TITOLO: Un altro inizio

AUTRICE: Manu

Disclaimers: Xena, Gabrielle e gli altri personaggi appartengono a voi-sapete-meglio-di-me-chi

Questo racconto implica un legame tra due donne più forte dell'amicizia, quindi se la cosa non vi piace ritornate pure a leggervi Topolino

Questo è il mio primo e ultimo racconto (non ho alcuna ambizione di diventare la nuova Missy Good), siete comunque liberi di mandare suggerimenti e critiche a: emanuelaal@tiscali.it (non garantisco la risposta)

Buon divertimento, e BATTLE ON!

Un altro inizio

Gabrielle rimase chiusa nel suo alloggio per la maggior parte del viaggio, rannicchiata sul letto, stringendo al petto l'urna contenente le ceneri di Xena. Tutto ciò che le riusciva di fare era piangere e ricordare le ultime parole dette dalla sua compagna… 'Ovunque tu vada, io sarò al tuo fianco'.

Le sembrava quasi impossibile di averla persa per sempre, la sua presenza, costante negli ultimi anni della sua vita, ciò che rappresentava per lei e la convinzione che le loro vite sarebbero rimaste unite per sempre. Non era ciò che le aveva promesso? 'Insieme… per l'eternità'. E ora, invece, si ritrovava lì, da sola, su una nave, imbarcata per l'Egitto.

Dalla partenza, Xena non si era fatta più vedere, 'Forse' pensò Gabrielle 'da dov'è adesso non le concedono di incontrarmi di nuovo… Quando ti rivedrò ancora, Xena?'. In quel momento un alito di vento, gelido, investì il volto di Gabrielle, la quale spalancò gli occhi convinta di rivedere il volto della Principessa Guerriera.

Invece la porta si aprì, lasciando che il capitano si affacciasse "Stiamo per arrivare a Leftar, abbiamo bisogno di rifornirci di provviste prima di ripartire per l'Egitto". Il giovane capitano, dopo qualche attimo di pena per la povera ragazza distesa sul letto, richiuse dietro di sé la porta, lasciando ancora una volta Gabrielle da sola.


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Leftar era un piccolo porto sulla costa orientale della Grecia. Gabrielle, dal parapetto della nave, osservò la gente indaffarata a correre da una parte all'altra del mercato, marinai in cerca di una locanda per riposarsi, guerrieri in cerca di un ingaggio.

Lo sguardo di Gabrielle si fissò su una di questi, una guerriera, sulla trentina, vestita con pantaloni di pelle che le arrivavano a metà polpaccio e la scura chioma disordinata.

'Dafne??' dopo pochi attimi il pensiero di Gabrielle si concretizzò in un grido di sollievo "DAFNE!!!". Poi, combattuta tra la voglia di raggiungere la donna incontrata tanti anni prima, e la necessità di rimane sulla nave a custodire, da sola, il proprio segreto, rimase ad attendere la risposta della donna.

Dafne sollevò lo sguardo in direzione della voce che poco prima aveva gridato il suo nome, sorrise timidamente, quindi fece cenno alla figura bionda sulla nave di scendere giù.

Cosa che Gabrielle,dopo aver capito di essere stata riconosciuta, non si fece ripetere due volte, precipitandosi giù per la passerella della nave in direzione della guerriera, fermandosi a pochi passi di distanza.

"Gabrielle! Sono così contenta di rivederti! Come stai? Dov'è…" poche parole, e lo sguardo di Gabrielle si abbassò, nel vano tentativo di nascondere una lacrima che già le solcava il volto.

"Gabrielle? Cosa c'è che non va?" Dafne si avvicinò a Gabrielle, ponendole un braccio intorno alle spalle, più per conforto morale che fisico "Andiamo nella locanda, lì potrai riposarti e raccontarmi, se vorrai, tutto" Gabrielle si fece letteralmente trascinare all'interno del locale pieno di marinai, guerrieri e commercianti ubriachi, e si sedette insieme alla guerriera ad un tavolo.

