del tavolo a cui erano seduti a sorseggiare del sidro.
Arione poggiò il boccale sul tavolo, vuoto e sembrò rimirare il fondo per un attimo.
"E allora? Non hai sentito che ha cambiato vita?"
"Sono solo dicerie, sono sicuro che ci sta ancora cercando perchè abbiamo disertato il suo esercito....."
"12 anni fa Teucle...."
Teucle si alzò di scatto.
"Senti se non ti importa è un problema tuo, io non mi farò sorprendere nel sonno da quella strega. Si è accampata appena fuori il villaggio, ho già contattato i nostri vecchi compagni, stanotte l'attaccheremo, se vuoi unirti a noi sai dove trovarci."
E uscì a grandi passi dalla taverna.
____________________________________
1

"C'erano dei pesci magnifici...."
Gabrielle addentò voracemente il pezzo di carne cotto sul fuoco del loro bivacco.
"Delle Orate stupende...."
Diede un altro morso.
"Quelle anguille si muovevano ancora....."
Tre morsi in rapida successione.
"....Per non parlare di quei polli così ruspanti."
Xena era seduta su di un tronco abbattuto di fronte a lei, aveva gli occhi
chiusi, la mano chiusa a pugno a reggersi la fronte, pareva intenta
chiedere forza agli dei.
"...E tu cosa compri per cena a quel mercato?"
Gabrielle guardò, sconsolata il proprio pezzo di carne.
"Un coniglio!"
Xena alzò gli occhi.
"A me piace il coniglio, mi sembrava di ricordare che anche a te..."
"... non più dopo quella volta...."
"Ahh sì? E come mai lo mangi con tanta foga?"
Altro morso.
"Perché -gnam- lo odio -gnam- e così finisce prima....."
Xena prese la spada e il chakram e si alzò.
"ummpf..., odia pure il tuo coniglio un altro pò, torno subito."
Si diresse verso il centro dello spiazzo in cui si erano accampate,
facendo roteare il chakram sul dito indice per il suo bordo interno.
D'un tratto lo scagliò in un folto cespuglio al limitare della radura.
Prima ancora che arrivasse a toccare la prima foglia, due uomini
rotolarono fuori urlando di terrore per evitarlo.
Gabrielle, lasciò cadere la cena e afferrò il proprio bastone, mettendosi
in posizione di guardia.
Sfoltito un pò il cespuglio il chakram rimbalzò verso l'alto, deviato da
una pietra. Troncò il ramo basso di un albero, facendo cadere l'uomo che ci
stava sopra.
Un ramo più massiccio lo fece deviare verso il basso, proprio dietro una
grossa roccia da dove si precipitarono fuori altri due uomini urlanti.
Rimbalzò un' ultima volta sul terreno e tornò, obbediente nelle mani di
Xena, la quale lo appese alla cintura e sfoderò la spada.
"Bene ragazzi, se volevate movimentare un pò la serata ci siete...
ma io ti conosco!"
Sollevò lo sguardo verso gli altri, stupita.
"Vi conosco tutti."
Puntò la spada verso l'uomo più vicino.
"...... Teucle, vero? Cosa pensavate di fare?"
Gabrielle aveva seguito tutta la scena, immobile vicino al fuoco.
"Aiutami", sussurrò una voce alle sue spalle.
Dietro di lei c'erano solo cespugli.
"Aiutami" ripete la voce.
Vi si addentrò, guardinga.
"Non è chiaro?" sibilava Teucle nella radura "Volevamo impedirti di
ucciderci."
Xena sgranò gli occhi "Perché, volevo uccidervi?"
Superati i primi cespugli si trovò in una piccola zona sgombra di
vegetazione, di fronte a lei c'era una donna, nella semioscurità pareva
inginocchiata. Il capo basso.
Gabrielle gli si avvicinò circospetta, e la donna alzò il viso rigato
dalle lacrime.
"Aiutami" ripeté.
"Co..."
