.~Gabrielle Angelo Nero~.
di Loris

1

Rivelazioni

- Ti dico che l'avrei sconfitto da sola! - Disse in tono deciso.
- Va bene, mi hai convinta.- rispose Xena ormai rassegnata - Giuro che non interverrò la prossima volta.-
Gabrielle rimase per un attimo silenziosa. Finalmente Xena le dava ascolto.
-Bene....allora è deciso.- sorrise soddisfatta.
Facendosi largo tra gli astanti, una figura incappucciata si avvicinò a loro.
- Perdonate la mia arroganza giovani guerriere, sono Micnos, gran sacerdote delle Crisalidi.- disse l'uomo sedendosi al loro tavolo.
- Non ne ho mai sentito parlare, da quale villaggio vieni ?- rispose Gabrielle, mentre riponeva con cura un pezzo di pane e una toma di formaggio nella sacca.
L'uomo abbassò il cappuccio prima di rispondere. I suoi bianchi capelli, incorniciavano un viso non più giovane ma ugualmente interessante.
- Da molto lontano giovane fanciulla, da una città di cui pochi sono a conoscenza.....- Xena lo interruppe.
- Ynosh...vieni da Ynosh....non è vero?- disse senza alzare lo sguardo fisso sul piccolo coltello che roteava tra le dita.
L'uomo annuì.
- Ma è solo una leggenda!- esclamò Gabrielle. Si alzò in piedi e aggiunse:
-Quella città non è mai esistita. Micnos, abbiamo molte cose da fare noi. Xena andiamo? -
- Si, direi che è ora di andare....Micnos...-
Alzandosi dalla panca, la guerriera fece un gesto di commiato.
L'uomo l'afferrò per un braccio prima di parlare.
-Xena ti prego, ascoltami. E' importante, ho bisogno del vostro aiuto.-
Lo sguardo della donna si soffermò qualche istante su quella mano posata sul suo braccio, poi rivolse i suoi cerulei occhi sul viso dell'uomo.
Si sentiva a disagio, era come se fosse entrata in lui e ne avesse carpito i suoi lati più intimi e segreti.
Chinò la testa, lasciando la presa. - Perdona il mio gesto....-
Si sistemò con cura il bracciale da guerra, dono di Hercules, prima di rispondere.
- D'accordo Micnos, sii breve, ho molte cose da fare e la giornata non sarà ancora molto lunga.-
- Ti ringrazio, sarò conciso il più possibile.-
La sua testa bianca si voltò verso Gabrielle.
- Esiste eccome, cara fanciulla e porta in seno un grande pericolo..... cosi grande, da farmi temere per l'esistenza stessa dell'umanità.-
Si fermò per alcuni istanti scrutando gli animi delle due donne...continuo:
-Ynosh e ubicata in una valle perduta, chiusa dentro una montagna.
Vi si accede attraverso delle grotte nascoste alla vista dei mortali, situate in una zona impervia, molto difficili da raggiungere. Una volta trovato l'accesso, si penetra nelle viscere della terra.....fino ad arrivare alla valle. Ma anche cosi la città rimane invisibile alla vista. Solo una volta al giorno, quando il sole muore e nasce la luna, solo in quel preciso istante ella diventa visibile.
Quello e l'unico momento in cui vi è data la possibilità di entrare o uscire.-
Gabrielle ora ascoltava con più attenzione:
- Continua....quale pericolo ci minaccia? -
Xena rimase in silenzio.
- Vedi, io sono il gran sacerdote delle Crisalidi, semidee consacrate alla custodia di un demone, un demone dai grandissimi poteri. Imprigionato da millenni, dovevamo impedirne la rinascita a qualsiasi costo, ma abbiamo fallito.-
Il vecchio Micnos si portò la testa tra le mani, la sua disperazione più evidente che mai.
- E' stata tutta colpa mia. Ora l'umanità intera ne pagherà dazio.....Xena ti prego aiutami...- la sua voce a tratti interrotta dal pianto.
- Parlami di questo demone, vedrò cosa posso fare. - rispose toccando la spalla dell'uomo.
Il vecchio alzò lo sguardo fino ad incontrare quello di Xena, quegli stessi occhi che poco prima l'avevano messo a disagio, ora suscitavano in lui un senso di sicurezza.
-Goudhà....il suo nome è Goudhà. La sua forza è senza limite cosi come la sua malvagità. E' potente Xena, più degli Dei stessi. Non ha corpo nè anima, è soltanto pura oscurità. -
Gabrielle lo interruppe: - Com'è accaduto? Come ha fatto Goudhà a liberarsi...- domandò.
-Guardami.... sono vecchio ormai. Dovevo trovare il mio successore, un giovane puro, con una grande energia che elevasse il suo spirito al di sopra dell'umana creatura che è dentro di noi. La sua mente forte....Goudhà è la perfidia, il tradimento, le lusinghe.- bevve un sorso di sidro prima di continuare.
-...vidi un fanciullo sulle rive di un ruscello. Con sassi e piccoli rametti, cercava di costruire qualcosa. Era un ponte, che collegava la riva ad un grosso masso a non più di un metro dalla sponda. Era incredibile Gabrielle...quei sassi, quei rametti, stavano in equilibrio, in un perfetto gioco d'incastri...... d'un tratto il fanciullo ci salì sopra. Il piccolo ponte sopportò il suo peso, e a piccoli passi lo attraversò. Neanche il più piccolo rametto cadde....ancora adesso provo gioia nel raccontare questo piccolo episodio. Emanava una forte energia quel giovane, lo percepii chiaramente.
"Come ti chiami?" chiesi..
"Gedeo signore", mi rispose girandosi verso di me. Nei suoi occhi grigi vidi la purezza....finalmente l'avevo trovato.-
-Dove si trova adesso?- chiese Xena.
-Ad Ynosh, naturalmente. Ne ha il pieno controllo. L'ho addestrato per 10 lunghissimi anni. Il ragazzo imparava in fretta. Ero soddisfatto e felice per questo. Ma avevo sottovaluto il potere di Goudhà.....Me l'ha portato via, capisci! Gedeo non è stato abbastanza forte da resistergli e lui ne ha fatto il suo campione, il suo sacerdote, colui che lo avrebbe reso libero.-
Xena guardò l'uomo negli occhi prima di parlare.
- Allora Gedeo è il perno di tutto, la chiave d'accesso di Goudhà per impadronirsi del nostro mondo.-
Il vecchio sacerdote scuoteva il capo: - Proprio cosi. Solo con la sua morte, il demone rimarrà confinato nella sua prigione.-
Gabrielle e Xena si scambiarono un'occhiata: - Direi che sta per iniziare una nuova avventura, io sono pronta! - prese il suo bastone e continuò:
- ...Andiamo. -
- D'accordo. - rispose Xena, poi rivolgendosi a Micnos aggiunse: - Portaci a Ynosh.-
Un sorriso illuminò il viso dell'uomo.
- Seguitemi!- con la mano fece un ampio gesto a cedere il passo alle due donne. Si incamminarono.
Per i tre giorni successivi, Mycnos intrattenne le due compagne raccontando loro i segreti della citta perduta. Gabrielle rimase molto affascinata e come sempre, l'aveva sommerso di mille domande. Daltronde il vecchio sacerdote non sembrava per nulla infastidito dalla curiosità della giovane fanciulla, anzi, Xena aveva notato come i due avessero legato. La sua amica era speciale, lo sapeva bene lei...e non le fu' difficile conquistare il cuore del vecchio.
Tutto procedeva senza intoppi, Mycnos era stato preciso con Xena su come raggiungere l'entrata di Ynosh.
In verità, le aveva confidato, c'erano due modi per accedervi: dalle caverne del Monte Pirseo e una via più difficile, la cui esistenza veniva tramandata da sacerdote a sacerdote. Attraversava il territorio delle Sferidi, ninfe malvagie nate dall'unione di Zeus con Serfidia, demone che soggiogava le umane creature.
Avevano lo straordinario potere di mostrarsi ai viandanti con le sembianze dei loro sogni. Prede innocenti sotto il loro controllo, ne risucchiavano via la linfa vitale.
- Sono sette sorelle, ....bestie demoniache con le sembianze di semplici fanciulle. Ti sconsiglio di passare di lì Xena.- bisbigliò il vecchio sacerdote.
Xena si arrestò improvvisamente, la sua mano si posò velocemente sul cerchio attaccato alla cintola. Gabrielle fece per parlare ma lei la precedette.
- Porta Micnos al sicuro, penso siano una decina...sta pronta!-
- Che succede? - chiese il vecchio.
Gabrielle lo prese per un braccio e lo trascinò via.
- Non preoccuparti e stammi vicino.- rispose lasciando il sentiero e nascondendosi nella boscaglia.
La principessa guerriera era immobile, solo i suoi occhi si muovevano esaminando minuziosamente l'ambiente circostante. Ogni più piccolo rumore, le suggeriva la posizione degli avversari. Uno ad uno ne individuava la locazione. Un sorriso le si dipinse sul viso, l'odore della battaglia imminente, esaltava il suo spirito guerriero.
Un sibilo nell'aria subito alla sua destra, una stupida freccia cercava il suo bersaglio. Si mosse in fretta, la afferrò a mezz'aria con la mano, roteò su se stessa imprimendo nuova forza all'arma, lasciandola libera nel momento in cui puntava la direzione di partenza. Colpì alla gola lo sventurato guerriero che l'aveva lanciata.