"Oste, portaci due pinte di birre" la voce di Dafne tuonò tra la folla. Gabrielle, osservando meglio la donna, si rese conto che entrambe erano profondamente cambiate da quando insieme a Xena, avevano recuperato l'Anfora di Apollo. Entrambe erano diventate più adulte, e certamente Dafne aveva imparato a camminare da sola in quel mondo fatto di guerrieri e signori della guerra che a tutt'oggi, nonostante i loro sforzi, dominavano ancora quel territorio.

"Dafne, amica mia, perdonami, ma se solo sapessi cosa è successo…"

"Gabrielle, non c'è nulla che io ti debba perdonare, e qualunque cosa sia successo, sono pronta ad ascoltarti e ad aiutarti, se posso"

"Come puoi essere così disponibile, dopo tutto il tempo che è passato?"

"Gabrielle, io vi sarò sempre grata per ciò che avete fatto per me, se non fosse stato per voi mi ritroverei sicuramente a girovagare la Grecia insieme ad una banda di malfattori… voi mi avete indicato la retta via, ciò che era il mio destino: aiutare i deboli e difenderli da quella stessa gente con cui, prima di incontrare te e Xena, dividevo la mia vita. Ora sono cresciuta e cerco di seguire la vostra strada. Ma ora basta parlare di me. Gabrielle, sono qui per ascoltarti."

Gabrielle, stanca di tenere per sé il proprio fardello, si lasciò andare alle parole di conforto della donna-guerriera e iniziò il suo racconto.


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Il volto di Dafne era pieno di tristezza per ciò che aveva appena ascoltato, ma la ragazza cercò di non coinvolgere con il suo umore quello, già enormemente provato, della Regina Amazzone.

"Ma ci sarà sicuramente qualcosa che possiamo fare!" le sopracciglie di Gabrielle si inarcarono in un'espressione di perplessità, nel ricordare le parole che lei stessa disse a Xena quando scoprì che era diventata cieca "Ci deve essere qualche Dio ancora disposto ad aiutarti, Gabrielle, proviamo…"

"No, non c'è più nulla che possiamo fare, la mia vita ormai è segnata… sono condannata a rimane sola, senza di lei…" era ormai lontana quella sensazione di contentezza che aveva provato quando aveva iniziato il viaggio di ritorno lasciando le acque del Giappone, dopo aver scambiato le ultime parole con Xena. Quelle stesse parole che continuavano ad echeggiare nella sua mente 'Xena, il tuo cammino ti ha portato nelle terre più lontane, ai confini del mondo…' 'E nel posto in cui rimarrò per sempre… il tuo cuore, Gabrielle'

"Aspetta! Qui vicino c'è un tempio dedicato ad Afrodite. Non è forse una delle Dee con cui voi andavate più d'accordo? Gabrielle, cerchiamo almeno di parlarle"

"Va bene, Dafne, ma non farò nulla che possa andare contro il volere di Xena"

Poco dopo Gabrielle si ritrovò dietro Dafne, entrambe su un cavallo dal manto del tutto simile a quello di Argo, con un braccio intorno alla vita della guerriera e una mano saldamente chiusa sul vasetto che custodiva le ceneri di Xena.

Gabrielle chiuse gli occhi e immediatamente apparve davanti a lei la scena ricorrente dei suoi viaggi con la Principessa Guerriera: le sue braccia strette intorno al suo busto, il mento appoggiato sulla sua spalla, intenta ad ascoltare le voci della foresta e ad esalare il profumo di pelle del vestito di Xena, con gli occhi semichiusi, nascosti tra la folta chioma nera della sua compagna. Quante volte si era quasi addormenta in quella posizione, dopo essersi lasciata cullare dal lento dondolio prodotto dall'andatura costante di Argo?
'Ormai non sono che ricordi, stupida Gabrielle!' mormorò tra sé e sé 'non puoi continuare a tormentarti in questo modo, quando riuscirai a dimenticarti di lei?' ma il bardo di Potidea conosceva già la risposta 'MAI!'. Come dimenticare l'unica vera amica della sua vita, la compagna di mille battaglie, colei che era rimasta al suo fianco nei momenti più difficili, colei che le aveva dato conforto e sostegno quando tutto il mondo, compresi gli Dei, avevano giunto le forze per sconfiggerle?

Tra questi pensieri giunsero al tempio di Afrodite. Entrambe si inginocchiarono davanti all'altare dedicato alla Dea della Bellezza, dopo aver acceso qualche candela ed aver aggiunto delle offerte a quelle già abbondanti sul tavolo.