Non ebbe il tempo di dire altro.
Xena intanto aveva abbassato la spada spazientita di fronte allo stupore
di Teucle.
"Non sei venuta qui....."
"No. Non sono venuta qui per cercarvi."
Gabrielle si tirò indietro, d'istinto, sollevando il bastone come difesa.
Le fu strappato dalle mani, con forza.
Sentì un forte bruciore allo stomaco e qualcosa la colpì alla fronte.
Cadde seduta al suolo.
Qualcosa di grande, oscuro aveva d'un tratto preso posto della donna di
fronte a lei. Il cranio allungato, le zampe artigliate.
"Non sei così importante Teucle, ti avevo dato per morto."
"Allora non sai nulla della s....."
Teucle si morse la lingua, aveva parlato troppo.
Gabrielle si sentiva stordita, incapace di rialzarsi, sentiva qualcosa di
caldo colarle sull'addome e dalla fronte. Non tentò neanche di recuperare
il bastone, si voltò e cominciò a muoversi sul terreno, a quattro zampe
cercando di raggiungere la radura in cui aveva lasciato Xena. Lottando per
non svenire.
"Xena!" voleva essere un urlo, ma fu più un rantolo.
Sentì qualcosa di grande iniziare a seguirla dietro di sé.
"Xena!" voleva essere un urlo, ma fu più un miagolio.
Intanto era arrivata alla radura da cui era partita.
"XENAA!!" riuscì a gridare con le ultime forze che le erano rimaste.
Perse i sensi, e cadde riversa al suolo.
Xena si voltò, portando istintivamente la mano al chakram.
Vide Gabrielle stesa accanto al fuoco e una creatura grande, dalla pelle
scura, il cranio allungato, superarla.
Teucle e i suoi sparirono fulminei nella boscaglia.
Con un sibilo il Chakram si conficcò nel petto della creatura.
Qualunque altra cosa sarebbe morta all'istante, qualunque altra cosa si
sarebbe spezzata in due, la bestia iniziò semplicemente a correre verso la
guerriera, le braccia artigliate tese in avanti.
Xena, scartò di lato, tentando un affondo a una gamba del mostro, per
fargli perdere l'equilibrio. Ma il metallo non toccò un tessuto compatto...
qualcosa della consistenza della melassa assorbì la forza del colpo, e la
guerriera si trovò sbilanciata, per una frazione di secondo vulnerabile.
Le zampe la afferrarono alla gola sollevandola da terra e iniziarono a
stringere. Xena tentò di far leva con i piedi sul petto dell'avversario,
sperando di fare una capriola e liberarsi, ma la teneva troppo stretta, e
la mancanza d'aria le toglieva le forze.
Con orrore una parte della sua mente notò il fatto che il Chakram stava
lentamente "affondando" nella carne della creatura. Piccoli tentacoli di
pelle nera si attorcigliavano attorno al metallo, spingendolo sempre più a
fondo. La vista cominciava ad annebbiarsi.
Quasi non udì il sibilo di una lama nell'aria.
Le braccia del mostro furono troncate di netto, e anche se piccoli
tentacoli di pelle partirono dai moncherini rimettendo istantaneamente le membra al
loro posto, Xena fu libera.
Cadde al suolo, in ginocchio, senza fiato.
Qualcuno si frapponeva fra lei e la creatura, brandiva una spada ed era
completamente coperto da una pesante armatura. Ma ora aveva abbassato la
lama, aspettava immobile.
Lottando disperatamente per riempirsi i polmoni d'aria, la principessa
guerriera vide la creatura trafiggere il guerriero con i suoi artigli,
passandolo da parte a parte.
Le cadde sopra schiacciandola al suolo, mentre una voce femminile, la voce
del guerriero che le aveva salvato la vita, le sussurrava all'orecchio:
"Aspetta.....non far nulla..... aspetta che vada via...aspetta......"

2

"Xena!"
"Arione!"