Altri tre le furono addosso, nei loro occhi una luce di folle pazzia. Si abbassò di scatto, evitando che la spada nemica le tagliasse la testa. Chiuse il pugno e alzandosi colpì l'avversario proprio sotto al mento. Il sordo rumore di ossa frantumate, accompagnò il breve volo dell'uomo che toccò la terra a un paio di metri da lei. Con l'altra mano estrasse la spada ruotandola all'indietro di 180 gradi. Il guerriero alle sue spalle nenche ebbe il tempo di accorgersi della lama che lo passò da parte a parte.
Xena non aveva perso il sorriso.
L'uomo davanti a lei si passava da una mano all'altra l'enorme ascia bipenne. Sembrava indeciso sul da farsi, poi senza nessun preavviso le si scagliò contro, brandendo la pesante arma con tutte e due le mani. Nello stesso istante impercettibili fruscii alle sue spalle, misero in moto la guerriera. Erano tre le frecce dirette verso di lei. Si gettò a terra facendo una capriola verso l'avversario, ritrovandosi proprio sotto di lui. Lo colpì in pieno all'inguine con l'impugnatura della spada nel preciso momento in cui le frecce si conficcarono nel petto dell'uomo. Rotolò a lato e quando fu in ginocchio lanciò il suo cerchio rotante che colpi 4 volte, prima di ritornare dalla sua padrona. Si alzò in piedi roteando la spada, intorno a lei ....il nulla.
Udì le grida di battaglia di Gabrielle.
Corse subito in quella direzione. In una piccola radura tre uomini stavano attaccando la sua giovane amica.
- GABRIELLE, STO ARRIVANDO! - gridò.
Micnos era dietro di lei, e Gabrielle teneva a bada gli avversari con il suo bastone. Uno di loro armato di coltello, si gettò addosso alla ragazza che non si fece sorprendere. Colpì allo stomaco il malcapitato e roteando su stessa impresse maggior forza al bastone. L'impatto con il viso dell'avversario fu terribile, facendolo letteralmente volare nella direzione opposta. Era già morto col cranio fracassato quando finì la sua corsa contro la dura corteccia di una sequoia. Gli altri due si guardarono perplessi. Avevano sbagliato nel valutare la giovane amica di Xena una facile preda.
Non avevano ancora svolto il compito che gli era stato affidato e Xena era ormai alle loro spalle. Sapevano che la morte li avrebbe comunque presi.
Uno di loro si girò verso la principessa guerriera, estrasse due lunghi coltelli ricurvi mentre con foga le si scagliava addosso. L'altro armato di spadone a due mani puntava Gabrielle o meglio, ciò che lei cercava di proteggere.
- MICNOS.... GEDEO VUOLE LA TUA MORTE....- grido' lanciandosi su di loro.
- NON RIUSCIRAI A FARGLI DEL MALE!- rispose Gabrielle, determinata più che mai.
Dalla parte opposta, Xena disarmò con due calci ben assestati il suo avversario e con un terzo in pieno sterno, lo mandò a gambe all'aria.
Gabrielle intanto, parava con decisione ogni colpo diretto verso di lei.
Una strana luce nei suoi occhi, uno strano sorriso sul suo volto, sembrava quasi che provasse piacere nel combattere. Xena lo notò per un istante, ma poi il viso dell'amica tornò normale....se ne dimenticò in fretta.
Fu' veloce nel toccare i punti di pressione dell'uomo, che lascio cadere la sua arma a terra, rimase immobile per alcuni secondi, poi crollò rovinosamente al suolo. Rivoli di sangue fuoriuscivano dalle orecchie, dal naso e dai lati della bocca. Gabrielle appoggiò il bastone a terra visibilmente provata, poi si girò in cerca del sacerdote....
-Micnos?....è finita, puoi uscire adesso. - nessuno rispose.
Guardò Xena con sorpresa, l'uomo era sparito sotto ai loro occhi.
-Cerca qua intorno, io intanto faro due chiacchiere con lui. -
Gabrielle annuì e si allontanò chiamando a gran voce il vecchio Micnos.
Il guerriero a terra era ancora immobile. Xena si chinò su di lui.
- Allora, penso che non sia una cosa piacevole , vero? - le rivolse un piccolo sorriso.
Il volto dell'uomo stava ora assumendo il colore tipico di quando si sta compiendo un'enorme sforzo....un rosso acceso tendente al viola. Grosse vene segnavano il suo corpo.
- Vedi, ti ho bloccato l'afflusso d'aria nei polmoni..... Di solito un uomo normale impiega dai due ai quattro minuti prima di morire, ma non mi sembra il tuo caso....sei un guerriero robusto tu.- fece una piccola pausa, poi inspirò profondamente a riempirsi i polmoni.
- Meravigliosa......ci si accorge di quando sia importante solo quando ci è tolta, non credi!-
L'uomo ormai aveva raggiunto il suo limite. Gli occhi in fuori ricolmi di piccole venuzze rossastre.
- Se hai voglia di parlare un po' con me fammi un cenno, magari cambio idea e ti darò nuovamente la possibilità di respirare.- disse con calma la donna.
Non vi fu' risposta.
- D'accordo, sia come vuoi. - aggiunse Xena mentre si alzava. Si accorse che l'uomo stava cercando di muovere la mano.
- Che peccato, pensavo che non avresti cambiato idea.- si chinò nuovamente su di lui e con le dita fece pressione sul collo, subito dietro alle orecchie.
-Fatto ora non ci resta che aspettare un pò. -
L'uomo rantolò e per alcuni minuti non fece altro che tossire. Ad ogni respiro, mille lame pungenti trafiggevano i suoi aridi polmoni. Xena, incurante della sua sofferenza, guardava la lama della sua spada mentre col dito ne saggiava il filo. Sorrise quando una piccola goccia di sangue fuoriuscì dal polpastrello, la sua arma era perfetta.
- Xena....- l'uomo tossì, - ....tu non sai...- si interruppe ancora una volta. Parlare era la cosa più difficile del mondo per lui, tentò ancora.
-....deve morire...- improvvisamente comincio a tremare. Per un attimo continuò ad ignorarlo ma poi si decise a prestargli attenzione. Non era normale quella reazione. Il corpo dell'uomo era madido di sudore, il suo dimenarsi era ritmico e sbatteva arti e testa violentemente sul terreno.
- Cerca di star calmo.- disse afferrandolo per le braccia con forza. Ciononostante gli sfuggiva. In quel momento Gabrielle sbucò dalla vegetazione.
- Xena, che succede?-
- Presto, vieni a darmi una mano...-
Si precipitò subito. -Che devo fare?-
- Tienigli ferma la testa.-
Lo fece, la prese tra le mani e la tenne forte, non fu' affatto semplice come sembrava.
Schiuma biancastra comincio copiosamente ad uscirgli dalla bocca, mischiandosi col sangue raggrumato...la respirazione violenta ed affannosa.
- Xena......- sussurrò Gabrielle.
- Non mollare, tienilo fermo!- replicò lei
Mestamente scoprì il torace del guerriero, facendo pressione su vari punti del petto poi alla base del collo vicino alla carotide.
- Dovrebbe rallentare la pressione sanguigna.....- Disse guardando Gabrielle.
Sembrava funzionare, l'uomo rallentò i suoi movimenti e lentamente smise di dimenarsi.
Impetuoso vento sferzò i loro visi.....Xena sussultò, nella sua mente un suono cupo, - Non puoi salvarlo....- rimase immobile. Era sicura che nessuno avesse parlato.
- Hai sentito Gabrielle? -
- Che cosa? -
Violentemente riprese a fremere, il suo collo a gonfiarsi subito seguito dal torace, un'inquietante rumore di rametti calpestati proveniva dal suo interno.
Gabrielle era impietrita, non aveva mai visto una cosa simile. La stessa Xena aveva negli occhi un'espressione di perplessità.
Come quando si getta un grosso sasso in un lago sollevando schizzi d'acqua, cosi fece il corpo dell'uomo: le carni esplosero, lasciando fuoriuscire la massa di liquidi che aveva dentro. Il suo interno non esisteva più.....smise di dimenarsi.
- Gabrielle, va tutto bene?...è finita.- disse guardando il volto sconvolto dell'amica.
Gab non si mosse, teneva ancora tra le mani la testa dello sventurato e gli occhi fissi su ciò che ne rimaneva. Sangue, misto a chissà cos'altro, ricopriva entrambe.
Tirò su' la fanciulla per le braccia e l'abbracciò accarezzandogli la testa.
- Va tutto bene, ci sono qua io...- le sussurrò.
Il suo sguardo si soffermò su quel corpo martoriato, era come una sacca vuota. Quelle parole che le era sembrato di udire, forse la tensione le aveva giocato un brutto scherzo. Si era l'unica spiegazione. In verità rimase un po' scossa anche lei, ma nessuno l'avrebbe mai saputo.
-Andiamo Gabrielle, cerchiamo un po' d'acqua per rinfrescarci.-
Si allontanarono da quel luogo trasudante morte.
- Non l'ho trovato Xena, è sparito nel nulla.-
- Non preoccuparti adesso, sono sicura che è vivo, vedrai che lo troveremo.-
La fece salire su Argo.
- Forza andiamo!-
Il piccolo laghetto che trovarono dopo un'ora di cammino, fu' senza dubbio una benedizione degli dei. Non solo lavò i loro corpi, ma purificò anche le loro menti. Soprattutto Gabrielle ne trasse beneficio, Xena ne fu contenta.