"Afrodite, riesci a sentirci? Se sì, mostrati, abbiamo bisogno del tuo aiuto" Fu Dafne a parlare, Gabrielle intenta a pregare affinchè la Dea si mostrasse.

E così fu: un lampo di luce rosa, quindi un bagliore e Afrodite apparì dinanzi alle due guerriere, prostrate dinanzi a lei.

"Gabrielle, Dafne, alzatevi, voi non siete come quegli insulsi viandanti che si ostinano a regalarmi pesce marcio" così dicendo la Dea prese tra due dita un'orata da un piatto e con l'altra mano tappandosi il naso, esclamò "PUAH!" quindi lasciò cadere il pesce dov'era prima.

"Afrodite, siamo qui per chiederti un grande favore…" esordì Gabrielle.

Afrodite alzò la mano verso la bocca della Regina Amazzone, facendole segno di fare silenzio. Quindi si avvicinò, le tirò su il mento per incontrare il suo sguardo… 'Per Zeus e per tutto l'Olimpo!' pensò Afrodite che rimase scioccata da quegli occhi dal colore dello smeraldo, che per tante volte, segretamente, aveva invidiato: quello sguardo che una volta era pieno di speranza e di gioia, ora aveva perso la scintilla che li faceva brillare, ora il loro colore, più scuro, assomigliava a quello delle profondità marine, ove non riesce ad arrivare neanche un raggio di quel Sole che il Dio Apollo faceva sorgere ogni mattina.

"Gabrielle, conosco già tutto, ma mai e poi mai avrei pensato che tutto ciò potesse provocare in te questa reazione… Gabrielle, tra le due tu sei sempre stata quella che dava fiducia all'altra, colei che era pronta a dare la speranza per proseguire nel vostro cammino… non ti abbattere ora, giovane guerriera, non perdere quella gioia che scintilla nei tuoi occhi"

"Afrodite, con Xena è morta definitivamente una parte di me che non ritornerà più. E anche il resto, mia Dea, si sta poco a poco consumando."

"Ascolta, c'è un modo per far ritornare in vita Xena… è difficile da realizzare, ma se riuscissi…"

"No, Afrodite! Ma non capisci? Non potrei mai tradire il volere di Xena, se questo significa condannare agli inferi le 40.000 anime bruciate in quell'incendio… non potrei mai permetterlo…" e, tra i primi singhiozzi "Lei non lo avrebbe mai permesso. Uccidendo Yodoshi, Xena non ha solamente liberato dalla schiavitù quelle anime, ma è riuscita, finalmente, a redimere se stessa"

"Lo so, Gabrielle, ma ti assicuro che ciò che succede qui, in Grecia, in nessun modo potrà influire ciò che succede nella terra del Sol Levante"

"Come è possibile?"

"Gabrielle, sai meglio di me che ogni terra ha la propria religione, le proprie leggende… pensa all'Egitto, per esempio… loro hanno una diversa concezione dell'aldilà. Pensi che in Giappone concepiscano i Campi Elisi e gli Inferi come li pensiamo noi, qui in Grecia? Il loro Inferno e Paradiso è diverso, Gabrielle, questo fa sì che i due mondi non si influiscano a vicenda"

Non poteva esserci alcun dubbio sull'effetto che quelle parole ebbero su Gabrielle: l'espressione della ragazza passò in pochi istanti dalla contrizione per non aver liberato immediatamente Xena alla felicità, facendo scaturire dalla gola della Regina Amazzone un sospiro celato fino a quel momento "Afrodite, vuoi dire che Xena può…"

"Sì, Gabrielle, Xena può ritornare tra di noi, e senza dover rimanere in pena per quelle anime. E ti dirò di più, se è vero che liberando quelle anime Xena ha finalmente ripagato il suo debito, ciò vuol dire che è ormai libera dalle colpe di cui si è macchiata in tutta la sua vita"

Gabrielle non poteva credere alle sue orecchie: non solo aveva finalmente trovato qualcuno che era in grado di aiutarla, ma poteva farlo senza intaccare le redenzione che Xena aveva conquistato in quella lontana terra.