Fermo sull'uscio della sua fattoria Arione fissò per alcuni istanti
immobile la donna che aveva bussato alla sua porta nel cuore della notte.
"Oh dei!" sbuffò lei dopo un pò.
"Non sono venuta qui per ucciderti, va bene?
Ho due donne ferite qua fuori, ci occorre un riparo per la notte.
Possiamo entrare?"
"Cosa succede?", disse una voce femminile assonnata, da dentro la casa.
"Nulla, Antirea, dei guerrieri ci chiedono asilo per la notte. Venite."
Xena entrò, portando sulle spalle la misteriosa guerriera, una fasciatura
improvvisata intrisa di sangue le cingeva l'addome. Gabrielle le seguì,
reggendosi sul suo bastone, anch'ella aveva due medicazioni, alla fronte e
sullo stomaco.
"Ci sono dei giacigli che uso per i braccianti in fondo alla stanza,
mettevi lì."
Xena adagiò la guerriera su uno dei giacigli e si voltò verso Gabrielle,
si fermò a metà del movimento. Sulla porta interna della stanza era comparsa
una bambina sui 6 anni, che tormentava nervosamente una piccola bambola di
pezza.
Xena le fece l'occhiolino: "Non sono cattiva sai?" e sorrise.
La bambina rispose, ma ad un cenno di Arione si precipitò da lui e si
nascose tra le sue gambe. Una donna comparve sulla soglia.
"Potresti portarci dell'acqua Antirea? E della stoffa."
La donna si ritrasse.
"Non sei curioso Arione? Non vuoi sapere chi ci ha assalito?"
L'uomo fece spallucce. "Io e Teucle non siamo più tanto in confidenza..."
Xena lasciò cadere l'argomento e si voltò verso Gabrielle, premurosa.
"Come va?"
"Insomma....mi vuoi dire cos'è questa storia?" accennò con la testa a
Arione."
"Circa dodici anni fa io e la mia armata avevamo subito alcune pesanti
sconfitte al nord. Io stessa ero rimasta ferita. Decisi quindi di
assaltare
un villaggio che sembrava molto ricco. Purtroppo quel villaggio era
protetto da un uomo di nome Torio. Un grande guerriero, sai uno di quelli in grado
di fermare un'armata da solo...."
"Ho presente il tipo." sorrise Gabrielle.
Xena sorrise a sua volta "Non potevo permettermi altre perdite, scelsi
quindi una decina di guerrieri e li mandai ad uccidere Torio nel sonno."
"Come andò a finire?"
"Non ne ho idea. Ci avevano inseguito e quella stessa notte fui costretta
a ritirarmi più a sud, abbandonando quegli uomini. Fino a questa notte non
sapevo neanche che fossero sopravvissuti."
Antirea entrò nella stanza con una brocca d'acqua, la poggiò accanto ad
Arione e tornò nell'altra stanza.
"E quella guerriera?"
Xena scosse la testa "Non so chi sia, e dubito che lo sapremo mai.
Quella ferita è troppo grave, non passerà la notte."
"Scusa Xena ma non credo che questa donna morirà per questo."
Xena si avvicinò "Come sarebbe a dire?"
Arione, aiutato dalla moglie aveva rimosso l'improvvisata fasciatura
sull'addome della guerriera. Non c'era più lo squarcio che la principessa
guerriera aveva curato qualche ora prima ma solo una profonda ferita, non
grave. Xena si chinò su di lei e cominciò a slacciargli l'elmo.
"E' stata lei a chiederci di non farlo", spiegò Gabrielle, "prima che
perdesse i sensi."
L'elmo infine fu rimosso.
"Numi del cielo!" esclamò Gabrielle.
"Dei dell'Olimpo!" disse Xena.
"Vai ad aiutare tua madre." disse Arione alla bambina prima che vedesse il
viso della donna, o la sua assenza.