2

Monte Pirseo


Finalmente il Monte Pirseo. Alla loro destra s'intravedeva l'enorme costone di roccia che avrebbero dovuto scalare.
-Perchè? - chiese Gabrielle, volgendo lo sguardo verso di lei.
-Finiscila di fare sempre domande. Entro il calar del sole voglio già essere lì!- rispose Xena, mentre con la mano accarezzava il muso del suo cavallo.
-Amico mio, ascoltami bene. Il viaggio che stiamo per intraprendere non è adatto a tè. Quindi voglio che tu vada a casa da Tereo, lui si prenderà cura di tè fino al mio ritorno......e, non ti sto abbandonando, sia chiaro!-
Immobile come una statua di marmo, la fissava con i suoi grandi occhi. Non guardava la sua padrona, piuttosto ne cercava lo sguardo. Xena lo accontentò, per alcuni istanti si guardarono negli occhi. La simbiosi era perfetta, Argo dapprima scrollò la testa, poi si avvicinò al viso della guerriera annusandole la guancia.
Si allontanò di scatto facendo un giro su se stesso e quando fu di nuovo faccia a faccia con lei, emise un nitrito muovendo il capo.
Xena sorrise: - Certo amico mio, ci rivedremo prima di quanto tu immagini.-
Gabrielle, appoggiata ad grosso albero, stava sistemando l'elemento decorativo posto sulla cima del suo bastone quando uno sbuffo le mosse una ciocca di capelli. Alzò lo sguardo, Argo era davanti a lei.
Chinò la testa fino a raggiungere la sua mano e la toccò.
- Ho capito! - esclamò Gabrielle prendendolo per il garretto. Posò il suo bastone e accarezzò energicamente la criniera dell'animale.
- Sta tranquillo , Xena ed io ci proteggeremo a vicenda. Non devi preoccuparti...vero Xena!-
La donna si portò le mani ai fianchi.
- Naturalmente, finchè sarò in tua compagnia non avrò nulla da temere. -, sorrise.
Gabrielle fece una smorfia prima di abbozzare un sorriso forzato.
- Certo, certo, fà pure la spiritosa....- rispose allontanandosi dall'albero ed imboccando il piccolo sentiero che portava al costone. Poi aggiunse:
- Allora principessa guerriera, ti muovi, o devo andare da sola?-
Xena diede una pacca sulla coscia di Argo...- Và, io raggiungo la mia permalosa amica. - si incamminarono.
Era una giornata particolarmente affosa, ma procedevano di buona lena. Con quell'andatura, avevano stimato di raggiungere l'entrata prima che il buio le costringesse ad accamparsi.
Xena guardò il sole esaminando la sua posizione.
- Abbiamo ancora 6 o 7 ore di luce. Se non facciamo soste, direi che potremo farcela, te la senti? - chiese a Gabrielle.
Poco più avanti a lei la bionda fanciulla si fermò, appoggiando il piede su di un piccolo sasso. Si girò all'indietro e fece un gesto con la mano.
- Certo che c'è la faccio......piuttosto tu! Ti vedo un po' stanca oggi.- il suo viso allegro, il suo tono scherzoso.
La principessa guerriera sorrise prima di rispondere.
- Vedi di non rimanere indietro, non ti aspetterò! -
Per circa due ore si erano inerpicate su' per le pendici. Sotto al sole la marcia non era stata proprio piacevole.
Ma adesso si presentava loro la parte più difficile. La parete rocciosa che avevano davanti era ripida e alta almeno un centinaio di metri.
Xena esaminò la roccia davanti a lei, tentando un primo approccio. Ogni più piccola crepa, era per lei preda preziosa. Le sue dita sfruttavano anche le insenature più piccole.....ma la salita fu' breve.
La parete probabilmente di origine vulcanica, non era abbastanza solida. I punti in cui faceva presa, si sbriciolavano sotto le sue mani. Tentò ancora, senza ottenere risultati apprezzabili.
- Abbiamo un problema. - disse strofinandosi le mani per eliminare i residui di roccia.
Gabrielle si guardò attorno, poi il suo sguardo cercò quello dell'amica.
- E ora?...che facciamo....- replicò appoggiandosi con ambedue le mani al bastone, proseguì: - Micnos, ci ha parlato di due strade......-
- No! - la interruppe Xena, -...dobbiamo passare per forza di qua e poi non ho intenzione d' incontrare le Sferidi. - si guardò attorno, poi aggiunse:
- Ci rimane poco tempo prima che il sole tramonti. -
- Hai ragione. - rispose Gabrielle, - Hai qualche idea? -
Xena si accarezzò il mento, visibilmente pensierosa. Gabrielle era sicura che avrebbe trovato il sistema di scalare quella friabile parete di roccia biancastra.
- Forse qualcosa possiamo fare.- asserì la guerriera.
-Lo sapevo.- ribattè Gabrielle divertita: - dimmi...-
Un grosso albero secolare attirò la sua attenzione. Era forse l'albero piu grande che avesse visto in vita sua. Stimò una base di almeno 4 metri, per un'altezza di circa 30 metri. Era la sponda ideale per il suo cerchio, pensò.
Si rivolse verso l'amica, - Gabrielle, vieni vicino a me. -
Quando furono insieme Xena prese il suo cerchio. I suoi occhi, ora sulla parete, subito dopo sull'albero, tracciavano immaginarie traiettorie nell'aria. Ogni volta la donna si spostava di qualche passo in una direzione o nell'altra, come se quei piccoli movimenti influissero su' ciò che stava per fare. Gabrielle la osservava silenziosa, sempre affascinata da come Xena sapeva affrontare ogni tipo di situazione. Forse un giorno ne sarebbe stata capace anche lei.
- Ci siamo! - esclamò Xena. Lanciò un'ultima occhiata alla parete rocciosa, puntando contro di essa il suo cerchio. Con decisione porto il braccio all'indietro ruotò il busto a caricare il lancio.....e lo scagliò con tutta la forza di cui era capace. Il suo grido di guerra si propagò nella vallata sottostante e l'eco lo prolungò per interminabili istanti. Nel cielo, due falchi volteggiavano in circolo. Gabrielle sorrise alla loro vista, era di buon auspicio.
La velocità con cui il cerchio colpiva dapprima la roccia e subito dopo l'enorme albero era sbalorditiva, Gabrielle provò a contare i colpi, ma rinunciò subito. Sembrava seguire un filo invisibile, tanto era la precisione con cui segnava profonde fenditure sulla bianca roccia, tutte a salire verso l'alto e tutte alla stessa distanza.
- Speriamo che l'albero resista fino a segnare tutta la parete.- disse Xena guardando Gabrielle.
- Stai scherzando! - rispose: - ....hai visto quant'è grande! - indicando l'albero alla loro destra. Rimase stupita dalla profonda ferita che si allargava ogni volta che il cerchio vi rimbalzava, aggiunse:
- ...Speriamo...-
La principessa guerriera allungò il braccio, il cerchio aveva terminato il suo lavoro e tornò nelle sue mani. Ma lo lasciò subito cadere. L'erba al suo contato si incenerì, era rovente.
Gabrielle intanto guardava meravigliata la parete di roccia. I suoi fianchi mostravano ora una perfetta scaletta scavata al suo interno.
- E' incredibile....ma come hai fatto? Dovrei conoscerti lo so....ma mi stupisci sempre.-
Xena stava versando un po' d'acqua sul cerchio. Ad ogni contatto una nube di vapore sfrigolava nell'aria.
- Sono contenta che l'albero abbia resistito, mi sarebbe dispiaciuto causarne la morte.- Mormorò Xena.
Nonostante le profonde tracce lasciate dal cerchio, l'albero era stato intaccato solo superficialmente. Nel giro di un paio di stagioni si sarebbe rimesso a posto.
Si chinò a terra e lo raccolse. Sul terreno un nero cerchio di cenere contrastava con il vivo colore dell'erba.
Si rivolse all'amica: - Forza, muoviamoci. Non perdiamo tempo prezioso.-
Gabrielle Annuì, e si diresse verso la parete.
- Vado per prima! -
- Fà attenzione...- replicò lei.
La salita non fu' facile e nonostante le fenditure provocate dal cerchio fossero profonde, la presa non era sempre sicura. Più volte rischiarono di cadere nel vuoto, ma alla fine la loro tenacia fu' premiata. Gabrielle fu' la prima a raggiungere la cima, Xena le era subito dietro. Ormai era fatta, le mancava ancora un metro, quando accadde l'imprevisto.
L'appoggio sotto al piede destro, si sbriciolò sotto al suo peso, sbilanciandola all'indietro. Si aggrappò con vigore con le braccia, ma la mossa troppo avventata causò il cedimento della roccia. Un solo braccio la teneva in vita. Ma sotto la sua presa, sentiva la roccia venire meno.
- Xena...XENA...- gridò Gabrielle.
- VA VIA DA QUI! - urlò la donna: - LA PARETE E' INSTABILE .....COSI CADI ANCHE TU. ME LA CAVERO' IN QUALCHE MODO.-
Ma Gabrielle neanche sentì queste parole. Era gia con metà corpo esposto al di fuori della roccia, la mano protesa verso di lei :-...AFFERRALA...- disse cercando di allungarsi ancora.
Xena cercò di tirare su il braccio, muovendosi lentamente per evitare di cadere nel vuoto.
Gabrielle dal canto suo, sentiva sempre meno il sostegno sotto al suo corpo, ma questo non fu sufficiente a farla desistere.
- FORZA.....CI SIAMO QUASI! - ....ancora pochi centimetri e poteva toccarla.
La roccia cedette di colpo. Per un istante che sembro' infinito, i loro occhi si incrociarono. Una lacrima cadde dal viso di Gabrielle, finendo la sua corsa sul viso dell'amica.
Xena non aveva paura. Mai aveva temuto la morte, ma nel suo viso si leggeva chiaramente un'infinita tristezza...l'amarezza di perdere la cosa a cui teneva di più. Non la sua vita....ma Gabrielle. Era sicura che la sua giovane amica sarebbe caduta con lei.
-NOOOOOOO! - gridò Gab con tutta la forza che aveva.
La mano con cui si reggeva strinse forte la presa, cosi forte da sanguinare ....si spinse oltre i limiti di tenuta, confidando nella resistenza del suo braccio, ma soprattutto nella solidità della roccia. Afferrò con decisione il polso di Xena....
- PRESA!- esulto'.
-Lasciami andare Gabrielle, o moriremo tutt'e due....ti prego..- sussurrò la donna.
Gabrielle non rispose, stava cercando di concentrare tutta la forza di cui disponeva nel suo braccio. Non sentiva più le dita, quasi conficcate nella roccia a formare tutt'uno con essa. Il cuore le batteva fortissimo e la pressione gonfiava le sue vene quasi a farle scoppiare. Lasciò andare un urlo liberatorio quando le sue energie furono concentrate nello sforzo supremo di tirare su il corpo dall'amica. Furono pochi attimi, ma molto intensi.
La roccia offriva nuovi appigli, si ci aggrappò con forza ma delicatamente e insieme risalirono il metro di roccia che le separava dalla salvezza.
Era fatta!
Gabrielle era sfinita, la sua mano sanguinante ancora unita alla roccia.
Xena la staccò delicatamente da essa e ne toccò alcuni punti di pressione.
- Ti aiuteranno a star meglio.- le bisbigliò sorridendo con il cuore.
Prese delle bende e dopo aver risciacquato con acqua fresca ebbe cura di fasciarla con delicatezza.
- Ti rendi conto che potevi morire....- aggiunse in tono dolce.
Gabrielle sorrise prima di rispondere. - Non ti avrei mai lasciato cadere. Se il prezzo da pagare era la mia vita, .... avrei pagato.-
Xena accarezzò il suo viso prima di baciarla sulla fronte.
- Ti voglio bene Gabrielle....non immagini quanto! -
- Te ne voglio anch'io Xena.....-
- Grazie .....- il suo sguardo valeva più di mille parole.
-Mi hai salvato centinaia di volte tu....non devi ringraziarmi.-
Le due amiche rimasero sedute per alcuni minuti ancora, contemplando la splendida vista che si godeva da lassù. Il silenzio che regnava era interrotto solo dalla voce della natura.
- Hai mai ascoltato la voce della terra?- chiese Gabrielle.
- No.... non ne ho mai avuto il tempo.- rispose la guerriera.
- Chiudi gli occhi e dammi la mano.- aggiunse Gab
Xena l'accontentò...ascoltarono. Superficialmente non si udiva nulla, ma facendo attenzione........ecco, il fruscio degli alberi mossi dal vento. Piccole voci di mille piccoli animali, formavano un brusio degno delle più affollate taverne, il soffio del vento che accarezzava il viso...la vita era ovunque intorno a loro, piena e rigogliosa.
- La sento Gabrielle, è ovunque e pregnante.-
- Si, è bellissimo...lo facevamo spesso io e mia sorella. A volte, se fai attenzione, riesci anche ad interpretarne il significato....-
- Dopo che avremo sistemato Goudhà, vorrei provare.- rispose Xena.
- D'accordo, lo faremo.- affermò Gabrielle, appoggiando la testa alla sua spalla. Xena le passo una mano sopra e la tenne a sè. Furono istanti di assoluta pace.
- E meglio andare ora.- mormorò la guerriera
- Certo, tra poco il sole tramonterà, e noi dobbiamo già essere nella valle quando ciò avverrà.-
Si alzarono e raccolte le loro cose si incamminarono verso l'ubicazione delle grotte.