"Allora cosa aspettiamo," interruppe Dafne "Dicci cosa fare per aiutarti!".

Lo sguardo della Dea si corrucciò immediatamente "Purtroppo, amica mia, c'è ben poco che voi possiate fare… mi servirà raccogliere il consenso di almeno altri due Dei per la cerimonia che riporterà in vita la nostra amica, e questo, vi assicuro, è il compito più difficile"

A quelle parole le speranze di Gabrielle si affievolirono immdiatamente. Che possibilità avevano di ottenere il consenso degli altri Dei, quando fu la stessa Xena a decimarli pochi mesi prima? 'Impossibile' fu la risposta che Gabrielle desse a sé stessa 'a meno che…'

"Chi hai pensato di invocare, Afrodite?"chiese Gabrielle incuriosita.

"Beh, dopo ciò che ha fatto Xena, non sono rimasti molti Dei a cui chiederlo. Non ci sono rimasti che Ares e Apollo.. ma sinceramente non ho alcuna idea su come convincerli…"

"Tu pensa ad Apollo," disse una Gabrielle piena di speranza "io parlerò con Ares"

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Gabrielle si ritrovò di nuovo in viaggio con Dafne, alle luci dell'alba, dopo aver dimorato nel tempio della Dea della Bellezza, che ben volentieri aveva insistito nell'ospitarle "E' il minimo che possa fare per ringraziare Xena," affermò Afrodite "Dopo tutto è a lei che devo il mio ritorno all'Olimpo come Dea a tutti gli effetti". A quelle parole Gabrielle sovvennero i giorni in cui Xena, sola contro tutti, riuscì ad uccidere uno dopo l'altro gli Dei dell'Olimpo, nel tentativo di difendere loro figlia Eve; e di come la Principessa Guerriera, poco dopo, restituì l'immortalità ad Ares e Afrodite.

"Gabrielle, manca ancora tanto al tempio di Ares?" chiese Dafne dopo aver osservato che il Sole aveva incominciato il suo lento declino verso l'orizzonte, per fare spazio alla notte.

"Sì, almeno ancora mezza giornata di cammino. Forse è il caso di fermarci e di riposare. Non fa nessun senso continuare a viaggiare di notte, daltronde non abbiamo alcuna fretta, almeno finchè Afrodite non convincerà Apollo ad aiutarci" con quelle parole Gabrielle prese in giro soprattutto se stessa… o meglio, ora che la possibilità di riavere in carne ed ossa la sua Xena era più vicina che mai, invece di sentirsi sollevata e felice, Gabrielle provava una strana maliconia, quasi paura nel rincontrare Xena. In effetti, era passata più di una settimana dall'ultima volta che l'aveva vista -come spirito- e il fatto che Xena fino a quel momento non si fosse manifestata l'aveva convinta che forse, finalmente, la sua compagna aveva trovato la pace.

Dopo aver preparato il campo e aver mangiato, Dafne e Gabrielle si ritrovarono davanti al fuoco, sedute, vicine, su un tronco d'albero.

"Certo che da queste parti non è difficile trovare un posto in cui accamparsi" affermò Dafne, più che altro per interrompere il lungo silenzio in cui erano rimaste le due.

"Già, Xena conosce… conosceva questi posti a memoria… ogni punto, ogni angolo in cui dimorare nella quasi-certezza di non fare brutti incontri" rispose Gabrielle.

"Hai ragione, anch'io ho imparato a trovare dei posti nella foresta in cui rifugiarmi, nei miei viaggi" disse Dafne, cercando di ravvivare la conversazione "Sai, sto pensando anch'io di cercarmi una compagnia… voglio dire, un compagno -o compagna di viaggio. Guardando te e Xena, o Hercules e Iolaus, ho capito che in due si hanno molte più possibilità… di finire la giornata tutta intera!"

"Sì, senza tralasciare il fatto che in due ci si divide i compiti. Sai, qualcosa del tipo 'Io trovo qualcosa da mangiare, e tu lavi i piatti" aggiunse Gabrielle con un sorriso.

"Non ho alcun dubbio su chi delle due andasse a caccia…" rispose Dafne con sicurezza.

"Infatti ho sempre ammirato l'abilità di Xena nel far tornare le stoviglie lucenti" dopo un attimo di stupore negli occhi di Dafne, tutte e due scoppiarono a ridere.