La guerriera infatti non aveva la pelle del viso, c'erano muscoli,
tendini, ossa, tutto in perfetto ordine, non perdeva sangue. Ma la pelle del viso
sembrava strappata, asportata.
"No, non morirò." disse d'un tratto, e aprì gli occhi "Domani mi alzerò
senza alcuna ferita. Non posso morire, sono già morta."
"Chi sei?" chiese Arione, con un filo di voce.
"Proprio tu lo chiedi?" accennò un sorriso "Non ti rammenti proprio di
me?"
"Di quella notte di dodici anni fa in cui mi mettesti la mano sulla bocca
mentre i tuoi compagni uccidevano Torio, mio marito?"
"Io...."
"Certo che non rammenti, neanche conoscevi il mio nome, mi hai
praticamente ucciso e non sapevi neanche il mio nome. Io sono Tarissa."
Arione fece un passo indietro, Xena gli si parò davanti come per
proteggerlo.
"Aspetta, e quella creatura che ci ha assalito stanotte?"
"L'ho scatenata io, perché mi dia soddisfazione. Ho maledetto te Arione,
i tuoi compagni e anche te Xena. Non lo sapevate ma c'era un uomo al mio
villaggio, tutti lo evitavano...... diceva di venire dalla Britannia"
Gabrielle non riuscì a trattenere un brivido.
"Andai da lui quella notte stessa, e gli feci evocare quel demone, perché
mi vendicasse. Un demone oscuro, creato dal tessuto della notte, esiste solo
nel buio. Gli ordinai di di portare la vendetta nel mio nome, e lui mi
strappò il viso. Da quel momento io non posso più morire e lui può
assumere il mio aspetto, per confondersi tra la gente"
"Ma tu, stanotte, l'hai affrontato, hai salvato me e Gabrielle."
"E' vero", Tarissa abbassò gli occhi.
"Lo seguo da anni ormai, cercando di fermarlo."
"Perché...?" Chiese Gabrielle.
"Perché quell'essere infernale non si limita a uccidere gli assassini di
mio marito! Uccide chiunque stia loro intorno! Le mogli, le figlie, I
genitori, i semplici passanti! Trovò uno di voi in una taverna tre anni fa, uccise
dodici persone per raggiungerlo. Non voglio che siano coinvolti
innocenti."
"Come pensi di fermarlo?" chiese allora Xena.
"Non si può con le armi, l'hai visto, c'è bisogno di un rituale che quel
druido mi ha insegnato. E di un oggetto..." Fissò Arione.
"La spada di mio marito."
"Quale spada?" chiese Xena.
"Chiedilo a lui. Gli ho sentiti, è per quella che ti hanno lasciato Xena."
Arione abbassò gli occhi.
"Era una spada molto lunga, si poteva brandire solo con due mani, l'elsa
colma di gemme preziose, decorazioni in oro della base. C'era di che
sistemarsi tutta la vita, per tutti noi."
"Il dono di re Assimene, ringraziamento di 10 anni di fedele servizio nel
suo esercito." Tarissa si era messa a sedere a fatica.
"E che ne avete fatto?" Chiese Gabrielle.
"L'abbiamo venduta ad un mercante, abbiamo diviso e ognuno per la sua
strada. Ho sentito che l'ha venduta a re Talissandro."
"Una settimana di cammino da qui...."Xena rifletté per qualche istante
"Potremmo andare a chiedergliela. Re Talissandro è un fanatico
collezionista di questo genere di oggetti, quindi sicuramente ce l'ha ancora."
"Pensi di andar lì e chiedergliela? Semplicemente?" Tarissa sembrò
animarsi.
"Perché no? Re Talissandro mi deve dei favori."
"Dobbiamo partire subito! Tutti quanti! Andare e fermare questa follia."
Tarissa ormai si agitava nel letto, pareva quasi sul punto di cadere.
Arione alzò le braccia.
"Aspetta, aspetta, come sarebbe a dire tutti lì? Anche io e la mia
famiglia?"