3


Nelle viscere della terra


Micnos era stato molto preciso nel dirgli come arrivarci. Dal sentiero dove si trovavano si vedeva solo roccia e null'altro. L'aveva avvertita, le tre grotte, una più grande le altre due più piccole, erano proprio davanti ai loro occhi, ma la natura, oppure qualcos'altro, aveva fatto in modo che le pareti sembrassero contigue, dando l'idea di un unico, enorme blocco di roccia. Ma la realtà era ben diversa e l'illusione creata, pressochè perfetta.
Xena si avvicinò: - Eccole Gabrielle.- disse indicandole all'amica.
Micnos aveva detto di prendere la piccola di sinistra, le altre due erano solo trappole e conducevano a morte certa.
L'entrata in effetti risultava piuttosto ridotta e le due donne dovettero accovacciarsi per entrare. Xena procedeva in ginocchio, subito prima di Gabrielle. Reggeva in mano una piccola torcia, necessaria, visto che dopo una decina di metri il cunicolo piombava nell'oscurità più totale.
- Gabrielle, fa attenzione agli strati di roccia, sono particolarmente taglienti.-
Non ebbe tempo di finire la frase:
-Ahii.....potevi dirmelo prima!- bofonchiò la fanciulla.
Avanzarono carponi per un lungo tratto, fino a raggiungere una nuova galleria ancora più piccola di quella attuale. Furono costrette a sdraiarsi completamente e a fatica, Xena riuscì a far passare la torcia che per quanto piccola, sembrava enorme li dentro.
L'aria si stava facendo pesante, probabilmente per colpa della fiamma che bruciava il poco ossigeno disponibile, ma proseguirono nella discesa.
- Xena, non vedi ancora niente?- domandò con voce esile.
- Non ancora, ma forse più avanti, comincia di nuovo ad allargarsi.-
Cercarono di affrettare i movimenti, per quanto fu' loro possibile. Ormai la torcia stava per estinguersi, e la respirazione stava diventando un problema.
-Gabrielle, spengo la torcia, altrimenti non usciremo vive da qui. - disse la guerriera, poi proseguì: - Tu stammi vicina.-
- D'accordo, ma non sarà pericoloso? - rispose dubbiosa.
- Non abbiamo altra scelta. -
L'oscurità piombo famelica su di loro. Aloni di luci colorate fluttuavano davanti ai loro occhi, poi lentamente le iridi si rilassarono, abituandosi alla nuova condizione. Con cautela, avanzarono....
Finalmente l'aria si fece meno rarefatta, i loro polmoni gioirono. Fu' in quello stesso istante che le mani di Xena, protese in avanti, toccarono qualcosa di morbido....al tatto pareva quasi seta, prezioso filamento proveniente dal lontano oriente. Lo ricordava chiaramente, di quella stoffa delicata erano fatti i vestiti di Lao Ma. Ella stessa ne aveva fatto uso, sentendosi chiaramente a disagio con quelle vesti....troppo femminili per i suoi gusti.
- C'è qualcosa qui...- non terminò la frase, interrotta da qualcosa che tentò di salirgli sul braccio.
- Che succede Xena? - gridò isterica Gabrielle.
- Accendi la torcia ...presto! - rispose mestamente la donna, mentre estraeva il piccolo coltello che aveva sempre nel decolletè.
Come succede spesso nei momenti di massima concitazione, ciò che di solito e semplice diventa sempre complicato. Gabrielle, per quanto si ostinasse, non riusciva ad accendere quella maledetta torcia.
- Gabrielle....- ripetè Xena mentre sbatteva il braccio con quella cosa appiccicata contro la parete, più volte e violentemente...ma senza nessun risultato. Senza pensarci, conficcò la lama su quell'essere, cosi molle da non opporre nessuna resistenza. Si udì un sibilo e subito dopo sul braccio della donna colò una sostanza calda e untuosa.
Finalmente Gabrielle riuscì nell'intento, la torcia illuminò le pareti di roccia.
I loro occhi abituati alle tenebre rifiutarono quell'esplosione di luce, ma soltanto per pochi attimi.
Giaceva immobile in una pozza di liquido nero, una creatura dalla pelle sottile e di colore giallastro. Non piu grande di una gallina, pareva un incrocio tra una talpa e un verme. Minuscole zampette fuoriuscivano dal ventre di pochi centimetri, una serie di filamenti lunghi e sottili campeggiavano davanti ad una piccolissima bocca.
Gabrielle fece una smorfia di disgusto: - Che cos'è questa schifezza! -
-Una creatura della terra che faceva la nostra stessa strada, per sua sfortuna.- rispose Xena strofinando il braccio contro i muschi, che un po' ovunque ricoprivano le pareti.
- Ti ha morso? - domandò curiosa.
- No,....... non era sua intenzione attaccare, penso fosse spaventata quanto noi. - rispose. Scavalcarono la creatura e proseguirono.
Poco più avanti si intravedeva l'entrata ad una grotta di grandi dimensioni e dopo pochi metri poterono finalmente tornare in posizione eretta.
Muscoli e ossa gridarono dal dolore per qualche minuto, cosa che le due donne ignorarono mentre procedevano. Le pareti trasudavano acqua, formando uno strato di migliaia di piccole sfere trasparenti. Ognuna rifletteva la luce tremolante della torcia dando l'illusione di un manto luccicante e vivo.
- E' carino Xena, non trovi.- bisbigliò Gabrielle con voce bassa, come se avesse paura che le piccole sfere si potessero rompere al suono della sua voce.
Uno striminzito si fu la sua risposta.
In fondo un'altra apertura. Era una piccola scaletta a chiocciola scavata nella roccia e penetrava ancor più giù nelle profondità.
In silenzio cominciarono la discesa. Più discendevano e più la scaletta sembrava allungarsi.
Gabrielle appoggiò una mano sulla spalla dell'amica:
- Che succede? - domandò Xena.
- Nulla, è tutto a posto. E' stato solo un piccolo capogiro.....andiamo pure.- rispose, continuando a tenersi.
Scesero con perizia, visto la scivolosità di quegli stretti gradini umidi, finchè finalmente, videro una fonte di luce una decina di metri più in basso.
- Forse ci siamo! - esclamò Gabrielle sporgendo la testa appena sopra la spalla della guerriera.
- Già, forse. -annuì Xena senza fermarsi.
L'ultimo gradino ed ecco.....davanti a loro l'antro si faceva piu grande per poi diventare enorme, cosi tanto da non vederne i confini. Un'enorme vallata si estendeva dinnanzi ai loro increduli occhi. Immense distese di verdi prati...... piccoli boschi, un fiume e persino un piccolo lago. L'aria era immobile, non un alito di vento. Ciononostante era frizzante e corposa. Guardarono verso il cielo che non esisteva. Tutto era coperto da una strana foschia rossastra, che dava il suo tono di colore a tutta la valle.
Immutabile, questo luogo non conosceva l'alternarsi del giorno e della notte. Perennemente la luce rossastra accompagnava la vita di questa valle perduta.
- Xena e ora che facciamo, come troviamo Ynosh?- chiese perplessa.
- Micnos mi ha detto di proseguire verso il lago, partendo da qui. Troveremo presto sulla nostra strada un arco di pietre....da li si accede alla città, che diventerà visibile per pochi minuti.- Terminò la frase mentre erano gia in cammino.
Non ci misero molto, Micnos aveva detto il vero. L'arco era proprio davanti a loro.
Gabrielle ci passo in mezzo spuntando dall'altra parte. Guardò Xena allargando le braccia, sul volto un'espressione di perplessità: - Bè...-
Xena scrollo le spalle, appoggiando la mani sui fianchi: - Aspettiamo!-
Si sedettero per terra una accanto all'altra, guardando l'acqua immobile del lago.
- E' triste questo posto, non trovi.- disse mentre si voltava verso di lei.
Xena sempre con lo sguardo fisso al lago, attese qualche attimo prima di rispondere.
- Se fossi nata qui, sarebbe un bel posto per me. Pochi avranno avuto l'occasione di visitare il nostro mondo..... e la maggioranza penso che ne ignori persino l'esistenza.-
- Forse hai ragione tu. Non potrei vivere senza il sole che sorge al mattino, ne tantomeno senza la luna che illumina le nostre notti....ma se non fossi a conoscenza, sarebbe diverso.- poi aggiunse:
- Ci saranno pesci nel lago?-
- Spero proprio di si.- fece una piccola pausa, poi riprese a parlare:
- E sarei proprio curiosa di sapere di che tipo! -
Aveva sempre amato la pesca, fin da bambina. Insieme a Linceo, passava interi pomeriggi a cercare di imitare il fratello. Era bravo, e non riuscì a batterlo neanche una volta....le mancava tanto.
Furono distolte da un crepitio. Di scatto si alzarono in piedi guardandosi attorno.
- Ci siamo Xena! - disse Gabrielle mentre si portava il bastone all'altezza delle spalle, pronta a qualsiasi evenienza.
Xena non fu' da meno, estrasse la spada.
" Finalmente", penso tra sè e sè.
L'acqua del lago immobile fino a pochi istanti prima, era ora increspata come mossa dal vento, un vento che non c'era. La terra sotto i loro piedi vibrava vistosamente, tanto che le due donne faticavano a mantenersi in equilibrio. Un forte ronzio penetrava nelle loro teste. Gabrielle lasciò cadere il bastone, portandosi le mani sopra le orecchie, ma non fu sufficiente. Il suono continuava a penetrargli nel cervello, provocandogli non solo fastidio, ma anche dolore. Cadde in ginocchio stringendo tra le mani la sua testa più forte che poteva.
Cercò di avvicinarsi a Gabrielle, ma era troppo anche per una guerriera forte come lei. Conficcò la spada nel terreno prima di portarsi le mani sulla testa. Come per l'amica la cosa non sorti alcun effetto, si inginocchiò rannicchiandosi su se stessa......
Cosi come era cominciato, in pochi istanti tutto finì. Xena alzò la testa,
dove prima vi era il nulla, ora si ergevano imponenti mura, cosi alte da non riuscirne a vedere la fine. L'arco di pietra era l'unica entrata a loro disposizione. Il dolore che intorpidiva le loro menti svanì lentamente, lasciandole in compagnia di un fastidioso fischio che impediva loro di sentire.
Probabilmente era la reazione alla forte pressione sonora che avevano dovuto sopportare poco prima.
Gabrielle era ancora inginocchiata quando Xena la prese per un braccio tirandola su. Le sue labbra erano vive, ma non si udì alcun suono...solo quel dannato fischio.
La guerriera fece un cenno con il braccio indicando l'arco, poi un cenno con la testa. Gabrielle annuì, muovendo la testa. Armi in pugno entrarono......