Dopo qualche attimo di incertezza, Dafne chiese "Ti manca tanto, non è vero?"

"Come se fosse morta una parte del mio cuore" con quello Gabrielle si alzò per andare a dormire.

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Gabrielle… Gabrielle… sono io, apri gli occhi

Gabrielle si ritrovò in un luogo familiare, nella terra dei sogni.

Xena, sei tu? Perché mi hai lasciato? Avevi promesso… dove sei stata finora?

Gabrielle, calmati. Sono qui, adesso.

Gabrielle si avvicinò a Xena con l'impulso di abbracciarla, ma immediatamente Xena fece un passo indietro.

No, Gabrielle, non toccarmi… altrimenti svanirò di nuovo

Dove sei stata?

Nel limbo, nella terra al confine tra l'aldilà e la realtà. Gabrielle, ho ascoltato i tuoi pensieri e so cosa vuoi fare. Sappi che sono con te, anche se tu non mi vedi, starò sempre al tuo fianco, e finchè potrò, ti proteggerò… fino alla fine

Xena, non posso perderti di nuovo

Gabrielle, starò sempre con te

Gli occhi di Gabrielle si riempirono di nuovo di lacrime

No, Gabrielle, non piangere. Presto staremo di nuovo insieme, tu ed io

Insieme, per sempre?

Si…Gabrielle?

Xena?

Io non ho MAI lavato i piatti! aggiunse la guerriera, con un sorriso sulle labbra

Con quello il sogno svanì, e Gabrielle si ritrovò arrotolata nella sua coperta, ma come se un enorme peso si fosse tolto definitivamente dal suo cuore.

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Gabrielle e Dafne si risvegliarono all'alba, e dopo alcune ore di cammino si trovarono davanti le porte del tempio di Ares.

"Dafne, rimani qui. Entrerò da sola" annunciò Gabrielle, dopo essere scesa da cavallo.

"Sei sicura di non volere un po' di compagnia?Ares potrebbe…" suggerì Dafne, preoccupata.

"No, questo è un'affare che devo sbrigare da sola. E Ares non mi torcerà un capello, vedrai. Ci vediamo dopo" rispose Gabrielle entrando nel tempio.

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Il tempio era esattamente come si presentava quando lei e Xena combatterono contro sua figlia Hope, nel tentativo di fermare le sue ambizioni di conquista. Un'atmosfera più lugubre e oscura di quello di Afrodite, pieno di statue del Dio della Guerra, il tavolo delle offerte ricoperto delle più svariate armi: spade, asce, frecce… e torce eternamente accese sui muri di pietra.

'Xena, se sei qui con me, dammi la forza di convincere Ares…' a quel pensiero percepì il peso di una mano sulla sua spalla, quindi Gabrielle si voltò di scatto ma non vide nulla 'Xena, lo so che ci sei. Grazie. Ora so di potercela fare' Gabrielle si avvicinò all'altare e invocò l'arrivo di Ares, il quale fece la sua apparizione con un lampo di luce azzurra.

"Cosa vuoi da me? Perché mi cerchi? Non mi avete causato già troppi danni, tu e la tua Xena?" esordì il Dio.

"Ares, so che in tutto questo tempo siamo stati l'uno contro l'altro, ma so anche che in certi momenti ci hai aiutato, così come Xena ha aiutato te nel riconquistare la tua immortalità. Ora ci devi aiutare di nuovo"

"Ah ah ah! Credi forse che con qualche tuo piagnisteo riuscirai a convincermi? Il Dio della Guerra vuole sempre qualcosa in cambio, e tu sai perfettamente cosa voglio da te.. o meglio da Xena"

In quel momento Gabrielle notò lo sguardo di Ares fissarsi su un punto oltre di lei "Tu puoi vederla, vero? Dimmi, come sta?"

"Silenzio, biondina! O non mi farai capire niente di quello che dice!" la interruppe il Dio.

Gabrielle attese pochi secondi, quindi Ares ricomimciò a parlare.

"D'accordo, Xena, mia convinto. Questa volta hai vinto la battaglia, ma la guerra è ancora aperta" poi, rivolgendosi a Gabrielle "Ringrazia la tua amica.. ti aiuterò a riportarla indietro." Quindi il Dio della Guerra sparì nello stesso modo in cui era apparso.