"Siete in pericolo." disse Gabrielle.
"Di giorno il demone dorme, e la notte vi può trovare solo se restate
fermi in uno stesso posto per molto tempo, credimi. Venire via con noi è la
soluzione migliore." Tarissa sottolineò il fatto con un cenno della mano.
"No, un momento, io non ho visto nessun demone, non so nulla di
maledizioni. Dovrei lasciare la mia casa? Tra pochi giorni c'è la
semina..."
Il rumore di uno schianto lo interruppe. Si voltarono. La porta d'ingresso
era stata divelta dai cardini e ora giaceva al suolo.
Nello specchio della porta c'era una figura oscura, il cranio allungato.
Reggeva tra le zampe artigliate un oggetto sferoidale. Lo sollevò verso il
quartetto.
Le torce illuminarono la testa di Teucle.
Proprio in quel momento la luce dell'alba eruppe da dietro le spalle del
demone. Quando i primi raggi del sole lo colpirono la creatura si
dissolse, come un denso fumo.
Priva di sostegno, la testa di Teucle rotolò sul pavimento, scomparendo
sotto un tavolo.

3


"Quando torniamo a casa?"
"Molto presto." Gabrielle sorrise alla bambina di Arione, seduta sulle sue
ginocchia, "Vai a vedere la tua stanza, ti va?"
La bambina corse via sul pavimento di legno verso la madre e salirono al
piano di sopra.
Erano passati diversi giorni, Gabrielle, Tarissa e Arione con la famiglia
si erano appena fermati da un locanda, a poca distanza dal regno di re
Talissandro. Xena invece li aveva preceduti dal re, promettendo di
raggiungerli con la spada prima del tramonto. Gabrielle e Arione erano
seduti ad un tavolo stremati per il viaggio.
"E' una splendida fanciulla." disse Gabrielle, un pò sognante.
"Ti sorprende che sia mia figlia?" disse Arione.
"No, perché?"
"Andiamo, un ex soldato di Xena, un saccheggiatore. Non può che generare
gente della sua risma."
"Io credo che la gente possa cambiare."
"No. Semplicemente ho smesso di bere."
"Come?"
"In tutti gli eserciti si fa bere del sidro agli uomini per dargli
coraggio.
Nell'armata di Xena scorreva a fiumi. Eravamo sempre ubriachi, ci dava la
forza e metteva a tacere le coscienze. Lasci montagne di cadaveri dietro
di te e neanche te ne rammenti. Quanta gente mi ha odiato nella mia vita, che
non ho neanche mai conosciuto."
"Bè, almeno Tarissa ti ha perdonato."
"Già."
"Sbagli Arione." Tarissa emerse dalle cucine, reggendo un boccale. Si
avvicinò al tavolo, e lo mise di fronte a Gabrielle. Era nuovamente
coperta dalla sua armatura.
"Bevi, mi sembri stremata dal viaggio" disse dolcemente.
"Hai ragione Gabrielle, la gente cambia. Xena è cambiata, Arione è
cambiato, ma non l'ho perdonato."
"Non capisco." Gabrielle guardò per un istante il boccale, scrollò le
spalle e ne bevve il contenuto. Si sentiva veramente sfinita, appoggiò la
testa sul tavolo.
Si rivolse direttamente ad Arione: "Se solo quel maledetto demone fosse
stato un pò più veloce nel trovarti, ora non ci sarebbero una moglie che
rischia di restare vedova o una figlia orfana."
Tarissa fece il giro del tavolo e si avvicinò ad Arione.
Si chinò su di lui.
"Sai, la cosa più atroce di tutta questa storia è che nonostante tutti i
miei sforzi, nonostante tutta la mia sofferenza......"
Avvicinò la maschera dell'elmo al viso di Arione. L'uomo sentì il respiro
metallico della donna.
".....l'uomo che ha ucciso mio marito mi è sfuggito per sempre."
Un istante di silenzio seguì.