4


Ynosh

Il tunnel che dava accesso alla città era lungo almeno una ventina di metri. Le mura oltre che alte, risultarono anche di notevole ampiezza. Si guardarono attorno con attenzione, ma sembrava che la vita avesse abbandonato questo luogo.
Finalmente i loro occhi si posarono su Ynosh.....
Ammassate una su l'altra, umili capanne di legno e paglia erano sparse un pò ovunque, senza nessuna apparente logistica urbana.
Le strade, poco più che viali di piccole dimensione, erano ricoperte da ogni genere di sporcizia e sparsi dappertutto, carri con tutte le loro mercanzie giacevano abbandonati. Un acre odore di marciume rendeva la respirazione non molto piacevole.
Gabrielle prese dalla sacca due pezzi di stoffa. Se ne portò una sul viso porgendo l'altra alla compagna che fece altrettanto.
Procedevano a piccoli passi, tese come le corde di un arco. Con quel maledetto fischio nella testa che impediva loro di sentire, dovevano essere ancor più prudenti.
Xena si fermò per un attimo, poi fece cenno di seguirla indicando una capanna. Abbattè la fatiscente porta con un calcio ed entrò con circospezione.
Era tutto sottosopra, come se un gruppo di maiali l'avesse eletta a propria dimora.
Scoprì i corpi martoriati di due giovani donne, riverse sul pavimento con la testa mozzata. Si chinò su una di loro e diede un'occhiata. Erano li da almeno 3 giorni. Gabrielle era rimasta sull'uscio della porta con il suo bastone stretto tra le mani. Il fischio nelle orecchie stava diminuendo, lasciando posto ai rumori di questa lugubre città.... lo squittio dei topi, il cigolare di qualcosa.... che ad intervalli regolari sbatteva con violenza, rimbombando nella loro teste.
- Xena....c'è qualcuno qui dentro? - domandò ..... contenta nel risentire il suono della sua voce.
- No, sembra proprio che qui non ci sia nessuno,.... a parte i topi!- rispose mentre entrava in quella che una volta doveva essere la cucina. Su una lastra di granito probabilmente usata per impastare fragrante pane, giaceva il corpo di una bambina, il piccolo abito che aveva indosso , lacerato all'altezza del petto.
Si avvicinò di qualche passo prima di fermarsi. Le avevano asportato il piccolo cuore. Rimase immobile per alcuni istanti a fissare la povera piccola, poi uscì di corsa.
- Andiamo Gabrielle.- La sua voce dura, il suo viso scuro: - Dobbiamo trovare Goudhà....e fermarlo! -
- Che è successo? - chiese piano.
- Li ha uccisi tutti! - fu' la sua risposta.
Non era il momento di fare altre domande, in silenzio si incamminò a fianco dell'amica.
Ovunque volgessero lo sguardo, la desolazione regnava sovrana. L'aria sembrava ora più respirabile, probabilmente il loro olfatto si era assuefatto al nauseante odore.
In ogni capanno in cui entravano, la scena si ripeteva inesorabile. Morte, morte e ancora morte. Porte e finestre sbarrate erano stati l'estremo tentativo di quei disgraziati, di salvare le proprie vite..... chiusi nelle loro case..... diventate le loro tombe.
In lontananza un rumore cupo.....Xena aggrottò le sopracciglia, tendendo l'orecchio, esaminò quel suono.
Gabrielle accanto a lei, con lo sguardo l'interrogava...
Lo comprese...
- Cavalieri corazzati in assetto da combattimento...dietro quel carro, presto!- disse spingendo Gabrielle, che non se lo fece ripetere due volte.
In silenzio scrutavano nell'oscurità. Ora lo scalpitio dei cavalli era più vicino, più comprensibile.
- Vuoi attaccarli di sorpresa? - chiese Gabrielle, toccandole la spalla.
Xena rimase silenziosa ancora qualche istante prima di rispondere.
- No.....pensavo di seguirli. Potrebbero portarci da Goudhà! Stiamo a vedere che direzione prendono.-
- E' una buona idea. - bisbigliò sottovoce....ormai erano vicini, le vibrazioni provocate dalla loro avanzata si propagavano un po' dappertutto, persino nei loro corpi.
- Saranno molti....vero Xena...- stampata sul volto un'evidente preoccupazione.
- Non lo so... con i cavalli bardati e la corazza pesante che indossano, non è una cosa facile individuarne il numero. Ma lo scopriremo presto.....stanno arrivando! - ben nascoste, osservarono la scena.
Cavalli di una possanza mai vista ricoperti da placche metalliche.....pesanti zoccoli segnavano il sentiero ad ogni passo. Non da meno i loro cavalieri, non incutevano timore per le robuste armature che li ricoprivano quasi completamente, ne per la gran quantità di armi che avevano in dotazione, piuttosto per la loro mole....una volta e mezzo un uomo. Contarono quattro file da cinque cavalieri, schierati a quadrilatero. Avanzavano parallelamente alle mura. Improvvisamente cambiarono direzione verso l'interno della città, rimanendo sempre perfettamente schierati. I cavalli sbuffavano nervosamente, come in procinto di un'imminente attacco, suoni metallici riempivano l'aria. Sfilarono davanti ai loro occhi maestosamente.
Gabrielle rimase impressionata da tanta potenza, forse neanche Xena avrebbe avuto la meglio su di loro. Si voltò verso l'amica attendendo una sua parola. La guerriera era impassibile, nei suoi occhi nessuna emozione. Li osservava mentre si allontanavano.
- Gabrielle, è il momento, andiamo. -
- Sono pronta! -
Come lepri, si muovevano velocemente nel buio, tenendosi sempre a buona distanza. La cautela che usarono per non provocare rumori di nessun genere fu premiata......nessuno si accorse di loro.
Mano a mano che penetravano all'interno le abitazioni si facevano sempre più rare, lasciando spazio ad ampie radure.....e pali, almeno un centinaio. Su ognuno di essi impalato un essere umano. Da lontano e nella semioscurità, sembravano corpi ormai privi di vita, ma quei lamenti...cosi flebili che quasi non si udivano. Poi qualche movimento fu' la conferma, alcuni di loro stavano ancora agonizzando.
- Non possiamo far nulla per loro? - domandò Gabrielle con voce rattristata.
Xena scosse la testa.- E' troppo tardi......-
A poca distanza una palizzata di legno delimitava il territorio. Le due donne si accucciarono dietro una bevitoia per il bestiame.
- Il terreno non offre più ripari, dobbiamo aspettare. - disse Xena mentre guardava gli ultimi cavalieri sparire nel fortilizio.
- Non mi pare di vedere nessuna guardia, pensi sia una trappola? - chiese Gabrielle.-
Da est verso ovest, Xena guardava la palizzata.
- Non lo so, ma dobbiamo comunque entrare.....e quella è l'unica via. Il buio sarà nostro prezioso alleato.-
- Possiamo avvicinarci strisciando......saremo ancora meno visibili.- disse Gabrielle.
- Lo pensavo anch'io.- fece una pausa: - Andiamo! -
Si sdraiarono sul terreno e uscirono allo scoperto. A distanza di un paio di metri le due donne avanzavano parallele, invisibili e silenziose.
Gabrielle non potè fare a meno di posare il suo sguardo su quelle anime martoriate, soffrì per quelle vite spezzate e prego per le loro anime.
Raggiunsero l'obbiettivo facilmente, tanto da rimanere un po' stupite. Possibile che nessuno sorvegliasse l'entrata. Poteva essere veramente un tranello, o erano cosi sicuri di se stessi da non temere nessuno......molto presto avrebbero trovato la risposta.
Con le spalle appoggiate ai tronchi del fortilizio, si avvicinarono all'entrata, Xena a destra, Gabrielle a sinistra, una rivolta verso l'altra.
Xena chinò la testa quel tanto che bastava per dare un'occhiata. Un accampamento di tende....un recinto per i cavalli, balle di fieno accumulate una su l'altra e.......
Proprio davanti all'entrata ad una distanza di una trentina di metri, i cavalieri erano tutti in fila ad aspettare.....aspettare il loro arrivo.
- Gabrielle, voglio che tu rimanga qui.- disse rivolgendosi all'amica.
- Ma....- venne interrotta bruscamente.
- Fà come ti ho detto! - ribadì
Gabrielle contrariata non rispose.
Xena varcò la soglia, pochi passi e si arrestò. I cavalli davano segni d'impazienza, pronti a caricare.
Lunghe lance erano protese in avanti, lentamente mossero i primi passi che in un breve lasso di tempo si trasformarono in una vera cavalcata.
Xena rimase immobile, non un movimento. La terra tremava e il frastuono delle armature era vigoroso. Gabrielle apparve subito alla sua destra.
- Come hai intenzione di affrontarli.......hai un piano, vero?-
Xena la guardò seccata: - Ti avevo detto.......- scosse la testa.
- Lasciamo perdere, non e il momento adesso.-
Prese il suo cerchio e lo lanciò. Veloce nell'aria, un fischio disegnò una traiettoria ad ellisse, dirigendosi infine verso i focosi cavalieri. A mezzo metro da terra colpì le gambe degli animali, che uno ad uno crollarono al suolo in uno schianto poderoso.
- Per gli dei! - Esclamo' Gabrielle con stupore. Davanti ai suoi occhi, quella potente forza distruttiva che tanto l'aveva impressionata poco prima, giaceva ora ammassata disordinatamente al suolo.
Alcuni di essi rimasero accasciati a terra, ma la maggior parte si rimise presto in piedi.
Xena non perse tempo. Lanciando il suo urlo di guerra, prese la spada e si scagliò all'attacco. Gabrielle, roteando l'asta la seguì.....la battaglia era iniziata.
La velocità della guerriera colse di sorpresa gli ancora intontiti cavalieri. Ne colpì subito due, che nonostante la loro mole e la pesante armatura, morirono in fretta. Ma l'effetto sorpresa non poteva garantirgli altri vantaggi. Ora gli altri erano pronti a contrastarla. Uno alla sua destra, l'altro sulla sinistra, muovevano veloci nella sua direzione, agitando sopra la testa grandi e affilate lame. Xena si inginocchiò alzando la sua spada sopra la testa pronta a contenere l'attacco.....la forza con cui la lama si abbattè su di lei fu inaudita, tanto da farla vacillare, ma resistette. Agilmente rotolo per terra passando proprio sotto le gambe divaricate dell'avversario, rialzandosi alle sue spalle si girò e colpì. La spada affondò nella schiena del guerriero, frantumandogli la spina dorsale prima di uscirgli dal petto....rimase sorpresa nel non udire alcun lamento.
L'altro cavaliere gli era gia addosso, ma Xena si spostò velocemente all'indietro, solo pochi centimetri e l'avrebbe tagliata in due. Leggermente sbilanciato dal colpo andato a vuoto, si offriva facile bersaglio alla principessa guerriera che non si lasciò scappare l'occasione.....proprio alla base del collo, con un poderoso fendente, la sua lama affondò. La testa rotolò di qualche metro e il gigante si lascio cadere rimanendo accovacciato in posizione fetale. Con lo sguardo cercò Gabrielle, mentre altri 4 uomini le si facevano avanti minacciosi.
La sua amica era alla sua sinistra, 3 cavalieri la stavano attaccando da tre lati differenti, ma in qualche modo riusciva a tenerli a bada.
Scattò di lato ad evitare il fendente, accovacciandosi subito dopo evitando la lunga lancia diretta al suo addome....nello stesso istante Gabrielle perdeva l'equilibrio sotto i forti colpi degli avversari. Distesa per terra, due di loro le si scagliarono addosso con le lame delle spade pronte a colpirla. Gab con un colpo di reni si gettò all'indietro e facendo perno sulle braccia si rimise in piedi, con una sola mossa aveva evitato l'attacco degli avversari che colpirono la terra spoglia. Rimasero ancor più sorpresi quando la giovane donna portò il suo attacco. Sotto la gola, con il palmo della mano rivolto in avanti e il braccio teso, il colpo fracassò la trachea del primo, mentre l'altro roteava la spada da sinistra a destra con lo scopo di tagliarla in due.
Gabrielle si abbassò e la lama proseguì la sua corsa fino a conficcarsi nel petto del cavaliere che si teneva le mani alla gola, che cadde all'indietro portando con se la spada che aveva spento la sua vita.
Si girò verso l'uomo rimasto disarmato,.... il suo sguardo minaccioso. In Gabrielle ardeva il fuoco della violenza. Abbozzò un piccolo sorriso, che subito si trasformo in un ghigno.
Il cavaliere sembrava indeciso, poi agì: caricò il colpo con la spalla, sferrando subito dopo un violento pugno.
Gabrielle bloccò con decisione il polso dell'uomo a pochi centimetri dal suo viso. Con forza lo ruotò fino a sentire il rumore delle ossa che si rompevano, ma non mollo la presa. Il gigante si inginoccchiò e i suoi occhi incrociarono quelli di Gab, il terrore si impadronì di lui, la donna lo capì chiaramente. Ruotò ancora il braccio dell'uomo....e ancora...una volta ancora. Le ossa spezzate lacerarono le carni fuoriuscendo....ma ancora non si fermava.
Xena affondò il coltello sulla fronte dello sventurato che stramazzò al suolo. Ancora due davanti a lei. Si guardarono a vicenda, e fecero la cosa più saggia, scapparono a gambe levate.
Si girò verso Gabrielle, proprio mentre veniva attaccata da quello che sembrava essere l'ultimo avversario. Stava per usare il suo cerchio, quando il gigante arrestò la sua corsa verso la bionda fanciulla, abbassò la spada che poco prima stava agitando e la lasciò cadere. La seguì subito dopo, sollevando una nuvola di polvere all'impatto col suolo....una lancia conficcata nel petto. Non riusciva a capire come, ma Gabrielle, nonostante fosse ancora alle prese con quel cavaliere inginocchiato davanti a lei, era riuscita a trovare il tempo di colpire a morte anche l'altro. Era sinceramente sorpresa.
- Gabrielle, è fatta! - gridò....- Li abbiamo battuti.-
Non rispose, lasciò andare il braccio ormai praticamente staccato e prese tra le mani la testa dell'uomo. Un movimento secco e preciso fu' accompagnato da uno strano scricchiolio....il gigante rovesciò gli occhi all'indietro e cadde a terra con il collo spezzato. Si voltò verso Xena sorridendo: - Già....senza dubbio una vittoria schiacciante! -
Una strana luce nei suoi occhi. A Xena sembrò inquietante....le tornò alla memoria quello stesso sguardo nella radura, pochi giorni prima.
- Lo hai ucciso Gabrielle.....lo sai vero? - chiese in tono pacato.
Gab si fermò davanti a lei.....lo sguardo perso nel nulla. Momenti di silenzio poi una lacrima, poi il pianto.
- Xena......ma che cosa ho fatto? - si appoggiò al petto della guerriera e singhiozzando aggiunse: - ...ho ucciso oggi...e l'ho fatto deliberatamente!-
Xena l'abbraccio a sè.....
- Se non l'avessi fatto, ti avrebbero uccisa. - rispose mentre continuava a guardare il corpo dell'uomo col braccio spezzato. Non voleva aggiungere altro, ma le sue labbra si mossero da sole:
- A volte bisogna essere spietati per sopravvivere.....e noi dobbiamo sopravvivere. Abbiamo un compito da portare a termine.....e potresti essere costretta a farlo di nuovo. Sei pronta a questo? -
Si guardarono negli occhi....Xena le passò il dito sotto le guance ad asciugarne le lacrime.
- Solo se sarà necessario.....solo come ultima risorsa.- rispose Gabrielle a bassa voce. Poi aggiunse: - Troviamo Goudhà!-
- Si, diamoci da fare.-