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Nel tempio di Afrodite, tutto era pronto per la cerimonia: Gabrielle si avvicinò all'altare, tra le sue mani tremanti il vasetto contenente le ceneri di Xena. Gabrielle diede un'ultima occhiata ad Afrodite, posta di fronte a lei, dietro l'altare, con Apollo e Ares ai lati, gli sguardi fissi sul vaso. Afrodite chinò leggermente il capo, in segno d'intensa, e Gabrielle appoggiò delicatamente l'urna sul tavolo.

"Ora possiamo iniziare. Ares, Apollo, giungete le vostre mani sull'urna, e concentratevi" propose Afrodite.

Gabrielle ebbe modo di osservare la scena: dopo pochi istanti, dalle mani congiunte degli Dei si sprigionò un lampo di energia che si indirizzò sull'urna, facendola librare in aria per alcuni secondi. Quindi, con un grande boato, l'urna si disintegrò in mille pezzi, sprigionando una coltre di fumo bianco.

"Xena…" gli occhi di Gabrielle colmi di lacrime, cercarono per alcuni secondi di penetrare in quel fumo denso, quindi riconobbero una figura familiare.

"Gabrielle, sono qui, sono tornata!" Xena si fece avanti verso la sua compagna, la quale, dopo pochi passi, si buttò fra le sue braccia piangendo "Xena, non lasciarmi più, non lasciarmi più, questa è l'ultima volta!" rispose la Regina Amazzone picchiando sull'armatura della guerriera a pugni chiusi.

"Sì, Gabrielle, ti prometto che questa è l'ultima volta, non ti lascerò più, mai più. Insieme…"

"Per l'eternità…" rispose Gabrielle, fissando i suoi occhi verdi in quelli blu-ghiaccio di Xena. La quale, per suggellare la promessa, le diede un bacio sulla chioma biondo-oro.


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Xena aspettò Gabrielle fuori dal tempio, a cavallo di Argo II. La Regina Amazzone rimase qualche istante all'interno della casa di Afrodite per ringraziarla personalmente dell'aiuto prestatole Dea nel recuperare Xena.

"Afrodite, sarò per sempre in debito con te.. se ci sarà mai qualsiasi cosa che possa fare…" disse Gabrielle, stringendo le mani della Dea.

"Non ti preoccupare, Gabrielle, tu e Xena non sarete mai in debito con me: voi siete le mie predilette, e se mai avrete ancora bisogno del mio aiuto, non indugiare nel chiederlo" rispose la Dea.

"Grazie, Afrodite, e noi cercheremo di non tradire mai la tua fiducia" quindi Gabrielle salutò la Dea con un abbraccio.

Gabrielle uscì dal tempio, e osservò la guerriera a cavallo del suo destriero dal manto color crema: i lunghi capelli neri al vento, lo sguardo severo, l'armatura scintillante nei raggi del sole, la pelle abbronzata e il portamento fiero. Rimase lì qualche attimo, poi si avvicinò a Xena che le porse un braccio per farla salire con un salto su Argo II.

"Allora, Xena, ora vuoi dirmi cosa hai detto ad Ares per convincerlo ad aiutarci?" chiese la Regina Amazzone.

"Oh, bè," rispose Xena "nulla di particolare.. un piccolo ricatto…"

"Un ricatto?" gli occhi di Gabrielle si accesero dalla curiosità "che tipo di ricatto?"

"Semplicemente che se non ci avesse aiutato, avrei spifferato ai quattro venti di quando è stato costretto a fare il 'contadino' mentre non era più in possesso dei suoi poteri"

"Assì, Xena?" chiese Gabrielle "e come ci saresti riuscita, visto e considerato che nessuno poteva vederti né sentirti?"

"Veramente, Gabrielle, fra le due il bardo sei tu…" rispose Xena con una risata.

"Xena, sei impossibile!!" affermò Gabrielle stringendo ancora più forte le sue braccia attorno alla vita di Xena.

E così, la Principessa Guerriera e il Bardo di Potidea si allontanarono al galoppo verso l'ennesimo tramonto.


FINE!!!