Poi Gabrielle cominciò a russare.
"Ho la spada." Xena entrò dalla porta principale, portando un lungo
fagotto con sé. Vide la giovane addormentata e si fermò a metà di un passo:
"Gabrielle?"
"Lasciala dormire, è molto stanca. Non credo sia abituata a dormire di
giorno e viaggiare di notte."
Xena guardò Tarissa e si avvicinò al tavolo, ne depose sopra il fagotto e
lo svolse. La spada era veramente magnifica, persino la lama era decorata da
fini intagli che non ne compromettevano però il filo.
"E' stata dura convincerlo?" disse Arione.
Xena fece spallucce: "Ho dovuto giurare su tutti gli dei dell'Olimpo che
l'avrei riportata il prima possibile." poi aggiunse tra sé e sè: "Non ho
mai visto un un omo adulto piangere tanto."
Tarissa si era chinata sulla spada, ne sfiorava il filo, ne accarezzava
l'elsa. Per qualche istante sembrò dimenticare i 12 anni trascorsi.
Parve tornare ad un tempo di serenità.
Fu solo un istante.
Si voltò di scatto verso Xena, soffiandole in faccia una fine polverina
che aveva estratto da un tubicino nascosto nel guanto.
Xena fece un balzo indietro sguainando la spada.
"COSA TI E' SALTA...."
Non riuscì a completare la frase, si rese conto che i sensi la stavano
abbandonando. Barcollò, vedendoci doppio. Il fruscio dei vestiti divenne
un poderoso rombo. Allungò un braccio nella speranza di toccare Tarissa, ma
afferrò solo il vuoto.
Quel semplice gesto le tolse le forze rimaste.
Cadde riversa al suolo, priva di sensi.
"Mi spiace, ma cerchereste di impedirmi ciò che devo fare."
Si chinò su Xena.
"Grazie." disse Tarissa, senza alcuna malizia.

4

"Gabrielle?"
Lottò per riemergere dal mare dei sogni.
"Gabrielle?"
Era la voce di Xena.
"Ummmpf.... Pensaci tu al signore della guerra....io penso al gigante...."
"Scusa, ma abbiamo poco tempo."
E una mano nota la schiaffeggiò.
"Ehi!" disse riaprendo gli occhi, "Se vuoi occuparti tu del gigante basta
dirlo.................."
Gabrielle si guardò intorno, erano nella cantina della locanda, con i
padroni e la famiglia di Arione. Xena era china su di lei.
"Ma che è successo? Dove sono Arione e Tarissa?"
"Non lo so, ci ha chiuso qui ed è andata via con Arione."
Si alzò "Ma il rituale!?!" guardandosi intorno.
"Ci ha preso in giro. Non so cosa abbia in mente, ma è notte e dobbiamo
sbrigarci."
Gabrielle guardò prima la finestra, e vide l'oscurità, poi in alto in su
per la scalinata che portava alla pesante porta che gli imprigionava.
"Hai idea di dove sia andata?"
Xena si stirava i muscoli.
"Sicuramente nel bosco, appena fuori di qui seguirò le sue tracce. La
troveremo."
"La porta sembra molto pesante...."
"Ci metterò un pò di più ad abbatterla. AIEAIEAIEAIEAIE!" e si precipitò,
su per le scale.
Gabrielle disse tra se e se: "Xena, regina della modestia."

6


Arione era legato ad un albero solitario, in mezzo ad una radura.
Illuminato dalla luce della luna.
"Eccolo lì" disse Gabrielle: "Ma dov'è Tarissa?"
"Sarà nascosta. Non abbiamo tempo di cercarla. Il demone potrebbe
comparire da un momento all'altro." Xena estrasse il piccolo coltello dalla
scollatura e lo passò all'amica.
"Va a liberarlo, ti proteggerò io."
Gabrielle fece per avviarsi, ma Xena la trattenne per una spalla.