5


La sconfitta


Dovevano cercare un palazzo o cosa. Da quello che Micnos aveva
raccontato loro avevano dato per scontato la presenza di una sorta di castello, ma ora non ne erano più tanto convinte. Si guardarono attorno con attenzione ma a parte un piccolo tempietto, non vi erano altre costruzioni.
- Siamo nel posto sbagliato. - affermò mentre calciava lontano un piccolo sasso. Poi incrociò le braccia al petto: - Xena, che facciamo adesso? -
La donna continuava a guardarsi intorno, quasi a cercare un segno.
- Siamo vicine....lo sento..- mormorò lentamente.
Gabrielle raccolse il suo bastone, poi roteandolo nell'aria andò verso il tempietto a piccoli passi. Non era molto grande. Formato da quattro colonne, una per ogni punto cardinale, sopra incisi strani simboli, probabilmente un'antica scrittura. Una strana scultura campeggiava al suo interno adagiata su di un piccolo altare.....due mani aperte verso il cielo fuoriuscivano da un unico occhio che guardava il nord.
- Xena vieni a vedere. Che cosa rappresenta secondo te? - disse all'amica.
- Ti sembra questo il momento?.....a volte proprio non ti capisco! - rispose seccata, mentre si spostava nervosamente di tenda in tenda.
La curiosità di Gabrielle l'aveva spesso cacciata nei guai, ma non questa volta.....la giovane fanciulla era sempre stata un'attenta osservatrice. Una cosa l'aveva colpita, tutto era bianco e pulito ma......non le mani. Il marmo era come macchiato, come se fosse costantemente toccato...e doveva essere proprio cosi!
- Xena......XENA!- gridò
-Piantala Gabrielle.....e vieni a darmi una mano!- urlò lei.
Un sordo rumore di pietre, come trascinate da enormi animali attirò la sua attenzione. Si precipitò subito fuori dalla tenda.....il piccolo tempio era sparito e con lui Gabrielle. Al suo posto un fosso dalla forma regolare.
- GABRIELLE! - gridò mentre correva in quella direzione.
- Sono qui Xena....- rispose.
Era li sotto, sprofondata di un paio di metri insieme alla piccola costruzione.
- L'ho trovata.......l'entrata al palazzo! - disse indicando un corridoio che da lì si inoltrava nelle profondità.
Xena sorrise mentre con un salto si calò nel fossato, atterrando proprio al fianco dell'amica.
- Sei incredibile! - le disse mentre con la mano le scompigliava i capelli.
Era illuminato da fiaccole accuratamente sistemate a distanze regolari. Vi si addentrarono mentre Gabrielle raccontava entusiasta, come la sua acutezza le aveva fatto scoprire la chiave d'ingresso.....fu semplice poi appoggiare le sue mani sopra quelle di marmo e spingere verso il basso.
Il tunnel a tratti si intersecava con altri corridoi più piccoli che lo attraversavano perpendicolarmente. Il silenzio si faceva sempre meno presente mano a mano che procedevano. La vita cominciava a presentarsi loro anche in questo luogo, finora desolato.
Il tunnel si apriva in una specie di piazza. Una moltitudine di persone era intenta nello svolgere mansioni quotidiane. Un fabbro, era al lavoro nella realizzazione di ferri per cavalli, mercanti esponevano le loro mercanzie cercando di attirare l'attenzione mostrando i loro pezzi migliori.
Xena e Gabrielle entrano. Forse per il loro abbigliamento, forse perchè erano così diverse dagli abitanti di questo posto, si sentivano osservate da centinaia di occhi in quella che era a tutti gli effetti una piccola città.....nascosta dentro una città, a sua volta nascosta dentro il cuore di una montagna.
- Sono un pò confusa....- disse Gabrielle mentre si guardava in giro con curiosità.
- Lo sono anch'io. - rispose la guerriera, - ...mi aspettavo qualcosa di diverso da questo. -
Una voce si fece largo tra i mille suoni della piazza: - XENA...GABRIELLE.-
Un uomo anziano reggeva un bastone in mano, lunghi capelli bianchi coprivano meta' del suo volto....
- MICNOS...- urlò Gabrielle: - Sei vivo!-
L'uomo si avvicinò alle due donne mostrando loro ampi sorrisi.
- Presto indossate questi mantelli! Avete già attirato troppe attenzioni.....Goudhà ha mille occhi, andiamo in un posto più sicuro. - bisbigliò sottovoce, mentre faceva loro strada.
Lasciarono la piazza, imboccando una stradina secondaria. Una lunga serie di case di pietra la costeggiavano sia da un lato che dall'altro.
Xena lo afferrò per un braccio: - Cos'è successo nella radura, quando siamo stati attaccati dai guerrieri di Gedeo? - chiese calma.
- Dovevano eliminarmi, ma hanno trovato voi sulla loro strada. Non potevo rischiare e cosi sono fuggito. Avrei dovuto aver fiducia, lo so, ma dovevo assolutamente far ritorno ad Ynosh per impedire a Gedeo di attuare il suo piano. Ma ora andiamo, non è sicuro qui! -
Micnos girò in un vicoletto alla sua sinistra, lungo una decina di metri. Un cancello dava su di un piccolo cortiletto...lo attraversarono.
- Presto, entriamo! - esclamò il vecchio mentre apriva una pesante porta di legno.
La stanza era piccola ma accogliente. Un grosso tavolo di legno era addossato alla parete sinistra con due panche e di fronte un'umile mobiletto. Poco altro adornava questo luogo.
- Prego sedetevi, vi porto qualcosa da mangiare. - disse mentre già nell'altra stanza, faceva razzia di vivande.
-Micnos, dov'è Goudhà?...e non dimentichiamo Gedeo.- domandò Xena mostrando segni d'impazienza.
Il vecchio apparve recando in mano un cesto di frutti, del pane e una brocca di vino.
- Goudhà è ovunque....potrebbe essere anche qui per quello che ci è dato sapere.- , posò il cibo sul tavolo e continuò: - Gedeo invece è al tempio. Avevo perso la speranza ormai. Era giunta la notizia della vostra morte. Gedeo ha inviato i suoi cavalieri per fermarvi...evidentemente hanno fallito grazie agli dei.-
Xena si versò del vino, mentre Gabrielle camminava avanti e indietro visibilmente agitata.
- Xena ed io li abbiamo fermati i suoi dannati cavalieri, anche se non è stato facile. Ma abbiamo visto che cosa ha fatto agli abitanti di Ynosh....-
Il vecchio incrociò le mani in segno di preghiera:
- Che possano i loro spiriti trovare la pace...-
- Micnos, non c'è tempo da perdere. Portaci al tempio e facciamola finita una volta per tutte. - disse Xena, ormai impaziente di affrontare il demone.
L'uomo guardò gli occhi delle due donne, poi annuì.
- Bene, è ora di andare......venite con me! - esclamò.
Tirarono su i cappucci e uscirono. Attraversato il cortiletto, si incamminarono verso il tempio pronti ad affrontare il loro destino.
Non ci misero molto, il tempio era finalmente dinanzi ai loro occhi. Un enorme numero di colonne si innalzavano fino a toccare la volta delle grotte in cui era scavata questa seconda Ynosh. In verità questo era il luogo in cui erano ammessi i servitori del tempio e le loro famiglie, in quanto era vietato loro ogni contatto con la gente comune. Ma quando Gedeo aveva preso possesso della città, aveva trasformato questo posto di pace nella sua roccaforte, distruggendo la parte superiore della città e uccidendo tutti coloro che non si fossero schierati dalla parte di Goudhà.
Avevano contato almeno 12 guardie a distanza di 10 metri l'una dall'altra. Ciò impediva loro di effettuare un attacco a sorpresa.
- Frontalmente.... non abbiamo altra scelta. - sussurrò Xena ai due compagni.
- Daranno l'allarme e Gedeo sarà pronto al nostro arrivo! - esclamò Micnos scuotendo la testa.
- Conosci un'altra via? - ribattè la guerriera.
Il sacerdote negò.
- Allora non perdiamo tempo. Gabrielle fa' attenzione......- disse terminando il discorso. La bionda fanciulla fece un cenno di assenso impugnando fermamente la sua asta: .- Sono pronta! -
Uscirono allo scoperto correndo. Gabrielle attaccò subito la guardia più vicina che colta di sprovvista non oppose alcuna resistenza, afflosciandosi su se stessa al primo colpo. Il potente suono di un corno echeggiò dappertutto, riempendo le orecchie di ogni essere vivente....Xena era una furia, atterrò due guardie colpendole ripetutamente al volto con poderosi pugni. Gridando a squarciagola, un guerriero correva verso di lei impugnando una lunga lancia.... la fermò con tutte e due le mani spingendola all'indietro, dove incontro lo stomaco del suo aggressore che si inginocchiò portandosi le mani a calmare il fortissimo dolore.
Roteò all'indietro la stessa lancia per stendere i due sventurati che cercavano di sorprenderla alle spalle, colpendoli più volte sul viso...da sinistra a destra e viceversa, finirono a terra grondanti sangue. Si girò, davanti a lei il guerriero che aveva colpito poco prima stava tentando di rialzarsi...lo fermò subito con un calcio volante rovesciato, proiettandolo ad un paio di metri contro altri 3 che stavano per attaccarla.
Gabrielle colpì una..due..tre volte, proprio al bassoventre. Con la faccia trasfigurata dal dolore, il disgraziato crollò al suolo gemendo. Ne disarmò un altro con un colpo sulle braccia, subito reso inoffensivo da una bastonata sul viso.
Micnos si teneva a debita distanza agitando le braccia nel vuoto a simulare il combattimento. Due guerrieri si presentarono davanti a lui schernendolo. L'uomo rimase impietrito....le lunghe lame stavano per porre fine alla sua vita quando......un sibilo nell'aria, subito dopo due uomini inginocchiati agitavano nell'aria due braccia monche, gridando dal dolore. Micnos impugnò una spada e mise fine alle loro sofferenze. Rivolse uno sguardo di riconoscenza a Xena, mentre stava riponendo il suo cerchio alla cintola...le aveva appena salvato la vita.
Ma la lotta era alquanto impari, piu' guerrieri abbattevano, piu' ne uscivano dal tempio. Ma non mollarono. Tentarono nuovamente di sfondare nelle linee nemiche, il sangue ormai ricopriva il suolo attorno a loro e i morti si ammassavano uno dopo l'altro. Si batterono come leonesse, si batterono come furie......Gabrielle venne colpita all'addome con un calcio, lasciò cadere l'asta mentre un pugno la spedì dritta per terra. Il dolore che sentiva al naso era fortissimo, tanto da riempirgli gli occhi di lacrime. Provò ad alzarsi, ma venne investita da una serie di calci.......si rannicchiò su stessa cercando di proteggersi, ma senza apprezzabili risultati. L'intenso dolore fisico le devastava la mente, schizzi di sangue ricoprivano i calzari di chi la stava massacrando... si spensero le luci e con loro il suo dolore.
- NOOOO!- Xena aveva il viso trasformato in una maschera terrificante. Una profonda ferita sul braccio ed un'altra più piccola sulla coscia destra erano ora la sua ultima preoccupazione. Gabrielle era a poca distanza da lei, rannicchiata su se stessa, in un lago di sangue. Quattro vigliacchi continuavano a prenderla a calci incessantemente. I suoi occhi non mostravano più nessuna umanità, tagliò la gola dell'uomo che si era messo tra lei e Gabrielle, e si scagliò vorace su coloro che infierivano sulla fanciulla inerme. Piantò un coltello sulla testa del primo che morì silenziosamente. Un pugno diretto verso di lei mancò clamorosamente il bersaglio, Xena si girò di scatto colpendo l'avversario sotto la gola, poi al petto ...ancora e ripetutamente. L'uomo indietreggiava sotto i terribili colpi che lo scuotevano come fosse di pezza. Un arresto cardiaco pose fine al suo supplizio.
Venne afferrata per le braccia da due nerboruti uomini. Le loro forti mani chiudevano le sua braccia in una morsa terribile, le loro dita penetravano nella sua carne. Un terzo uomo si pose innanzi a lei ridendo... colate di bava fuoriuscivano dalla sua bocca rendendolo simile ad un animale. Colpì la guerriera allo stomaco, ancora, ancora una volta....poi passo al viso, prima con il destro, poi con il sinistro, selvaggiamente. Si sentiva la testa scappare da una parte all'altra, di questo passo gliel'avrebbe certamente staccata.
Un movimento veloce quanto inaspettato.....prese la testa dell'avversario tra le gambe stringendo con tutta la forza che aveva, poi diede un colpo di reni girando il busto di 90 gradi e le gambe con esso. Le vertebre del collo si ruppero come cocci....il ghigno sparì dal volto dell'uomo.
Ruotò all'indietro torcendo le braccia dei due che la tenevano. Quando i suoi piedi toccarono terra afferrò a sua volta le loro braccia, creando un intreccio di arti complicato a vedersi...tirò verso l'interno mandando i due avversari uno contro l'altro più volte. Finalmente mollarono la presa, con le braccia totalmente insensibili riuscì lo stesso a prendere la spada e colpire a morte i due. Gabrielle era stesa ai suoi piedi, ma non riuscì a toccarla. Un guerriero molto robusto avanzava verso di lei armato di alabarda, arma che maneggiava con maestria. Xena attaccò subito con due spade, una per ogni mano....una stoccata, poi un fendente. Girò su stessa colpendo sulla destra, immediatamente cambiando direzione, colpì sulla sinistra. L'uomo sembrava leggergli nel pensiero, anticipando tutti i suoi attacchi. Una di fronte all'altro girarono in circolo studiandosi perigliosamente. Subito dietro le sue spalle silenzioso come un gatto, un guerriero cercò invano di sorprenderla. Lo prese per il collo e facendo leva lo sbalzò in avanti, dove cadde disteso per terra. Puntò una delle due spade verso di lui e colpì proprio all'altezza del cuore. Un fremito e un lamento e si spense. Sempre tenuto sotto controllo, l'uomo con l'alabarda non potè approfittare dell'occasione. La donna che aveva dinanzi era scaltra e un'abile guerriera, doveva fare molta attenzione.
Attaccò con violenza, Xena evitò il colpo tirandosi indietro di qualche passo, ma subito un altro colpo arrivava da destra...incrociò la sua spada.
Il guerriero girò l'asta, incastrando la lama della spada tra le punte arcuate che bilanciavano il dorso della sua arma, spinse con forza e tirò verso l'alto strappando l'arma dalle mani di Xena. Sorrise compiaciuto.
L'uomo osservava la donna che immobile a pochi metri da lui lo chiamava con un cenno della mano. Adirato si gettò furioso su di lei, Xena schivò di lato, poi si abbassò, mentre la lama colpiva furiosamente l'aria.
Si buttò in avanti poggiando le mani a terra e con forza si levò nell'aria, volteggiando sopra la testa dell'uomo. A gambe leggermente divaricate atterrò alle sue spalle e girandosi di scatto con il gomito rivolto all'indietro, lo colpì sulla schiena. Il colpo lo spinse violentemente in avanti facendolo quasi cadere. Muoveva a fatica la spalla destra, probabilmente quella dannata donna gli aveva rotto la scapola.
Xena sorrideva davanti a lui continuando ad incitarlo con quel gesto della mano, avrebbe pagata cara la sua insolenza.
Attaccò nuovamente con la punta dell'arma protesa in avanti. Come i giocolieri di Creta, Xena fece un balzo, usando la lama che avrebbe dovuto colpirla come trampolino, si spinse in avanti con il ginocchio pronto a colpire. Esattamente in mezzo agli occhi l'urto fu' devastante per l'uomo. Ancora sospesa in aria, si appoggiò alle spalle dell'incredulo guerriero stringendo le sue dita come artigli. Arcuò la schiena portando le gambe verso il basso. Quando toccò il suolo fece forza, sollevando l'uomo sopra la sua testa e scagliandolo lontano. Prese in pieno una colonna di marmo e si accasciò a terra. Perdeva sangue da bocca, naso e orecchie mentre tutto girava intorno a lui. Oltre al braccio si accorse di non poter muovere neanche la gamba sinistra. Ma era un guerriero e doveva combattere. Con caparbietà si alzò faticosamente, ma le sue energie lo avevano abbandonato. Era terribilmente difficile non cadere di nuovo, se solo la terra si fosse fermata sotto di lui...
Barcollando cercò l'artefice del suo male, eccola....ma che stava succedendo?....erano in due, anzi a guardare meglio erano anche in tre.
Si strofinò gli occhi, ma la cosa non migliorò affatto. Ora le tre donne stavano avanzando verso di lui, alzò le braccia serrando i pugni pronto a colpirle, o almeno una di loro. Tentò, mancandole tutte tre.
Xena lo prese per un orecchio, colpendo con il pugno il viso del guerriero, ancora, ancora piu' forte....quattro, cinque, sei....continuava, ormai su un viso irriconoscibile....otto, nove.....due uomini alle sue spalle. Senza mollare l'orecchio, li colpì usando solo calci, almeno una mezza dozzina a testa, prima di stenderli, mentre con la mano libera ne bloccava un altro armato di spada. Spezzò il suo polso rivoltandolo e conficcò la lama nel ventre del legittimo proprietario. Ora poteva dedicarsi nuovamente a lui...dieci, undici....aveva deciso di non fermarsi finche le ossa non fossero schizzate fuori.
Un giovane uomo apparve alle porte del tempio scuotendo la testa in senso di dissenso.
- Mai che portiate a termine un compito per me! Come sempre devo sbrigarmela da solo. - disse allargando le braccia.
Xena lasciò andare l'orecchio, e si voltò. Un tonfo alle sue spalle annunciò la caduta dell'uomo, da un pezzo morto col cranio fracassato.
- Immagino che tu sia Gedeo. Vieni qui e rendimi il compito facile...non ti farò male! - disse Xena mentre si mosse nella sua direzione.
- Focosa guerriera...non dare l'esito per scontato. Molte varianti possono influenzare gli eventi. - rispose indicando dietro di lei: - Guarda alle tue spalle.-
Due guerrieri avevano preso Gabrielle premendole due coltelli alla gola.
- Ti posso assicurare che è ancora viva, almeno per ora. Tutto è nelle tue mani adesso. - disse. Si girò verso il tempio e prima di entrare al suo interno aggiunse.
- Portatela da me. Viva....o morta e lo stesso.-
Le furono addosso. Infierirono su di lei selvaggiamente, ma non vi fu' reazione....avrebbe ricevuto lo stesso trattamento di Gabrielle... un velo nero si posò su' Xena...principessa guerriera.


6


La liberazione

Nessun suono.... densa e opprimente, il suo colore innaturale.....la nebbia era ovunque intorno a lei. Galleggiava in quello strano luogo..., non sapeva neanche chi fosse, sorrise.
Si rese conto di non avere forma, di essere energia dispersa nella nebbia, ma consapevole. Era stata umana, forse molto tempo prima, ma ne era sicura.... le sembrò strano e anche buffo.
Sorrise ancora.
Qualcosa la colpì nel suo corpo invisibile subito dietro la schiena. Una terribile sensazione la invase dentro. Ancora più violenta la percepì dietro la testa, e ancora.... sulla gamba. Lentamente si estese ad ogni parte del suo essere...era spiacevole.
Improvvisamente ricordò...... si chiamava dolore.
La nebbia diventò irrequieta e cangiante, colori troppo accesi sottolineavano il male che la devastava.....visi demoniaci, la schernivano.
Cercò di urlare, ma non ebbe modo di sentire alcun lamento.
Come poteva udire se non aveva più il suo corpo....sentì qualcosa farle il solletico su guance che non aveva.
Fili di seta scivolarono via............comprese...........erano lacrime.
La nebbia sembrò scappare in pochi istanti, lasciando al suo posto, un mantello di nera oscurità. Ora ricordava il suo nome...si chiamava Gabrielle.
Stava giocando vicino a quel grande albero, sua sorella era accanto a lei.
Se suo padre le avesse scoperte sarebbero state nei pasticci.
Non aveva mai compreso perchè non volesse che giocassero in quel posto. No......Non era cosi, stava sbagliando qualcosa....
Ecco, .....forse comprendeva ora. Era il suo passato....si.
Lentamente altri ricordi presero consistenza, Draco stava attaccando il suo villaggio, e quella donna....... una donna di grande carisma, li aveva salvati.
Aveva preso una decisione, sarebbe partita con lei.....quello sarebbe stato il suo destino.
Quante emozioni, quante avventure, non contava più le volte che avevano rischiato di morire, ma sapeva che dovevano restare insieme. Quella guerriera, come si chiamava?...non riusciva proprio a ricordarlo.
Erano legate.......la sua mente vacillò, altro dolore la invase annullandola. Ricordò tutto in un istante.....il viaggio, la città perduta, fermare Goudha'. Infine lo scontro, erano troppi anche per loro,..... i pugni, i calci, poi il nulla........ora ricordava, si chiamava Xena, la sua migliore amica.....la persona più importante di tutta la sua vita.
Riprese i sensi.
Ci mise qualche istante a mettere a fuoco le cose. Incatenata a due colonne di pietra nera al centro di una grande sala, aveva davanti a se una imponente scalinata che portava ad grande altare di pietra grezza. Quattro uomini vestiti con lunghe tuniche rosso porpora lo presidiavano, reggendo in mano aste sacre.
Ad ogni respiro faceva eco una pugnalata al petto, con buone probabilità, aveva le costole rotte.
Tentò di muoversi ma il dolore intenso la fece subito desistere. Escoriazioni e tumefazioni la ricoprivano quasi completamente, si chiese stupita come aveva fatto a rimanere in vita. Si guardò attorno lentamente: la stanza, di notevoli dimensioni e perfettamente circolare, era illuminata a giorno da centinaia di torce. Sulle pareti strani dipinti mostravano crude scena di violenza.
Uomini e donne riccamente vestiti, reggevano in mano simboli pagani. Micnos era inginocchiato accanto a lei, con testa e mani bloccate da un'asse di legno a cui era incatenato...... alla sua sinistra, due guerrieri con la testa incappucciata, entrarono trascinando il corpo di una giovane donna dai lunghi capelli neri.....la gettarono ai suoi piedi.
Una posizione innaturale faceva comprendere come la donna avesse tutte le ossa rotte, una chiazza di sangue si propagava sotto di lei come fosse olio e profonde ferite le segnavano il corpo.... i suoi occhi si rifiutarono di guardare.
- Xena.....- biascicò tra le lacrime.
-Coraggio Gabrielle! - sussurrò Micnos, - il suo spirito vive ancora, lo sento.... è dentro di te. - Una profonda ferita alla tempia segnava il suo anziano volto.
Gabrielle non rispose, con gli occhi chiusi, continuava in silenzio il suo pianto. Perchè non era morta anche lei? Perchè Xena l'aveva lasciata sola?
- VOGLIO MORIRE....- gridò, ignorando il dolore che la trafiggeva ogni qualvolta osasse fare qualcosa, compreso parlare.
Fu' in quello stesso istante che entrò un giovane uomo di bell'aspetto. Una lunga tunica bianca finemente ricamata, ricopriva un corpo a tratti femminile.
- Presto esaudirò il tuo desiderio, non temere. - le disse con voce suadente.
-E' morta per salvarti Gabrielle. Dovresti essere lusingata. - un maledetto sorriso stampato sul volto.
- NON OSARE TOCCARE QUESTA FANCIULLA! - sbraitò Micnos adirato, - CHE TU SIA MALEDETTO GEDEO......- aggiunse sputando per terra.
- Caro vecchio Micnos...- disse, appoggiando una mano sulla sua spalla.
L'uomo chiuse gli occhi, una smorfia di dolore a trasfigurargli il viso. La sua pelle cominciò a ritirarsi diventando simile alla corteccia di un albero. Centinaia di vene ricoprirono il suo corpo pulsando ritmicamente, messe ancor più in risalto quando la pelle aderì completamente alla struttura ossea dell'uomo. All'unisono esplosero per la forte pressione in un'orgia di sangue nero, liquefacendosi sotto gli occhi di Gabrielle, che immobile fissava la raccapricciante scena. Ciò che rimase del vecchio cadde a terra rompendosi come un'anfora al contatto con il suolo.
Gedeo si voltò verso la fanciulla mostrando un fiero sorriso.
- Verrà il giorno in cui pagherai per questo.....- disse Gabrielle guardandolo negli occhi.
- Non me ne preoccupo affatto.....e non sarai tra i vivi per goderne, se un giorno accadrà.-
- Sei cosi stolto, da credere che a Goudhà interessi qualcosa di te! Sei solo uno strumento per i suoi scopi....ti getterà via non appena li avrà ottenuti.-
- TACI.....NON NOMINARE IL SUO NOME CON LA TUA SPORCA VOCE! - le gridò contro colpendola subito dopo con un pugno sul volto. Il dolore la assalì vorace come attaccata da mille api inferocite. Il naso, già rotto, schizzò un fiotto di sangue addosso al servo di Goudhà che compiaciuto, se ne porto una piccola quantità sulla lingua.....provò un'enorme piacere.
Gli occhi di Gabrielle piangevano, tossiva vistosamente, ed ogni volta era come se ricevesse una bastonata sul volto. Il naso ridotto ad un ammasso di carne frollata, rendeva la respirazione ancor più difficile. Non aveva più forze, i suoi sensi non albergavano più in lei, solo dolore intenso e invadente.......i suoi occhi sbarrati fissavano il nulla.
Pregò la dea morte di farle visita, ma non venne ascoltata.
Gedeo la guardò divertito, poi le sputò addosso scoppiando in una fragorosa risata.
- Ma il compito della tua amica non è ancora finito. Anche da morta presto mi servirò di lei. Ma adesso divertiamoci un po'! -
Si girò verso il cadavere della donna e cominciò a prenderla a calci.
Gabrielle rimase immobile, sorretta dalle catene che le tagliavano i polsi.
Gli adepti al culto di Goudhà finora rimasti in silenzio, intonarono una cantilena alzando al cielo i simboli del male. Due uomini portarono un tavolaccio di legno della grandezza di un uomo posandolo sotto la scalinata. Gedeo ormai preso dalla follia, afferrò un adepto per il collo, bruciandolo vivo al solo tocco. Poi prese Xena per una caviglia, trascinandola verso il tavolaccio. Una scia di sangue segnò il breve percorso. La sbattè violentemente sopra le assi, in una forma quasi irriconoscibile dai canoni di un essere umano.
Il folle Gedeo si voltò verso Gabrielle allargando le braccia, pronunciò gridando questa parole:
- IN TUO NOME E PER LA TUA GLORIA, TI OFFRIAMO IL CUORE DI QUESTA GUERRIERA, MANGIAREMO LE SUE CARNI E BERREMO IL SUO SANGUE. PER LA TUA LIBERAZIONE SIAMO PRONTI AL SACRIFICIO. CHIEDIAMO A GRAN VOCE LA VENUTA DEL TUO REGNO......GOUDHA' NOI TI INVOCHIAMO!-
Un silenzio innaturale calò su di loro, persino la luce sembrò aspettare un segno....................
La terra tremò furiosamente, mentre uomini e donne invocavano il suo nome ripetutamente. Un folata di impetuoso vento sferzò la sala senza spegnere nessuna delle torce accese, ma trasformando le fiamme in danzatori di fuoco.
L'altare posto sulla cima della scalinata, esplose spazzando via i sacerdoti che lo presidiavano. Una voragine nera si era aperta al suo posto, girava a spirale inghiottendo tutto ciò che si trovava nelle immediate vicinanze.
I fedeli si prostrarono timorosi, nella speranza di aver salve le loro vite, mentre Gedeo alzava al cielo un coltello sacrificale pronto a estirpare il cuore di Xena.
Un pesante ed affannoso respiro riempì l'aria, come soffocati uomini e donne boccheggiavano vistosamente, morirono così per mano del loro dio. Scie di nero e denso fumo fuoriuscirono dal vortice tagliando l'aria a velocità impressionante. Si muovevano vorticosamente incrociandosi l'un l'altro, ed ecco, una spessa massa come fumo misto a densa nebbia varcò la soglia della sua prigione.
Un essere incorporeo formò una vaga sagoma semi umana..... alzò le braccia, la sua voluminosità era impressionante.
- Libero! - urlò con voce cupa e penetrante, diffondendosi nell'etere sdoppiata in due, ma non per l'effetto dell'eco. Goudhà aveva due voci che si intersecavano insieme dando vita ad un suono di frequenze cosi alte, da far sanguinare chi aveva la sfortuna di udirlo.
Gedeo si inginocchiò prostrandosi innanzi al dio.
Goudhà scese la scalinata, mentre dietro di lui la voragine sparì cosi come era apparsa. Non toccava materialmente il suolo, eppure ad ogni suo passo gli scalini di duro granito si sbriciolavano.
Gabrielle tornò in sè, i suoi occhi cercavano disperatamente....un tavolaccio, o meglio il corpo di una donna su di esso distesa.
Non aveva una visione perfetta, tutto era sfocato e immerso nella penombra. Ma vedeva chiaramente Gedeo con in mano un coltello, arma con cui si accingeva a prendere il cuore della sua amica.
Neanche notò la possente figura semi umana sullo sfondo, colui che avrebbe mangiato il cuore della sua amica.
- NON TOCCARLA! - gridò con tono cosi imperioso da stupirsi da sola.
Gedeo si voltò per un attimo, ma si girò nuovamente verso Xena pronto a colpirla. Gabrielle sentì la rabbia impossessarsi del suo corpo, un odio profondo le lacerava l'anima. Le pulsazioni aumentarono, mentre il flusso sanguigno terribilmente accelerato gonfiava le vene sotto la pelle. Strattonò le braccia tendendo le catene che la imprigionavano, mille lame incandescenti trafissero il suo corpo, ma Gabrielle ignorò il dolore.
- IO TI UCCIDERO' GEDEO, TI STRAPPERO' IL CUORE E LO CALPESTERO' DAVANTI AI TUOI OCCHI ANCORA VIVI! - le sbraitò contro. I muscoli tesi e sotto pressione sembravano voler esplodere. Tirò indietro le spalle, prima di spingersi in avanti con tutta la forza disponibile. Un forte rumore metallico e le catene tese la bloccarono nuovamente, gli anelli che le cingevano polsi e caviglie, penetrarono le sue carni fin quasi a toccarle le ossa, non sentì nulla. In lei ardeva il fuoco dell'odio, il viso trasformato in una maschera spaventosa, ringhiando come un'animale inferocito.
Goudhà era attratto da questo lato oscuro, scorreva forte e vigoroso in quella giovane fanciulla. Lo aveva già percepito nella radura, quando era intervenuto ad uccidere un servo sciocco e stolto. Era stato accanto a lei durante lo scontro con i cavalieri di Gedeo, cosi come davanti al tempio. Desiderava unirsi alla fanciulla e nutrirsene avidamente.
- Aspetta Gedeo..... -disse il dio del male
In un istante le fu' accanto, l'odore della dannazione era vicino....ne gioì.
Una mano evanescente le toccò il viso, ma Gabrielle neanche se ne accorse, il suo sguardo fisso su Xena.
- Gabrielle, Gedeo mi darà il cuore di Xena. -
Non rispose.
- Posso impedirlo se vuoi, ma ho bisogno del tuo aiuto. - le sussurrò all'orecchio, mentre filamenti densi avvolgevano il corpo della ragazza.
Una sensazione di forza penetrò in lei, ed ogni volta che l'essere la toccava, in quel punto il suo corpo guariva.
Gedeo osservava contrariato, ma non osò parlare.
Gabrielle per la prima volta guardò il dio....... in occhi che non aveva.
- Che cosa vuoi da me? - domandò stizzita.
- Aiutarti, se vuoi. -
- Non puoi. Nessuno può ridarmi Xena. -
- Ti sbagli Gabrielle, io posso ridartela.....ma voglio qualcosa da te per questo. - disse sibilando come una serpe.
Gabrielle rimase in silenzio.
- Aprimi la strada verso il tuo cuore Gabrielle, e Xena tornerà alla vita.
- No, non posso....- rispose tra le lacrime.
Ci fu' qualche istante di silenzio, interrotto solo dal pesante respiro di un dio malvagio, poi una voce tuonò ovunque:
- Gedeo, dammi il suo cuore. -
L'uomo si alzò. Finalmente era giunto il momento, era felice.
Si voltò verso Xena.
Gabrielle aprì gli occhi bagnati dalle lacrime, - NOOO!!!! -
Tentò ancora di strappare le catene, senza riuscirci.
- Chiedo perdono per quello che faccio. -
Lasciò che la rabbia crescesse dentro di lei, ogni sentimento umano si spense nel suo cuore. Ardeva l'odio nel suo sguardo, la vendetta nella sua mente.
-.....PRENDIMI GOUDHA'! -
Il dio la cinse nelle sue spire, violando il suo spirito e invadendo il suo corpo. Gli occhi si mossero....meravigliose pupille verde-azzurre, lasciarono il posto ad un colore vacuo che si tramutò presto in un candido bianco. Poi l'iride nera tornò al suo posto, il male la dominava completamente.
Gedeo aveva il pugnale sopra la testa, stretto con ambedue le mani.
- IN NOME DI GOUDHA'- gridò mentre affondò il colpo.