"Gabrielle, se le compare il demone scappa, non pensare a me o a nessun
altro. Fuggi!" Rimase immobile per un momento.
Poi scattò verso il centro dalla radura.
Aveva percorso appena una decina di metri quando da una macchia di
cespugli vicino emerse Tarissa, urlando: "NOOOOO!"
Xena fu subito su di lei e le loro spade cozzarono spargendo scintille.
"LASCIAMI PASSARE XENA!! Non capisci che questo è l'unico modo!!?"
"Capisco solo che ci hai mentito." Girarono l'una intorno all'altra,
studiandosi a vicenda.
"Sapevi di non riuscire a recuperare la spada da sola e ci hai coinvolto,
vero? Troppa sorveglianza vero?"
Intanto Gabrielle era arrivata da Arione, cominciò a tagliare le corde.
"NO! NO! NO! NO! Ho detto la verità, la spada mi permetterà di avvicinarmi
al demone. Era nella formula della mia vendetta! Finché la spada sarà
nuovamente nelle mie mani, dissi."
Arione sobbalzò: "Sbrigati."
Qualcosa di oscuro era comparso vicino a loro.
"Sbrigati!" ripeté con più veemenza.
Cominciò a muoversi verso di loro, con lentezza.
"SBRIGATI!" urlò.
"XEEENAAA!" gridò Gabrielle recidendo l'ultimo legaccio.
"AIE AIE AIE AIE!" Xena superò la distanza che la separava dall'amica in
un istante.
Tarissa rimase indietro, immobile. la spada abbandonata su un fianco,
quella del marito in un fodero sulla schiena.
Xena arrivò alle spalle del demone, balzò nel tentativo di recidergli il
collo con un colpo di spada. Ma la creatura fu più rapida, si voltò e
l'afferrò al volo, stringendole il collo con una zampa, il braccio armato
con l'altra.
La principessa guerriera ebbe un deja vu. cominciò a sentirsi soffocare e
lasciò cadere la spada. Alzò lo sguardo, Arione era scomparso nella
boscaglia, Gabrielle era immobile, vicino all'albero indecisa sul da
farsi.
"SCAPPA! FUGGI!"
Urlò Xena con quanto fiato le era rimasto.
Gabrielle si scosse, fece per seguire l'ordine e gli occhi le caddero su
Tarissa.
Senza fretta, camminando si era avvicinata al demone. Aveva lasciato la
spada molti metri addietro, e anche la parte dell'armatura che le
proteggeva l'addome giaceva tra l'erba. Estrasse la lunga spada del marito. Ormai era
così vicina che un solo passo l'avrebbe portata a contatto della creatura.
Il demone la fissò per un istante, poi tornò a guardare Xena.
Tarissa allora si voltò, dandogli le spalle.
La sua schiena quasi sfiorava quella del demone.
Alzò la spada in alto, con entrambe le mani.
Un ampio movimento e si trafisse lo stomaco.
Ma non si fermò qui, continuò a premere sull'elsa finchè la spada non le
trapassò la schiena e, intrisa del suo sangue, si infilò nel demone.
Lo colpì attraverso ella stessa.
Il loro urlo di dolore si mescolò. Il demone perse la presa e Xena, priva
di sensi cadde al suolo.
La creatura demoniaca parve sciogliersi in rivoli di pece nerastra che
sparirono nel terreno, quasi non esistesse.
Rimasero solo il chakram di Xena e alcuni coltelli tra l'erba.
Gabrielle si precipitò verso Tarissa, le sollevo la testa tra le braccia,
le tolse l'elmo. Vide il viso della donna che aveva intravisto quella notte
tra i cespugli, rigato dalle lacrime. Nuovamente integro.
"Perdonatemi..." disse "perdonatemi..... non c'era altro modo.
Il mio sangue gli aveva dato la vita. Solo il mio sangue poteva darci la
morte."
Le prime luci dell'alba illuminarono il freddo metallo del chakram
abbandonato tra l'erba.

FINE