7


L'angelo nero

Xena riaprì gli occhi un attimo prima che il pugnale le squarciasse il petto. Reagì velocemente, afferrò con i palmi delle mani la lama a pochi centimetri dal cuore.
Lasciò partire una gomitata che colpì Gedeo allo sterno, facendolo barcollare all'indietro.
L'uomo non riuscì a respirare per qualche momento, le mani poggiate sulle ginocchia con testa e busto chinati verso il basso, saliva densa colava dalla bocca segnando il suolo.
Respirò.
Davanti a lui una donna poco prima morta, era in piedi reggendo in mano il coltello sacrificale che le avrebbe dovuto strappare il cuore. Sporca, coperta di lividi e sangue raggrumato, non era certamente uno spettacolo piacevole, ma ciò che più lo infastidiva era la vita che scorreva nuovamente in lei.
Si scagliò con violenza contro la donna pronto ad incenerirla al solo tocco della mano, ma qualcosa lo afferro' a mezz'aria, una stretta morsa di dolore proprio dietro al collo.
Un attimo dopo si ritrovò accasciato al suolo, dopo un violento urto contro una parete distante una decina di metri dal luogo dove si trovava prima.
Xena era confusa.
- Gabrielle...sei tu? -
- Non importa chi io sia.......ma che tu sia viva. -rispose.
- La tua voce.....- non finì la frase, Gabrielle la spinse via con forza gettandola a terra.
Gedeo si alzò scuotendo la testa per riprendersi dallo stato confusionale che la botta gli aveva procurato.
Gabrielle era in piedi davanti a lui, con le catene spezzate ancora attaccate a braccia e gambe. Il suo corpo vigoroso come quello del più forte dei guerrieri, denso fumo fuoriusciva dalla bocca semiaperta mentre la sua pelle sembrava un vulcano in eruzione.
- Ti avevo promesso una cosa....mantengo sempre le mie promesse! -
Ruggì la bestia che era Gabrielle, la sua voce intrecciata con quella di Goudhà.
Gedeo rimase immobile. Goudhà l'aveva tradito in favore di quella stupida fanciulla. Ora una morte terribile l'aspettava, ma non poteva finire così..doveva tentare, tentare di salvare la sua vita.
Afferrò Gabrielle per la gola, concentrando tutta la sua energia nel tentativo di ardere la fanciulla. In un istante prese fuoco.
Gedeo sorrise. Era lui il piu' forte, spalancò la bocca quando esplose in una forte risata.
La fiamma languiva mentre una giovane fanciulla ardeva tra le sue mani......si spense, Gedeo ammutolì.
Gabrielle era perfettamente integra, non un segno sul suo corpo, che anzi, apparve ai suoi occhi ancora più poderoso di prima.
Lo spinse al muro sollevandolo da terra con una sola mano, mentre con l'altra lo colpiva al petto sprofondando al suo interno. La estrasse tenendo stretto tra la dita un muscolo sanguinante e vivo....il cuore di Gedeo batteva.
Negli occhi un'espressione di terrore. Quella donna le aveva appena strappato il suo cuore dal petto, ma lui viveva ancora. Ricordò le sue parole....ti strapperò il cuore e lo calpesterò davanti ai tuoi occhi ancora vivi... ora Gabrielle manteneva quella promessa.
Gettò a terra il pezzo di carne, il suo dolce viso, teneramente diabolico.
Lo schiacciò lentamente e ripetutamente. Ogni volta un sussulto faceva tremare il corpo dell'uomo, trafitto da dolori inimmaginabili.
Lo prese con tutte due le mani per la testa, con i pollici appoggiati sugli occhi, sferro' dapprima due testate a frantumargli le ossa facciali, poi premette con forza a spingere gli occhi dell'uomo verso l'interno del cranio....
Un lancinante urlo di dolore si propagò nella sala.
Lo lasciò andare.
Carponi un giovane uomo cieco annaspava sul pavimento, lacrime di sangue colavano da profondi buchi che avevano preso il posto dei suoi occhi.
- Pie..ta' pe...r il t..uo um..ile se..rvo.- disse a fatica, con la voce di chi disperato cerca conforto.
Gabrielle osservava silenziosa, mentre placche ossee spuntavano dal dorso della mano sinistra. Lentamente crescevano.....formando due artigli della lunghezza di 40 centimetri.
Li osservò divertita mentre li ruotava verso la testa di Gedeo, caricò il colpo e partì......un tonfo sordo. Penetrarono nel cranio uscendo dagli zigomi, ma non fermò la corsa, quando il pugno raggiunse la scatola cranica la frantumò come fosse vetro. Il corpo dell'uomo si accasciò al suolo in un lago di sangue.
Leccò avidamente gli artigli mentre questi si ritraevano, sparendo completamente cosi come erano apparsi.
- Gabrielle. - pronunciò una voce alle sue spalle.
Si voltò, Xena era in piedi a pochi metri da lei, stringeva tra le mani una grossa spada, puntandogliela contro.
Gabrielle ora era alta almeno due volte un uomo, possenti muscoli ne nascondevano il corpo femminile, la sua pelle scura come la notte.
Solo il suo viso non aveva subito cambiamenti, era ancora innocente e puro, era ancora il volto della sua amata Gabrielle, tranne che per una cosa....i suoi occhi, vuoti e senz'anima, mettevano a disagio solo a guardarli.
- Sono io Xena....non riconosci la tua Gabrielle! - rispose ghignando, con quel terribile suono che feriva l'udito.
- So che puoi sentirmi. Scaccialo via da te...Gabrielle puoi farcela! -
La bestia la osservò, come un predatore osserva la sua vittima poco prima di attaccare. Xena percepì la cosa e non si fece sorprendere. Schivò di lato giusto un attimo prima che due artigli la sventrassero.
- Ti prego Gabrielle, combatti per la tua vita! -
- La tua voce mi urta. Porrò fine alla tua miserabile vita! - rispose.
Roteò la spada davanti a lei, mentre la bestia caricava. Bloccò i suoi attacchi piu' volte, che aumentarono con violenza, fino a strappargli l'arma dalle mani. Immediata la reazione della guerriera, colpì con la gamba tesa esattamente tra il ginocchio e la tibia, sperando di spezzargli la giuntura ma non sortì alcun effetto. Senza perdere tempo portò un nuovo attacco al volto di Gabrielle, alla sua portata ora, visto che si era abbassata nel tentativo di colpirla. Con il pugno chiuso e un movimento rotatorio, cozzò violentemente proprio sotto la mascella, senza fermarsi colpì con il sinistro, ancora e ancora una volta, poi il destro poi il sinistro, roteò su se stessa caricando il colpo, con la gamba alzata e tesa, Gabrielle ricevette una terribile mazzata tra l'orecchio e il collo. Barcollo' vistosamente appoggiando un ginocchio a terra....
.....a braccia alzate sopra la testa, con i pugni uniti, la principessa guerriera si abbattè come una furia, colpendo con inaudita violenza la testa di Gabrielle, subito sopra la base del collo. Stramazzò al suolo in un tonfo terribile.
Xena respirava affannosamente ma non si arrestò, raccolse la spada ruotando la punta verso il basso, alzò al cielo l'arma......
- Perdonami Gabrielle...- e colpì!
Si mosse di pochi centimetri, sufficienti a spostare il bersaglio che Xena voleva colpire. La lama affondò nella spalla sinistra, ma Gabrielle non si lamentò. Si rialzò di scatto in tutta la sua maestosità afferrando Xena per la testa con una sola mano, alzandola da terra.
La donna cinse il polso della bestia con ambedue le mani cercando di fare pressione sui tendini che comandavano le dita, ma la bestia era immune.
- Basta giocare donna, in nome della nostra amicizia, non ti farò soffrire. - disse prima di cominciare a stringere.
Sentiva la calotta cranica scricchiolare sotto la pressione che quella mano diabolica esercitava. Chiodi si conficcarono nella sua testa, lentamente ma inesorabilmente, mentre la vista cominciava a sfocarsi. Uccisa da Gabrielle, le sembrò una cosa assurda, ma era la realtà cruda e immutabile. Le sue mani mollarono il polso della bestia, le braccia si adagiarono lungo i fianchi....smise di lottare in attesa della morte.
Gabrielle guardava quel corpo immobile, mentre la sua mano si chiudeva in una stretta mortale. Attimi impalpabili, una luce baluginò nei suoi inespressivi occhi, fu un istante....un istante verde-azzurro, occhi dolci, occhi umani, lacrime bagnarono le sue gote. Gabrielle la dolce, Gabrielle l'innocente era tornata in quel corpo non più suo. Le sue dita si allentarono mentre con l'altra mano prendeva Xena adagiandola delicatamente a terra.
- Xena...ti prego parlami. Xena....- Le teneva la testa leggermente rialzata, rivolta verso di lei.....la voce roca e metallica di Goudhà, venne momentaneamente sconfitta, era Gabrielle a parlare......
- Xena....svegliati! - ripetè scrollandola.
Riaprì gli occhi, grazie al cielo era ancora viva.
- Xena non volevo farti del male..- le sussurrò piangendo.
- Gabrielle....... sapevo che potevi batterlo. - rispose con un filo di voce.
- Devi andare via, è troppo forte per me, non riuscirò a trattenerlo ancora per molto.- un dito enorme e grezzo le aggiustò i capelli sulla fronte.
- Micnos aveva ragione, la sua potenza è oltre l'umana comprensione. Ti chiedo di uccidermi ora, cosi salverai la mia anima e con essa il mondo.-
- Come puoi chiedermi di fare questo.....non posso.- rispose Xena, mentre una lacrima le segnò il viso. Stava piangendo, lei, che da sola aveva piegato interi villaggi al suo volere, lei che aveva osato sfidare più volte gli dei dell'olimpo.........ora solo fragile donna, disperata per la perdita di un'amica.
- Non capisci. Devi farlo, e farlo ora! - a tratti la voce di Goudhà riprendeva forma.
Xena si alzò in piedi e raccolse la spada. Gabrielle inginocchiata davanti a lei, abbassò la testa: - Fallo ora Xena...ti supplico..- stava lentamente perdendo il controllo.
La principessa guerriera alzò la spada con il dolore nel cuore, pronta a colpire....esitò. Non poteva ucciderla, non se c'era anche una sola possibilità di salvarla.
La bestia si alzò di scatto.
- Miserabile donna....debole creatura. La tua giovane amica è forte, ma non riuscirà a salvarti un'altra volta. - ruggì Goudhà adirato.
Ma i suoi occhi erano ancora lì, la piccola Gabrielle non aveva ancora ceduto.
Xena la guardò negli occhi: - Non ci riesco Gabrielle, non posso toglierti la vita.-
La bestia cercò di muoversi verso di lei, le dita arcuate in direzione della preda, lunghi artigli ossei pronti a dilaniare la carni. Ma il colore verde-azzurro dei suoi occhi ancora resisteva.
- Fermami in qualche modo..... trova il coraggio donna! -esclamò con le parole che sferzavano l'aria. Un colore vacuo cominciò a coprirgli gli occhi, Gabrielle era stremata e lentamente cedeva alla possanza del dio. Doveva andare via di lì, solo così poteva impedire che Xena venisse uccisa.
Allargò le braccia all'indietro, mentre due noduli ossei le deformarono la schiena. Due nere ali, lunghe almeno tre metri ciascuna, nacquero. Con un balzo si staccò dal suolo puntando la volta della grotta a grande velocità. L'impatto fu' violento, milioni di detriti impazziti volarono ovunque.
Con un'agile scatto, Xena si gettò sotto al tavolaccio per proteggersi.
Una frana scosse la terra, mentre massi di ogni forma e dimensione segnarono il cielo. Maestosa e imponente una nera creatura uscì dalla terra. Un flagello che era dio e donna nello stesso corpo, un angelo nero pronto a seminare odio e carestia, pestilenza e dolore, fino alla distruzione di tutto ciò che era vivente.
In nome di Goudhà, Gabrielle l'angelo nero, aprì le sue ali avvolgendo la terra nell'oscurità.......e si librò nel cielo.

Una solenne promessa

Xena guardò verso l'alto....osservava in silenzio il profondo tunnel che Gabrielle aveva lasciato dietro di sè. Debolmente un pallido raggio di sole filtrava nell'oscurità.
Raccolse la sua spada, riponendola nel fodero alle sue spalle. Si tirò all'indietro i capelli e fece un profondo sospiro.
- Ovunque tu andrai io sarò la tua ombra. Qualunque cosa tu farai io sarò li per impedirtelo....GOUDHA', MI HAI SENTITO! - gridò a squarciagola, poi continuò:
-.....IO TI UCCIDERO' E MI RIPRENDERO' GABRIELLE......E' UNA PROMESSA CHE FACCIO DAVANTI AGLI DEI, UN GIURAMENTO CHE BAGNO CON IL MIO SANGUE! - prese il coltello sacrificale di Gedeo e si incise il palmo della mano.....gocce di sangue bagnarono il suolo.
- Vengo a prenderti Gabrielle, non avere paura.-
La principessa guerriera si incamminò verso il suo destino, pronta a tutto.
Il compito che si era imposta era arduo, ma lei era Xena, e non si sarebbe tirata indietro. Era ferita nell'anima e nel cuore, mai più avrebbe provato felicita' o amore per niente e nessuno....fintanto che Gabrielle non fosse stata di nuovo al suo fianco...........per sempre.


FINE!

- Sai chi e' questa donna?...e' Xena....non ti consiglio di farla arrabbiare!-

nota personale: io adoro Gabrielle, e' stata dura descriverla cosi inumana.....ma sono sicuro che Xena la salverà......